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Il Golosario 2008

Tanta carne al fuoco, forse troppa. La caratteristica della guida di Paolo Massobrio, protagonista di una gustosa presentazione a Milano, non è certo (ci si passi il gioco di parole) la sobrietà: quasi 1100 le pagine del Golosario 2008, pubblicato da Comunica Edizioni al prezzo di 23,50 euro, per un campionario pressochè infinito di tutto lo scibile italico in materia di ghiottonerie, ristorazione, enologia e insomma, come dice il sottotitolo, “cose buone”. Se c’è un difetto nel mastodontico manuale è proprio l’ansia di stipare troppe “cose” in una sola opera, che determina anche il peso e la scarsa maneggevolezza del volume: per il resto siamo di fronte a un ammirevole, e immaginiamo anche estenuante, lavoro di compilazione che può costituire un’utilissima guida per il viaggiatore curioso e goloso.

La parte più originale e interessante della guida è senza dubbio la prima, quella che raccoglie “I produttori di cose buone”, ovvero aziende agricole e artigiani, divisi per regione, impegnati nella fabbricazione e nella vendita di specialità gastronomiche. La consultazione non è esattamente automatica (gli esercizi sono disposti secondo l’ordine alfabetico delle città in cui hanno sede) ma è facilitata dalle “icone” che identificano di volta in volta la tipologia di prodotto. Simpatica anche l’idea di far intervenire un VIP per ogni regione trattata, anche se la scelta di Valeria Marini per la Sardegna ci pare francamente discutibile!

Interessante anche la seconda sezione “I luoghi del gusto” in cui sono elencate, località per località, tutte le botteghe e le rivendite di prodotti tipici e specialità gastronomiche. Anche qui, per la verità, la tendenza sembra più a “mettere” che a “togliere”: un po’ di selezione in più non guasterebbe, di certo, anche se si avverte chiaramente che per i curatori ogni esclusione è una sofferenza (e non possiamo dar loro torto).
Completano la guida “I vini d’Italia” e “I 320 ristoranti di Papillon”, rassegne delle migliori cantine e delle migliori tavole accompagnate da una breve recensione: sezioni interessanti che però restano a metà del guado, non abbastanza approfondite per essere vere e proprie guide e non abbastanza snelle per una consultazione rapida.

Questo Golosario, insomma, tiene fede al suo nome e sfiora addirittura il peccato di ingordigia: nulla di male, s’intende, anche perché l’idea di raggruppare in un’unica guida tutte le informazioni indispensabili per il viaggiatore-gourmet è meritevole e degna di fiducia. Servirebbe soltanto un po’ di labor limae per rendere il tutto meno enciclopedico e più accessibile.

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