Stampa

Un giorno di ordinaria follia

Pubblicato Lunedì, 23 Ottobre 2006 14:38
Arrivo a casa, mi tolgo le scarpe e mi rinfresco la faccia pensando che anche questa volta ce l’abbiamo fatta.
Torno in camera e inizio a mandare i messaggi di rito: “Bella Ale sei arrivato a casa sano e salvo?”, “Uge tutto ok?”, “Lorenz il tuo collega sta bene?”.
Il primo titolo che mi viene in mente per queste scene è “Cronaca di una morte annunciata” anche se un altro, ovvero “Vedi Gusto e poi muori” non ci sta proprio male.

E’ la sera del giorno del pranzo da Gusto e queste domande sono ormai un'abitudine della serata.
Iniziano ad arrivare le prime risposte: “Tutto ok, sto vedendo la partita con Anto” – ovviamente nessun dubbio che il Navigatore Capo sia in perfetta forma; “Mi sono perso a Milano ma ora sono arrivato a Motta” – azz… almeno è arrivato a casa. Ale lo vedo il lunedì seguente al lavoro, un bozzo in testa che suggella la perfetta riuscita della giornata enogastronomica in montagna nonché le sue ripetute perdite di equilibrio.
Lorenz, ovvero il Mastro Coppiere, non risponde. Attendo, ma niente. Alla fine la risposta: “Tutto bene Andre, mi sono addormentato. Il mio collega credo sia vivo”.
Tutto a posto. Un’altra missione compiuta alla grande. Vi chiederete cosa sia successo quel fatidico sabato 07 ottobre 2006. Ecco la realtà, nuda e cruda.

Considerato il numero dei partecipanti e anticipando i problemi logistici che dovremo superare abbiamo fissato il ritrovo alla rotonda di Saronno e partenza alle 10.00 puntuali. Ovviamente siamo partiti alle 11 per arrivare da Gusto alle 12.45, dopo aver perso, trovato, riperso e ritrovato la maggior parte della truppa tra Saronno e Como.
Nonostante questo eccoci arrivati al ristorante tanto amato immerso nel verde tra i monti di Gottro, comune di Carlazzo.

Tempo infame, ovviamente, ma questa volta non si preannuncia nessuna camminata e, quindi, nessuna rinuncia anzi il tempo incute ancora più paura alla buona Giulia che dovrà sopportare tutta la combriccola per un tempo più lungo.
Dopo i saluti di rito e nonostante manchi ancora qualcuno (noi avremo sbagliato orari ma c’è chi ha fatto molto peggio di noi) si aprono le danze: affettati a fiumi, polenta e cotechino, vino su vino, GT su GT.
Dopo l’antipasto qualcuno già accusa il colpo e cerca di sfuggire all’impeto dei più esperti che, presi dal sacro furore, coinvolgono sempre più persone – facendo un casino infernale – nel pranzo ormai destinato a degenerare in un’orgia culinaria.
Splendida forma per Sir Macchi, che non si tira mai indietro per un GT, soprattutto quando non guida; i suoi due degni compari non sono da meno e partecipano goliardicamente all’allegria generale.
Simone, dal canto suo, sembra soffrire un po’ l’effetto soporifero del vino, come se non bastasse la sua indole già di per se tranquilla.
Micky sembra stranamente più tranquillo del solito e la cosa mi preoccupa leggermente, anche se, senza dubbio, darà il meglio di sé come al solito.

L’area dei fedelissimi, ovvero i tre fondatori – Navigatore Capo, Resp. Risorse Umane, Primo Consigliere - più Laurina, gentil pulzella di Garlasco (per inciso il quarto fondatore risulta assente ingiustificato), forte dell’esperienza ormai decennale maturata nel campo, controlla la situazione con una certa soddisfazione per l’avvenuta riuscita dell’evento.
Il mio mitico collega Alessandro, testato più e più volte in vari aperitivi-cena-dopocena estenuanti, sembra accusare il colpo: l’inesperienza gli giocherà un brutto tiro.
Per quel che riguarda l’area controllata dal Sultan, la situazione è tranquilla e morigerata, e contribuisce a ritardare il delirio collettivo della giornata.
Causa problemi logistici rimangono separati, su di un tavolo adiacente, Lorenz con due colleghi (se ne salverà solamente uno) e Francesco con tre amici. Quest’ultimo verrà provato anche fisicamente nella successiva scampagnata all’ormai famigerato monumento agli Alpini.

Ma torniamo a noi.
E’ in arrivo una bella sorpresa: Giulia, appositamente per l’occasione, sfoggia tre zuppiere stracolme di pizzoccheri stile valtellinese.
Aggiornamento. Macchi continua a macinare chilometri – pardon, bocconi – su bocconi, Alessandro è ormai perso nei fumi dell’alcol, lato Sultan tutto tranquillo, nel resto della tavola regna una rumorosità allegra.
E’ l’ora della polenta concia, molti stanno abbandonando la speranza di riuscire a mangiare qualcosa nei prossimi dieci giorni.
Arrivano le carni (per intenderci brasato, coniglio e pollo), i formaggi, la mitica crostata e, per finire, caffè e grappa a volontà.
Mi guardo intorno: faccio a un po’ fatica a riconoscere i volti dei commensali, in parte per il mio stato comatoso, in parte per i tratti ormai sconvolti della gente che mi sta intorno.
Il resto è ordinaria follia, appunto: passeggiata – o meglio processione – al monumento, renis ovunque, chi si riprende lentamente, chi altrettanto lentamente scivola nell’oblio o, peggio ancora, verso qualche giorno di agonia e tisane assicurate.
Torniamo a casa e quel che più conta è che, anche questa volta, Gusto non ci ha traditi. Per continuare insieme la tradizione…

Coordinatore delle Risorse Umane