Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2018-02-19 16:50:33 Locuste
Voto medio 
 
7.0
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    19 Febbraio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Febbraio 15, 2018
Recensione
Una specie in via d'estinzione a Milano è quella del ristorante "per tutte le stagioni", in grado di assicurare un buon assortimento di piatti di mare e di terra, senza particolari voli di fantasia ma con una discreta qualità di base. Tra le luminose eccezioni c'è l'osteria Le Pietre Cavate, aperta da decenni e diventata negli anni una vera e propria istituzione in zona corso Sempione: merito di una formula semplice e collaudata, di un menu vario e adatto a tutti i palati (nonostante la chiara ispirazione toscana) e anche di una non banale attenzione al cliente. I prezzi sono nella media della zona, tra i 40 e 50 euro per un pasto completo, e resi meno gravosi dalle porzioni decisamente abbondanti.

Anche se la carne alla brace è senza alcun dubbio il cavallo di battaglia della casa, il ristorante deve la sua fortuna anche ai numerosi piatti di pesce, a cominciare dagli antipasti: selezioni di crudi e di tartare (di tonno, salmone e ricciola) o totanetti ai funghi porcini tra i più golosi. Non si sbaglia però neppure a buttarsi sulle proposte di terra, come l'eccellente selezione di salumi toscani, il lardo di colonnata al miele, i crostini misti, la mozzarella di bufala o la stracciatella. Il dualismo terra/mare si ripropone anche tra i primi: da una parte spaghetti vongole e bottarga o i golosi tagliolini con gamberi, brie, uova di storione e panna, dall'altra pappardelle ai funghi porcini e gnocchi di zucca con fonduta e tartufo nero.

Tra i secondi, come accennato, dominano i diversi tagli di carne a disposizione: fiorentina (50 euro al kg), costata, tagliata con diversi condimenti e filetto, anch'esso in varie versioni (gustosa quella "Pietre Cavate" con bacon e senape, così come il classico Voronoff). In alternativa cotoletta alla milanese, tartare di scottona e, per gli amanti del mare, scamponi, gamberoni, frittura mista o rombo al forno. Ricchi e abbondanti i contorni (patate, spinaci, cime di rapa). Più ristretta ma interessante l'offerta di dolci, su tutti torta pere e cioccolato e semifreddo allo zabaione. La cantina è ben curata anche se con ricarichi piuttosto elevati. Si chiude con l'eccellente limoncello artigianale offerto dalla casa.
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Ristoranti
 
2018-01-31 15:25:05 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    31 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Gennaio 25, 2018
Recensione
Da quando via Tortona è diventata il regno dell'alta moda e del design, tutto il quartiere che la circonda è risorto a nuova vita, popolandosi di stilosi locali notturni e di (costosissimi) ristoranti all'ultimo grido per viveur milanesi o aspiranti tali. Fa quindi ancora più effetto varcare la soglia dell'antica Trattoria Aurora e ritrovarsi catapultati in un altro secolo: a dispetto del nome, siamo di fronte a un grande ristorante all'antica, immerso in un'incantevole atmosfera liberty e con tanto di spazioso giardino estivo. Ma ad attirare da queste parti la clientela non sono soltanto il servizio impeccabile e la cortesia d'altri tempi: il pezzo forte del locale è un menu di fortissima ispirazione piemontese, con la possibilità (solo su prenotazione!) di gustare addirittura il tradizionale fritto misto, una vera rarità a Milano.

Che all'Aurora, malgrado il clima austero, non ci si neghi alcun piacere gastronomico lo si intuisce già dagli antipasti: già corposi quelli della casa (sformatino di ricotta e spinaci, peperoni arrosto, patè di fegato d'anatra, salame e pancetta), a cui si affiancano leccornie come carne cruda all'albese (15 euro) e carpaccio di fassone. La vera sfida è però la bagna cauda (12 euro) con verdure di stagione, uno dei tanti cavalli di battaglia della cucina. Tra i primi domina la pasta fatta in casa (10 euro): agnolotti con sugo d'arrosto, tajarin ai funghi porcini, i tipici rabaton (gnocchi di ricotta) con verdure e noci, e anche qualche piatto più "mediterraneo". In alternativa i risotti (12 euro), tra cui quello al Barolo e funghi e la classica panissa vercellese.

Ovviamente incentrati sulla carne i secondi: tartare, filetto, una prelibata costata di bue grasso di Carrù, arrosto al latte, tagliata di fassone con patate (20 euro). Eccezionale il brasato con polenta, e per gli irriducibili meneghini non mancano neppure l'ossobuco con risotto e la cotoletta (ma con un tocco piemontese: funghi e fontina). Abbastanza canonici i dolci, molto ben assortita invece la cantina, con tante etichette dal Piemonte e non e un più che discreto Barbera della casa.

Come accennato, una delle attrazioni (se non la principale) è il gran fritto alla piemontese: 32 euro per almeno 15 "pezzi" serviti a cadenza regolare. Attenzione a non abbuffarsi perché arrivare in fondo non è da tutti, ma al contempo è un'esperienza da non perdere! Dopo un inizio "soft" con peperoni e zucchine, si procede spediti con qualche assaggio di pesce (persico, salmerino) e persino gamberi e rane, prima di passare alla carne vera e propria: cotolettine, salsicce, galletto, il prelibato filetto, e poi i pezzi forti non per tutti gli stomaci, come batsoà (piedino di maiale), cervello, animelle, fegato, cuore e rognone. Impeccabile e persino leggera, compatibilmente con le quantità, la frittura. Per finire ecco il dessert, naturalmente in padella: mele fritte, semolino dolce e amaretti di Mombaruzzo, entrambi paradisiaci. E dopo tutto questo ben di Dio come farsi mancare una grappa offerta dalla casa?
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Ristoranti
 
2018-01-22 11:44:35 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    22 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Gennaio 11, 2018
Recensione
Quindici anni fa, e anche qualcosa in più, via Muratori a Milano era sinonimo di "Giulio Pane e Ojo": un angolo di romanità nel capoluogo lombardo, nel contesto di un'osteria spartana e casereccia. La formula ha avuto talmente successo da espandersi a macchia d'olio, tanto che oggi il suo creatore, David Ranucci, può disporre in pratica di un intero quartiere: nel giro di pochi metri, allo storico Giulio si affiancano altri due ristoranti, Abbottega e appunto Casa Tua, che garantiscono in pratica l'esclusiva gastronomica sulla zona. Il concetto cambia di pochissimo da un locale all'altro: per Casa Tua l'ispirazione vira maggiormente sulla Toscana, anche se non mancano i piatti laziali. Restano immutati l'arredamento vintage, il servizio semplice (tavoli di legno e immancabili tovagliette di carta) e le porzioni abbondanti; peccato però che l'insieme, alla lunga, suoni un po' artificioso e che la qualità dei piatti spesso si fermi al "compitino".

Il menu della trattoria è molto ricco ma non certamente sorprendente: si apre con una serie di antipasti caratteristici della Tuscia, dai salumi (capocollo, prosciutto e salame) ai formaggi, dalle bruschette alla mozzarella in carrozza, passando per la panzanella in versione "maremmana" (con sole verdure). Il tutto dai 6,50 ai 9,50 euro. Vasto l'assortimento di primi, da quelli tipici della Toscana come ribollita e caciucco, alle specialità laziali: spaghetti cacio e pepe, bombolotti alla gricia - non esaltanti - e l'amatriciana, curiosamente però utilizzata come condimento per gli gnocchi di patate. Tra le altre proposte spiccano le pappardelle all'antica, con ragù di tre carni (manzo, vitello e petto d'anatra), e i semplici ma riusciti pici con briciole di pane e acciughe. Prezzi dai 10,50 ai 12,50 euro.

I secondi sono essenzialmente di carne: il peposo alla Fornacina (stracotto di manzo in vino rosso) è abbondante e corposo, ma poco equilibrato nei sapori. Interessanti l'agnello in umido alla maremmana e il pollo "del Magnifico", con patate e spezie; filetto, tagliata e straccetti di manzo completano l'offerta, che va dai 14,50 ai 19,50 euro, esclusi i contorni. Molto basici i dolci, dal tiramisù alla torta di mele, per finire con i tradizionali cantucci e vin santo. Abbastanza interessante invece la carta dei vini, che comprende anche alcune non comunissime etichette laziali come il Cesanese del Principe Pallavicini. Nel complesso una cena gustosa e senza pretese, ma non memorabile.
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Ristoranti
 
2017-12-22 12:09:42 Locuste
Voto medio 
 
7.5
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    22 Dicembre, 2017
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 18, 2017
Recensione
Ci sono ristoranti che amano sorprendere la propria clientela, e la Trattoria Podazzera ne è decisamente un fulgido esempio. Pochi, infatti, immaginerebbero che quella vecchia cascina con inquietante insegna al neon adiacente a un grande albergo, ai piedi della trafficata statale che congiunge Vigevano a Milano, possa nascondere un piccolo gioiello di raffinata cucina lombarda e non solo. Eppure, una volta varcata la soglia, tutto cambia completamente: atmosfera calda e raccolta, arredamento vintage con cimeli dei primi del Novecento (con chicche come una sterminata collezione di bottigliette mignon di liquore!) e affettuosa attenzione al cliente e al servizio. Il resto lo fa il menu, che punta molto sui piatti dalla tradizione locale ma si lancia con successo anche su qualche preparazione più originale, con materie prime di qualità: promosso a pieni voti.

La selezione di antipasti in apertura è già da applausi: ottimo il piatto di salumi misti (salame di Varzi, crudo di Parma, coppa piacentina, pancetta e cotto artigianale) ma ancora più stuzzicante quello di salumi d'oca (salame di Mortara, galantina e petto stagionato). Da non perdere poi, solo su richiesta, le specialità della casa: in primis il figadej, un insaccato di fegato di maiale che gode della denominazione De.Co., e poi salamini artigianali sotto grasso, milanesine in carpione, trippa e se si è fortunati anche frittura di rane.
L'oca è un leit motiv di tutto il menu: la si rivede anche tra i primi sotto forma di sugo al brasato per le tagliatelle fatte in casa, davvero perfette. In alternativa, risotti con vari condimenti (topinambour e salsa ristretta di vitello, un esempio) oppure crema di zucca con crostini, robiola e porri fritti, gnocchi di patate con castagne e toma, o ancora pennette spadellate al pesto, queste ultime meno entusiasmante.

I secondi sono soprattutto di carne: quella di Fassona piemontese viene dalla macelleria Oberto, nel cuneese, e si presenta come tagliata oppure entrecote (per due persone). Da provare però anche le acquadelle fritte e le eccellenti lumache trifolate, con abbondante salsina al burro, in versione con o senza guscio. L'oca torna poi in grande stile con la delicatissima scaloppa di fegato grasso, servita con soncino e lamponi: una prelibatezza (22 euro). Tra i dolci, anch'essi interessanti, emerge soprattutto la torta di nocciole con fragole e salsa al cioccolato bianco. Cantina ottimamente fornita di vini locali, tra cui l'originale Uva Rara dell'azienda Frecciarossa e il robusto Buttafuoco di Quaquarini. In conclusione, un'eccellente selezione di grappe offerte dalla casa, tra cui quelle delle cantine Gaja. Il conto finale si aggira tra i 40 e i 50 euro per un pasto completo.
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Ristoranti
 
2017-12-12 16:23:03 Locuste
Voto medio 
 
6.8
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    12 Dicembre, 2017
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 02, 2017
Recensione
Una tendenza molto in voga negli ultimi anni è l'esportazione di locali tipici di determinate città o territori in luoghi anche lontanissimi dalla zona d'origine. Si tratta in realtà di una novità solo apparente: basti pensare alla diffusione della pizza nel Nord Italia, e da lì in tutto il mondo... Al giorno d'oggi, però, la tecnica si è affinata, affidandosi a moderne catene di franchising e studiate strategie di marketing. Un esempio perfetto è la Salsamenteria di Parma, che naturalmente non esiste nella presunta città d'origine ma ha due sedi a Milano e due in Francia (Cannes e Parigi), e si ispira alla formula delle vecchie osterie emiliane: taglieri di salumi, robusti piatti a base di pasta artigianale e carne suina, vino nelle scodelle, tovaglie di carta e atmosfera rustica. Tutto "finto", naturalmente, ma le materie prime originali e di gran qualità e l'abbondanza delle porzioni bastano a garantire il pollice in su.

Parlando del ristorante di via San Pietro all'Orto, adiacente a piazza San Babila (l'altro è nel quartiere Brera), bisogna fare attenzione alle dimensioni: il locale, disposto su due livelli, è davvero piccolo e sempre affollato, tanto da costringere spesso i commensali a un "tetris" con i tavoli per evitare gomitate durante il pasto. Ma tutto sommato la convivialità ne guadagna. Venendo alla tavola, i salumi sono ovviamente uno dei piatti forti e spesso anche unici: prosciutto di Parma, culatello, culatta, fiocchetto, salame di Felino, spalla di San Secondo, strolghino (salame di culatello), coppa, pancetta e mortadella, tutti serviti con salsine a scelta (parmigiano, carciofi, salsa rossa, salsa verde, scalogno e giardiniera). I prezzi vanno dai 4 ai 43 euro a seconda di qualità del salume e dimensioni del tagliere: l'ideale è optare per vassoi misti dai 15 ai 35 euro (quello medio è ideale per due persone, il grande per tre). Oltre ai salumi sono disponibili anche panini, piatti freddi (caprese, burrata) e bruschette.

Molto accattivante l'offerta dei primi (9-10 euro): anolini in brodo o nella variante "di Zibello" (con ragù di culatello), tortelli d'erbetta, di zucca o al tartufo con gnocchi e parmigiano, lasagne e gnocchi di patate con vari condimenti, oltre alle zuppe del giorno. Da non perdere però anche i secondi, tra cui culatello arrosto, mariola (sorta di cotechino della bassa parmense) e salsiccia di strolghino, serviti con un ottimo purè di patate (piatti misti a 12-16 euro). Stuzzicanti pure i guancialini al Lambrusco con polenta fritta (14 euro) e la trippa alla bussetana. Trascurabili i contorni, tra i formaggi domina ovviamente il Parmigiano, accompagnato dalla caciotta di Parma. Dolci essenziali e robusti: sbrisolona con zabaione e salame di cioccolato tra i migliori. I vini, da bere come detto nella scodella, sono pochi ma ben selezionate: due cantine tra Parma e Reggio per il Lambrusco (Ariola e Quarticello) e qualche incursione nelle specialità di altre regioni. In lista anche le birre artigianali del Birrificio Farnese, sempre di Parma.

Il locale funziona anche come salumeria da asporto, con vendita di salumi affettati o interi, formaggi, salse e altri prodotti tipici.
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Ristoranti
 
2017-12-06 15:03:36 Locuste
Voto medio 
 
6.9
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    06 Dicembre, 2017
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 30, 2017
Recensione
In una zona a due passi dalla stazione Centrale (a forte rischio di "trappole per turisti") e da tempo dominata dalla presenza cinese, sorge un po' inaspettato questo piccolo ristorante senza troppe pretese, ma sobriamente elegante, con tutte le cose al posto giusto. Il nome rende giustizia fino a un certo punto alla cucina: la specialità della casa è senza dubbio la carne alla griglia, ma i cognomi dei proprietari (Sedda & Faedda) denunciano chiare origini sarde, che si riflettono in poche e apprezzatissime "perle" all'interno del menu. Servizio efficiente e cantina molto ben fornita sono gli altri punti di forza del locale, che ha prezzi non economici ma più che onesti: per una cena completa si spendono tra i 40 e i 50 euro.

Il menu si apre con antipasti robusti e non particolarmente originali, con due eccezioni: la sfiziosa insalata di bottarga (15 euro) e la bresaola proveniente da Campodolcino, in Valchiavenna. Non che il resto sia disprezzabile: mozzarella di bufala, crostini al lardo, prosciutto di Parma, salame felino e pancetta steccata (tutto tra gli 8 e i 10 euro). Molto interessanti invece i primi, equamente divisi tra due tradizioni regionali: da una parte c'è il risotto alla milanese (9 euro), molto apprezzato anche dagli autoctoni, e dall'altra i piatti di origine isolana come gli gnocchetti alla campidanese, gli spaghetti alla bottarga e l'ottima fregola sarda, nella versione con carne e verdure (10 euro). Tra gli altri piatti incuriosiscono le pappardelle "alla Sbornia", ovviamente con salsa... alcolica.

Il vero piatto forte arriva naturalmente in tavola con i secondi: pochi, ma ben rappresentativi, i tagli di carne, dalla fiorentina (55 euro/kg) al filetto (25 euro). Tra le proposte più interessanti, per due persone, ci sono la doppia entrecote all'antica (50 euro) con abbondante contorno di verdure alla griglia, lo Chateaubriand e il filetto alla Robespierre; in alternativa cotoletta alla milanese, rognoni e, solo su prenotazione, agnello o maialino sardo. Da assaggiare anche i formaggi, ovviamente pecorino sardo e la meno nota ricotta mustia (stagionata e salata); meno interessanti invece i dolci, tra cui però spiccano le "mitiche" seadas, discretamente riuscita. La cantina, come detto, è uno dei punti di forza del locale: rappresentate quasi tutte le regioni italiane, anche se la nostra scelta è caduta ancora una volta sulla Sardegna e precisamente sui vini delle tenute Pala (segnaliamo l'eccellente Monica). Inevitabile il mirto per chiudere un pasto molto soddisfacente.
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Ristoranti
 
2017-11-30 15:52:04 Locuste
Voto medio 
 
6.8
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    30 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 25, 2017
Recensione
I ristoranti che fanno della carne il fulcro della propria attività non mancano certamente nella zona di Legnano e nelle immediate vicinanze: ultimamente, anzi, l'offerta si è ampliata a dismisura. Dalla Padella alla Brace è uno degli indirizzi più "vecchi" (si fa per dire), malgrado l'aspetto moderno e invitante degli interni, e rappresenta un punto fermo per chi ama la carne alla griglia senza troppi ammennicoli. L'atmosfera è calda e accogliente, e le lamentele di alcuni clienti sul servizio un po' brusco non trovano riscontro nella nostra esperienza: il difetto, semmai, è nel conto che si alza un po' troppo con i prezzi di antipasti, dolci e altri elementi secondari. Ma il locale resta un punto di riferimento per gli appassionati delle grigliate di qualità, anche grazie alla posizione comodissima, a pochi chilometri dall'autostrada.

Il locale, strutturato in due ampie sale, offre anche servizio di pizzeria, ma non è certamente questo il cavallo di battaglia della casa: decisamente meglio concentrarsi sui secondi di carne, anche se il resto del menu non è da trascurare. Per esempio i grandi taglieri di antipasti (14 euro) meritano un assaggio: il migliore è quello toscano, con punte di eccellenza come lardo o finocchiona, ma ci sono anche incursioni nel territorio pugliese e in quello sardo. Ottimi anche i primi, almeno a giudicare dai pici cacio e pepe, perfetti nel condimento e anche nella presentazione. Decisamente ben selezionata la cantina, con bottiglie interessanti da diverse regioni, come l'arcinoto Buio delle cantine sarde Mesa o l'Insoglio del Cinghiale della Tenuta di Biserno.

Tutto il percorso fin qui descritto deve comunque essere considerato una preparazione alla portata principale, ovviamente la carne, di tutti i tagli immaginabili e di diverse provenienze (manzo irlandese, Black Angus, chianina su tutte). La fiorentina, proposta a un prezzo più che onesto di 42 €/kg, è la regina della tavola ed è protagonista di un menu speciale a metà prezzo (il giovedì sera); ma ci sono anche tagliata, rib eye e l'ottima costata da 600 grammi. Taglio particolare è il "cube" da 400 grammi, che comprende le prime quattro vertebre dorsali del manzo (irlandese, argentino o uruguaiano). Il tutto accompagnato da abbondanti contorni di patate al forno o fritte.
L'offerta di dolci, enunciata solo a voce dal personale, è molto ampia e variegata ma non memorabile, malgrado le porzioni imponenti: segnaliamo comunque il crumble di mele e un discreto tiramisu. Il conto finale, compresi caffè e amaro, è da prevedere intorno ai 45-50 euro.
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Ristoranti
 
2017-10-20 12:59:53 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    20 Ottobre, 2017
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 06, 2017
Recensione
Ai piedi delle colline piacentine e lungo le valli che si dirigono verso l'Appennino ci sono rifugi storici e accoglienti per i gastronomi professionisti e non. Partendo dal capoluogo non bisogna percorrere neppure troppi km per raggiungere la Bellaria, un rustico angolo di paradiso dedicato alla celebrazione delle specialità emiliane. Noi lo abbiamo scoperto grazie alla benemerita Confraternita dei Grass, da sempre nostri numi tutelari per le missioni a Piacenza e dintorni, e con loro abbiamo partecipato alla Grande cena dei Funghi, un evento - come si può intuire dal nome - incentrato su un menu a tema autunnale; la trattoria però offre una squisita accoglienza in tutte le stagioni, a prezzi davvero modici e con scrupolosa aderenza alle ricette del territorio.

Qualunque sia la scelta del menu, inevitabile aprirlo con gli spettacolari salumi stagionati direttamente nella cantina del locale: salame, coppa e pancetta, a cui si aggiungono di volta in volta culatello, crudo di Parma o ciccioli (anche noti qui come graséi). Il tutto accompagnato da torta fritta, o chisulén, davvero impeccabile. La nostra cena è poi proseguita con una deliziosa insalata di porcini, frittata ai funghi e crostini ai funghi; come primi piatti, l'inevitabile - e quasi perfetto - risotto ai porcini si accompagnava a ottimi tagliolini ai funghi. Il piatto più stuzzicante è forse il secondo, composto da un tris di porcini: dorati e fritti (eccezionali), trifolati e al cartoccio, e da funghi al guazzetto. Infine, un assaggio di dolci con la torta pere e cioccolato e l'artigianale zabaione alle fragole.

Al di fuori degli eventi speciali, il menu propone anche molti altri piatti della tradizione piacentina: primi fra tutti gli immortali pisarei e fasö, ma anche i "turtéi" con ricotta e spinaci e a gli anolini in brodo o al sugo, tutti a base di pasta fatta in casa. Ottimi anche i secondi di carne come la "piccola" di cavallo con polenta, la tasca di vitello alla piacentina e l'anatra al forno; per gli amanti del genere non manca poi la carne alla brace, di ogni taglio e cottura. Infine, una degna chiusura con la ciambella piacentina (buslàn) e torte e crostate artigianali.
Un capitolo a parte lo meritano i vini: la trattoria raccoglie infatti un'accurata selezione dei prodotti di una dozzina di cantine locali. Dominano ovviamente il Gutturnio e l'Ortrugo, i vitigni principi della zona, ma c'è spazio per bottiglie anche pregiate di Malvasia, Monterosso Val d'Arda, Sauvignon, Barbera, Bonarda. Discreta, per chiudere, pure l'offerta di grappe e liquori.
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Ristoranti
 
2017-09-22 14:33:50 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    22 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 12, 2017
Recensione
La visita a un agriturismo di Stintino si accoglie sempre con un pizzico di inevitabile diffidenza: prima di tutto perché la località all'estremo Nord Ovest della Sardegna è il borgo di pescatori per antonomasia, quanto di più lontano si possa immaginare dal mondo dell'agricoltura e dell'allevamento, e poi perché Stintino, a dispetto delle sue incantevoli spiagge, non ha mai dimostrato una grande vocazione all'accoglienza nei confronti dei turisti, specie nel campo della ristorazione. Eppure il ristorante di Pietro Depalmas, immerso nella campagna ma a pochissimi km dal paese, è destinato a smentire tutti i pregiudizi: forte di una lunga esperienza, il locale unisce i classici pregi dell'agriturismo (abbondanza delle porzioni e ingredienti genuini) a una qualità inappuntabile della cucina, e condisce il tutto con un prezzo assolutamente abbordabile. Una meta ideale per i viaggiatori di passaggio a Stintino, ma che potrebbe riservare qualche sorpresa anche ai locali.

Il menu della cena, ovviamente fisso, si apre con una serie di antipasti di ottima fattura: salumi (lardo e salsiccia su tutti), pecorino fresco e stagionato, formaggio spalmabile, ricotta fresca in grande quantità, frittatine di verdure, sottaceti e anche qualche piatto per i palati più "allenati", come le interiora in umido. La sorpresa più gradita è però sicuramente il vino: non il solito rosso della casa ma un Cannonau di tutto rispetto, quello delle cantine Sella & Mosca di Alghero, servito in bottiglia e fino ad esaurimento. Per 35 euro (questo il conto finale) non è certo un'offerta da poco.

I primi sono abbondantissimi e di buon livello: non si spezza nemmeno in quest'occasione la classica accoppiata tra i ravioli di ricotta (eccellenti) e gli gnocchetti sardi al sugo di carne. Per entrambi, il bis è quasi inevitabile, ma va conservato un po' di spazio per il secondo: l'immancabile porcetto sardo (non chiamatelo "porceddu", per carità), accompagnato da patate al forno e perfetto nella cottura, morbido all'interno e ricoperto da cotenna croccante. Cosa chiedere di più? Ovviamente le seadas, degna chiusura del pasto, e anche qui ampiamente soddisfacenti. Chiusura con fiumi di mirto, alloro e filu 'e ferru per non farsi mancare davvero nulla dell'atmosfera isolana.
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Ristoranti
 
2017-09-08 17:17:50 Locuste
Voto medio 
 
6.8
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    08 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Luglio 29, 2017
Recensione
La Val d'Intelvi, che si estende tra il Lago di Como e quello di Lugano, richiama alla mente panorami spettacolari, lunghe camminate tra le cime e, naturalmente, sostanziose mangiate di robusti e genuini piatti montani. Ma a pochi chilometri dalla famosa (e famigerata) statale Regina, che costeggia questo ramo del Lario, ci si può anche imbattere in un ristorante "d'atmosfera" come La Brea, tra vasi di gerani, eleganti impiattamenti e lumi di candela: insomma, il luogo ideale per una cena romantica in riva al lago (o quasi). Questo non vuol dire che, al di là della forma, il locale non abbia nulla da offrire il palato: carne e, soprattutto, pesce di lago sono gli ingredienti base di un menu decisamente interessante, anche se a prezzi non proprio contenuti.

Per prendere confidenza con il luogo l'ideale è concedersi in apertura proprio un piatto misto di pesce di lago (12 euro), che comprende assaggi di lavarello, agone e alborelle in tutte le preparazioni possibili: in carpione, in salsa verde, come carpaccio o sotto forma di patè. Alternative valide, tra gli 8 e i 14 euro, sono l'anatra affumicata su tortino di quinoa, lo strudel di cipolle di Tropea e il foie gras con marmellate. Tra i primi (10-12 euro), davvero deliziosi i soffiatelli con speck e finferli, così come il risotto La Brea (con zafferano e crema di porcini); il menu comprende anche gli immancabili pizzoccheri, ma è decisamente meglio puntare su un piatto più consono allo spirito del locale come le tagliatelle con missoltino, olive e segrigiola (una varietà di maggiorana).

Tra i secondi il pesce di lago, rappresentato dal lavarello burro e salvia (18 euro), cede il passo alla carne: la succulenta coscia d'oca farcita con salsa ai mirtilli, ma anche tagliata di vitello, filetto di manzo scottato alla pancetta e persino le esotiche costolette di agnello neozelandese al rosmarino (20 euro). Decisamente più legata al territorio la selezione di formaggi delle alpi lariane, servita a 12 euro. Stuzzicanti i dolci (8 euro), in particolare le frittelle di mele alla cannella con crema di vaniglia e il fagottino dolce alle pesche e mandorle tostate. Ben selezionata la cantina, con vini interessanti da ogni regione d'Italia.
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