Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2018-07-18 15:18:39 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    18 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 27, 2018
Recensione
Ci sono ristoranti che vivono in un tale rapporto di simbiosi con il territorio che li ospita da rendere inimmaginabile quel contesto senza la loro presenza (e viceversa). Istrionico, brioso, sorprendente ma al tempo stesso elegante e tradizionale, il locale creato nel 1980 da Giovanni Marrone sembra aver assorbito lo spirito letterario e teatrale che deborda dai manifesti alle pareti, dai piatti ispirati alle opere di D'Annunzio, dalla casa natale di Flaiano posta a pochi metri; e, al tempo stesso, quello trasgressivo della casa di piacere che un tempo sorgeva da queste parti. Tutto ciò abbinato a un menu insuperabile, con ingredienti di prima scelta e piatti tanto semplici quanto ricercati, fedeli alla tradizione ma anche innovativi. Un vero e proprio "must" per chi passa dalle parti di Pescara e non solo.

Immergersi nell'atmosfera delle splendide volte in mattoni (che nascondono addirittura reperti archeologici romani) è di per sé un piacere, e lo è anche sfogliare l'irresistibile menu infarcito di citazioni e richiami letterari. Non a caso è previsto addirittura un menu dannunziano a 28 euro, con il "Bocconcino del Vate" (una crespella con formaggio e zafferano) seguita da entrecote di agnellone ai funghi prataioli o "frittata sublime" (con ortaggi e formaggio di capra alla griglia), fino ad arrivare al parrozzo di cioccolato e mandorle affogato nel liquore Aurum, il cui nome fu ideato proprio dal poeta. Anche nella lista comunque non mancano le perle, a cominciare dagli antipasti (9 euro): baccalà a crudo, "ciammariche" (lumache di terra), fellata abruzzese (prosciutto di Torano, pecorino di Campo Imperatore, patè di papera e salumi vari) e le celebri pallotte, polpette di ricotta di pecora con ortaggi, oltre agli immancabili arrosticini.

Pure tra i primi (9-10 euro) c'è l'imbarazzo della scelta: deliziose le fregnacce al sugo, pasta fresca con sfrigoli di prosciutto che, secondo il menu, andrebbe gustata "in piedi, con un piede e una spalla appoggiati al muro". Ma altrettanto invitanti sono la chitarrina con funghi e tartufo, la makaira alla trappettara (spaghetti d'orzo con erbette, olio e olive), gli inconsueti strangozzi alla borbonica con pancetta, peperoncino e cioccolato. Come secondo (15-16 euro) imperdibile la robusta pecora della maiella nel tegame di coccio, ma attirano anche il coniglio al fieno di erbe aromatiche, il baccalà con cipolla caramellata e la scottata di vitellone "palluto", per non parlare del gustoso revival anni '80 con l'anatra all'arancia, ai tempi cavallo di battaglia del locale.

Se ancora non si fosse capito, il livello qualitativo è eccezionale - come lo sono i piatti di ceramica su cui sono servite tutte le pietanze - e i dolci non smentiscono il trend: oltre al già citato parrozzo, va assolutamente assaggiato il gelato all'amarena con tanto di deliziose amarene in sciroppo. La cantina è adeguata al contesto e include tutte le principali etichette locali: consigliatissimo il Montepulciano "Incanto" della cantina Marramiero. Vasto pure l'assortimento di liquori amari e dolci per il post. A pranzo è disponibile anche un menu ristretto a 18 euro, bevande escluse.
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Ristoranti
 
2018-07-16 13:11:41 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    16 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 26, 2018
Recensione
Piuttosto lontano dal centro di Pescara, ma a due passi dal lungofiume, il quartiere Portanova è una zona tranquilla e accogliente che pullula di piacevoli scoperte gastronomiche. Tra queste c'è senza dubbio il ristorante Acquapazza, seminascosto in una viuzza laterale e non troppo visibile neppure dalla strada: di pubblicità, il locale non ha molto bisogno, sia per via delle dimensioni ridottissime (l'unica sala può contenere al massimo 40 persone), sia perché evidentemente il passaparola ha fatto conoscere a molti le qualità della cucina. Le limitazioni non mancano: si mangia esclusivamente pesce, non esiste menu (enunciato solo a voce) e non si serve caffè. Ma vale senza alcun dubbio la pena di prestarsi al gioco per gustare alcune vere e proprie prelibatezze.

La proposta varia quotidianamente a seconda della stagione e del pescato del giorno: in genere si può contare su due primi e due secondi a scelta, ma soprattutto su una corposa selezione di antipasti caldi e freddi. Tra questi segnaliamo prelibate sardine, pesce azzurro, cozze alla marinara, ma soprattutto - nel periodo giusto - i gustosissimi gamberetti con asparagi, una vera delizia. I primi piatti (prezzi intorno ai 10 euro) sono altrettanto validi: gli immancabili spaghetti allo scoglio si accompagnano agli spaghetti alla chitarra con vongole e a un'interessante offerta di zuppe.

Il piatto che dà il nome al ristorante è naturalmente un cavallo di battaglia della casa: splendida la pescatrice all'acquapazza, spesso inserita anche tra gli antipasti, ma con lo stesso condimento sono preparati anche altri pesci, a seconda della disponibilità. In alternativa non mancano la frittura mista e i robusti spiedi di pesce arrosto. Il dessert non è un terreno congeniale al locale, ma i gelati godono di buone recensioni, in particolare quello al pistacchio. Piccola ma ben selezionata la cantina, con tante buone etichette locali: il Pecorino dell'azienda Pasetti è ideale come accompagnamento a un ottimo pranzo a base di pesce.
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Ristoranti
 
2018-07-13 10:02:28 Locuste
Voto medio 
 
7.9
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
9.0
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    13 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 25, 2018
Recensione
Non sappiamo esattamente che immagine avesse in mente Francesco Guccini quando scrisse la sua celebre "Canzone delle osterie di fuori porta", ma riteniamo che dovesse essere qualcosa di molto simile alla Civichella: uno di quei luoghi fuori dal tempo in cui le tradizioni (e il vino) resistono immutabili negli anni, e atmosfere e sapori restano davvero quelli di una volta, senza infingimenti o nostalgie artificiali. Fuori porta l'osteria lo è certamente, a qualche km da Castel San Pietro, ma non per questo meno frequentata, e infatti si consiglia la prenotazione. Ne vale davvero la pena, perché qui ci sono tutti gli ingredienti per sentirsi a casa: ingredienti di prima qualità, porzioni generosissime, servizio all'insegna della cortesia e della familiarità. Uno di quegli indirizzi che non si dimenticano.

Nel corso della settimana l'osteria offre un ottimo pranzo di lavoro a 15 euro, ma il consiglio è quello di puntare sui piatti del menu, stampato direttamente sulla tovaglietta di carta. L'attività nasce come produzione e rivendita di salumi artigianali e quindi è d'obbligo iniziare da qui: il debordante tagliere misto (12 euro) comprende tra l'altro prosciutto crudo, mortadella, coppa di testa, ciccioli e lardo, tutto accompagnato da eccezionali piadine e ficattole (torta fritta). Assai più difficile scegliere un primo fra le tantissime e prelibate proposte della casa (9-10 euro): i ravioli di patate con ragù di salsiccia sono superlativi, ma ingolosiscono anche i tortelloni di ricotta (al ragù, al burro e salvia o allo speck e noci), le tagliatelle con il friggione e, nella stagione invernale, gli immancabili tortellini in brodo.

I secondi sono inevitabilmente tutti a base di carne: la specialità della casa è la salsiccia artigianale ai ferri (9 euro), ma attrae anche la grigliata mista (16 euro). In alternativa ci sono i tagli più classici di manzo e castrato, la robusta braciola di coppone e gli straccetti all'aceto balsamico, con contorno di verdure, patate e friggione. Disponibili anche taglieri di formaggi con confetture e miele. I dolci sono tutti eccellenti, ma non si può non provare lo spettacolare budino di nonna Mariuccia (4,50 euro), una versione casereccia del crème caramel. Il vino della casa scorre a fiumi ed è più che soddisfacente; come conclusione, e dopo l'amaro, non può mancare il digestivo "medicinale" offerto direttamente dal titolare. Un dettaglio che fa la differenza, così come altri particolari "folcloristici", tra cui gli splendidi quadri alle pareti ma anche l'ascensore/montacarichi per raggiungere il bagno!
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Ristoranti
 
2018-07-11 17:19:50 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    11 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 11 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 21, 2018
Recensione
Non è facile trovare una trattoria (una vera e genuina, perlomeno) che riesca a conservare la purezza delle tradizioni e, contemporaneamente, ad accontentare una numerosa clientela quotidiana fatta di lavoratori in pausa pranzo, operai, imprenditori, insomma gente con poco tempo da perdere, bisognosa di una cucina robusta e rapida. La Pergolina, in attività dal lontano 1877, riesce ad accontentare tutti con un'offerta culinaria semplice e pragmatica, ma al tempo stesso molto rispettosa dei piatti del territorio. Il cliente occasionale può contare anche su economici pranzi di lavoro (15 euro), mentre alla sera l'offerta è più variegata ma l'atmosfera resta familiare e accogliente. Il quadro è completato da porzioni più che rispettabili.

I prodotti locali sono protagonisti nel menu, a partire dal celebre formaggio Bagoss di Bagolino, servito anche come antipasto insieme a lonza affumicata e pere. Diverse le alternative, dai salumi (come lardo e culaccia) con crostini alle torte di verdure, dal tomino grigliato alle torte di verdure che variano a seconda della stagione; c'è anche qualche antipasto di pesce, abbastanza fuori contesto. Tra i primi ecco ricomparire il Bagoss, questa volta come ripieno dei superbi tortelli, uno dei piatti migliori della casa; altri cavalli di battaglia della casa sono i casoncelli al burro ed erbette e gli stracci di pasta fresca, con verdure oppure (se si è fortunati) con lepre in salmì. Interessanti anche i tagliolini al ragù di cinghiale e porcini e quelli al radicchio rosso.

Anche i secondi, quasi interamente a base di carne, sono decisamente "importanti": parliamo di piatti come brasato di cinghiale, porcini con gorgonzola, filetto di maialino ai peperoni, decisamente non per stomaci deboli. Da provare anche il tipico baccalà alla bresciana e le lumache in guazzetto. I prezzi vanno dai 13 ai 15 euro. Su prenotazione è disponibile anche un menu degustazione con il classico spiedo alla bresciana, accompagnato da patate al forno e polenta. I dolci (5 euro) sono tutti fatti in casa: interessanti i semifreddi, ad esempio agli amaretti o alla menta. La cantina è ricca di etichette del territorio: alcuni vini sono disponibili anche al calice.
Il caffè è accompagnato da biscottini artigianali, dettaglio che salta all'occhio (così come l'ottimo pane fatto in casa che accompagna tutto il pasto).
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Ristoranti
 
2018-07-05 17:26:15 Locuste
Voto medio 
 
6.9
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    05 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 16, 2018
Recensione
Dopo un lungo "inseguimento" siamo finalmente riusciti a visitare uno dei più rinomati locali di Bormio: l'agriturismo sorge proprio all'ingresso del paese, arrivando da Sondrio, e costituisce in effetti un'ideale porta d'accesso alla gastronomia del territorio, offrendo un campionario completo di tutte le principali specialità. A livello di qualità e raffinatezza ci sono indirizzi migliori, ma per chi vuole farsi una rapida idea della cucina valtellinese questo potrebbe essere un buon punto di partenza. Il servizio appare un po' sbrigativo, ma la location da baita montana, che ospita anche apprezzati alloggi e un negozio per acquistare i prodotti della stalla (con oltre 60 vacche da latte di razza pregiata), è davvero ideale.

Il sabato sera e nei giorni festivi il ristorante offre soltanto la possibilità del menu degustazione (30 euro vini esclusi), che peraltro è più che soddisfacente: si parte con una selezione di salumi tra cui regna ovviamente la bresaola, regina della Valtellina, e con un assaggio di ricotta fresca. A seguire, i cavalli di battaglia della casa: gli sciatt, frittelline di grano saraceno ripiene di formaggio, e i celeberrimi pizzoccheri. Come secondo, tagliata di manzo aromatizzata alle erbe con polenta taragna e un tagliere di gustosi formaggi (scimudin e bitto su tutti) con miele e noci. La cantina è ben fornita delle principali etichette locali.

In alternativa, la carta (disponibile dalla domenica al venerdì) propone alcuni piatti leggermente più elaborati: tra gli antipasti, ad esempio, lo speck affumicato con canestrello di ricotta fresca e noci, o la bresaola con funghi porcini e scaglie di grana. Come primi piatti spiccano i ravioli di selvaggina al sugo d'arrosto e ricotta (11 euro) e i tagliolini al ragù di maialino e trito alle erbe di montagna (9,50 euro). Infine se si è fortunati è possibile assaggiare la costoletta di cervo al salmoriglio e ginepro (21 euro) o, in alternativa, il ganassino brasato al Sassella (20 euro). I dolci della casa sono variegati, ma è indispensabile provare almeno una volta l'ottimo sorbetto al Braulio, prodotto appunto con il celebre amaro locale: una prelibatezza.
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Ristoranti
 
2018-07-04 17:24:56 Locuste
Voto medio 
 
6.8
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    04 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 01, 2018
Recensione
I ristoranti "etnici" si trovano spesso di fronte a una doppia sfida: soddisfare i gusti alimentari del paese che li ospita e mantenersi aderenti alle tradizioni di quello d'origine. Le contraddizioni emergono quando a sedersi a tavola è un cliente che quel paese l'ha visitato davvero, come per l'Argentina nel nostro caso. Ma non c'è da temere: da questo punto di vista la Parrilla è promossa a pieni voti. Qualità e taglio delle carni, antipasti e dessert, persino vini e liquori sono infatti filologicamente perfetti e si può tranquillamente dire che tra l'oltrestazione di Legnano e il quartiere Palermo di Buenos Aires la differenza si avverta ben poco, a parte i prezzi (comunque più che accettabili). Qualche limite al massimo si può rilevare nel servizio e nella location, ma si tratta di difetti ampiamente limabili.

All'ingresso nel locale, infatti, salta agli occhi (si fa per dire) l'azzardata scelta di design che prevede una sala quasi completamente buia, illuminata solo da faretti "occhio di bue" in corrispondenza dei tavoli, che però permettono a stento di leggere il menu e, soprattutto, vedere i piatti. Insomma, si apprezza il coraggio ma forse il risultato è da rivedere.
Il ristorante dispone di un menu all you can eat a 25 euro (bevande escluse), che permette di scegliere tra 5 piatti, lasciando fuori però i tagli di carne più pregiati: a conti fatti, conviene optare per la carta, spendendo un po' più di 40 euro a persona con una buona bottiglia di vino. Gli antipasti, tra cui l'ambizioso "sashimi di manzo", la tartare di Fassona e il peceto (manzo marinato), sono tranquillamente evitabili; se proprio se ne sente il bisogno consigliamo i più caratteristici, le empanadas (frittelline di pasta ripiene di carne, salumi o formaggio) e le mollejas, animelle alla griglia.

Inutile dire che il piatto forte della casa è la carne di manzo, in tutti i possibili tagli caratteristici della cucina argentina: lomo (filetto), bife ancho (entrecote), asado de tira (costine), entrana (diaframma), quest'ultimo davvero eccezionale, e anche quelli più intraducibili come tapa de asado, picana, colita de cuadril. Un buon modo per gustarli tutti è assaggiare la parrillada mixta (1,1 kg, 39 euro) e la parrillada especial (600 grammi allo stesso prezzo, con i tagli più pregiati). Per chi proprio non si accontenta il menu offre anche pollo, maiale e chorizo (salsiccia), oltre a vari contorni a base di patate e verdure: la vera prelibatezza però sono le salsine di condimento, tra cui il leggendario "chimichurri". Anche i dolci, purtroppo, sono genuinamente argentini e quindi - almeno per i nostri gusti - tutt'altro che invitanti, a meno che si voglia sprofondare nella melassa del dulce de leche o degli alfajores. La cantina è in compenso straordinaria, con Malbec delle migliori case vinicole di Mendoza e non solo, tra cui il pregiato Don Diego: i ricarichi sono elevati, ma ne vale la pena. E a fine pasto arriva anche la sorpresa del misconosciuto Legui, un liquore leggero e dolce che chiude degnamente l'esperienza "sudamericana".
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Ristoranti
 
2018-05-11 15:46:05 Locuste
Voto medio 
 
7.9
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    11 Mag, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 14, 2018
Recensione
Pur non essendo il più famoso ristorante in città, l' Hanu' Lui Manuc vince a mani basse la palma della location più scenografica nel centro storico di Bucarest (e non solo tra i ristoranti), oltre a piazzarsi ottimamente in un'ipotetica classifica di qualità. Parliamo infatti del più antico albergo di Bucarest, costruito nel 1808 dal turco di origini armene Manuc Bei, che prese a modello un antico caravanserraglio: per questo la locanda, ancora oggi sostanzialmente immutata nell'aspetto, include uno spettacolare cortile interno con porticati in legno e una vasta copertura alberata, un vero e proprio gioiello per la stagione estiva. Il ristorante è dunque una tappa imprescindibile in tutti i tour della città, ma al di là della prima impressione non è soltanto un'attrazione turistica: l'ampia varietà di piatti, l'abbondanza delle porzioni e il servizio impeccabile lo rendono ideale anche per un primo impatto con la gastronomia romena.

Il locale punta ovviamente moltissimo sull'atmosfera, con numerosi riferimenti all'epoca della dominazione turca, camerieri in costume e spettacoli musicali (di solito serali), e ospita anche matrimoni e cerimonie. La sostanza però resta la stessa ed è molto corposa, fin dagli antipasti: grandi piatti di salumi e formaggi, polpette di agnello, il prelibato e fin troppo abbondante cascaval (formaggio impanato e fritto), la zacusca (salsina di melanzane), una serie infinita di insalate e il roboante "bulz ciobanesc" con pancetta, salsicce di montone e formaggio fritto al lardo. Come si può ben capire, nulla di dietetico, comprese le ciorba (zuppe): eccezionale quella di agnello, in alternativa ci sono anche la tradizionale zuppa di trippa e quella, più delicata, con lenticchie e menta.

Inevitabilmente, vista anche l'immensa griglia che troneggia su un lato della corte, le specialità principali sono carnivore: domina il Manuc Gourmand, un piatto da 1 kg di carne con manzo, pollo, maiale e salsicce varie, ma non mancano hamburger, spiedini e bistecche di ogni genere. Da provare i plescoi (salsicce affumicate) e i mici (salsiccette speziate). Fuori dalla griglia troviamo altre specialità: l'invitante stinco di agnello caramellato cotto in vino ed erbe, la scenografica "Cununa" (corona), costato di agnello con erbe e spezie varie, e ancora cosce d'anatra al forno, zampe di tacchino, goulash e l'immancabile sarmale (foglie di verza con carne macinata). Da non perdere pure i dolci, tra cui spiccano la Pavlova (mascarpone con meringa e frutti di bosco, di imprevedibili origini neozelandesi) e il cataif, versione rumena della turca baklava. Il locale produce anche birra, servita alla spina, e può contare su un vasto assortimento di vini rumeni e internazionali (da evitare però quello della casa). Conto finale decisamente moderato, non sopra i 30 euro.
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Ristoranti
 
2018-05-11 15:20:41 Locuste
Voto medio 
 
7.5
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
7.5
Opinione inserita da Locuste    11 Mag, 2018
Ultimo aggiornamento: 11 Mag, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 05, 2018
Recensione
Se state cercando il ristorante più famoso di Bucarest e dell'intera Romania, potete smettere di cercare. Il Caru' cu Bere ("carro della birra") è letteralmente un'istituzione della capitale, non solo in virtù delle sue antiche origini (è attivo dal 1879), ma anche perché occupa uno dei pochissimi edifici del centro storico a essersi perfettamente conservati, come dimostra lo spettacolare interno neo-gotico con tanto di mosaici e vetrate dipinte. Su questa tradizione il locale non solo sopravvive, ma prospera al punto da essere diventato un punto di riferimento imprescindibile tanto per gli abitanti del luogo quanto per i turisti: negli orari di punta è assolutamente necessario prenotare, anche se poi c'è ampio spazio per i ritardatari, visto che la cucina resta aperta fino a mezzanotte e addirittura fino alle 2 nei weekend.

Sul piano strettamente culinario, il ristorante non offre in realtà nulla di molto diverso rispetto a molti altri indirizzi della capitale, anzi in alcuni casi - fatta salva la curata presentazione - è un po' meno soddisfacente per qualità delle preparazioni e delle cotture. Il menu può fregiarsi però di qualche piatto-totem come il famigerato Ciolan romanesc de porc, uno stinco di maiale da 1,6 kg con debordanti quantità di verze, polenta e rafano, oltre all'immancabile peperoncino. Uno di quei piatti che non si dimenticano, soprattutto se consumato da soli... L'altra specialità della casa è ovviamente la birra alla spina, che per la verità non ha niente di straordinario, salvo l'essere particolarmente beverina e il costo assolutamente trascurabile.

Nel resto della lista troviamo tutti i piatti della tradizione, con un occhio particolare alla griglia. Come antipasti ecco dunque formaggi e insaccati vari, polpette, zacusca (saporita salsa di melanzane e peperoni) e cascaval (formaggio impanato e fritto), seguiti dalle classiche zuppe (ciorba) tra cui quella ai fagioli, servita in una ciotola scavata nel pane. I piatti principali sono tutti a base di carne: sarmale (foglie di verza ripiene di carne macinata), carnati (salsicce), mici (salsiccette speziate), frigarui (spiedini) e persino un inusuale ossobuco bollito, oltre a ogni tipo di grigliata. Interessanti i dolci, tra cui i papanasi (ciambelline fritte al formaggio), lo strudel di mele e la torta ai tre cioccolati. Per finire, impossibile non concedersi una boccetta di tuica, l'aromatica grappa locale. Il conto è particolarmente generoso, sui 25 euro mance comprese.
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Ristoranti
 
2018-05-11 14:59:12 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
9.0
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    11 Mag, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 04, 2018
Recensione
Visitare il centro storico di Bucarest, in particolare nel fine settimana, è un'esperienza straniante: ci si aspetta la classica capitale grigia e austera e ci si trova immersi in una via di mezzo tra Chernobyl e Las Vegas. Tutto ciò che non è abbandonato e in rovina, infatti, è occupato da un'infinita serie di ristoranti, bar e locali notturni invasi da una sfrenata "movida" fino alle prime ore del mattino. La Crama Domneasca (letteralmente la "Cantina del Re"), ristorante dall'aria classica ed elegante, rimane coinvolta quasi suo malgrado da questo bailamme, sorgendo in una delle vie più frequentate e chiassose; ma ciò nulla toglie alla sua proposta culinaria basata su un'aderenza quasi filologica alla tradizione. I piatti tipici di tutta la Romania sono proposti nella loro versione migliore e in porzioni davvero pantagrueliche; unica pecca il servizio un po' lento e non particolarmente cortese, cosa peraltro piuttosto comune da queste parti.

"In cibum speramus" è il benaugurante motto che compare sullo stemma del ristorante, e in effetti la speranza è ben riposta: i classici della cucina rumena sono tutti presenti, in copiose quantità, nell'ampio e variegato menu. Numerose le insalate e le zuppe (ciorba), tutte decisamente robuste, da quella di trippa - tipica e molto impegnativa - a quelle a base di agnello e manzo. Tra gli antipasti sono assolutamente da assaggiare le peculiari salsiccette di montone, non facili da trovare altrove: piccanti e saporite, accompagnate da robuste dosi di polenta (mamaliga). Più ordinarie, ma comunque interessanti, le polpette e il cascaval, formaggio a cubetti impanato e fritto. Si beve naturalmente birra, alla spina o in bottiglia, anche se il ristorante dispone di una vasta selezione di vini rumeni e internazionali.

Il meglio del menu viene ovviamente con quelli che possono essere considerati piatti unici, vista anche la quantità: il più famoso (meritatamente) è il sarmale, o meglio "le" sarmale, involtini di verza ripieni di carne macinata e riso, naturalmente serviti su un letto di polenta. Immancabile il peperoncino verde di accompagnamento, da non consumare con avventatezza! Nel menu non mancano poi altri piatti interessanti, dalle cosce di pollo al sugo piccante ad ogni tipo di carne alla griglia; anche i contorni sono robustissimi, a cominciare dal prelibato ragù di fagioli. Come dolce arriva poi una chicca: i papanasi, dolcissime ciambelline fritte a base di ricotta o formaggio, ricoperti da panna e frutti di bosco. Un'iniezione di zuccheri da non perdere! Il conto finale può apparire generoso, ma attenzione agli "accessori" (una bottiglia d'acqua costa fino a 5 euro!) e alle mance: nel complesso si possono raggiungere facilmente i 250 lei, circa 40 euro.
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Ristoranti
 
2018-04-25 22:27:32 Locuste
Voto medio 
 
7.9
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
8.5
Opinione inserita da Locuste    25 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 18, 2018
Recensione
Il grande quartiere Studentski Kompleks è tra i più animati di Sofia, grazie alla presenza (evocata dal nome) della maggior parte degli istituti universitari della città e dei relativi studenti. Per questo, oltre a locali notturni e attività commerciali di ogni genere, nella zona a ridosso del grande parco Studentski sorgono anche numerosi ristoranti pronti a soddisfare ogni gusto e inclinazione. Il ristorante Borimechkata si caratterizza fin dall'aspetto esteriore come ultimo baluardo della cucina etnica: modellato su una tradizionale taverna di campagna, accoglie il visitatore con arredi in legno, attrezzi d'epoca alle pareti e personale in costume tipico. L'insieme può forse essere giudicato un po' troppo turistico, ma la cucina è molto apprezzata anche dai locali e i prezzi davvero alla portata di tutti.

Il menu, come spesso accade da queste parti, è immenso e dispersivo, ma basato su infinite combinazioni di pochi elementi. Tra quelle che vengono genericamente definite insalate si trova di tutto: la debordante Borimechkata con ogni tipo di ingrediente e la più "umana" Country Style, con formaggio feta, pomodori, cetrioli e olive, ma pure la snezhanka (yogurt con cetrioli e aneto) e il caratteristico katak, un mix tra formaggio fresco e yogurt. Svariate anche le zuppe e gli antipasti, prevalentemente a base di formaggio e salumi: da non perdere il formaggio fritto (kashkaval) e il Fillet Elena, un insaccato abbondantemente speziato. Tra le altre proposte davvero originali, ma non adatte a tutti i palati, ci sono le interiora di pollo in varie versioni.

I piatti principali sono tassativamente a base di carne: si segnalano il kavarma, gustoso spezzatino di pollo o di maiale, e l'onnipresente kebab. Le portate più interessanti vengono però dalla griglia, a cominciare dalle kufteta (polpette di maiale e manzo, anche in versione piccante o al formaggio) e dal kebapcheta (salsiccette piccanti). Non mancano filetto di manzo, cosciotto d'agnello, pollo al bacon o al miele, trota o sgombro: insomma, ce n'è davvero per tutti i gusti. Da non sottovalutare il contorno a base di patate, che in Bulgaria sono davvero una prelibatezza. Pochi ma appetitosi i dolci, tra cui emerge lo yogurt - altro cavallo di battaglia locale - con miele e noci. La cantina dispone di un'interessante selezione di vini, tra cui alcune bottiglie bulgare; in alternativa ci sono tutte le principali marche di birre locali (Zagorka, Stolichno, Ariana) e alcune internazionali. Imperdibile, per chiudere, un bicchierino di rakia, l'acquavite bulgara. Il prezzo di un pasto completo difficilmente supera i 20 euro.
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