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Antica Osteria Ai Ranari
 
Antica Osteria Ai Ranari 2012-05-24 21:31:07 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
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Recensione

Data di visita
Aprile 30, 2011
Recensione
Antica, l'Osteria ai Ranari lo è senza alcun dubbio: l'insegna e i ricordi dei cittadini mantovani parlano di un locale aperto da oltre un secolo. Nel 2006, però, una nuova gestione le ha completamente cambiato faccia, dal punto di vista estetico come da quello culinario: ora l'osteria si è trasformata in un tempio della cultura Slow Food, senza per questo smettere di coltivare (a maggior ragione) le proprie radici tradizionali. Si può dunque passare da queste parti per gustare uno dei piatti tipici della città, nelle loro versioni più aderenti alla ricetta originale, ma anche per assaggiare prodotti più "esotici" provenienti da entrambe le regioni. L'ambiente è piacevole e accogliente e il conto finale, anche se non irrisorio come in altri indirizzi storici del centro, è comunque decisamente abbordabile.

Il ristorante ha parecchio da offrire sul piano degli antipasti, a cominciare dai salumi di ogni ordine e grado: il salame mantovano è naturalmente il più tipico, ma per il resto c'è l'imbarazzo della scelta, dal prosciutto di Langhirano al culatello di Zibello, passando per l'ottima pancetta arrotolata e arrivando fino al Patanegra. Ottimi anche i formaggi, tra cui spiccano robiola di Roccaverano e puzzone di Moena; il tutto servito con mostarda di mele, questa sì decisamente locale. Tra gli altri "appetizers" eccellente la frittatina con asparagi e saltarei (gamberetti di fiume), anche se il vero mantovano sceglierà il sorbir d'agnoli; per gli appassionati, visto il nome dell'osteria, non può mancare il fritto di rane fresche. Tanti i vini della carta ma il consiglio è ovviamente quello di optare per il Lambrusco servito sfuso.

Con i primi l'osteria ripercorre tutta la storia della cucina mantovana, di cui tortelli di zucca al burro fuso e salvia e risotto alla pilota sono i capisaldi. Ma il piatto forse più riuscito sono i bigoli al torchio con guanciale, pecorino e aceto balsamico, un'orgia di colesterolo e di gusto. Meno convincenti, invece, i fusilloni con verdure e speck. Secondi di carne, dallo stracotto di cavallo al lambrusco alla costata di angus, ma attenzione: nei giorni giusti sono da provare il luccio con polenta e soprattutto le sfiziose lumache arrotolate nella pancetta (non per tutti i palati!). Dolci ovviamente nel solco della tradizione: alla classica sbrisolona - magari annaffiata con un po' di grappa... - si accompagna il budino belga, un gustoso crème caramel al cioccolato. Conto finale sui 40 euro tutto compreso.
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