Recensione
Prendersi troppo sul serio può condurre alla perdizione, ma è un rischio che questo ormai celebre locale non corre di certo: è bene che la clientela si prepari a restare stupita, a più livelli e su più fronti. Innanzitutto, se vi aspettate vialoni scarsamente illuminati e degrado in stile Bronx (che in effetti trovereste a poche centinaia di metri di distanza), resterete delusi: a Baggio si è perfettamente conservato il nucleo storico dell’antico borgo contadino, compresa l’imponente chiesa di Sant’Apollinare, e la periferia milanese sembra lontana mille miglia. Arrivati all’osteria, una serie di cartelli, insegne e articoli goliardici - fino a qualche tempo fa c'era persino una gigantografia dell'oste nudo - fa subito intuire l’atmosfera che regna all’interno. Se si è fortunati, si può incappare persino nell'esibizione di un "menestrello" che allieta la cena con canti da osteria o classici della tradizione meneghina. E poi c’è la cucina: piatti semplici, genuini e abbondanti a prezzi imbattibili per chi è assuefatto ai salatissimi conti cittadini. A pranzo, poi, l'offerta ha dell'incredibile: 8 euro bevande escluse.
L’Osteria sa bene di essere una mosca bianca nel panorama milanese e ci ricama su... alla grande, giocando sul suo ruolo di “specie in via di estinzione” ed ergendosi ironicamente a ultimo baluardo della tradizione culinaria; ma questo non significa che la formula sia costruita a tavolino, anzi. Qui si mangia davvero alla grande, in tutti i sensi: a cominciare dall’antipasto, al singolare perché ce n’è uno solo, un piattone di legno colmo di salumi piacentini (pancetta, coppa, crudo e salame) e formaggi (taleggio, gorgonzola e parmigiano). Ampia, in compenso, la scelta dei primi: validissimi gli gnocchi di patate al gorgonzola e i ravioli al brasato con sugo di arrosto, riuscito anche il risotto alla longobarda (con funghi porcini e zafferano), ma il piatto migliore sono senz’altro le tagliatelle al mitico ragù di Elena, che tengono davvero fede al loro nome!
Tra i secondi lasciamo purtroppo da parte la cassoeula, disponibile solo su ordinazione: restano però prelibatezze come i mondeghili (polpettine di carne) con purè di patate, il brasato alla Grande con polenta, la trippa, l’ossobuco e gli eccezionali involtini con polenta. Più originali ma non meno appetitosi lo spezzatino di cinghiale del Ticino e lo stinco alla birra; e poi, naturalmente, c’è la classica cotoletta alla milanese, in una delle sue migliori versioni. Tutto in quantità più che soddisfacenti e a prezzo uguale per tutti: 13 euro. Si chiude poi con una ristretta scelta di dolci: gelati, sorbetti e le torte della cuoca Elena, tra cui quella alle pesche e cioccolato. Pochi ma buoni i vini, e quello della casa – in caraffa – non fa eccezione. Una curiosità: oltre a divertirvi a scoprire le scritte dissacranti e i racconti goliardici nascosti ovunque, potrete anche identificare il personale del locale e gli ospiti più assidui nei ritratti del "Codice Perdinci", disegnato sulle tovagliette di carta...