Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-07-15 17:07:41
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 15 Luglio, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Luglio 07, 2012
Recensione
Questo antico edificio posto proprio sul limitare del Parco dei Colli Euganei, e circondato da un riposante giardino, la ristorazione ce l'ha davvero nel DNA: una volta, come recita la targa all'ingresso, era la Locanda Beldomando delle Boschette, oggi è uno dei più interessanti e creativi ristoranti della zona. Di vero e proprio ristorante si tratta, come testimoniano l'arredamento sobriamente raffinato e la cura nella ricerca gastronomica e nella presentazione dei piatti, ma questo non significa che si sia perso il legame con la gastronomia del territorio; anzi, il menu rivendica giustamente con orgoglio la presenza di numerose preparazioni "a chilometro zero". La cifra stilistica della cucina, strano a dirsi in una terra di sapori forti, è la delicatezza: aromi studiati e valorizzati da riuscitissimi abbinamenti, che valgono assolutamente il loro prezzo.
Svariati e molto interessanti gli antipasti, che spaziano dalla terra al mare. I più tipici sono ovviamente il prosciutto crudo di Montagnana, la soppressa stagionata al coltello e il baccalà mantecato con salmone affumicato; non mancano però proposte più inconsuete come le acciughe del Cantabrico con crema della Normandia. Anche tra i primi persiste il dualismo tra pietanze locali e ispirazioni "straniere": da una parte i bigoli al torchio con sugo d'anatra, dall'altra le mezzemaniche Mancini con pancetta, peperoni e pecorino. Ma i più riusciti sono certamente gli gnocchi di ricotta in fiore di zucca gratinati: il nome non inganni, si tratta di veri e propri "panetti" di ricotta fresca avvolti nel tenero involucro di un fiore di zucca, serviti con ricotta fusa e salsa al basilico. Incantevoli.
Molto lunga anche la lista dei secondi: per chi ama la carne ai ferri c'è un po' di tutto, dal filetto al galletto ai ferri, fino alla tipica costata di sorana. L'inventiva della cucina si esprime nell'hamburger della Corte Padovana (a base di carne bianca), mentre dalla tradizione sbucano il piccione al forno e il fegato alla veneziana. Non può mancare naturalmente il baccalà, sotto forma di insalata con patate e olive taggiasche: anche qui perfetto equilibrio di sapori. Come dessert, in stagione, numerosi gelati e semifreddi; ci sentiamo però di consigliare la crema bruciata, lontana mille miglia dalla fasulla "crema catalana" tanto di moda in molti indirizzi italiani. Ampia carta dei vini, ordinabili anche al calice: merita un assaggio il profumato e fruttato Telos della Tenuta Sant'Antonio di Mezzane di Sotto (Verona). Servizio fin troppo puntuale e discreto, ma non pretendete velocità: "l'attesa - lo dice il menu - è sinonimo di cucina espressa e garanzia di freschezza".
Svariati e molto interessanti gli antipasti, che spaziano dalla terra al mare. I più tipici sono ovviamente il prosciutto crudo di Montagnana, la soppressa stagionata al coltello e il baccalà mantecato con salmone affumicato; non mancano però proposte più inconsuete come le acciughe del Cantabrico con crema della Normandia. Anche tra i primi persiste il dualismo tra pietanze locali e ispirazioni "straniere": da una parte i bigoli al torchio con sugo d'anatra, dall'altra le mezzemaniche Mancini con pancetta, peperoni e pecorino. Ma i più riusciti sono certamente gli gnocchi di ricotta in fiore di zucca gratinati: il nome non inganni, si tratta di veri e propri "panetti" di ricotta fresca avvolti nel tenero involucro di un fiore di zucca, serviti con ricotta fusa e salsa al basilico. Incantevoli.
Molto lunga anche la lista dei secondi: per chi ama la carne ai ferri c'è un po' di tutto, dal filetto al galletto ai ferri, fino alla tipica costata di sorana. L'inventiva della cucina si esprime nell'hamburger della Corte Padovana (a base di carne bianca), mentre dalla tradizione sbucano il piccione al forno e il fegato alla veneziana. Non può mancare naturalmente il baccalà, sotto forma di insalata con patate e olive taggiasche: anche qui perfetto equilibrio di sapori. Come dessert, in stagione, numerosi gelati e semifreddi; ci sentiamo però di consigliare la crema bruciata, lontana mille miglia dalla fasulla "crema catalana" tanto di moda in molti indirizzi italiani. Ampia carta dei vini, ordinabili anche al calice: merita un assaggio il profumato e fruttato Telos della Tenuta Sant'Antonio di Mezzane di Sotto (Verona). Servizio fin troppo puntuale e discreto, ma non pretendete velocità: "l'attesa - lo dice il menu - è sinonimo di cucina espressa e garanzia di freschezza".
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Ristoranti
2012-07-12 15:59:35
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 12 Luglio, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Luglio 06, 2012
Recensione
Anche chi non ama l'ambiente delle terme e i suoi frequentatori, con tutto il rispetto per gli ottuagenari turisti stranieri, farebbe bene a farsi un giro dalle parti di Abano e Montegrotto: a poche centinaia di metri dagli stabilimenti termali c'è il meraviglioso Parco Regionale dei Colli Euganei con i suoi incantevoli panorami e un miracoloso isolamento dalla realtà circostante. E soprattutto tante, tantissime occasioni per mangiare bene. L'agriturismo Passo del Vento deve moltissimo alla sua location immersa nel verde: del resto siamo in via della Contea, e mai toponomastica fu più adeguata (i lettori del "Signore degli Anelli" ne sanno qualcosa...). Nella stagione estiva, l'ampia e accogliente veranda esterna fa il resto, offrendo un ideale rifugio al visitatore accaldato. Il quadro si completa con piatti semplici e tradizionali, servizio alla buona, prezzi decisamente bassi: insomma, un agriturismo come si deve!
Premessa necessaria per quanto riguarda il bere: tra un filare di viti e l'altro è quasi automatico che chiunque, da queste parti, si improvvisi vignaiolo. Anche il Passo del Vento non sfugge all'eccezione, con le sue copiose risorse di Rabosello, Cabernet, Prosecco, Moscato, tutti fatti in casa. Il risultato è al di là del bene e del male, forse troppo artigianale anche per i palati meno esigenti. Volendo, comunque, si possono anche acquistare i prodotti dell'improvvisata "cantina".
Venendo al cibo vero e proprio, immancabile il consueto antipasto a base di salumi, tra cui la regina è decisamente la sopressa (o soppressa). Ma il vero "plus" arriva con i primi: imperdibili i bigoli, di ottima fattura, con abbondante condimento di sugo d'anatra o di cinghiale.
L'altra specialità della casa, come annunciato da una rustica lavagna, è la "carne allo speo": pollo, manzo, salsiccia di maiale, il tutto accompagnato da abbondante polenta alla griglia. Importante specificare la cottura desiderata, ma il risultato è comunque buono grazie all'eccellente qualità della materia prima: ottima la costata di manzo. Annunciato, tra i manicaretti da provare, anche il pasticcio alla padovana (con pasticcio ed erbe). Saltando a piè pari i dolci, non provati in occasione della nostra visita, chiudiamo con caffè e abbondante grappa. Il conto finale, decisamente onesto, può oscillare dai 25 ai 30 euro.
Premessa necessaria per quanto riguarda il bere: tra un filare di viti e l'altro è quasi automatico che chiunque, da queste parti, si improvvisi vignaiolo. Anche il Passo del Vento non sfugge all'eccezione, con le sue copiose risorse di Rabosello, Cabernet, Prosecco, Moscato, tutti fatti in casa. Il risultato è al di là del bene e del male, forse troppo artigianale anche per i palati meno esigenti. Volendo, comunque, si possono anche acquistare i prodotti dell'improvvisata "cantina".
Venendo al cibo vero e proprio, immancabile il consueto antipasto a base di salumi, tra cui la regina è decisamente la sopressa (o soppressa). Ma il vero "plus" arriva con i primi: imperdibili i bigoli, di ottima fattura, con abbondante condimento di sugo d'anatra o di cinghiale.
L'altra specialità della casa, come annunciato da una rustica lavagna, è la "carne allo speo": pollo, manzo, salsiccia di maiale, il tutto accompagnato da abbondante polenta alla griglia. Importante specificare la cottura desiderata, ma il risultato è comunque buono grazie all'eccellente qualità della materia prima: ottima la costata di manzo. Annunciato, tra i manicaretti da provare, anche il pasticcio alla padovana (con pasticcio ed erbe). Saltando a piè pari i dolci, non provati in occasione della nostra visita, chiudiamo con caffè e abbondante grappa. Il conto finale, decisamente onesto, può oscillare dai 25 ai 30 euro.
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Ristoranti
2012-07-12 11:08:02
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 12 Luglio, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Luglio 05, 2012
Recensione
Quando un payoff è ben riuscito, dice già tutto del prodotto che vuole pubblicizzare. E i proprietari di questa celebre trattoria di Montegalda, ai confini tra le province di Vicenza e Padova, probabilmente non conoscono il significato della parola "payoff" (o almeno glielo auguriamo), ma il concetto l'hanno azzeccato alla grande: "Dal 1932 la Cucina dei Semplici", il miglior biglietto da visita possibile. Semplici sono naturalmente i piatti, ma semplici, nel senso migliore della parola, anche i visitatori a cui il ristorante apre le porte: lavoratori in pausa pranzo, viaggiatori distratti, qualche habitué. E' dedicata a loro la cucina robusta ed essenziale della trattoria, che ripropone i piatti locali nella versione più pura e senza fronzoli. Prezzi onesti e servizio cordiale completano il quadro: l'unico appunto possibile è che il menu, tradizionalmente immutabile per tutto l'anno, si attaglia ben poco al clima afoso della stagione estiva...
Come antipasto verrà invariabilmente proposto un assaggio di affettati locali (soppressa su tutti), ma la scelta deve inevitabilmente ricadere su un altro piatto: il baccalà mantecato con polenta, con abbondanza di aglio e parmigiano. Presagio di un menu che non va tanto per il sottile, come evidenziano i primi piatti: eccellenti le tagliatelle (o fettuccine, o lasagnette che dir si voglia), sia al ragù, sia con piselli. Se si è fortunati, si può contare anche sui bigoli al torchio, naturalmente sempre con condimento di baccalà, o sulle fettuccine con "fegadini", vere e proprie prelibatezze.
Anche tra i secondi c'è ben poca scelta, ma non è una brutta notizia: bisogna necessariamente concentrarsi sul baccalà alla vicentina, davvero eccezionale per consistenza e sapore, servito con accompagnamento di polenta grigliata. In alternativa vari tagli di carne alla griglia, assolutamente da non disprezzare, e d'inverno il bollito misto. I dolci non sarebbero la specialità del luogo, se non fosse per gli eccellenti biscottini fatti in casa: anche se non vi verranno offerti, chiedeteli e li riceverete ancora caldi! Il vino rosso della casa è decisamente di buon livello. Molto piacevole anche l'ambientazione, a metà tra la locanda d'antan e la vecchia drogheria.
Come antipasto verrà invariabilmente proposto un assaggio di affettati locali (soppressa su tutti), ma la scelta deve inevitabilmente ricadere su un altro piatto: il baccalà mantecato con polenta, con abbondanza di aglio e parmigiano. Presagio di un menu che non va tanto per il sottile, come evidenziano i primi piatti: eccellenti le tagliatelle (o fettuccine, o lasagnette che dir si voglia), sia al ragù, sia con piselli. Se si è fortunati, si può contare anche sui bigoli al torchio, naturalmente sempre con condimento di baccalà, o sulle fettuccine con "fegadini", vere e proprie prelibatezze.
Anche tra i secondi c'è ben poca scelta, ma non è una brutta notizia: bisogna necessariamente concentrarsi sul baccalà alla vicentina, davvero eccezionale per consistenza e sapore, servito con accompagnamento di polenta grigliata. In alternativa vari tagli di carne alla griglia, assolutamente da non disprezzare, e d'inverno il bollito misto. I dolci non sarebbero la specialità del luogo, se non fosse per gli eccellenti biscottini fatti in casa: anche se non vi verranno offerti, chiedeteli e li riceverete ancora caldi! Il vino rosso della casa è decisamente di buon livello. Molto piacevole anche l'ambientazione, a metà tra la locanda d'antan e la vecchia drogheria.
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Ristoranti
2012-07-10 08:37:38
Locuste
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Recensione
Data di visita
Luglio 03, 2012
Recensione
Ammettiamolo: anche con un notevole sforzo di immaginazione, scambiare le acque del Naviglio Martesana con quelle dell'azzurro mare greco non è poi così facile. Eppure quella che sorge in questo angolo comunque pittoresco e inconsueto di Milano è una perfetta riproduzione di una vera taverna ellenica, quasi indistinguibile nell'ambientazione e nello stile dell'originale. La figura quantomeno eccentrica del proprietario, che sembra uscito direttamente da un film degli anni Settanta, ci mette del suo: tra benevole lavate di capo ai commensali, goliardiche dissertazioni sui poteri afrodisiaci della cucina greca e calcolata lentezza del servizio (a volte ben oltre i limiti della sopportazione), tutto contribuisce a creare l'atmosfera. A tratti è un peccato, perché la cucina di per sé meriterebbe certamente un assaggio più "ponderato". Il rapporto qualità-prezzo, comunque, è più che buono.
Il menu si divide sostanzialmente in antipasti e piatti principali, pur con qualche variante. Per iniziare il gestore cercherà di "imporvi" la pikilìa, un misto di quattro salse tra cui tzatzìki (a base di yogurt), tirosalàta (feta e ricotta), meligianosalàta (melanzane). Accettate pure, ma non fermatevi lì: sono da provare almeno il feta psitì, gustoso formaggio al forno con abbondante pomodoro, e i piperiès kafterès, peperoni verdi ripieni di feta piccante, oltre alle immancabili olive di Kalamata e di Tessaglia. Nel frattempo, gustatevi un bicchiere di retsina, l'antico vino greco con resina di pino: inconsueto per il gusto italiano, ma certamente fresco e bevibile e adatto ad accompagnare i corposi condimenti ellenici. Disponibili, comunque, anche alcuni vini in bottiglia.
Lunga e molto varia la lista delle portate principali: si comincia con la classica mussakàs, con melanzane, carne, formaggio e besciamella, e con gli appetitosi ndolmàdakia, involtini di foglie di vite ripieni di carne e riso. Il pìta (tipica sfoglia a metà tra pane e piadina) può essere consumato ripieno di formaggio e verdure, oppure in accompagnamento alla carne, come nel superclassico gyros me pita, con pomodorini, aglio e cipolla in quantità industriali. Enciclopedico l'elenco degli spiedini (suvlàki), di lonza di maiale, petto di pollo o agnello, serviti con ottime patate e salsa di yogurt. Ammesso che si arrivi ai dolci senza essere troppo esasperati dalla lentezza del servizio, inevitabile concedersi uno yogurt greco con miele e noci, visciole, fichi caramellati o mela cotogna. Il classico caffè greco è da ordinare anche solo per assistere al rito della preparazione, mentre l'ouzo (tipico liquore all'anice) merita davvero e introduce nel modo migliore alla laboriosa digestione.
Il menu si divide sostanzialmente in antipasti e piatti principali, pur con qualche variante. Per iniziare il gestore cercherà di "imporvi" la pikilìa, un misto di quattro salse tra cui tzatzìki (a base di yogurt), tirosalàta (feta e ricotta), meligianosalàta (melanzane). Accettate pure, ma non fermatevi lì: sono da provare almeno il feta psitì, gustoso formaggio al forno con abbondante pomodoro, e i piperiès kafterès, peperoni verdi ripieni di feta piccante, oltre alle immancabili olive di Kalamata e di Tessaglia. Nel frattempo, gustatevi un bicchiere di retsina, l'antico vino greco con resina di pino: inconsueto per il gusto italiano, ma certamente fresco e bevibile e adatto ad accompagnare i corposi condimenti ellenici. Disponibili, comunque, anche alcuni vini in bottiglia.
Lunga e molto varia la lista delle portate principali: si comincia con la classica mussakàs, con melanzane, carne, formaggio e besciamella, e con gli appetitosi ndolmàdakia, involtini di foglie di vite ripieni di carne e riso. Il pìta (tipica sfoglia a metà tra pane e piadina) può essere consumato ripieno di formaggio e verdure, oppure in accompagnamento alla carne, come nel superclassico gyros me pita, con pomodorini, aglio e cipolla in quantità industriali. Enciclopedico l'elenco degli spiedini (suvlàki), di lonza di maiale, petto di pollo o agnello, serviti con ottime patate e salsa di yogurt. Ammesso che si arrivi ai dolci senza essere troppo esasperati dalla lentezza del servizio, inevitabile concedersi uno yogurt greco con miele e noci, visciole, fichi caramellati o mela cotogna. Il classico caffè greco è da ordinare anche solo per assistere al rito della preparazione, mentre l'ouzo (tipico liquore all'anice) merita davvero e introduce nel modo migliore alla laboriosa digestione.
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20
Ristoranti
2012-07-05 20:32:51
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 05 Luglio, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Giugno 30, 2012
Recensione
Se c'è una cosa che proprio non si può dire dell'Amerigo, è che si trovi in una posizione disagiata. Questo ristorante sorge infatti lungo una delle arterie più trafficate di Rimini, a metà strada tra i bagni più affollati e i locali notturni del centro, e dunque esattamente nel cuore della "movida" della riviera romagnola. Non c'è da stupirsi se la clientela è in grandissima parte straniera: dominano i russi, che qui, come peraltro in quasi tutti i locali della marina, hanno anche il privilegio di un menu nella loro lingua madre. Nonostante tutti gli indizi negativi, la qualità media della cucina rimane discreta, ma a causa dei ristretti spazi a disposizione (buona parte dei tavolini si affacciano direttamente sulla strada) è consigliabile evitare questo indirizzo nelle serate più "calde", in tutti i sensi.
La lista, comunque, non offre la benché minima sorpresa rispetto alle attese: ci sono tutti i piatti "di mare" codificati in Italia e da anni anche all'estero. Si può dunque partire con una classica insalata di mare, un'insalata di polpo con olive e pomodorini - discreta, ma nulla di eccezionale - o con un piatto di cozze alla marinara. I primi meritano qualche attenzione in più, se non altro dal punto di vista della quantità: gli spaghetti allo scoglio (con scampi, gamberi, vongole e cozze) sono davvero notevoli per abbondanza. Interessanti i garganelli al granchio e le pennette gamberi e curry, mentre tra i piatti di terra si distaccano un po' dalla media gli strozzapreti Amerigo, con salsiccia, scaglie di grana e olio tartufato.
Con i secondi si prosegue nel solco della tradizione: grigliata e frittura mista, orate o spigole alla griglia, spiedini di calamari e gamberi, zuppa di molluschi e crostacei. Incuriosisce un po' la cotoletta di pesce. Ampio anche l'assortimento di carne, pizza, piadine e insalate. Per chiudere, accanto all'inevitabile sorbetto, si può consigliare una discreta panna cotta. Carta dei vini ridotta all'osso ma non disprezzabile; il bianco sfuso della casa è bevibile. Prezzi nella media (non bassa) del luogo.
La lista, comunque, non offre la benché minima sorpresa rispetto alle attese: ci sono tutti i piatti "di mare" codificati in Italia e da anni anche all'estero. Si può dunque partire con una classica insalata di mare, un'insalata di polpo con olive e pomodorini - discreta, ma nulla di eccezionale - o con un piatto di cozze alla marinara. I primi meritano qualche attenzione in più, se non altro dal punto di vista della quantità: gli spaghetti allo scoglio (con scampi, gamberi, vongole e cozze) sono davvero notevoli per abbondanza. Interessanti i garganelli al granchio e le pennette gamberi e curry, mentre tra i piatti di terra si distaccano un po' dalla media gli strozzapreti Amerigo, con salsiccia, scaglie di grana e olio tartufato.
Con i secondi si prosegue nel solco della tradizione: grigliata e frittura mista, orate o spigole alla griglia, spiedini di calamari e gamberi, zuppa di molluschi e crostacei. Incuriosisce un po' la cotoletta di pesce. Ampio anche l'assortimento di carne, pizza, piadine e insalate. Per chiudere, accanto all'inevitabile sorbetto, si può consigliare una discreta panna cotta. Carta dei vini ridotta all'osso ma non disprezzabile; il bianco sfuso della casa è bevibile. Prezzi nella media (non bassa) del luogo.
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Ristoranti
2012-07-03 13:45:19
Locuste
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Recensione
Data di visita
Giugno 29, 2012
Recensione
Per chi va in cerca di una cucina semplice e senza fronzoli, a tratti addirittura spartana, e di un'atmosfera conviviale e alla buona, questo è senz'altro l'indirizzo ideale. A quattro passi dalla città, ma immersa nella quiete secolare dei colli bolognesi, la trattoria è attiva da oltre trent'anni e si è guadagnata l'affetto di una nutrita schiera di estimatori, tra cui molti sportivi: alle pareti, non a caso, spiccano maglie e foto autografate di campioni del presente e del passato, soprattutto giocatori di basket. Fa un po' impressione scoprire che a gestire questo santuario della cucina bolognese è un ristoratore di Livorno, ma tant'è: lo si intuisce dall'accento, non certo dai piatti, che incarnano quasi perfettamente la tradizione locale. Per ammissione stessa del titolare, le specialità della casa sono le crescentine e i primi: quasi inutile andare oltre. Seguite il consiglio e, malgrado qualche trascuratezza qua e là, vi troverete bene.
D'obbligo, dunque, cominciare dalle crescentine: eccellenti nella cottura e sottili al punto di sciogliersi in bocca, accompagnano in modo ineccepibile una vasta offerta di salumi (crudo, salame, coppa, pancetta) ma anche la pasta di salame spalmabile e l'ottimo squacquerone. Meno entusiasmanti, ma decisamente più corpose le tigelle. Per quanto riguarda i primi l'offerta classica è un tris di assaggi (con bis a richiesta): noi abbiamo provato gramigna con salsiccia, tagliatelle al ragù e tortelloni alla ricotta con burro e salvia. Notevole la pasta, tutta di produzione propria (menzione speciale per gramigna e tortelloni), un po' meno i condimenti. Tra le altre proposte anche i tortellini al brodo di cappone e le tagliatelle ai funghi.
Sul resto, come accennato, si può sorvolare: castrato e tagliata alla griglia, accompagnata da verdure grigliate, sono le soluzioni migliori per il secondo. Tra i dolci, buona soprattutto la scelta di gelati e semifreddi; i vini sfusi della casa sono accettabili (il Lambrusco è solo in bottiglia). Servizio da rivedere in condizioni di affollamento, e nella zona la concorrenza non manca di certo, ma nel complesso l'esperienza è più che piacevole, grazie anche ai prezzi contenuti.
D'obbligo, dunque, cominciare dalle crescentine: eccellenti nella cottura e sottili al punto di sciogliersi in bocca, accompagnano in modo ineccepibile una vasta offerta di salumi (crudo, salame, coppa, pancetta) ma anche la pasta di salame spalmabile e l'ottimo squacquerone. Meno entusiasmanti, ma decisamente più corpose le tigelle. Per quanto riguarda i primi l'offerta classica è un tris di assaggi (con bis a richiesta): noi abbiamo provato gramigna con salsiccia, tagliatelle al ragù e tortelloni alla ricotta con burro e salvia. Notevole la pasta, tutta di produzione propria (menzione speciale per gramigna e tortelloni), un po' meno i condimenti. Tra le altre proposte anche i tortellini al brodo di cappone e le tagliatelle ai funghi.
Sul resto, come accennato, si può sorvolare: castrato e tagliata alla griglia, accompagnata da verdure grigliate, sono le soluzioni migliori per il secondo. Tra i dolci, buona soprattutto la scelta di gelati e semifreddi; i vini sfusi della casa sono accettabili (il Lambrusco è solo in bottiglia). Servizio da rivedere in condizioni di affollamento, e nella zona la concorrenza non manca di certo, ma nel complesso l'esperienza è più che piacevole, grazie anche ai prezzi contenuti.
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Negozi
2012-06-18 11:05:00
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 18 Giugno, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Giugno 15, 2012
Recensione
Attivissima e premiata azienda agricola che produce olio extravergine cultivar taggiasca, olive in salamoia varietà taggiasca olive denocciolate in olio extravergine taggiasco, patè d’oliva taggiasca. Visite su prenotazione.
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Negozi
2012-06-13 21:56:47
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 13 Giugno, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Giugno 11, 2012
Recensione
Il legame con la tradizione non vieta a questa cantina di tentare alcuni audaci esperimenti come l'Esperienze (bianco e rosso), prodotto dal 2009 anche in assenza di anidride solforosa. Ottimo anche l'Alture Bianco, blend di Pinot e Friulano che "tiene" egregiamente l'invecchiamento.
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Negozi
2012-06-13 21:53:04
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 13 Giugno, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Giugno 11, 2012
Recensione
Da una nobile famiglia romana di origine genovesi ecco alcuni vini non convenzionali: davvero principesco è l'Amarasco Cesanese che, pur non rientrando nell'omonima DOC, non ha nulla da invidiare ai "cugini" della provincia di Frosinone. Di assoluta originalità anche l'IGT Moroello e la dolce, ma tutt'altro che stucchevole Malvasia Puntinata del Lazio.
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Negozi
2012-06-13 21:51:02
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 13 Giugno, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Giugno 11, 2012
Recensione
Raffinata e originale cantina nel cuore della produzione del Bolgheri. Inimitabile il rapporto qualità-prezzo del Bolgheri Pean, un blend di Sauvignon e Cabernet Franc: 13 euro per un vino di tale armonia e complessità, affinato per 12 mesi in barrique e altri 6 in bottiglia, sono davvero una miseria. Più costoso, ma meritevole, il Bliss (Syrah in purezza), mentre la chicca è il rosato Pinsky, pluripremiato e unico nel suo genere.
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