Opinione scritta da Locuste

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Sagre
 
2012-05-25 14:04:41 Locuste
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7.8
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8.0
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8.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 20, 2007
Recensione
Assolutamente da provare: rane fritte con patatine e formaggino di Montevecchia.

Alcuni piatti:
Rane fritte con patatine, costine, formaggino di Montevecchia
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10
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Ristoranti
 
2012-05-25 14:00:22 Locuste
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8.0
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8.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 22, 2008
Recensione
L'esistenza di questo incredibile locale dimostra almeno due cose. Primo, che la passione per il mangiar bene si annida ovunque, persino nel cuore di Torremolinos, di norma ricettacolo del turismo balneare più becero e distruttivo (e infatti a pochi metri ci sono esempi di ristoranti che toglierebbero l'appetito a una locusta, intesa come animale). Secondo, che le guide turistiche non sempre dicono bestialità: esistono davvero, come nelle immaginifiche descrizioni dei libri, i bar "alla spagnola" dove si può passare un'intera serata mangiando e bevendo al bancone, finché la capienza dello stomaco o la pazienza del gestore lo consentono. Difficile trovare l'indirizzo giusto, se non ci si capita per caso, ma una volta scoperto il segreto è impossibile non restare affascinati.

Nel caso de La Campana l'alchimia è ancora più irresistibile perché siamo di fronte a una vera e propria cornucopia di frutti di mare freschi, in bella mostra in un ampio banco frigo all'ingresso. Non si mangia altro e lo si mangia generalmente in piedi: i pochi tavolini in legno sono sempre strapieni; vino e birra scorrono a fiumi direttamente dalle enormi botti che si notano alla parete. E il conto? Oltre a essere ridottissimo (una porzione non supera mai i 7 euro) è molto particolare: il gestore ve lo segnerà a mano con un gesso sul piano del bancone, come nelle osterie di una volta. Con uno spettacolo del genere, persino pagare diventa un divertimento...

Passando dal folklore alla gastronomia vera e propria il giudizio non peggiora, anzi: ci si chiede in quanti locali italiani, anche ben più raffinati, sia possibile una tale varietà di scelta nel campo dei frutti di mare, tutti freschissimi (e in gran parte, naturalmente, crudi). Si passa così dalle ostriche ai mejillones (cozze), dalle coquinas (arselle) alle eccezionali fasolare, dai tartufi di mare alle capesante. Per chi proprio non si accontenta fanno capolino anche i gambas (gamberi) e le anchoas (acciughe) con olive. Ma le chicche sono i granchi, da provare nonostante le difficoltà "tecniche" per gustarli in piedi, e soprattutto le caiñillas, note in Italia come bocconi, ma qui assai più facili da reperire (ne vale la pena). Le porzioni non sono abbondantissime ma con 20 euro si arriva all'equivalente di un pasto completo, e nulla vieta di continuare... Ampio l'assortimento di vini rossi e bianchi, tra i quali fa la sua comparsa anche l'ottimo Barbadillo prodotto a Sanlucar de Barrameda.
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Ristoranti
 
2012-05-25 13:58:28 Locuste
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8.4
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
9.5
Prezzo 
 
8.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Gennaio 19, 2010
Recensione
Chi guarda con scetticismo alla retorica della genuinità e della tradizione, chi non riesce proprio a vedere nulla di speciale nell'atmosfera di una vecchia osteria, i teorici dell'innovazione a tutti i costi e quelli dell' "un posto vale l'altro": tutti costoro, ma anche gli altri, dovrebbero fare almeno una volta nella vita un salto alla trattoria I Valenza. Preferibilmente a pranzo, quando ai tavoli in legno con tovaglie a quadri - l'arredamento è immutato rispetto all'apertura, 31 anni fa - si presentano soltanto clienti abituali e naturalmente i gestori stessi. Personaggi d'altri tempi, che varrebbe la pena conoscere anche solo per ascoltare le loro storie e il modo in cui le raccontano. Ma poi c'è la cucina: casalinga nel vero senso della parola, perfetta negli ingredienti e nella preparazione, vera testimonianza di un modo di intendere l'alimentazione che purtroppo è sempre più raro incontrare.

Intorno al locale c'è il poco raccomandabile quartiere di Borgo Dora, una sorta di suk in buona parte abbandonato al degrado dove al massimo, se si è fortunati, ci si può concedere un kebab. Ma una volta varcata la porta della trattoria si torna indietro del tempo, e non è solo un abusato modo di dire: accenti, gesti, confidenze e naturalmente piatti e sapori sono davvero quelli di anni orsono. D'accordo, non a tutti capiterà in sorte di poter assaggiare una porzione delle splendide lasagne cucinate dalla signora Giuditta per i familiari, ma ci si potrà largamente rifare con l'ottima pasta e fagioli, gli gnocchi e le penne al ragù, al burro e salvia o alla ligure. A cena c'è spazio anche per preparazioni più elaborate come gli agnolotti e i tajarin. Il tutto accompagnato da una buona dose di rosso della casa: il vino sfuso, qui, è quasi meglio di quello in bottiglia.

Siamo partiti dai primi ma, in realtà, si può cominciare il pasto con qualche assaggio di acciughe al verde, salumi, insalata russa o addirittura peperoni con bagna caoda, roba forte com'è d'uso da queste parti. Anche i secondi non sgarrano di un millimetro dalla tradizione: spettacolare il bollito misto con la salsa verde della casa, poi trippa, braciole, frittata, brasato, cotoletta alla milanese e se è la giornata giusta anche coniglio. Da non perdere anche i contorni come le splendide coste all'olio, oppure patate fritte (naturalmente fatte in casa) e insalata. Pochi i dolci - panna cotta soprattutto - mentre non va saltato il caffè corretto con grappa e una scorza di limone. Perfetto anche il sorbetto al limone e mirto offerto dalla casa. A pranzo è difficile superare i 20 euro per un menu completo, la sera i prezzi sono un po' più elevati, ma comunque vada ringrazierete di essere entrati...
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Ristoranti
 
2012-05-25 13:56:22 Locuste
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5.1
Qualità 
 
5.5
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
3.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Luglio 11, 2008
Recensione
Il gioco non vale la candela, letteralmente. Perché le oltre tre ore di durata della cena, nelle quali il lume posto sulla tavola ha tutto il tempo di consumarsi, sono sintomo o di un livello qualitativo eccellente o di una lentezza inaccettabile del servizio: e, purtroppo per la Trattoria di Torba, questo non è un esempio del primo caso. Intendiamoci: le caratteristiche per cui è noto il locale, la cucina casalinga e le robuste porzioni di fiorentina, restano immutate. Ma il curioso arredamento, a metà tra il rustico e il liberty, e la simpatica atmosfera da drogheria di paese non bastano a bilanciare una cucina non sempre all'altezza e, soprattutto, i prezzi troppo alti in rapporto all'offerta gastronomica (da non perdere, invece, l'antichissimo monastero di Torba che sorge nelle vicinanze).

La presentazione della trattoria non è delle migliori dato che, nonostante le piccole dimensioni del locale, già per poter ordinare bisogna attendere diversi minuti, e non aiuta a ingannare l'attesa il pane portato in tavola, ai limiti del raffermo (un dettaglio, ma significativo). Il menu, rigorosamente enunciato a voce, prevede per iniziare l'antipasto della casa: salumi non memorabili (salame, crudo e coppa), meglio il resto, con fiori di zucca fritti, peperoni verdi raccolti direttamente nell'orto adiacente, verdura alla griglia e un assaggio di burrata. Attenzione: il rosso della casa (un Barbera) è da evitare, meglio preferire da subito uno dei vini in bottiglia disponibili su richiesta.

Con i primi sale il livello qualitativo della cucina: ottimi, in particolare, gli gnocchi all'ortica con gorgonzola. Discrete le crespelle alle verdure dell'orto e formaggio così come gli spaghetti con pomodorini, salsiccia, ricotta salata e peperoni, anche se questi ultimi hanno un po' troppo la meglio sugli altri sapori. Si arriva così ai secondi: pollo arrosto al mattone, coniglio alle olive (non eccelso e in porzioni un po' striminzite), tagliata e finalmente l'attesa fiorentina, di consistenza e sapore non del tutto soddisfacenti anche se la cottura è quella giusta. Tra i dolci un vasto assortimento di crostate (tra cui quella alla marmellata di fichi e pinoli), la panna cotta e i più estivi affogati al caffé e al liquore. La buona grappa della casa non basta ad addolcire la pillola di un conto a nostro avviso troppo elevato; in generale, anche se la buona volontà non manca, si ha l'impressione di un certo scadimento della qualità per un ristorante che in passato ha goduto anche di segnalazioni prestigiose.
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Ristoranti
 
2012-05-25 13:54:46 Locuste
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7.4
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
4.0
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9.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 24, 2004
Recensione
Arroccata alle pendici del Monte Faito e raggiungibile solo con impervie stradine ad alta densità di tornanti, Ticciano è la "capitale" dei dodici paesi della zona. Da qui si gode una vista eccezionale sul golfo di Napoli e qui, se ci si arriva, si può anche gustare l'ottima cucina del ristorante "La Pergola". Cucina casalinga ma non troppo: ampia nelle dimensioni, semplice ma corretta nell'arredamento, "La Pergola" somiglia più a un ristorante classico che a una taverna di periferia.

Noto soprattutto come pizzeria, il locale può essere l'occasione giusta per gustare la più celebre specialità della zona in molte varietà. Ma sarebbe un errore lasciare da parte gli altri piatti, a cominciare dall'antipasto della casa: una sontuosa miscela di formaggi, salumi, ortaggi (zucchine, melanzane), bruschetta con paradisiaci pomodori del luogo e mozzarella, qui ovviamente ai suoi massimi livelli. Una sequenza di piatti, tra l'altro a bassissimo prezzo, che potrebbe tranquillamente valere come piatto unico.

Se invece si preferisce continuare, si può scegliere tra diverse varietà di pasta fatta in casa (segnaliamo i paccheri) oppure passare ai secondi. Qui spiccano la grigliata mista di carne, a base soprattutto di maiale e agnello, e la classica tagliata di manzo con rucola. Ottima anche la grigliata di pesce. Scarsa la disponibilità di dolci, si chiude con caffé e limoncello. L'impressione lasciata dal ristorante è nel complesso ottima, macchiata però dall'estrema lentezza e, a volte, trascuratezza nel servizio, che può davvero infastidire la clientela.
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Ristoranti
 
2012-05-25 13:52:47 Locuste
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5.9
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
5.5
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5.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 30, 2007
Recensione
Il nome è furbetto, l’atmosfera anche; e d’altronde non potrebbe essere altrimenti, se si considera la posizione a un passo da corso Como, arteria modaiola della città. Tuttavia non bisogna lasciarsi ingannare dai pregiudizi: quella del T Garba è una cucina toscana abbastanza plausibile, abbastanza varia e a prezzi abbastanza abbordabili (anzi addirittura bassi in rapporto alla zona). Il problema, semmai, è quell’avverbio “abbastanza” che ricorre più volte nel recensire i locali di Milano, dove i picchi di eccellenza culinaria sono rari e comunque davvero ben nascosti. Ma questo è un discorso generale che riguarda solo marginalmente il ristorante in questione.

La formula proposta dal T Garba non è particolarmente originale – basta girare l’angolo per incontrare almeno altri due locali molto simili – ma comunque efficace: il ristorante, che è anche pizzeria, ha la sua peculiarità nei “mangiarini toscani”, dai semplici antipasti alle insalate, di grande successo soprattutto in pausa pranzo. Per chi preferisce un pasto completo la scelta è comunque abbastanza ampia: i primi ad esempio spaziano dalle gustose trofiette all’imperiale (con guanciale e zucchine) alle pappardelle con pomodoro fresco e pecorino, passando per i cenci alla maremmana, gli gnocchi di castagne al cinghiale e infine il risotto al Morellino con salsiccia, forse il migliore del lotto.

Secondi ovviamente incentrati sulla carne, a partire dall’immancabile fiorentina, che a dire il vero non impressiona particolarmente (se non per il prezzo: 50 euro al kg). Altre possibilità sono forse più interessanti: il carpaccione di bue caldo con scamorza, dal sapore forte e rustico, ma anche la ciccia panata e il fritto misto alla toscana, con pollo, coniglio e verdure. Decisamente da sconsigliare invece la tagliata di cavallo con carciofi, poco saporita e in porzione ridottissima. Ristretta la scelta dei vini, venduti anche al calice: il Montepulciano della casa è bevibile ma non di più. Molti invece i dolci, tra cui segnaliamo soprattutto la crostata di pere e cioccolato e il torroncino affogato al caffé.
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Ristoranti
 
2012-05-25 13:20:00 Locuste
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8.1
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
8.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Gennaio 13, 2007
Recensione
Se esiste un tempio alla cucina rustica e ai sapori genuini, dev'essere sicuramente sperduto tra le montagne dell'alta (altissima) provincia di Varese, nell'isolamento più totale. La cornice è di quelle che tolgono il fiato, e non solo metaforicamente: per raggiungere il locale è necessario camminare per qualche centinaio di metri su un sentiero ripido e, d'inverno, completamente ghiacciato. La fatica è però ampiamente ripagata dall'eccezionale cucina di questo agriturismo che apre solo su prenotazione e che dal pascolo, unica attività della zona, trae sostentamento e ingredienti per pranzi celestiali. Il non plus ultra della semplicità e della spontaneità, insomma, ma senza il minimo cedimento sul piano dei sapori.

L'atmosfera da baita di montagna (fin troppo, visto che non si raggiungono neppure i 1000 metri) e la pittoresca visuale dell'isolatissimo paesino di Monteviasco, raggiungibile solo tramite funivia, accompagnano il visitatore alla scoperta del ricco menu. Si comincia con una serie di antipasti di estremo pregio: salamino, pancetta e bresaola prodotti in loco (tutti e tre eccellenti), formaggio casereccio con pere tali da non far rimpiangere il famoso proverbio, cotechino con fagioli (o con cipolle) e melanzane al forno ricoperte di formaggio fuso. Chi non avesse già abbastanza caldo - improbabile, visto l'enorme caminetto che campeggia dietro i tavoli - può aumentare la temperatura con il corposo, benché non trascendentale Cabernet della casa. Rispetto alla prima visita, il locale ha ampliato la "cantina" con alcuni vini provenienti dal Piemonte, su tutti il Barbera.

Con i primi non cala il livello della cucina: gli gnocchi alla salvia si sciolgono in bocca, i tagliolini ai funghi sono tanto sostanziosi quanto delicati nel gusto. Decisamente meno significativa la pasta fresca al sugo di carne, penalizzata dalla scarsa salatura; purtroppo non abbiamo ancora avuto modo di gustare i preannunciati pizzoccheri. Ma i secondi riportano in alto i cuori e gli stomaci: polenta e brüscitt, capretto al forno con patatine, arrosto di vitello e il pregevolissimo arrosto di maiale con noci e patate arrosto. Tutto ciò in porzioni estremamente abbondanti, con possibilità di "bis" a richiesta. Impossibile rinunciare anche alla torta di pere fatta in casa, al caffé e al digestivo: grappa artigianale al pino, alla melissa o alla ruta, con bottiglia rigorosamente sul tavolo alla mercè dei bevitori più accaniti. Giunti a questo punto è inutile aggiungere altro: l'agriturismo, com'è evidente, merita una visita e un posto d'onore nella nostra graduatoria.
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Ristoranti
 
2012-05-25 13:17:26 Locuste
Voto medio 
 
5.4
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
4.0
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 24, 2004
Recensione
Alzi la mano chi non si è mai trovato lungo la strada all'ora dei pasti, a chilometri e chilometri dalla meta. Situazione spiacevole, che spesso costringe il viaggiatore ad avvelenarsi con snack di dubbia provenienza o, peggio, fast food. Il ristorante Brizi è uno di quei locali che evitano questo rischio, e già per questo merita una lode; sconta, però, tutti i difetti che questo tipo di ristorazione porta con sé.

Cominciamo col dire che proprio di ristorante, e non di trattoria o di osteria, si tratta; lo testimoniano l'arredamento e la cucina, entrambi molto classici. La posizione lungo l'Aurelia assicura l'assidua frequentazione di chi viaggia per lavoro (c'è anche un ampio parcheggio per camion). A questi clienti il ristorante offre primi a base di pasta fresca (amatriciana, carbonara) e secondi in prevalenza di pesce: consigliabili la zuppa e la tradizionale frittura di paranza, meno la grigliata mista, un po' fiacca.

Alcuni cartelli vantano le qualità della mozzarella di bufala, di produzione locale: merita un assaggio. Per finire ampio assortimento di frutta. Una visita che, alla fine, lascia qualche perplessità: non tanto dal punto di vista della qualità, più che discreta, quanto da quello del servizio e del costo. Se le ampie dimensioni del locale possono far perdonare qualche trascuratezza e rallentamento, non si può dire altrettanto per i prezzi, a nostro avviso decisamente eccessivi.
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Ristoranti
 
2012-05-25 13:15:34 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
5.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 06, 2003
Recensione
Il Tarlisu è una recente ma caratteristica maschera di Carnevale, nata per rappresentare l'attività principale degli industriali tessili di Busto Arsizio: la parola "tarlisu" indica infatti una qualità di stoffa. Date queste premesse, l'intento dell'Osteria è chiaro: ripercorrere le origini della cucina locale, proponendo e rivisitando le tradizioni culinarie bustocche. Il tutto in un ambiente rustico ma raffinato e curato, nonché molto ridotto negli spazi (si consiglia di prenotare).

Per i "non iniziati" è d'obbligo assaggiare le pietanze tradizionali del luogo: polenta e brusciti, rustisciana (carne di maiale con cipolle) e soprattutto polenta con spezzatino d'asino. Ma il locale propone anche piatti più originali, come il risotto del Tarlisu (con mirtilli) e vari tipi di tagliata, tra cui quella con il soncino. La specialità dell'Osteria, come si sarà intuito, è la carne, ma una menzione particolare va agli antipasti misti: verdure fritte, burrata, tortini di verdure e una grande selezione di salumi.

Il pasto si chiude con un tagliere misto di dolci, tra cui crostata, budino alla nocciola, mousse al cacao e amaretto. Da segnalare l'ottima scelta di vini. Servizio rapido e cortese, l'unica pecca del locale è forse nell'abbondanza delle porzioni, non proprio a misura di gastronauta. Prezzi di livello medio-alto.
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Ristoranti
 
2012-05-25 13:13:56 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
6.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
8.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Luglio 16, 2005
Recensione
Due semplici sale, modestamente arredate, introducono i clienti a questa osteria di recente fondazione, situata nel pieno centro storico di Albenga. Due sono anche i suoi più importanti pregi: il prezzo contenuto (il conto finale si aggira sui 20 € bevande escluse) e la riproposizione di piatti tipici della tradizione ligure. Il servizio è spartano ma efficiente e la lista dei piatti è presentata direttamente a voce dallo chef. Non è il caso comunque di aspettarsi troppe variazioni né voli pindarici: la cucina è semplice e casalinga come il locale.

Nel menu sono del tutto assenti gli antipasti, anche se la casa offre una semplice focaccia al prosciutto e formaggio per ingannare l'attesa. Ci si rifà, almeno per varietà della scelta, con i primi: immancabili le trofie al pesto, naturalmente con patate e fagiolini come nella più pura ricetta ligure. E' inoltre possibile optare per un piatto di tagliatelle con diversi condimenti: verdure, polpo e gamberetti, abbinabili a scelta in tutte le possibili combinazioni, che tuttavia non convincono fino in fondo, così come i classici spaghetti al pomodoro o al ragù.

Meglio i secondi di pesce, anche se limitati in pratica, in occasione della nostra visita, alla sola orata, servita ai ferri (di buona qualità) oppure in carpione. Per quanto riguarda i piatti di terra si fa notare soprattutto il filetto al pepe verde; i secondi sono comunque accompagnati da insalata mista e patatine fritte. Il pasto si fa abbinare con successo a un leggero Vermentino. Manca invece una lista dei dolci ed in generale è questa la principale pecca del ristorante, che presenta una scelta troppo ristretta e preparazioni non sufficientemente curate per soddisfare completamente il palato.
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