Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-25 11:22:48 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
7.0
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7.5
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Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 10, 2007
Recensione
Ecco un felice esempio di come si possa fare ottima ristorazione in Sardegna con la cucina del territorio, senza dover scadere nel dilettantismo o, all’opposto, nella furberia che purtroppo caratterizzano diversi locali dell’isola. Piccola e raccolta, lontanissima dalle rotte turistiche (arroccata com’è sulle colline del Montiferru, atipico angolo della provincia di Oristano), l’osteria Al Bue Rosso si è tuttavia costruita negli anni una solida e ben meritata fama. I meriti vanno attribuiti in primis alla razza bovina sardo-modicana che le dà il nome, diffusa nella zona fin dal 1870 ma solo recentemente riscoperta a livello gastronomico. Sul bue rosso è infatti incentrato tutto il menu, dagli antipasti alle eccellenti grigliate, per un pasto semplice e concreto che tuttavia non scade mai nel banale.

Per cominciare il pasto niente di meglio di un succulente e abbondante antipasto misto che presenta in rassegna diverse specialità della casa: polpette a scabecciu (con aglio e prezzemolo), nervetti, formaggio spalmabile, verdure sott’olio, ottimo patè di bue rosso e chi più ne ha più ne metta. In un contesto quasi familiare e accompagnati dal discreto rosso della casa (ma non mancano le etichette locali) si passa ai primi, sempre com’è ovvio con un occhio alla carne. Abbiamo così le tagliatelle all’uovo con polpette di bue rosso, rigorosamente fatte in casa, gli abbondanti gnocchetti sardi al sugo di carne, la tipica fregula e i ravioli con diversi ripieni: formaggio, ricotta, ortica e manco a dirlo bue rosso.

Si arriva così all’attesa carne alla griglia che, oltre alla qualità sopraffina, si giova anche di prezzi piuttosto convenienti. Uno dopo l’altro sfilano sul piatto dei commensali il filetto di bue rosso, la tagliata, l’ottima costata e la salsiccia, anche se non mancano altre proposte stagionali come il bollito di bue con verdure. Per chiudere la cucina propone un discreto assortimento di torte che sono la quintessenza del casereccio: segnaliamo in particolare la torta marmorizzata al cioccolato. Non lasciate infine il ristorante senza aver provato un bicchierino del brandy artigianale prodotto nella vicina Santu Lussurgiu.
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Sagre
 
2012-05-25 11:19:13 Locuste
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7.8
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8.0
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Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 2015
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 21, 2015
Recensione
Che dire... se non vi piace la carne non è la sagra fatta per voi! Ottima la fiorentina da 1 kg, abbondanti le bruschette. La sagra dura dal venerdì alla domenica per due weekend consecutivi: l'ideale sarebbe visitarla il primo o il secondo giorno per ammirare la scottona allo spiedo.

Alcuni piatti:
Agnolotti al brasato di scottona, bruschette assortite, fiorentina da 1 kg, costata da 500 gr., torte artigianali, Bonarda
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:16:03 Locuste
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7.4
Qualità 
 
6.5
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8.5
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7.0
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7.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Febbraio 23, 2010
Recensione
Quando si passeggia in pieno inverno sulle rive di un lago ghiacciato, su strade coperte da una lastra scivolosa e sferzate da un vento gelido, un piatto caldo è una necessità più che un desiderio. Meglio ancora se ci si può rifugiare all'interno della capiente e tradizionale Zum Stadtkrug, attiva fin dal 1936 come ristorante, bar e microbirrificio, l'unico della città. L'accoglienza è cordiale, malgrado l'atmosfera un po' rigida e spartana tipica dell'ex Germania Est: del resto un po' tutta Schwerin vive sul contrasto tra le grigie e squadrate architetture della DDR e i magnifici paesaggi dei laghi che circondano la città. Anche per quanto riguarda il cibo, qui si bada al sodo, senza troppi esperimenti: piatti (molto) corposi, prevalentemente a base di carne e verdure, con condimenti che concedono parecchio al colesterolo. Ma del resto una buona dose di calorie, a queste temperature, è d'obbligo.

Il menu è costituito quasi esclusivamente da piatti unici, a prezzi che variano dagli 8 ai 12 euro. Si può comunque iniziare con qualche antipasto: la Tagessuppe (zuppa del giorno), la Flammkuchen, cosiddetta "pizza tedesca", e la Räucherlinge, salsiccia affumicata. Piatti di riscaldamento prima di entrare nel vivo con le specialità della casa. Tra queste spicca il maestoso Schweinehaxe, stinco di maiale con crauti, patate e purea di piselli: morbido, saporito, grasso al punto giusto. Ottime anche la Hamburger Schnitzel e la Malzsach, due cotolette servite rispettivamente con uova al tegamino (la prima) e con ripieno di prosciutto e formaggio e contorno di funghi (la seconda). Incuriosisce la Sudhauspfanne, ricetta tradizionale di Schwerin: salsiccia piccante in padella con crauti e patate arrosto. Fa infine capolino anche il pesce con il Kapitansplatte, vari tipi di pesce di lago, prevalentemente fritto.

A completare l'offerta non mancano panini, come il debordante Baconburger, e snack: il solito Currywurst, come al solito sconsigliato, e patate al cartoccio. Praticamente inesistenti, invece, i dolci. Sul piano delle bevande il locale si fa rispettare: la birra prodotta in casa - la Schweriner Altstadbräu - è disponibile in tre versioni, chiara, scura e aromatizzata alla frutta. Non aspettatevi però le classiche dosi tedesche: da queste parti, stranamente, si utilizza il bicchiere da 0,30 come unità di misura! Poco male visto che il prezzo è irrisorio. Il menu prosegue poi con altre 3 qualità di birra, vini di varia origine e una serie di acquaviti e distillati: leggera e aromatica la Rostocker Kümmel.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:13:49 Locuste
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7.3
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8.5
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5.5
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Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 17, 2009
Recensione
Niente telefono, niente prenotazioni, niente caffè, niente amaro, niente carte di credito, di fatto niente primi e niente dolci. Prendere o lasciare. Ma se queste premesse vi scoraggiano, fareste meglio a ripensarci: da 130 anni questo locale è una tappa irrinunciabile per i savonesi doc e anche per i visitatori, e i motivi sono almeno due, l'elevata qualità e i prezzi sorprendentemente bassi. Le specialità della casa, farinata e vino, si trovano già nell'insegna, ma questo è anche uno degli indirizzi migliori della città per gustare i prelibati piatti di pesce del mar ligure senza rimetterci il portafoglio. La controindicazione principale è che, come detto, non si accettano prenotazioni se non di persona: benché i posti siano ben 120, suddivisi su due sale, nelle serate di maggior affluenza è bene predisporsi a un certo tempo di attesa.

Ad affrettare i tempi ci pensano il servizio, veloce e sbrigativo, e un menu ridotto all'osso. La fa da padrone ovviamente la farinata, preparata nel grande forno a legna all'ingresso del locale: ottima in entrambe le versioni, quella di ceci e quella di grano (a 5 euro la porzione). Per accompagnarla si può optare per l'economicissimo vino della casa, servito in tavola ad appena 6 euro al litro: poco più che acqua, d'accordo, ma a questi prezzi non c'è concorrenza! Va detto che però il locale dispone di numerose etichette locali, dal Pigato al Vermentino, e anche qui con ricarichi modesti. Trascurato l'unico primo presente in lista (il minestrone di verdure), si passa direttamente ai secondi: qualche piatto di carne c'è, segnatamente la cima alla genovese, ma è indubbiamente il pesce a farla da padrone.

Preparazioni semplici ed essenziali, ma piuttosto abbondanti e soprattutto di ottima qualità contraddistinguono la cucina del locale: citiamo fra l'altro l'eccellente zuppa di pesce, il ricco fritto del Golfo e la stuzzicante frittura di gamberetti e pinoletti. Non mancano poi le seppie con i carciofi, gli interessanti totani ripieni e i celebri gianchetti, almeno in stagione. Tariffe anche qui superlative: ogni piatto di pesce costa 8 euro, come dire uno al prezzo di due... Se ci si accontenta, si può chiudere con un dolce convenzionato, altrimenti fuori dai piedi e spazio agli altri clienti. Qui funziona così!
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:12:12 Locuste
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6.9
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
5.5
Servizio 
 
8.0
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7.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 09, 2005
Recensione
"Virtuosa semplicità": questo significa in indiano la parola "sarla", e non potrebbe esserci definizione migliore per un locale neonato (esiste solo dal 2003) ma già entrato nel cuore di molti milanesi amanti dell'esotico, per la sua posizione centralissima, i prezzi contenuti e la sobria ma intrigante atmosfera che vi si respira. I piatti cucinati con perizia e serviti con grande cortesia dal personale, interamente originario dell'India del Nord, si ispirano tutti al principio dell'annamayakosha. Non è una poetessa russa, ma il nome che le Upanishad danno al corpo: un termine che può essere tradotto letteralmente come "corpo fatto di cibo" e riconosce dunque l'importanza decisiva del nutrimento nella vita dell'uomo.

Il pranzo e la cena per l'India sono un momento di comunione con gli dei, che non possono partecipare al pranzo con il gusto, ma lo fanno assorbendo fumi e profumi della cucina: per questo ogni pietanza è estremamente speziata e aromatica. Il primo approccio può risultare traumatico: le salse che i visitatori trovano in tavola hanno sapori davvero intensi e inconsueti per chi non è abituato. Più "soft" l'impatto con gli antipasti: i samosa (fagottini di pasta ripieni di carne o verdura) e l'ottima verdura in pastella che va sotto il nome di pakora. Importante è anche seguire i consigli del personale che di volta in volta propone le specialità di stagione.

Nel menù non ci sono primi e secondi, ma piatti unici preparati con gli ingredienti base della cucina indiana: verdure, agnello, pollo, maiale, pesce, pane e riso. Per chi ama i sapori più forti si consigliano il chicken curry o il celebre tikka masala: spezzatino di pollo con pomodoro, crema e spezie, apparentemente indianissimo ma in realtà nato in Inghilterra. Più delicato il gusto dell'hariyali tikka, pollo marinato con verdure. Il tutto va rigorosamente accompagnato con riso proposto in diverse qualità: dal lemon chawal al limone all'handi biryani con verdure. Si beve birra indiana (Cobra o King Fisher) e si mangiano le tipiche focacce speziate (naan). Tra i dolci ottimi il gelato al pistacchio e il pista burfee, un "mattoncino" (non solo per la forma) di mandorle, pistacchio e latte.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:10:32 Locuste
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Qualità 
 
8.0
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7.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 05, 2008
Recensione
Si può gustare un'ottima cena giapponese a Milano spendendo una cifra accettabile? Non lo sappiamo. Ma molto, molto vicino a Milano sicuramente si può. Andiamo subito al sodo, esattamente come fa il ristorante di "Padrone Kimura" (ipse dixit), che non bada troppo ai fronzoli orientaleggianti ma ha dalla sua un menu ricco e variegato e un servizio che è un modello di efficienza. Sia chiaro, qui non troverete arredamenti minimalisti e nessuna traccia di atmosfera new age, e neppure la location, la modernissima piazza Mapelli, è esteticamente eccezionale (ma siamo a Sesto San Giovanni, cosa vi aspettavate?); non manca però qualche tocco di raffinatezza, come i simpatici separé per mangiare in completa solitudine, e tutto a fronte di un conto finale sotto i 30 euro, decisamente anomalo nel panorama sempre più affollato dei ristoranti nipponici della zona.

A parte i menu completi che, per 10 euro o poco più, fanno la felicità dei lavoratori in pausa pranzo, la cucina propone una serie interminabile di variazioni sui temi del sushi, del sashimi e del tempura, che da soli occupano due pagine della lista. Per chi è alla prima visita è quasi un obbligo provare il piatto misto di sushi e sashimi - ce ne sono da 2 o da 3 persone - nel quale trovano posto vari tipi di sushi, con o senza riso, sashimi, immancabili condimenti (salsa di soia, wasabi e zenzero) e anche l'eccellente tiger roll: involtini di riso con gamberi, fettine di salmone, uova di salmone e salsa teriaki. Ancora più esotico il dragon roll, che promette filetto di anguilla, fettine di avocado e uova di pesce volante. Ottimo anche il chirashi sushi, corposa scodella di riso con pesce crudo misto, salsa di soia e wasabi. Chi trovasse qualche ostacolo nell'utilizzo delle tipiche bacchette - lo scrivente è tra questi - non si perda d'animo: a disposizione dei più maldestri ci sono persino le forchette.

Per il resto vi segnaliamo alla rinfusa (la divisione tra antipasti e altri piatti è artificiosa): tofu sarada (insalata di tofu), tempura moriawase (fritto misto di gamberi con verdure), ika maruyaki (calamaro alla griglia), tempura udon (tagliatelle giapponesi in brodo con gambero fritto), hosomaki (involtini di riso), gyoza (ravioli alla griglia) e sunomono (alghe sott'aceto con pesce). Per chi preferisse la carne ecco il toli no kara-aghe (pollo fritto), lo yakitori teriaki (pollo alla griglia) e il ton-katsu, quasi una versione orientale della cotoletta alla milanese. L'attesa per l'arrivo dei piatti è praticamente inesistente grazie a un servizio sbrigativo ma efficacissimo.
Due pietanze a testa, viste anche le quantità abbastanza generose, soddisfano pienamente specie se accompagnati dall'onesta birra Sapporo o dal classico sakè. Come dolce consigliamo - nonostante qualche parere discordante - gli inconsueti gusti di gelato al riso o al tè verde.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:07:53 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
5.5
Prezzo 
 
9.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 09, 2006
Recensione
Tra gli innumerevoli bar, ristorantini e "taperie" che punteggiano Santiago de Compostela (per un quadro completo non possiamo che rimandarvi al nostro reportage), il Café Casa Manolo ha qualcosa di particolare. Non certo il prezzo che, come nella maggior parte dei locali cittadini, è abbordabilissimo: a pranzo appena 7 euro per un menu completo di primo, secondo, dolce e acqua. Piuttosto sono il look e l'ambiente a stupire: sala centrale ampia e ariosa, mobilio moderno, ampie superfici vetrate che contrastano con il vecchio edificio in pietra del centro storico che ospita il ristorante.

Un locale "da pausa pranzo", dunque? Sì, ma non si tratta certo di un marchio d'infamia come spesso viene considerato in Italia, semmai di un attestato di qualità. Apparecchiatura alla buona e servizio sbrigativo non inficiano, infatti, l'ottima fattura dei piatti che riprendono fedelmente le tradizioni del luogo. Si consiglia di cominciare con il caldo gallego, una classica zuppa di verdura a base di cavoli e patate, impreziosita però da carne e spezie. Altro primo tipico, a metà tra Spagna e Portogallo, è la caldeirada de calamares: una zuppa a base di calamari, patate e gustoso sugo piccante.

Anche i secondi spaziano dalla terra al mare: la carne asada (fettine di manzo alla brace) è di discreta fattura, e si fa notare soprattutto per le porzioni molto abbondanti oltre che per il generoso accompagnamento di verdure e patatine fritte, queste ultime croce e delizia della cucina gallega. Gustoso il merluza a la gallega: il pesce è quello pressoché insapore dell'Atlantico, ma è anche cucinato con sapienza e accompagnato da un'ottima salsa a base di pomodori e spezie. Per chiudere il dolce: il flan, crème caramel al cucchiaio ricoperto da uno strato di cioccolato, è quello più appetibile. Per le strade di Santiago vi verrà offerta anche la Muiñeira, tipica torta del luogo: non andate via senza aver assaggiato questa terrificante bomba calorica di uova e mandorle!
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:06:21 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
5.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
9.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 20, 2008
Recensione
Che in Andalusia si possa mangiare praticamente ovunque e a qualsiasi ora è fatto ormai noto ai lettori delle nostre precedenti recensioni; ciò non significa però che tutti i locali siano uguali, né che manchino le differenze qualitative. A parte le cosiddette tourist traps, esistono anche qua i locali "da pausa pranzo" com'è appunto quello in oggetto, che si limitano a preparazioni essenziali per il visitatore di passaggio e puntano tutto sul continuo afflusso di clienti (il ristorante si trova su una delle strade principali di San Pedro). Non ci sentiremmo dunque di consigliare particolarmente questo piccolo bar con saletta interna e tavolini sulla strada, se non fosse per un particolare: i prezzi, tanto contenuti da raggiungere l'incredibile cifra di 9 euro per un intero menu, comprensivo di bevande. Dove per "bevande" si intende non il classico quartino di vino, ma qualsiasi bevanda a piacimento!

La sconcertante generosità dell'offerta fa dunque passare in secondo piano la lentezza del servizio (specie ai tavolini esterni) e anche la qualità media non proprio straordinaria della cucina, basata su piatti pronti e poco elaborati. Fa eccezione il gazpacho (nella foto), qui nella sua ricetta più tradizionale e ben riuscita: fresco, dissetante e saporito, ideale per il torrido clima estivo. Assai più impegnativo l'estufado con patatas che non entusiasma né per la qualità della materia prima né per la cottura. Per accompagnare il pasto, come sempre, le scelte più immediate sono la birra Cruzcampo e il tinto de verano, discutibile ma piacevole miscela di vino e limonata.

Nei secondi piatti il menu vira decisamente sul pesce (del resto il mare è a un tiro di schioppo) ma senza proporre nulla di memorabile. Il lenguado (sogliola) è quasi insapore, un po' meglio i calamares. Anche la merluza, pesce assai apprezzato in questa zona, ha pochi motivi per farsi ricordare. Per chi preferisse la carne c'è un'onesta chuleta (costoletta di maiale). Si chiude il pasto con un dessert, ma difficilmente si possono evitare i dolci confezionati: il flan con nata (panna) è quanto di più industriale si possa immaginare, un po' meglio la crema de limon. In sostanza, locale da visitare solo per una pausa veloce in condizioni di emergenza, con la certezza però di un passaggio indolore per il portafoglio.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:04:57 Locuste
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7.4
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
8.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 29, 2008
Recensione
"Il gigante dal 1965" recita lo slogan che compare sul menu del ristorante. E di gigante c'è molto in questa tipica trattoria, soprattutto il menu stesso, sia per numero sia per consistenza delle portate. Siamo nella Lomellina più profonda, tra un campo coltivato e una risaia, e il locale di Sergio Camola non si distingue in nulla dall'immagine più tradizionale del ristorante di paese, ma proprio a questo deve la sua fortuna. Semplicità è la parola d'ordine: ambiente rustico, servizio alla buona e prezzi davvero contenuti si accompagnano a una cucina essenziale, fedelissima alle specialità della zona. Particolare attenzione meritano (per il visitatore "forestiero") rane e lumache, cavalli di battaglia della gastronomia lomellina.

La lista dei vini non è tale da creare indecisioni di sorta: due sono infatti le alternative possibili, rosso (una discreta Bonarda) e bianco (naturalmente Riesling). Neppure tra gli antipasti c'è da scegliere, ma solo perché arrivano in sequenza, con un ritmo impeccabile: prima gli affettati (prosciutto crudo, coppa, salame d'oca e salame crudo), poi insalata russa e sottaceti, poi ancora la gustosa bresaola con grana e noci, la frittatina di verdure, olive all'ascolana e mozzarelline impanate. Finito? Nemmeno per sogno: a concludere la lunga teoria degli antipasti arriva come un macigno il cotechino con fagioli! Dopo una tale introduzione non ci si può certo attendere un primo leggero, e infatti ecco arrivare in tavola i ravioli speck e gorgonzola insieme a un cospicuo assaggio di risotto con funghi porcini al profumo di tartufo, quest'ultimo per la verità un po' meno convincente.

Non meno invitanti i secondi, che sono ben cinque (anche se fortunatamente in porzioni più ridotte): anonimo il roastbeef al carpaccio, molto più saporito il petto di faraona con funghi porcini e tartufo, così come lo stufato d'asino. Poi le citate specialità: ottime le rane dorate, difficili da apprezzare le lumache trifolate, dal gusto forte e terrigno che non si adatta certo a tutti i palati. Il tutto con gradito contorno di patate al forno. Non resta che spezzare il ritmo con un sorbetto al limone e poi chiudere con il tris di dolci, tra i quali spicca il delicato bianco mangiare. Degna conclusione di una cena che difficilmente può lasciare insoddisfatti, anche se manca il guizzo di qualità che potrebbe renderla indimenticabile.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:02:28 Locuste
Voto medio 
 
6.5
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
5.0
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 27, 2010
Recensione
San Francisco non potrebbe essere più lontana dai bayou della Louisiana, eppure proprio nel cuore del Fisherman's Wharf, il quartiere dei pescatori affacciato sulla baia, c'è un angolo permeato dall'atmosfera del Sud. Il punto di forza del Lou's Restaurant è certamente il club al piano superiore, nel quale, per tutto l'arco della giornata, si alternano cantanti e gruppi musicali rigorosamente blues: di sera l'atmosfera si scalda e, dopo cena, è d'obbligo fare un salto di sopra per assistere alle esibizioni. Il livello del ristorante, purtroppo, non è altrettanto soddisfacente, sia per la qualità poco esaltante di alcuni piatti, sia per il servizio insolitamente scialbo se non addirittura sgarbato. Peccato, perché la location merita.

Paradossalmente, i piatti più consigliabili del menu non hanno nulla a che fare con la Louisiana, ma sono al contrario i capisaldi della tradizione locale. Il primo è il clam chowder, densa zuppetta di molluschi servita con gallette aromatizzate: qualunque sia il contenuto, il risultato è apprezzabile. Semplici peel and eat shrimp (gamberi bolliti) o steamed mussels (cozze) sono le altre opzioni più invitanti per aprire il pasto, anche se purtroppo l'aglio - in quantità esorbitanti - e una serie di salse incongrue sono in agguato. Da evitare le buffalo wings, che a dispetto del nome sono semplici alette di pollo rese quasi immangiabili da un condimento a base di formaggio e di una salsa misteriosa.

Con i secondi, che sono poi piatti unici, va decisamente meglio grazie alla presenza dello steamed dungeness crab, il piatto più tipico di San Francisco: un granchio del peso di quasi 1 kg al vapore, servito intero e, per una volta, senza condimenti invasivi. Davvero una prelibatezza, e il prezzo da pagare (circa 26 dollari) è più che meritato. Non altrettanto si può dire per l'indigesta jambalaya, un piatto di carne, pesce e riso piccante tipico della cucina cajun, qui non particolarmente riuscito così come il gumbo. Meglio optare per un fried seafood platter (calamari, gamberi, pesce e capesante, tutto fritto) o al limite per l'immancabile cioppino, zuppa di pesce al pomodoro. Tra le bevande tutte le principali birre californiane.
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