Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-24 09:37:08
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Dicembre 06, 2008
Recensione
Chi mastica un po' il tedesco (soprattutto il vocabolario enogastronomico) sa che keller significa "cantina", anche se in realtà il vino, di produzione propria, non è il punto di forza di questo grazioso maso in posizione panoramica a pochi km da Bolzano. In perfetto stile altoatesino, il locale rappresenta un classico esempio di vecchia cantina trasformata in agriturismo. L’ambiente accoglie subito con gli avventori schiamazzi e vociare alto sotto le volte in cemento della struttura. L’andirivieni del ristoratore e della sua consorte (piuttosto sbrigativa e burbera, anche se efficiente) accompagna l’atmosfera cordiale del locale.
I piatti ricalcano la tradizione della regione, offrendo un menu principalmente a base di carne e piatti di una certa robustezza. L'antipasto misto di carne salata, arrosto e salumi (anche questi fatti in casa) introduce a primi semplici e consistenti: ravioli con funghi o con spinaci, zuppa d'orzo, pasta e fagioli. Anche i secondi sono caserecci: notevole in particolare la salsiccia di maiale fatta in casa con patate bollite, in alternativa puntine bollite con verze o bollito di manzo. Davvero ottimi i dolci, tra cui spicca il krapfen con papavero e marmellata; nonostante la natura del locale, invece, il vino della casa (da uve schiava) si rivela una nota stonata.
I piatti ricalcano la tradizione della regione, offrendo un menu principalmente a base di carne e piatti di una certa robustezza. L'antipasto misto di carne salata, arrosto e salumi (anche questi fatti in casa) introduce a primi semplici e consistenti: ravioli con funghi o con spinaci, zuppa d'orzo, pasta e fagioli. Anche i secondi sono caserecci: notevole in particolare la salsiccia di maiale fatta in casa con patate bollite, in alternativa puntine bollite con verze o bollito di manzo. Davvero ottimi i dolci, tra cui spicca il krapfen con papavero e marmellata; nonostante la natura del locale, invece, il vino della casa (da uve schiava) si rivela una nota stonata.
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Ristoranti
2012-05-24 09:35:26
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 27, 2005
Recensione
Davvero una lieta sorpresa questo piccolo agriturismo posto a pochi chilometri da Santa Teresa, per una volta in posizione comoda e agevole da raggiungere, a un tiro di schioppo dalla strada principale. L'aspetto curato e moderno degli esterni trae in inganno alla prima occhiata, ma in realtà il locale non ha nulla da invidiare ad altri ambienti più rustici e caratteristici, e l'accoglienza è davvero inappuntabile. La presenza di comodi tavolini all'aperto e di una fresca sala interna completano il quadro di un ristorante adatto per una sosta anche nelle ore più calde delle giornate estive.
Come da tradizione il pranzo è introdotto da una serie di prodotti tipici dell'agriturismo: affettati (salame e coppa), olive e verdure sott'olio davvero appetitose, in particolare zucchine, peperoni e pomodorini. Il tocco di classe nell'antipasto è però la ricotta locale, già di per sé delicata e gustosa e insaporita dall'abbinamento con il miele che crea un piacevole accostamento di sapori. Si passa quindi ai primi in puro stile gallurese: accanto agli immancabili gnocchetti sardi c'è infatti la tipica zuppa cuadda, a base di pane raffermo, formaggio e brodo di pecora, cucinata solo in questa zona della Sardegna.
I primi si completano con i classici, ma non banali, ravioli alla ricotta: a renderli inconfondibili è in questo caso il gusto acre della scorza di limone. La qualità dei piatti, fin qui davvero eccellente, scade purtroppo un po' con il secondo più atteso, ovvero il porcetto, che non appare al livello del resto del menu né come preparazione, né come scelta dei tagli (anche se l'abbondanza delle porzioni è comunque degna di nota). I dolci sono invece ottimi: da segnalare soprattutto le formaggelle e gli acciuleddi (paste fritte e attorcigliate con miele). Il "solito" mirto o eventualmente il fil 'e ferru terminano degnamente il pasto.
Come da tradizione il pranzo è introdotto da una serie di prodotti tipici dell'agriturismo: affettati (salame e coppa), olive e verdure sott'olio davvero appetitose, in particolare zucchine, peperoni e pomodorini. Il tocco di classe nell'antipasto è però la ricotta locale, già di per sé delicata e gustosa e insaporita dall'abbinamento con il miele che crea un piacevole accostamento di sapori. Si passa quindi ai primi in puro stile gallurese: accanto agli immancabili gnocchetti sardi c'è infatti la tipica zuppa cuadda, a base di pane raffermo, formaggio e brodo di pecora, cucinata solo in questa zona della Sardegna.
I primi si completano con i classici, ma non banali, ravioli alla ricotta: a renderli inconfondibili è in questo caso il gusto acre della scorza di limone. La qualità dei piatti, fin qui davvero eccellente, scade purtroppo un po' con il secondo più atteso, ovvero il porcetto, che non appare al livello del resto del menu né come preparazione, né come scelta dei tagli (anche se l'abbondanza delle porzioni è comunque degna di nota). I dolci sono invece ottimi: da segnalare soprattutto le formaggelle e gli acciuleddi (paste fritte e attorcigliate con miele). Il "solito" mirto o eventualmente il fil 'e ferru terminano degnamente il pasto.
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Ristoranti
2012-05-24 09:32:57
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 21, 2005
Recensione
Tonno, sempre tonno, fortissimamente tonno. Raramente un luogo e un ristorante sono così strettamente legati a un alimento come avviene nel caso di questo locale di Portoscuso, dove si trova una delle ultime tonnare in attività della Sardegna. Non a caso il nome "Sa Musciara" indica la barca del rais, il capopesca durante la tonnara. Il tonno è dunque protagonista indiscusso di una cucina che però, pur riprendendo i piatti tipici della tradizione, non disdegna fantasia e inventiva. I difetti del ristorante vanno ricercati altrove e cioè nei prezzi, decisamente troppo alti per un locale che si vanta giustamente della sua conduzione familiare e dell'inserimento nella guida Osterie d'Italia.
Ciò nonostante, il binomio tra ingredienti di qualità davvero eccellente e perizia dello chef giustifica pienamente la fama del locale, rinomato anche fuori dall'isola. Più che alla lista è opportuno affidarsi alla viva voce del personale che vi suggerirà come antipasto un'eccezionale serie di assaggi: couscous, alici marinate, carpaccio di tonno e pesce spada affumicati, polpo e ceci (abbinamento azzeccato) e una porzione davvero imponente di tonno sott'olio. Soprattutto quest'ultimo sorprende per morbidezza e intensità del sapore.
Tra i primi non si può non provare il piatto della casa, gli spaghetti a sa musciara: aglio, pomodoro, basilico e tonno con in più il tocco finale, bottarga a pezzi (non grattugiata). Meno originale ma ugualmente efficace la grigliata mista con branzino (freschissimo), scampi, gamberi e seppie. Ben sopra la sufficienza anche i dolci (le seadas su tutti); il vino della casa invece non soddisfa affatto, meglio rivolgersi alla fornita cantina. Il servizio è decisamente lento, specialmente nelle serate di grande affluenza.
Ciò nonostante, il binomio tra ingredienti di qualità davvero eccellente e perizia dello chef giustifica pienamente la fama del locale, rinomato anche fuori dall'isola. Più che alla lista è opportuno affidarsi alla viva voce del personale che vi suggerirà come antipasto un'eccezionale serie di assaggi: couscous, alici marinate, carpaccio di tonno e pesce spada affumicati, polpo e ceci (abbinamento azzeccato) e una porzione davvero imponente di tonno sott'olio. Soprattutto quest'ultimo sorprende per morbidezza e intensità del sapore.
Tra i primi non si può non provare il piatto della casa, gli spaghetti a sa musciara: aglio, pomodoro, basilico e tonno con in più il tocco finale, bottarga a pezzi (non grattugiata). Meno originale ma ugualmente efficace la grigliata mista con branzino (freschissimo), scampi, gamberi e seppie. Ben sopra la sufficienza anche i dolci (le seadas su tutti); il vino della casa invece non soddisfa affatto, meglio rivolgersi alla fornita cantina. Il servizio è decisamente lento, specialmente nelle serate di grande affluenza.
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10
Ristoranti
2012-05-24 09:31:20
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 15, 2005
Recensione
ATTENZIONE: il ristorante, dopo un periodo di chiusura, ha riaperto recentemente con una nuova gestione. Menu e caratteristiche del locale potrebbero essere mutate.
Un'oasi di Sardegna per chi è alla ricerca di sapori "esotici" nell'incongrua cornice del Varesotto: così si presenta il ristorante Murru, ed è una presentazione accompagnata da ottime credenziali perché il locale nasce come rivendita di uno dei più prestigiosi salumifici sardi, produttore della celebre salsiccia creata a Irgoli (Nuoro) ed esportata poi in tutto il mondo. Solo in seguito Murru diventa ristorante frequentatissimo, anche da compagnie numerose (prenotare è opportuno). L'ambiente, non particolarmente caratteristico, è ravvivato da ceramiche e maschere sarde alle pareti; una cena a questi tavoli costituisce un buon primo approccio per chi ancora non conosce le specialità della regione, anche se la cucina non raggiunge i picchi di eccellenza dei migliori locali dell'isola.
Il menu è quello, immutabile e immarcescibile, di qualunque agriturismo tradizionale. Si comincia quindi con una schiera di antipasti: il piatto forte della casa sono ovviamente i salumi, salsiccia e prosciutto crudo in primis, ma ci sono anche pecorino e verdure sott'olio (in particolare melanzane e peperoni). Il tutto già annaffiato da abbondante vino della casa, che si lascia bere pur non essendo certo un Cannonau d'annata. I primi: deludono gli gnocchetti sardi alla salsiccia, che appaiono un po' troppo slegati dal condimento, mentre sono notevoli i ravioli di ricotta al sugo, impreziositi da un saporito pecorino. Purtroppo però l'abbondanza delle porzioni non soddisfa pienamente.
Si arriva dunque al piatto più caratteristico e ricercato, il porcetto sardo (da prenotare con un certo anticipo): la materia prima è certamente di ottima qualità, anche se la cottura la penalizza un po' rendendo la carne a tratti troppo secca. Siamo comunque su livelli discreti. I buoni dolcetti sardi, papassine e amaretti su tutti, chiudono il pasto completato poi dal caffè e dagli immancabili liquori digestivi, mirto e filu 'e ferru. Il prezzo di un menu completo si aggira tra i 30 e i 35 euro; il servizio è decisamente, forse addirittura eccessivamente, veloce e discreto.
Un'oasi di Sardegna per chi è alla ricerca di sapori "esotici" nell'incongrua cornice del Varesotto: così si presenta il ristorante Murru, ed è una presentazione accompagnata da ottime credenziali perché il locale nasce come rivendita di uno dei più prestigiosi salumifici sardi, produttore della celebre salsiccia creata a Irgoli (Nuoro) ed esportata poi in tutto il mondo. Solo in seguito Murru diventa ristorante frequentatissimo, anche da compagnie numerose (prenotare è opportuno). L'ambiente, non particolarmente caratteristico, è ravvivato da ceramiche e maschere sarde alle pareti; una cena a questi tavoli costituisce un buon primo approccio per chi ancora non conosce le specialità della regione, anche se la cucina non raggiunge i picchi di eccellenza dei migliori locali dell'isola.
Il menu è quello, immutabile e immarcescibile, di qualunque agriturismo tradizionale. Si comincia quindi con una schiera di antipasti: il piatto forte della casa sono ovviamente i salumi, salsiccia e prosciutto crudo in primis, ma ci sono anche pecorino e verdure sott'olio (in particolare melanzane e peperoni). Il tutto già annaffiato da abbondante vino della casa, che si lascia bere pur non essendo certo un Cannonau d'annata. I primi: deludono gli gnocchetti sardi alla salsiccia, che appaiono un po' troppo slegati dal condimento, mentre sono notevoli i ravioli di ricotta al sugo, impreziositi da un saporito pecorino. Purtroppo però l'abbondanza delle porzioni non soddisfa pienamente.
Si arriva dunque al piatto più caratteristico e ricercato, il porcetto sardo (da prenotare con un certo anticipo): la materia prima è certamente di ottima qualità, anche se la cottura la penalizza un po' rendendo la carne a tratti troppo secca. Siamo comunque su livelli discreti. I buoni dolcetti sardi, papassine e amaretti su tutti, chiudono il pasto completato poi dal caffè e dagli immancabili liquori digestivi, mirto e filu 'e ferru. Il prezzo di un menu completo si aggira tra i 30 e i 35 euro; il servizio è decisamente, forse addirittura eccessivamente, veloce e discreto.
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Ristoranti
2012-05-24 09:28:49
Locuste
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Recensione
Data di visita
Agosto 20, 2012
Recensione
Da quando Alghero ha rinnovato la sua vocazione turistica con l'apertura a frotte di villeggianti stranieri - soprattutto inglesi - si sono moltiplicati sui bastioni dell'antica muraglia, e nei dintorni, i compiacenti ristorantini che offrono con disinvoltura piatti "tipicamente sardi" come gli spaghetti alla bolognese (?) o la mozzarella di bufala, il tutto a prezzi fuori controllo. Non è dunque così scontato che resistano, con ottimo successo, locali storici come il "Vecchio Mulino", nel quale accanto all'onnipresente pizza si può contare su un solido menu a base di pesce. Non c'è da aspettarsi nulla di trascendentale: cucina di mare alla buona, a prezzi contenuti, e tanta sostanza. Nei mesi invernali, poi, il ristorante si presta anche ad esperimenti culinari più sofisticati, come nel periodo di raccolta dei ricci di mare (gennaio-febbraio).
Il difetto del locale è principalmente il menu molto ristretto. I piatti più appetitosi sono la zuppa di pesce e il risotto ai frutti di mare (per almeno due persone): in entrambi i casi è meglio prenotare in anticipo per assicurarsene la disponibilità. In particolare il risotto merita un assaggio, soprattutto per la freschezza del condimento: gamberi, scampi, cozze, vongole e arselle tutti di ottima qualità. Per il resto si può partire da un breve antipasto di mare: per chi non conosce la cucina catalana è d'obbligo provare almeno una volta l'agliata, zuppetta a base di pomodoro e (ovviamente) aglio, gli altri possono optare per cozze e vongole o per la classica insalata di mare.
I primi, oltre al già citato risotto, si orientano su piatti molto tradizionali come gli spaghetti alle vongole e gli spaghetti alla pescatora; anche qui il valore aggiunto è dato soprattutto dalla freschezza della materia prima. A seconda della disponibilità, si può optare poi per pesce fresco (spigola e orata alla griglia) oppure per i tanti crostacei: gamberoni arrosto e scampi alla catalana su tutti. L'aragosta è in lista, ma va ordinata in anticipo. Ottimo e abbondante il fritto di calamari e gamberoni, così come il fritto misto che si differenzia soltanto per la presenza dei merluzzetti. Un po' povera la scelta di dolci: seadas e crema catalana, entrambi discreti. Ottimi invece i vini della vicina cantina Sella & Mosca: da provare soprattutto il Torbato, ideale complemento di una cena "marinara". Tutt'altro che da scartare anche la cantina Santa Maria la Palma con il suo bianco Aragosta.
Il difetto del locale è principalmente il menu molto ristretto. I piatti più appetitosi sono la zuppa di pesce e il risotto ai frutti di mare (per almeno due persone): in entrambi i casi è meglio prenotare in anticipo per assicurarsene la disponibilità. In particolare il risotto merita un assaggio, soprattutto per la freschezza del condimento: gamberi, scampi, cozze, vongole e arselle tutti di ottima qualità. Per il resto si può partire da un breve antipasto di mare: per chi non conosce la cucina catalana è d'obbligo provare almeno una volta l'agliata, zuppetta a base di pomodoro e (ovviamente) aglio, gli altri possono optare per cozze e vongole o per la classica insalata di mare.
I primi, oltre al già citato risotto, si orientano su piatti molto tradizionali come gli spaghetti alle vongole e gli spaghetti alla pescatora; anche qui il valore aggiunto è dato soprattutto dalla freschezza della materia prima. A seconda della disponibilità, si può optare poi per pesce fresco (spigola e orata alla griglia) oppure per i tanti crostacei: gamberoni arrosto e scampi alla catalana su tutti. L'aragosta è in lista, ma va ordinata in anticipo. Ottimo e abbondante il fritto di calamari e gamberoni, così come il fritto misto che si differenzia soltanto per la presenza dei merluzzetti. Un po' povera la scelta di dolci: seadas e crema catalana, entrambi discreti. Ottimi invece i vini della vicina cantina Sella & Mosca: da provare soprattutto il Torbato, ideale complemento di una cena "marinara". Tutt'altro che da scartare anche la cantina Santa Maria la Palma con il suo bianco Aragosta.
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Ristoranti
2012-05-24 09:27:18
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Gennaio 20, 2009
Recensione
In estrema sintesi, uno dei migliori indirizzi dove assaggiare un piatto di orecchiette a Milano, per chi non ha problemi di portafoglio. Già, perché il Rifugio Pugliese è molto cambiato dai tempi in cui era (molto) noto semplicemente come "Osteria Muciaccia": l'ambiente è rimasto amichevole e alla buona, con un piacevole arredamento di stampo folcloristico, ma il livello dei prezzi si è decisamente alzato. Alcuni dei vecchi clienti non hanno gradito, molti però continuano ad affollare il ristorante in ogni giorno della settimana; il che può spiegare (se non giustifica) l'aumento dei costi. Il locale comunque, oltre ad aver mantenuto la ben nota abbondanza delle porzioni almeno nei primi piatti, risulta impeccabile nel servizio, insospettabilmente rapido, e molto interessane su quello della qualità.
Per quanto riguarda il menu, si possono tralasciare senza rimpianti gli antipasti, essenzialmente salumi e verdure alla griglia; gli unici davvero degni di nota sono i lampascioni, tipico ortaggio pugliese. Meglio passare direttamente ai primi che, qualunque sia la scelta, garantiscono innanzitutto una quantità di tutto rispetto. Alcuni piatti sono disponibili solo per due persone: è il caso di cavatelli con involtini di cavallo e del classico riso, patate e cozze. Ma le alternative disponibili sono davvero numerosissime: le eccellenti orecchiette al Rifugio (con scamorza, rucola, pomodoro e carne di cavallo), le orecchiette al ragù di cavallo e quelle alle cime di rapa (in stagione), la zuppa di fave e rucola e quella di ceci e fagioli, i cavatelli alla brucialingua e così via. Segnaliamo, al di fuori degli schemi più tradizionali, le ottime linguine polpi, cozze e vongole.
Meno esaltanti ma comunque degni di nota i secondi, anche qui caratterizzati dall'assortimento molto vasto. Ampio spazio alla carne equina con la salsiccia di cavallo al forno e quella alla griglia, ma anche con gli involtini di cavallo; ci sono poi costine di agnello e qualche preparazione di mare come i calamari alla griglia. Appetitosi i formaggi: treccia, mozzarella d'Andria, caciocavallo e una burrata di buon livello. Pochi i dolci, pochi anche i vini, ma buoni: il Primitivo delle cantine Soloperto merita un assaggio. In conclusione, limoncello e amaro pugliese. Bilancio finale più che positivo, non fosse per i prezzi, in alcuni casi sopra le righe (da 11 a 14 euro per i primi) e in altri decisamente sproporzionati come i 20-24 euro richiesti per i secondi.
Per quanto riguarda il menu, si possono tralasciare senza rimpianti gli antipasti, essenzialmente salumi e verdure alla griglia; gli unici davvero degni di nota sono i lampascioni, tipico ortaggio pugliese. Meglio passare direttamente ai primi che, qualunque sia la scelta, garantiscono innanzitutto una quantità di tutto rispetto. Alcuni piatti sono disponibili solo per due persone: è il caso di cavatelli con involtini di cavallo e del classico riso, patate e cozze. Ma le alternative disponibili sono davvero numerosissime: le eccellenti orecchiette al Rifugio (con scamorza, rucola, pomodoro e carne di cavallo), le orecchiette al ragù di cavallo e quelle alle cime di rapa (in stagione), la zuppa di fave e rucola e quella di ceci e fagioli, i cavatelli alla brucialingua e così via. Segnaliamo, al di fuori degli schemi più tradizionali, le ottime linguine polpi, cozze e vongole.
Meno esaltanti ma comunque degni di nota i secondi, anche qui caratterizzati dall'assortimento molto vasto. Ampio spazio alla carne equina con la salsiccia di cavallo al forno e quella alla griglia, ma anche con gli involtini di cavallo; ci sono poi costine di agnello e qualche preparazione di mare come i calamari alla griglia. Appetitosi i formaggi: treccia, mozzarella d'Andria, caciocavallo e una burrata di buon livello. Pochi i dolci, pochi anche i vini, ma buoni: il Primitivo delle cantine Soloperto merita un assaggio. In conclusione, limoncello e amaro pugliese. Bilancio finale più che positivo, non fosse per i prezzi, in alcuni casi sopra le righe (da 11 a 14 euro per i primi) e in altri decisamente sproporzionati come i 20-24 euro richiesti per i secondi.
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Ristoranti
2012-05-24 09:17:55
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Novembre 24, 2006
Recensione
"Se Milano avesse il mare, sarebbe una piccola Bari": questo celebre detto (adattato per l'occasione) può diventare più rispondente alla realtà grazie alla piccola, ancora poco conosciuta Osteria dei Mosaici, genuinamente barese nella cucina e nell'accoglienza. Il locale, elegante senza essere pretenzioso, e la cortesia del gestore non disgiunta da un vivace senso dell'umorismo, garantiscono una felice sosta. Il menu largamente ispirato alla tradizione pugliese, con qualche "intrusione" da altre regioni, si accompagna a una cantina molto ben fornita; mai come in questo caso, tuttavia, è opportuno affidarsi ai consigli del personale per provare le pietanze di giornata (non sempre presenti nella lista).
Tra i vari antipasti tradizionali spicca la mozzarella di bufala, ma anche per chi salta questa portata c'è un gradito omaggio a base di pomodorini secchi e prosciutto alla baresana (condito con olio e pepe). Per una volta, una parola va spesa anche per il pane, degnissimo accompagnamento. Si comincia poi con le portate principali: non abbondantissime ma dai sapori decisi e incisivi, come quelli degli gnocchi freschi al pomodoro e ricotta forte. Se è la giornata giusta si può provare uno dei piatti principi della cucina barese: il riso, patate e cozze in teglia - o meglio in "tiella".
Secondi meno soddisfacenti dal punto di vista della quantità; la scelta è discreta anche sul versante-pesce, ma in occasione della nostra visita abbiamo optato per la salsiccia magra di vitello con funghi. Discreto anche il filetto di Angus argentino; come contorno spinaci al grana e altre verdure. Tra i dolci si segnala il pregevole tiramisù casereccio oltre alla crostata e all'affogato al cioccolato. Lista dei vini relativamente vasta ma soprattutto ben selezionata: da provare il Primitivo di Manduria "Trullari". I prezzi sono nel complesso medio-alti, ma forse addirittura sotto la media se si considera la sola Milano come metro di paragone.
Tra i vari antipasti tradizionali spicca la mozzarella di bufala, ma anche per chi salta questa portata c'è un gradito omaggio a base di pomodorini secchi e prosciutto alla baresana (condito con olio e pepe). Per una volta, una parola va spesa anche per il pane, degnissimo accompagnamento. Si comincia poi con le portate principali: non abbondantissime ma dai sapori decisi e incisivi, come quelli degli gnocchi freschi al pomodoro e ricotta forte. Se è la giornata giusta si può provare uno dei piatti principi della cucina barese: il riso, patate e cozze in teglia - o meglio in "tiella".
Secondi meno soddisfacenti dal punto di vista della quantità; la scelta è discreta anche sul versante-pesce, ma in occasione della nostra visita abbiamo optato per la salsiccia magra di vitello con funghi. Discreto anche il filetto di Angus argentino; come contorno spinaci al grana e altre verdure. Tra i dolci si segnala il pregevole tiramisù casereccio oltre alla crostata e all'affogato al cioccolato. Lista dei vini relativamente vasta ma soprattutto ben selezionata: da provare il Primitivo di Manduria "Trullari". I prezzi sono nel complesso medio-alti, ma forse addirittura sotto la media se si considera la sola Milano come metro di paragone.
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Ristoranti
2012-05-24 09:16:38
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Febbraio 13, 2008
Recensione
Proprio come mangiare a casa vostra, ammesso naturalmente che abitiate nel pieno centro di Milano, in un antico palazzo del 1600 miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti e oggi insignito dello status di monumento nazionale, con la basilica di Sant'Ambrogio a due passi. Questo straordinario angolo della Milano che fu è infatti la superba cornice della Taverna Moriggi (con due "g": il nome della via è un errore di trascrizione del Comune), gestita dalla famiglia di origine toscana dei Lìopi fin dal 1963. Gli arredi d'epoca e il contesto spartano, con le classiche tovaglie a quadri, chiariscono subito il carattere rustico del locale, che nasce come enoteca per trasformarsi in ristorante solo negli anni '80: la scelta dei piatti è assai limitata (diversamente da quella dei vini), il servizio alla buona e, soprattutto, i prezzi incredibilmente bassi per la zona.
Il menu, se si può definirlo tale, è decisamente ridotto: la scelta si riduce, se tutto va bene, a due primi e due secondi al giorno, messi in bella evidenza sulla caratteristica lavagnetta. La cucina è tipicamente casalinga, sia per ingredienti, sia per tipo di preparazioni: solo in occasioni speciali capita di gustare pietanze particolarmente elaborate, magari al giovedì sera, quando la taverna propone menu speciali (a 24 o addirittura 22 euro) generalmente ispirati alla tradizione locale. Per il resto, è d'uopo iniziare con un nutrito piatto di salumi e formaggi che ben si accompagna alle tante bottiglie di vino proposte dalla casa: segnaliamo l'ottima Bonarda dei Fratelli Bianco di Nizza Monferrato.
Si passa alla cena vera e propria con i primi, naturalmente fino ad esaurimento scorte: noi abbiamo gustato un interessante piatto di penne zucchine e zafferano. Meno convincenti invece le pennette con pomodorini freschi. Come secondo, un altro piatto che risulterà familiare a molti: carré di maiale con patate al forno, ineccepibile per cottura e aroma (in alternativa e salvo disponibilità, stinco al forno). Sui dolci la cucina pecca un po', proponendo di fatto solo preparazioni non artigianali come la meringa con cioccolata calda, peraltro più che discreta, e la crema calda di agrumi. Nel complesso però il giudizio sul locale rimane assolutamente positivo sia per il riuscito connubio tra atmosfere e cucina d'altri tempi, sia per il conto finale davvero contenuto.
Il menu, se si può definirlo tale, è decisamente ridotto: la scelta si riduce, se tutto va bene, a due primi e due secondi al giorno, messi in bella evidenza sulla caratteristica lavagnetta. La cucina è tipicamente casalinga, sia per ingredienti, sia per tipo di preparazioni: solo in occasioni speciali capita di gustare pietanze particolarmente elaborate, magari al giovedì sera, quando la taverna propone menu speciali (a 24 o addirittura 22 euro) generalmente ispirati alla tradizione locale. Per il resto, è d'uopo iniziare con un nutrito piatto di salumi e formaggi che ben si accompagna alle tante bottiglie di vino proposte dalla casa: segnaliamo l'ottima Bonarda dei Fratelli Bianco di Nizza Monferrato.
Si passa alla cena vera e propria con i primi, naturalmente fino ad esaurimento scorte: noi abbiamo gustato un interessante piatto di penne zucchine e zafferano. Meno convincenti invece le pennette con pomodorini freschi. Come secondo, un altro piatto che risulterà familiare a molti: carré di maiale con patate al forno, ineccepibile per cottura e aroma (in alternativa e salvo disponibilità, stinco al forno). Sui dolci la cucina pecca un po', proponendo di fatto solo preparazioni non artigianali come la meringa con cioccolata calda, peraltro più che discreta, e la crema calda di agrumi. Nel complesso però il giudizio sul locale rimane assolutamente positivo sia per il riuscito connubio tra atmosfere e cucina d'altri tempi, sia per il conto finale davvero contenuto.
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Ristoranti
2012-05-24 09:14:50
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Dicembre 16, 2005
Recensione
ATTENZIONE: purtroppo il ristorante non risulta più in attività.
La Baracca di Moreno è esattamente come il nome suggerisce: un "postaccio", come si suol dire, ma nel senso più positivo del termine. Un locale dove mangiare e bere in quantità, fare festa in compagnia e abbandonarsi all'atmosfera di allegro caos che regna sovrana. Dire che il servizio sia informale non rende l'idea, e chi è in cerca di alta cucina farebbe meglio a dirigersi altrove: alla Baracca si va soprattutto per divertirsi, e per ottenere questo scopo niente di meglio che lasciarsi "guidare" nel variopinto menu della casa, anche se non manca una lista ben fornita.
Il menu fisso - servito al modico prezzo di 22 euro - inizia con un frugale aperitivo a base di arachidi, ma prosegue nel migliore dei modi con gli antipasti al buffet: l'avventore può rifornirsi a volontà da uno sterminato carrello di piatti comprendente insalata capricciosa, verdure grigliate, salumi di ogni tipo, fagiolini, funghi, frittata di cipolle e persino polenta con salsa. Ci si tiene leggeri per il resto del pasto che continua con i primi, per la verità deludenti: tagliatelle al ragù appena sufficienti e pennette della casa presentate con una salsa piccante di incerta composizione e aroma dubbio.
Molto più abbondanti e in parte più convincenti i secondi: cosciotti di galletto con patate (di cottura però non perfetta), arrosto di vitello con polenta calda e scamponi alla griglia. Il tutto servito naturalmente insieme, in un miscuglio forse letale per lo stomaco... Chi resiste termina il pasto con brigidini all'anice, sorbetto di limone e cantucci toscani (?) seguiti da un vigoroso limoncello. Il vino della casa accompagna a volontà tutte le portate. Questo per quanto riguarda il ristorante nella sua versione "godereccia": ora attendiamo di sperimentarlo anche in una cornice più tranquilla con gli altri piatti indicati nella lista...
La Baracca di Moreno è esattamente come il nome suggerisce: un "postaccio", come si suol dire, ma nel senso più positivo del termine. Un locale dove mangiare e bere in quantità, fare festa in compagnia e abbandonarsi all'atmosfera di allegro caos che regna sovrana. Dire che il servizio sia informale non rende l'idea, e chi è in cerca di alta cucina farebbe meglio a dirigersi altrove: alla Baracca si va soprattutto per divertirsi, e per ottenere questo scopo niente di meglio che lasciarsi "guidare" nel variopinto menu della casa, anche se non manca una lista ben fornita.
Il menu fisso - servito al modico prezzo di 22 euro - inizia con un frugale aperitivo a base di arachidi, ma prosegue nel migliore dei modi con gli antipasti al buffet: l'avventore può rifornirsi a volontà da uno sterminato carrello di piatti comprendente insalata capricciosa, verdure grigliate, salumi di ogni tipo, fagiolini, funghi, frittata di cipolle e persino polenta con salsa. Ci si tiene leggeri per il resto del pasto che continua con i primi, per la verità deludenti: tagliatelle al ragù appena sufficienti e pennette della casa presentate con una salsa piccante di incerta composizione e aroma dubbio.
Molto più abbondanti e in parte più convincenti i secondi: cosciotti di galletto con patate (di cottura però non perfetta), arrosto di vitello con polenta calda e scamponi alla griglia. Il tutto servito naturalmente insieme, in un miscuglio forse letale per lo stomaco... Chi resiste termina il pasto con brigidini all'anice, sorbetto di limone e cantucci toscani (?) seguiti da un vigoroso limoncello. Il vino della casa accompagna a volontà tutte le portate. Questo per quanto riguarda il ristorante nella sua versione "godereccia": ora attendiamo di sperimentarlo anche in una cornice più tranquilla con gli altri piatti indicati nella lista...
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Ristoranti
2012-05-24 09:12:50
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Marzo 31, 2007
Recensione
Al primo impatto fa un po' paura: in senso gastronomico, s'intende. La location lungo la trafficatissima via Emilia, il curatissimo giardino (con statue!) dell'antica cascina che lo ospita, l'aspetto elegante e raffinato della grande sala da pranzo, fanno sembrare l'agriturismo Corte Montini uno di quei "matrimonifici" - rubiamo la definizione a un altro visitatore - in cui l'apparenza conta assai più della sostanza. Invece è tutto l'opposto: siamo di fronte a una struttura di tutto rispetto, specializzata nella cura dei suoi vigneti di fama decennale ma decisamente versata anche nella ristorazione, che propone un menu ricco e originale pur nel pieno rispetto della tradizione locale. Il tutto annaffiato in modo robusto e generoso dagli ottimi vini abbinati a ogni portata.
Lo spumante servito in avvio accompagna un assaggio di focaccia con i ciccioli, ad inauguarare la lunga teoria degli antipasti: eccellenti salumi dell'Oltrepò (salame e pancetta su tutti), lingua in salsa verde, nervetti con sedano, insalata russa, sottaceti con tonno, cotechino e purea e per chiudere in bellezza un tris di tortini, in piccole dosi ma davvero stuzzicanti: alla verza e salsiccia, agli spinaci e ricotta e infine agli asparagi. Splendido l'abbinamento con l'ottima Bonarda o, per chi preferisce il bianco, con lo Chardonnay. Si passa ai primi tra i quali eccelle per delicatezza e ricchezza del gusto il risotto con spumante ed erbe fini (timo, maggiorana, erba cipollina); da provare in stagione anche i tagliolini agli asparagi, questi ultimi particolarmente saporiti. Il tris di primi si completa con i ravioli al brasato.
La scelta dei secondi è piuttosto varia, pur risultando un po' penalizzata dalle porzioni non abbondantissime e, nel periodo della nostra visita, dall'assenza della cacciagione. Si fanno comunque rispettare il capretto al forno e la spalla farcita, ma per scelta dell'abbinamento primeggia la lombatina di maiale con carciofi, accompagnata da un robusto Barbera. Dopo un assaggio di grana padano (con relativa degustazione di Pinot Nero) si può passare ai dolci, anch'essi di alto livello: segnaliamo in particolare il semifreddo al Moscato con scaglie di torrone, ma anche la bavarese alla fragola. E naturalmente a conclusione del pasto non può mancare un bicchierino di grappa, altra specialità della casa. Considerando la qualità e l'abbondanza dei vini offerti, il conto finale non può che stupire in positivo: il prezzo fisso per un pasto completo è di soli 30 euro.
Lo spumante servito in avvio accompagna un assaggio di focaccia con i ciccioli, ad inauguarare la lunga teoria degli antipasti: eccellenti salumi dell'Oltrepò (salame e pancetta su tutti), lingua in salsa verde, nervetti con sedano, insalata russa, sottaceti con tonno, cotechino e purea e per chiudere in bellezza un tris di tortini, in piccole dosi ma davvero stuzzicanti: alla verza e salsiccia, agli spinaci e ricotta e infine agli asparagi. Splendido l'abbinamento con l'ottima Bonarda o, per chi preferisce il bianco, con lo Chardonnay. Si passa ai primi tra i quali eccelle per delicatezza e ricchezza del gusto il risotto con spumante ed erbe fini (timo, maggiorana, erba cipollina); da provare in stagione anche i tagliolini agli asparagi, questi ultimi particolarmente saporiti. Il tris di primi si completa con i ravioli al brasato.
La scelta dei secondi è piuttosto varia, pur risultando un po' penalizzata dalle porzioni non abbondantissime e, nel periodo della nostra visita, dall'assenza della cacciagione. Si fanno comunque rispettare il capretto al forno e la spalla farcita, ma per scelta dell'abbinamento primeggia la lombatina di maiale con carciofi, accompagnata da un robusto Barbera. Dopo un assaggio di grana padano (con relativa degustazione di Pinot Nero) si può passare ai dolci, anch'essi di alto livello: segnaliamo in particolare il semifreddo al Moscato con scaglie di torrone, ma anche la bavarese alla fragola. E naturalmente a conclusione del pasto non può mancare un bicchierino di grappa, altra specialità della casa. Considerando la qualità e l'abbondanza dei vini offerti, il conto finale non può che stupire in positivo: il prezzo fisso per un pasto completo è di soli 30 euro.
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