Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-22 21:56:31 Locuste
Voto medio 
 
5.9
Qualità 
 
4.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
2.0
Prezzo 
 
9.0
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 26, 2009
Recensione
Ecco nuovi adepti per la filosofia "all you can eat" che tanto successo riscuote tra i ristoranti asiatici di Milano: dopo il Mongolian Barbecue e il Lucky Seven, in questo caso la stessa formula è applicata alla cucina giapponese (preparata peraltro da cinesi, com'è d'uso). Per 18 euro, bevande escluse, si può mangiare virtualmente all'infinito, a patto di non lasciare nulla nel piatto, pena il pagamento di un sovrapprezzo. Rispetto ai più o meno illustri precedenti, c'è però una piccola differenza: non c'è un buffet da cui servirsi, ma si ordina alla carta. In teoria un vantaggio, in pratica un rovinoso handicap perché in breve tempo l'affollamento del locale e il servizio assolutamente caotico generano mostri. Si rischia dunque di assistere a liti furibonde tra clienti, misteriose scomparse di piatti già ordinati e scene di panico alle soglie della cucina: esperienza senz'altro divertente ma non troppo appagante dal punto di vista gastronomico.

Non che sul piano della qualità ci siano da fare salti di gioia, beninteso: molti dei piatti hanno tutta l'aria di essere appena usciti da un freezer e la consistenza degli ingredienti, dal riso al pesce, non è certo ideale. Però almeno in quanto a varietà e ad abbondanza delle porzioni il menu non delude: ci sono le voluminose barche di sushi, ci sono i ravioli al vapore, c'è il chirashi (scodella di riso con sashimi) e in generale non manca nessuna delle tipiche preparazioni che hanno reso famosa anche a queste latitudini la cucina nipponica. Il problema è che si rischia di non veder arrivare in tavola niente di tutto ciò. Un consiglio? Ordinare a ripetizione, prima o poi qualche piatto giungerà dalle vostre parti, sempre che i vicini di tavolo non siano più rapidi e rapaci.

Qualche piatto, va detto, si fa rispettare, pur nella sua semplicità. I vari carpacci di tonno e salmone non sono da buttar via, così come i temaki (coni di alga ripieni di riso e pesce) e in generale il sashimi. Tra le infinite varietà di sushi alcune sono degne di nota, così come l'oggetto misterioso tempura: discreto quello di gamberi, mentre quelli misti e di verdure risultano purtroppo non pervenuti. Meglio lasciar perdere i dessert (gelato al tè verde) che comunque non sono inclusi nel prezzo. Ci si può però consolare con le consuete marche di birra del Sol Levante: sia la Asahi sia la Sapporo, nel marasma generale, finiscono per risultare una confortante certezza!
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Ristoranti
 
2012-05-22 21:54:33 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
9.0
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 22, 2006
Recensione
Lasciare il litorale croato per avventurarsi nell'interno vuol dire cambiare completamente scenari e prospettive, quasi al punto di sentirsi in un paese diverso. A pochi chilometri dalla turistica Omis, sulle rive del fiume Cetina regnano alberi, inquietante silenzio e strade dissestate, anche se non manca chi si arricchisce con il business del rafting lungo il tortuoso canyon scavato dalle acque. In questo scenario sorge la Konoba Kunjak, uno dei pochi alberghi e ristoranti della zona, che oltre a una serie di prodotti tipici (vino, miele, liquori) offre anche qualche piacevole variazione sul menu, di per sé non proprio vario, di queste lande. Il tutto in un'atmosfera tanto spartana (la brace attizzata col phon è un'immagine che dice più di qualsiasi parola!) quanto accogliente.

Una premessa doverosa: il locale si autodefinisce "Casa del Vino" (in italiano), e in effetti è circondato da un rigoglioso vitigno e sfoggia alle pareti i trofei vinti in chissà quali manifestazioni enologiche. Purtroppo, la passione dei dalmati per il proprio vino, ritenuto (da loro) un prodotto eccezionale e ricercatissimo, non ha alcun riscontro con la realtà: la bevanda, dal gusto alcoolico e acidulo, è da evitare ad ogni costo.
Detto questo, si può ordinare una bottiglia di ottima birra Ozujsko a prezzi assai competitivi e proseguire serenamente con il pasto. Che inizia con antipasti alquanto gustosi: prosciutto dalmata, dal sapore "selvatico" e incisivo, e pecorino.

Non manca naturalmente l'onnipresente griglia, sulla quale cuocere senza risparmio carne (maiale o agnello) e pesce di mare (prevalentemente orate). Ma la carta vincente della cucina, vista la vicinanza del fiume, è il pesce d'acqua dolce: in particolare le ottime trote, presentate sia alla brace, sia nell'inconsueto sugo di vino (questa volta più che soddisfacente) con polenta. Quest'ultimo è senz'altro il piatto migliore del menu. Altre pietanze nella lista sono la costoletta di maiale, assai semplice, e la costoletta dalmata con contorno di saporite lenticchie. Ci sono poi gli inquietanti "uccelli di vitello nel sugo di vino": si tratta semplicemente di involtini di carne la cui forma ricorda vagamente un volatile. Si chiude con crèpes e frittelle dalmate prima di provare i sorprendenti (in positivo) liquori e grappe della casa: da consigliare quello di nocciole.
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Ristoranti
 
2012-05-22 21:48:33 Locuste
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7.4
Qualità 
 
7.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
7.5
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Febbraio 06, 2010
Recensione
La bella città di Konstanz (Costanza per gli amici), a un passo dal confine svizzero, non offre al visitatore occasionale soltanto un ameno lungolago e un incantevole centro storico costellato di edifici medioevali perfettamente conservati. Lungo le vie del borgo, forse per reazione all'insipienza culinaria della vicina Svizzera, fioriscono golosità di ogni tipo: pasticcerie artigianali, caffetterie, botteghe di dolciumi, panetterie annunciate dal simbolo dell'onnipresente bretzel, e chi più ne ha più ne metta. Anche i ristoranti non mancano, e visto che Konstanz è una città di forte immigrazione, riservano qualche sorpresa "etnica": molti gli italiani, ma a farla da padrone sono i turchi. Un esempio è il ristorante Radieschen (significa "ravanello") i cui gestori, originari della Turchia ma stabilitisi in Germania già dal 1983, propongono un'efficacissima contaminazione tra la cucina del paese natale e quella teutonica.

Il primo aspetto degno di nota è il pane, che proviene direttamente dall'altra parte della strada, e non è un modo di dire: di fronte al ristorante c'è la panetteria Regin-Brot, che produce (dietro una vetrina a vista) pane al 100% biologico. Non male come biglietto da visita. Dopo aver ordinato la prima birra, la bavarese Hirsch (pils o weisse), si può passare agli antipasti che rivelano già la natura "meticcia" del ristorante: tra le varie proposte troviamo olive e feta, i dolma (foglie di vite ripiene) e il cacik (yogurt con cetrioli e aglio), ma anche un più prosaico cocktail di scampi e vari sandwich con l'immancabile wurst. Ampia anche la disponibilità di zuppe - al pomodoro, ai broccoli, agli asparagi o al pollo - e di insalate. Il prezzo di tutti i piatti si aggira tra i 7 e i 10 euro, con porzioni decisamente abbondanti.

Le specialità della casa sono però altre. Volendo tralasciare la pasta (nudeln), peraltro molto apprezzata dai clienti abituali, ci si può orientare sulla pizza turca in diverse varietà oppure sull'eccellente saç kebab: non il classico panino, ma carne sminuzzata servita in un ampio wok con l'aggiunta di condimenti di ogni tipo. La versione più classica comprende pomodoro e peperoni, ma ce ne sono anche con patate, funghi, salsiccia, speck e persino una vegetariana. Da provare anche il börek: la ricetta originale prevede l'utilizzo di pasta sfoglia, qui invece il piatto è più simile a un calzone ripieno di succulento formaggio, carne, verdure e altri ingredienti. Consigliata la variante Spezial. Meno entusiasmanti i dessert, che spiccano soprattutto per l'altissimo contenuto calorico: l'helva è un mix di pistacchi, sesamo e miele al limite del commestibile, l'hexenei una "bomba" di gelato, cioccolato e caramello. Sul caffè turco non possiamo pronunciarci, ma certamente non sarà peggiore di quello tedesco...
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Ristoranti
 
2012-05-22 21:44:19 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
7.0
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6.0
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7.5
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 04, 2011
Recensione
Era il lontano 1995 quando in provincia di Varese si realizzò il miracolo: l'apertura di una birreria bavarese, filologicamente perfetta fino al minimo dettaglio, nel bel mezzo dei boschi della Valle Olona. Un'idea apparentemente folle ma, si sa, le invenzioni più strambe sono anche quelle più riuscite: il successo del Kapuziner Platz è stato tale che dopo sei anni la stessa formula ha attecchito anche a Milano, e nel 2009 ha aperto i battenti anche la terza "filiale", in zona Navigli. La birreria di viale Monte Nero è, se possibile, ancor più impressionante di quella di Castelseprio per l'aderenza al modello originale: alle pareti soltanto oggetti provenienti direttamente dalla Germania, come lampadari, candele, strumenti musicali, utensili da cucina e persino trofei da caccia. Anche il cibo e le bevande, manco a dirlo, sono di provenienza teutonica: persino il caffè è d'importazione!

Malgrado l'ampiezza del locale (oltre 200 metri quadrati) trovare posto senza prenotazione è praticamente impossibile. Il successo, naturalmente, è legato soprattutto alla birra: i marchi offerti alla spina sono tutti quelli prodotti dal glorioso birrificio Kulmbacher, ovvero la Kulmbacher Premium Pils, l'ottima Mönschof (bionda, rossa o nera), anche nelle varietà Kellerbier e Kloster Hell, e la weisse Kapuziner. Non mancano birre in bottiglia e specialità stagionali. La peculiarità del locale è però quella di accompagnare la bevanda di Gambrinus con una serie di selezionate ghiottonerie, a cominciare dagli antipasti: da provare lo speck, servito in un'unica spessa fetta, ma anche il tagliere di lardo con composta di cipolle e pane nero. Per chi non può rinunciare ai primi ecco i tipici spätzle (gnocchetti) agli spinaci o allo speck, panna e funghi, e gli knödel (canederli) al formaggio con burro fuso.

A dominare il menu sono, naturalmente, secondi e piatti unici di carne: il celebre stinco di maiale (geraucherte schweinshaxe), con abbondante senape, è il più gettonato e appetibile, seguito a breve distanza dalla bauerngrostel o spadellata di manzo con patate. Evitabili invece i wurstel misti (gegrillte wurstel) e la grillteller, grigliata mista di maiale. Ampia disponibilità di contorni, tra cui l'immancabile insalata di patate. Fra i dolci, a parte l'originale birramisù, meglio puntare sui classici: Sachertorte e Linzertorte. Per chiudere almeno una ventina di distillati ai gusti più disparati. Nel complesso un locale chiassoso e divertente, adatto per una cena veloce ed economica ma non del tutto soddisfacente sul piano della qualità.
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Ristoranti
 
2012-05-22 21:42:28 Locuste
Voto medio 
 
6.9
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
4.5
Servizio 
 
9.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 10, 2004
Recensione
Cinque minuti a piedi bastano per essere catapultati, dalla centralissima Milano del Duomo, in pieno Giappone. Il ristorante Kanda non è forse purista e ligio alla tradizione come altri (è addirittura concesso al cliente di mangiare con le posate "occidentali", senza che su di lui cada il disonore...), ma ciò nonostante affascina il cliente occasionale con un arredamento essenziale eppure raffinato. La sala superiore è quella più europea, adatta magari per una veloce pausa pranzo, mentre nel piano interrato si può mangiare inginocchiati sul classico tatami giapponese.

Segnaliamo subito che i prezzi, come per tutti i locali di questo genere, variano notevolmente dal mattino alla sera. A pranzo il ristorante offre una serie di piatti unici a 15 €, comunque più che sufficienti per un pasto completo. Fra questi segnaliamo, per averlo assaggiato personalmente, l'ottimo sushi, preparato in due varietà: fettine di salmone adagiate su tocchetti di riso, oppure rondelle di riso farcite con pesce e limone. Il tutto da gustare con il famigerato wasabi, piccantissimo estratto vagamente simile alla senape ma decisamente più "infuocato": usare con moderazione! Il piatto si completa con polpettine di pesce o tonno in salsa di soia, brodo di tofu e insalata. A piacere si può aggiungere la soia, servita in un'apposita brocchetta.

Ci sono, naturalmente, anche gli altri piatti cult della cucina giapponese: il sashimi (tranci di pesce crudo) e il tempura (calamari e gamberetti fritti). Per chiudere non può mancare il sakè: servito caldo e bevibilissimo, a dispetto della gradazione alcoolica.
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Ristoranti
 
2012-05-22 21:40:54 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
8.5
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 04, 2008
Recensione
L'abito non fa il monaco, anche e soprattutto in cucina. Quanti locali abbiamo visto che di "trattoria" avevano soltanto il nome, e si rivelavano poi anonimi ristoranti standardizzati in stile fast food, o malriuscite imitazioni dell'alta cucina? Per fortuna, ogni tanto, c'è un'eccezione. Il K2, che si autodefinisce "trattoria toscana" ma in realtà propone con successo anche piatti di altre regioni, dal 1954 segue la stessa formula: pietanze numerose ma semplici, carne di buona qualità, atmosfera alla buona e prezzi assai modici. Soprattutto quest'ultima caratteristica, dato che ci troviamo a Milano, attira inevitabilmente orde di clienti affamati in tutti i giorni della settimana: locale da evitare, dunque, per chi non ama l'affollamento e il rumore, anche se il servizio resta comunque rapido.

Nello scorrere il menu, oltre a rimanere piacevolmente colpiti dai prezzi bassi (5-7 euro per i primi, 6-8 per i secondi), si nota subito l'ampia varietà dell'offerta. Solo gli antipasti fanno eccezione: pochi ma buoni, essenzialmente da provare le bruschette, i crostini ai fegatini, il prosciutto crudo al coltello e la finocchiona. Innumerevoli invece i primi: si trova praticamente di tutto, dagli spaghetti pomodoro e basilico alla pasta alla carbonara. Suggeriamo però di provare le ottime pappardelle al ragù di cinghiale, i maccheroncini alla K2 con gamberetti, panna e brandy e i ravioli di magro con funghi e noci. Da segnalare anche la presenza in lista della tradizionale ribollita.

I secondi come si è accennato vertono prevalentemente sulla carne: nulla di eccezionale, ma piatti mediamente di buona qualità e davvero poco costosi. La tagliata con rucola (o funghi, o grana), il filetto al pepe verde o il filetto K2, con latte e verdure bollite, sono solo alcuni esempi. Non mancano però piatti locali come l'ossobuco e la classica cotoletta alla milanese, di dimensioni e sapore di tutto rispetto. I contorni vanno ordinati a parte. Molto buoni anche i dolci, tutti caserecci, come la torta al cioccolato con granella di confetti, la torta alle pesche sciroppate e l'opulenta torta di castagne e cioccolato bianco. Il vino della casa non è indimenticabile ma la cantina dispone di un discreto assortimento di etichette, soprattutto toscane.
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Ristoranti
 
2012-05-22 21:38:26 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
3.0
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 01, 2010
Recensione
A volte l'apparenza inganna. Chi direbbe che questo moderno ed elegante locale, dotato di un'ampia sala interna con tanto di camino e di una splendida terrazza panoramica, è in realtà la "reincarnazione" di uno storico ristorante attivo da 40 anni a Parini Bosisio, sull'altra sponda del Lago di Pusiano? E chi verrebbe a cercare nelle vaste sale del K13, famoso per matrimoni e banchetti ma soprattutto per la sua pizza al tagliere lunga mezzo metro, l'attenzione alla qualità degli ingredienti, alla presentazione dei piatti, alle etichette dei vini? Invece, a dispetto della prima impressione, l'insieme sorprende favorevolmente: buono il livello dei pochi piatti assaggiati (urge una seconda visita), con qualche inatteso riferimento alle tradizioni locali, e curato il servizio. La nota stonata sono purtroppo i prezzi che difficilmente scendono sotto i 50 euro per un pasto completo.

La specialità della casa, come accennato, è la pizza: sono infatti oltre 100 le varietà che escono dal capiente forno a legna, tutte servite sul famoso tagliere di cui sopra. Se invece si vuole optare per un menu diverso, è opportuno iniziare con uno degli oceanici antipasti della casa, per esempio il Gran Antipasto (25 euro per due persone) che comprende salumi (salame, coppa, pancetta, crudo e speck) e formaggi locali serviti con noci e vari accompagnamenti: cipolline in agrodolce, marmellate di arance e di fichi, miele d'acacia. Decisamente un inizio interessante, soprattutto se abbinato a uno dei vini della fornita cantina: per restare sui prodotti locali è consigliabile un Valtellina Superiore, in particolare il Sassella della sempre valida Mamete Prevostini di Mese.

È però avvicinandosi ai primi piatti che il ristorante sorprende di più presentando , accanto a preparazioni di mare come il risotto all'astice o gli spaghetti alle vongole, un lombardissimo risotto al pesce persico (per almeno due persone): davvero ottima la preparazione del piatto, caratterizzato dal giusto equilibrio tra il sapore assai delicato dei filetti di pesce fritti e quello più forte e deciso del riso. Lo stesso tocco di "localizzazione" della cucina manca nei secondi, che in compenso hanno il vantaggio della varietà: c'è un po' di tutto, dalla classica tagliata al filetto passando per le scaloppine, e altrettanto si può dire per il pesce, dalla frittura mista alla grigliata. Ancora da valutare i dolci. Dopo il caffè un amaro offerto dalla casa, cordialità da sottolineare.
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10
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Bar & Pub
 
2012-05-22 21:36:10 Locuste
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 03, 2011
Recensione
C'è un'ancora di salvezza a Castiglione Olona per i naviganti alla ricerca di un pub accogliente e di alto livello qualitativo. L'originale arredamento marinaresco del John Martin's, il cui interno riproduce nei particolari un antico galeone con tanto di cambusa, accompagna piacevolmente gli amanti della cucina e in particolare della birra. La garanzia di qualità è data dal celebre marchio John Martin, che dal 1909 (quando il capostipite dell'azienda creò la Schweppes) diffonde in tutta Europa la propria insegna, accompagnandola con un ampio e gustoso ventaglio di bevande. Ma la gestione di Enrico Ghisoni aggiunge qualcosa in più: il locale è ampio e ospitale - 100 posti a sedere - il servizio preciso, e soprattutto alla base di tutto c'è la cultura del mangiare e bere bene, che una vera locusta non può non apprezzare.

Il John Martin, aperto nel 1997, si fa conoscere e apprezzare soprattutto per le birre fornite dalla casa madre, adatte ad ogni palato: si va dall'ambrata John Martin's alla bionda Five, dalla Dominus (birra trappista) alla profumata rossa Gordon Red Strong, anche detta "mano del lupo" per motivi che non stiamo a spiegarvi. Diamo il nostro voto alla Timmermans La Blanche-Lambic, fermentata in botti di quercia e servita in una particolare brocca in ceramica, e soprattutto alla Gordon Finest Gold, una straordinaria doppio malto scozzese, aromatica e dissetante, i cui 10° alcoolici non si fanno affatto sentire (se non al termine della serata..). Da qualche tempo è disponibile anche l'ultima arrivata in casa John Martin, la Blonde Ale. Ovviamente ogni birra è servita nel bicchiere "giusto" e alla temperatura appropriata. Prezzi accessibili (4,20 € per una media da 40 cl).
Ma non si ferma qui l'offerta del John: accanto alle bevande troviamo anche una ben fornita cucina, che non si limita ai classici panini (ciascuno abbinato alla birra più adatta), ma presenta anche piatti provenienti dalle tradizioni culinarie di tutta Europa, proponendo ogni settimana una diversa offerta. Qualche esempio: cucina irlandese, birra scura e ostriche (in occasione di S.Patrizio), cinghiale brasato alla birra..

Per raggiungere il locale, dall'autostrada A9 Milano-Svizzera uscire a Saronno e percorrere la provinciale 233 per Varese fino a Castiglione Olona, oppure, dall'autostrada A8 Milano-Varese, uscire ad Azzate-Buguggiate, dirigersi verso Vedano, fino a incrociare la stessa provinciale, e imboccarla in direzione Saronno. Il locale, dotato di un parcheggio ampio (ma non abbastanza..), si trova proprio lungo la strada. Il John è aperto tutti i giorni dalle 19 alle 2, escluso il martedì. Si consiglia di prenotare nei giorni di maggiore affollamento.
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Ristoranti
 
2012-05-22 21:31:18 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 25, 2008
Recensione
Senz'altro il più "ristorante", nel senso classico del termine, tra quelli da noi incontrati nel corso del nostro tour andaluso. Il nome inganna, ma basta fare un giro nell'ampia sala elegantemente arredata - affiancata da diversi tavolini all'aperto - per rendersi conto che il Bar Juanito è un locale con una lunga storia alle spalle: è nato infatti nel 1943 e quarant'anni dopo si è trasferito nell'attuale location. Celebre per i carciofi, piatto tipico della casa raffigurato ovunque, il locale si distingue più in generale per una cucina mai banale e ricca di sapori originali, oltre che per il sapiente uso degli ingredienti tipici della zona, in particolare naturalmente il vino, vanto di Jerez.

Anche il menu si presenta in modo più tradizionale che altrove, con una netta divisione tra antipasti e pietanze vere e proprie: in realtà però tutte le porzioni sono decisamente abbondanti. Inevitabile iniziare con il piatto più atteso, gli alcachofas Juanito: assai simili ai nostri carciofi alla romana, ma davvero molto gustosi e teneri nella consistenza. Da provare anche le albondigas oloroso, polpettine in salsa di xerez ("oloroso" è una delle varietà di questo vino) servite con ottime patatine arrosto. Più tradizionali ma di buona qualità i boquerones fritos (sardine fritt).

Si prosegue con carne di ogni tipo: le costillas en adobo (costine con succulento condimento di spezie), la carne de toro (toro bollito con patate e peperoni) e soprattutto il superbo magret de pato, un eccellente arrosto di anatra in salsa di xerez, con contorno di funghi. Una parola particolare va poi spesa per i dolci, dalla tarta de almendras (mandorle) alla mousse helado de Pedro Jimenez (altra varietà di xerez) con uvetta e pistacchi. Inutile dire che i vini locali sono gettonatissimi anche se, durante il pasto, non manca chi preferisce il consueto, e ottimo, Barbadillo di Sanlucar. Se per chiudere il pasto ci si concede anche l'inevitabile brandy della zona - consigliato il Carlos III delle cantine Pedro Domecq - non si sale comunque oltre i 35 euro di spesa.
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Ristoranti
 
2012-05-22 21:28:35 Locuste
Voto medio 
 
8.4
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
9.5
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    22 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 2013
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 12, 2013
Recensione
Il talento per la buona cucina si manifesta nei modi più impensati. Anche gestendo un agriturismo, pur senza cedere di un metro sul piano della genuinità dei prodotti e dell'aderenza alla tradizione, è possibile infondere nel proprio menu una nota personale in grado di sorprendere chi pensa di aver già visto (e assaggiato) tutto. È esattamente ciò che fanno Gavino e Piera Demontis nel loro locale, un agriturismo pienamente rispettoso della rinomata cucina logudorese ma al contempo capace di stupire con produzioni assolutamente uniche. A questo si aggiungano l'abbondanza delle porzioni, davvero esorbitanti, e l'estrema cortesia del servizio per completare il quadro di un locale destinato a restare nella memoria. Negli anni, perso l'effetto sorpresa degli esordi, il locale ha comunque mantenuto un eccellente standard qualitativo, anche se qualche particolare può ancora essere migliorato. Il prezzo rimane estremamente competitivo: mai oltre i 33 euro per un pasto completo.

"Su recreu" significa "il riposo", e infatti l'agriturismo è dotato anche di stanze da letto e persino di casette in legno indipendenti. A pranzo e a cena, però, riposarsi è davvero difficile perché, dopo un breve aperitivo nel patio, si viene subito accolti da un interminabile fuoco di fila di antipasti già serviti in tavola: salsiccia e crudo, lardo, pecorino, fagioli (eccellenti), peperoni e melanzane, gli ottimi carciofi crudi con scaglie di grana, cipolline, insalata di pollo, panadas (frittelline di pasta ripiene di carne e verdure), carciofi e melanzane fritte, involtini di prosciutto e per finire quel formaggio spalmabile che tornerà protagonista nelle portate successive. Oppure, a seconda delle stagioni, pomodori secchi, cavolfiori, ricotta e freschi involtini di zucchine e pancetta. Rispetto al passato, il cosiddetto bino 'e domo (vino della casa) prodotto in loco è stato sostituito da un rosso meno artigianale proveniente dalla vicina Alghero, ma la sostanza non cambia: l'abbinamento è robusto e senza troppi fronzoli.

Da non perdere per nessun motivo i primi: splendide sas mariposas, sorta di lunghi cannelloni ripieni del formaggio di cui si diceva (e condite di volta in volta con sugo di pomodoro, ragù di carne o pesto), ma si fa fatica a scegliere tra queste e le paradisiache tagliatelle ai carciofi. Una chicca è il pane zichi: un pane circolare morbido, tipico del paese di Bonorva, cucinato in una saporita zuppa di verdure. Non contento, il gestore si presenta con tre secondi: porcetto aromatizzato al mirto (impeccabile), spiedini di salsiccione e soprattutto l'originale agnello al finocchietto e olive. In alternativa c'è anche un corposo agnellone in umido, carne però un po' nervosa e non adatta a tutti i palati. Tutto finito? Neanche per sogno: in tavola arriva anche un infinito piatto di dolci tipici tra cui spicca l'esclusivo dolce Recreu, pasta fritta ripiena del "solito" buonissimo formaggio accompagnato da miele e scorze d'arancia. Se si arriva al mirto e al filu 'e ferru finali non resta che ringraziare il proprio stomaco, ma anche la propria buona sorte per aver scoperto quest'isola felice.
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1235 risultati - visualizzati 731 - 740 « 1 ... 71 72 73 74 75 76 ... 77 124 » Resultati per pagina:
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