Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-25 21:42:04 Locuste
Voto medio 
 
7.8
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
9.0
Servizio 
 
8.0
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5.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 21, 2008
Recensione
Chiedete di Vito a Sassari e dintorni: tutti sapranno di cosa state parlando. Tutti e, al tempo stesso, nessuno: perché in tempi recenti il ristorante ha cambiato radicalmente faccia, trasformandosi dall'arcinoto locale rustico nel centro di Sennori in un monumentale albergo con ristorante e centro congressi all'ingresso del paese. Una metamorfosi che magari ha lasciato perplesso qualcuno dei vecchi frequentatori, spaesati dall'inconsueta eleganza del nuovo ambiente e dalla ricercatezza di alcune preparazioni; ma è tutta una questione di apparenza perché, alla prova dei fatti, la cucina e il servizio (molto cordiale) si rivelano ancora semplici ed efficaci, senza inutili fronzoli, grazie anche a un'abbondanza davvero sbalorditiva delle porzioni servite in tavola.

Il prezzo indicato (40 euro) non è basso ma neppure alto, se si pensa che ci si riferisce a un menu completo interamente a base di pesce, vini compresi. E che menu. Tanto per darvi un'idea, vi riportiamo la lista completa degli 11 (undici) antipasti: ricotta mustia con bottarga, insalata di polpo e patate, gamberi alla catalana (con pomodoro e cipolla), sgombri con pomodorini, cozze alla marinara, involtino di melanzana e gamberi, cozze gratinate, gattuccio in umido, insalata di radicchio e polpo, polpettine di calamari e totani con cipolle in agrodolce e infine gli eccezionali tartufi di mare freschi. Una lista oceanica che però non cede mai sul piano della qualità, lasciando l'avventore inebetito ma felice. Anche i vini sono di prima scelta: citiamo per tutti il solito, ma sempre apprezzato Terre Bianche della cantina Sella & Mosca.

Per chi fosse riuscito a sopravvivere il premio è degno di nota: la lista dei primi, infatti, non offre soltanto versioni impeccabili dei "classici" (spaghetti alla bottarga, risotto alla pescatora) ma anche piatti più originali come la pasta e fagioli con cozze e l'eccellente zuppa di ceci e gamberetti. Poi si passa al pesce fresco del giorno, e tra un sarago alla griglia e una triglia fresca spunta anche la pescatrice alla catalana. Il tutto accompagnato da un ricco pinzimonio di verdure con olio locale. Nulla di trascendentale, ma resta comunque difficile trovare una pecca nella cucina.
Non meno abbondante il tris di dolci: paste di mandorle, sorbetto al limone e torrone al cucchiaio (un vezzo, certo. Ma si può non perdonarlo?), serviti con un bicchierino di Moscato. Per digerire un tale pasto, alla consueta scelta di amari e distillati locali (mirto e filu 'e ferru) si aggiunge una grappa di ottimo livello; anche questa compresa nel prezzo, tanto per gradire.
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Ristoranti
 
2012-05-25 20:37:39 Locuste
Voto medio 
 
7.8
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
9.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 28, 2008
Recensione
Qualche volta l'apparenza e il nome ingannano, ma non nel caso di questa rinomata trattoria dell'albese che si trova, alla lettera, "nelle vigne", nel senso che è persino difficile vederla, incastrata com'è tra i filari. E del resto sarebbe difficile immaginare una location diversa, tra le colline solcate a perdita d'occhio dalle viti che tanto prestigio hanno dato a queste terre. Il panorama è eccezionale, l'interno del locale non è da meno con le sue decine di bottiglie schierate alle pareti (alcune di gran pregio); d'estate si può mangiare anche all'esterno sotto l'ombroso pergolato. Peccato solo che quest'ambientazione incantevole sia penalizzata da un servizio a volte un po' meccanico e trascurato.

La formula a menu fisso, se da un lato penalizza un po' la fantasia, dall'altro consente di gustare a prezzi contenuti (24 euro più bevande) un esorbitante compendio della cucina di Alba e dintorni dalla A alla Z. Si comincia con un quintetto di antipasti che fa rabbrividire anche gli stomaci più allenati: le eccellenti acciughe in salsa di nocciole sono seguite, nell'ordine, da pane fritto e lardo, insalata alla langarola (lattuga, sedano, pollo, formaggio e peperoni), vitello tonnato all'antica e, tanto per chiudere in bellezza, peperonata al tonno. Mix letale, soprattutto nella stagione estiva... Per sopravvivere serve un bicchiere di vino e qui c'è solo l'imbarazzo della scelta: dall'ottimo Dolcetto Sorì Bartu al Barbera Prunotto, fino ad arrivare al Barolo della cantina Elio Grasso.

Chi supera la prova antipasti è accolto da due primi altrettanto "leggeri": ravioli dal plin con burro, rosmarino e formaggio e un altro classico della zona, i tajarin alla salsiccia. Non sono da meno anche i secondi con il corposo stinco di bue e il più delicato coniglio alla piemontese, servito con contorno di fagiolini. Tra i dolci immancabili il bonnet e la panna cotta, ma a rivelarsi interessante è soprattutto il semifreddo al torroncino. Dopo il caffè (ed eventualmente il Barolo chinato...) la sensazione di pienezza è totale; la cucina della trattoria, in ultima analisi, resta di ottimo gusto nonostante l'enorme mole di visitatori che la costringe purtroppo a ritmi da mensa aziendale.
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Ristoranti
 
2012-05-25 20:35:18 Locuste
Voto medio 
 
7.8
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9.0
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9.0
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6.5
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Aprile 29, 2005
Recensione
Da fuori è praticamente impossibile trovarlo: isolato in una zona semiperiferica di Vigevano, il Decò sembra soltanto un angusto bar dove rifugiarsi per un veloce caffé. E invece all'interno attende una piccola, ma accogliente saletta (tre tavole apparecchiate con ogni ben di Dio) capace di riservare gustosissime sorprese. L'amore per la cucina toscana è il motore di questo locale, ma qui i prodotti della terra e degli allevamenti non sono certo quelli della regione di Dante e così l'osteria ha "riciclato" il suo menu con i piatti della tradizione locale, soprattutto della selvaggina. Un connubio piacevolissimo che ha dato risultati insperati.

Si comincia dunque con un crescendo di antipasti: dalla semplice salamella e dal prosciutto crudo fino a salumi di cinghiale, fagioli borlotti in salsa e con aglio, bruschette con salsiccia e tartufi o con l'ottima fegatella. I sapori sono già deliziosi, ma è con l'arrivo dei primi che si comprende ciò a cui si andrà incontro: gnocchi di patate con cervo e porcini e pappardelle al sugo di carne, entrambi serviti in porzioni generosissime, fanno capire anche al cliente più disattento che non sarà facile arrivare alla fine del pasto!

E infatti i secondi sono ancor più abbondanti e diversificati: salsiccia alla griglia, costine di cinghiale, quaglie arrosto al lardo (dal sapore delicatissimo), per finire con il cinghiale in salsa piccante e uno straordinario cervo alle erbe. Tutti piatti che meritano una degustazione, anche se le porzioni sono tutt'altro che da assaggio. Alla fine resta giusto lo spazio per i classici cantuccini con vin santo e un grappino digestivo. Prezzi modici se si escludono i vini: qui occorrerebbe una via di mezzo tra gli ottimi ma costosi prodotti della cantina - vedi il Chianti - e il vino della casa su cui il commento è superfluo. Nulla comunque può far svanire l'ottima impressione lasciata da uno dei ristoranti in cui torneremmo più volentieri.
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Ristoranti
 
2012-05-25 20:32:05 Locuste
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7.3
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7.0
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8.0
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6.0
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8.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 26, 2003
Recensione
Impossibile sbagliarsi; passeggiando per le vie di Vieste alla ricerca di un po' di refrigerio o magari (come noi) di riparo da un'inaspettata pioggia d'agosto, la Casa della Bruschetta la si nota subito, grazie ad un imponente tavolata di legno che fa bella mostra di sé sul marciapiede, ricolma di formaggi, verdure, mozzarelle e ogni ben di Dio. Nonché ai gruppetti di turisti e curiosi che tentano di immortalarsi con una foto accanto alle "bellezze" locali.

L'affluenza di clienti è davvero imponente e può risultare difficile trovare posto, sia all'interno, sia sotto la tettoia adorna di bougainville e gerani che ripara i tavoli; meglio frequentare il locale al di fuori degli orari canonici di pranzo e cena, magari al ritorno dalla spiaggia, per mangiare con più comodità. L'ambiente infatti è informale e alla buona, tra tavolate di legno e caratteristiche ceramiche del luogo.

La specialità della casa è naturalmente la bruschetta, proposta in quattro varietà una più esuberante dell'altra: aspettatevi un pieno di rucola, peperoni, pomodorini, mozzarella e olive, il tutto innaffiato con abbondante olio e accumulato su una sontuosa fetta di pane pugliese. Da provare anche la burrata, qui servita con uva nera, le immancabili cozze e il caciocavallo alla brace. A disposizione anche primi e secondi classici come orecchiette e zuppa di pesce, ma il locale ci pare più adatto ad una degustazione di specialità locali (compresi frutta, dolci e vino della casa).
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Ristoranti
 
2012-05-25 20:30:23 Locuste
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7.5
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
7.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 28, 2003
Recensione
Ci perdonerete se iniziamo questa recensione con un piatto che non abbiamo gustato (per nostra fortuna anche le locuste hanno dei limiti), ma che rimane comunque profondamente impresso nella nostra memoria: una zuppa di pesce alla viestana eccezionalmente smisurata, talmente voluminosa da sembrare infinita, oltretutto servita in un calderone che riporta alla mente suggestioni infernali. Non ordinatela se non avete tre-quattro ore di tempo a disposizione.

L'immagine della zuppa oscura un po' la memoria, ma il locale resta comunque uno dei più attraenti, almeno a prima vista, fra tutti quelli che punteggiano il centro storico (se c'è una cosa che non manca a Vieste sono proprio i ristoranti). Si mangia all'aperto, in un ambiente ampio e arioso; il servizio è sempre cortese, a tratti troppo cerimonioso. Buona l'offerta dei vini.

Nel menu, zuppa a parte, non mancano naturalmente le classiche verdure sott'olio e il pesce (discreta l'orata ai ferri), ma la parte del leone la fanno indubbiamente i frutti di mare: da consumare e gustare sia crudi come antipasto, sia a condimento degli spaghetti, sia infine da soli come nel tradizionale e imponente sauté di cozze. Senza infamia e senza lode i dolci.
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Ristoranti
 
2012-05-25 20:16:18 Locuste
Voto medio 
 
7.0
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 2014
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 29, 2014
Recensione
La nebbia, quella c'è, anche se molti dicono che sia meno intensa che in passato; per il resto, Milano e Bruxelles sembrano avere davvero poco in comune. Eppure nel capoluogo lombardo, per fortuna, non mancano certamente le occasioni di gustare le eccezionali birre belghe in brasserie più o meno ispirate alla tradizione locale; ma Le Vent du Nord è un caso particolarmente virtuoso, perché al bere (e che bere!) unisce una cucina di rara precisione filologica che ripropone per filo e per segno i piatti più amati nel paese di re Filippo. Il che non significa che ci si debbano aspettare manicaretti di eccezionale raffinatezza: il menu è semplice e stringato, proprio come sarebbe in "patria", e su tutto domina il piatto principe della nazione, le cozze. Ma il rapporto qualità-prezzo è onesto e l'atmosfera gradevolmente spartana; peccato solo per il servizio che non sempre brilla per attenzione e cortesia (ma sotto questo aspetto sembra ci sia stato un notevole miglioramento negli anni).

Vista la location, facciamo uno strappo alla regola e partiamo dalla birra: la proposta alla spina è di altissimo livello, e caratterizzata da un'estrema cura nella spillatura. Per chi ama le non filtrate c'è la Blanche de Brabant, ma a tutti consigliamo la leggendaria Gordon Finest Gold, 10 gradi alcolici di godimento: è una delle poche occasioni per gustarla alla spina, non perdetela. Ricchissimo anche l'assortimento in bottiglia: Rochefort, La Chouffe, Bonne Esperance e Orval tra le migliori.
Venendo al cibo, il menu presenta una buona offerta di antipasti: il più stuzzicante è la tartine au fromage, pane nero con formaggio fresco accompagnato da ravanelli, cipolla e formaggio, il tutto in quantità veramente "importanti". Interessante la gauffre monsieur (cialda con prosciutto e formaggio) presentata anche nella variante "madame" con uovo al tegamino. Meno soddisfacenti i chicon au gratin, involtini di indivia al prosciutto.

Come anticipato, il piatto principe del ristorante non possono che essere le moules et frites, cozze al vapore con abbondanti patatine fritte. Diverse le varietà in lista: le migliori sono le moules marinières con sedano, cipolla, burro, prezzemolo, pepe e vino bianco. Accanto alle semplici sautée compaiono poi le cozze à la creme, ivres (con birra) e à la provençale (con scalogno e pomodoro), queste ultime non altrettanto riuscite. Tra gli altri piatti da preferire il filet de porc à la Chouffe e la saucisse à la bière, entrambi con salsa alla birra; davvero imponente lo stinco (jambonneau fumé). Anche tra i dessert emerge il sorbet à la Kriek, sorbetto a base della classica birra alle ciliegie; in alternativa la dame blanche (gelato alla vaniglia con panna e cioccolato) o la tarte Le Vent Gourmand (torta a base di cioccolato puro all'85%). Immancabili le gauffres, tra le quali quella debordante alla frutta, con tanto di panna montata e salsa al cioccolato caldo. L'amaro della casa è gratis.
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Ristoranti
 
2012-05-25 14:54:11 Locuste
Voto medio 
 
7.0
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 23, 2009
Recensione
La "vela latina" è un tipo di velatura storica, riscoperta negli ultimi anni a partire dal paese di Stintino e a tutt'oggi protagonista di una serie di regate internazionali. Ma è anche uno dei tanti ristoranti tipici che punteggiano il centro storico di Sassari (tra cui si segnala la nota trattoria "Da Antonio" nella vicina via Arborea). Forse quello dalla vita più breve, dal momento che l'inaugurazione risale a pochi anni orsono, ma non per questo il meno attraente: la cucina del locale di Francesco Fois abbina infatti tutti i piatti più tradizionali della gastronomia sassarese, a prezzi abbordabili anche se non bassissimi, a preparazioni di mare di ottima qualità e con qualche tocco di fantasia che non guasta.

Nell'ampia proposta del menu meritano senza dubbio un assaggio gli antipasti di mare: cozze alla marinara, insalata di polpo e patate, pesce spada affumicato, l'ottima pescatrice ai pomodorini e rucola. Posti d'onore meritano gli originali carciofi alla bottarga di muggine e le scenografiche banderillas di calamari, gamberi e zucchine. Il resto della lista non si concentra necessariamente sul pesce, ma è un peccato perdere l'occasione di veder arrivare in tavola gli spaghetti vongole e bottarga, o gli spaghetti ai gamberi, in un ricco piatto a forma di barca... Meno convincente il risotto alla pescatora. Non mancano piatti di terra come i rigatoni pomodorini e ricotta mustia, più legati ai sapori della tradizione contadina.

Anche per quanto riguarda i secondi si può continuare con le proposte di mare: orata, spigola, oppure un abbondantissimo fritto misto con triglie, zerri e calamari. È però nei piatti di terra che si ritrova l'essenza della vera cucina sassarese: le monzette* aglio e olio e i lumaconi piccanti sono gioielli da provare, la fettina di cavallo o di asinello è quanto di più caratteristico si possa offrire in città, specie se accompagnata da un contorno di melanzane. Tra i dolci brillano come sempre le seadas, ma la millefoglie con crema pasticciera e la zuppa inglese hanno le loro carte da giocare. Tra i vini bianchi si consiglia l'inconsueto Nuragus Salnico delle cantine Pala, mentre nel campo dei rossi c'è solo l'imbarazzo della scelta: il Karana, originale Nebbiolo dei Colli del Limbara (Cantina Sociale di Gallura), esce dai sentieri più calcati. Si chiude con un mirto e con la consapevolezza di aver visitato un buon ristorante, anche se forse di fascia troppo elevata in rapporto al tipo di offerta culinaria.

*Le monzette sono grosse lumache cucinate arrosto o trifolate; il nome, che significa "piccole monache", deriva dal loro caratteristico colore bianco e nero
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Ristoranti
 
2012-05-25 14:49:35 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 30, 2010
Recensione
Da chi è disposto a sedersi nel ristorante del Treasure Island, uno dei più rutilanti e pacchiani casino di Las Vegas, con tanto di finti scenari tropicali e battaglie navali tra pirati e sirene (attenzione: durante lo spettacolo non si può entrare né uscire dal locale!), probabilmente non ci si aspetta una grande capacità di discernimento culinario. E invece la sorpresa è dietro l'angolo, perche il Gilley's non è famoso soltanto per i piccanti spettacoli di ragazze in bikini e per il suo toro meccanico (cavalcato dalle medesime ragazze in bikini), ma anche per gli sfrigolanti barbecue pronti a soddisfare qualsiasi appetito. La carne è davvero di qualità elevata, il servizio rapido e preciso oltre che... sexy. Peccato solo per la devastante aria condizionata e soprattutto per i prezzi non esattamente economici: dai 14 ai 37 dollari a piatto, tasse e mance escluse.

Una volta appurato che il menu non va oltre la carne in tutte le sue forme, si può iniziare con un antipasto "leggero" come le buffalo chicken wings (ali di pollo con salsa piccante e formaggio), i BBQ sliders (sandwich con carne di maiale e cipolle) o addirittura l'award winning pork green chili. Il consiglio, comunque, è quello di gettarsi subito a capofitto sulla griglia, che offre una serie di succulente alternative: dalle classiche BBQ short ribs (costine) al pulled pork con salsa al Jack Daniel's, fino ad arrivare alle "combo" di manzo, pollo e maiale e all'oceanico Ten Gallon platter, una strepitosa grigliata mista da 35 dollari.

Il vero piatto forte della casa sono però le bistecche: eccezionale la Porterhouse steak, la classica T-Bone da 600 grammi, ma non sono da meno la Delmonico steak (circa 450 grammi di "rib eye") e la flat iron steak marinata in olio e spezie. Una sola avvertenza: chiedere una cottura "rare" o "very rare" per ottenere qualcosa di simile alla nostra carne al sangue. Il tutto viene servito con due contorni a scelta: imperdibili i Molasses baked beans (fagioli), il resto è ordinaria amministrazione. Non mancano naturalmente i panini, dal Lone Star burger con black angus all'infuocato Chili cheese. Non all'altezza la lista di bevande, visto che l'alternativa si limita alle insipide Bud e Miller Light: meglio uscire a bersi un margarita...
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Sagre
 
2012-05-25 14:47:44 Locuste
Voto medio 
 
6.8
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
8.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 10, 2008
Recensione
Se proprio non avete nulla da fare, fateci un salto giusto per assaporare la strana atmosfera che vi si respira. Meglio una buona fiorentina!!

Alcuni piatti:
Tofu e lenticchie con verdure alla Riviera, Boulgour con zucchine e broccoli e Seitan con cipolle
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Ristoranti
 
2012-05-25 14:44:18 Locuste
Voto medio 
 
6.8
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre, 2016
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 11, 2016
Recensione
Gli anni passano per tutti, anche se si è già "Vecchi": parecchi ne sono trascorsi dalla nostra prima visita a questo locale milanese e nel frattempo molto è cambiato. Il quartiere Isola è diventato sempre più modaiolo e affollato di ristoranti, l'osteria si è adeguata nel look e nell'arredamento, ha perso il suo locale "gemello" a pochi metri di distanza (rinominato in Osteria Dal Verme) e ha apportato qualche significativa variazione stilistica. L'idea di fondo, però, rimane la medesima: riprendere gli elementi delle vecchie osterie - tavoli di legno senza tovaglia, pochi fronzoli nel servizio - in un contesto assai più chic, con tanto di mobili di design. Il tutto in base a una formula in vigore fin dal 1994, anno di fondazione dell'osteria: cucina essenziale, servizio rapido e, soprattutto, prezzi ridotti, anche se un po' più alti di un tempo. L'idea continua a funzionare, anche perché il menu si è ampliato sino a includere varianti per tutti i gusti.

Sul piano della qualità, intendiamoci, nulla di trascendentale: nonostante qualche ingrediente ricercato, il livello dei piatti è nella norma e i riferimenti alla cucina del territorio sono abbastanza limitati. Il menu invernale si apre con una serie di antipasti particolarmente robusti (dai 5 ai 15 euro): crostini toscani "di nonna Nella" (con fegatini), crostoni di polenta di Storo con lardo di Colonnata, baccalà mantecato con crostoni di polenta, stracciatella di bufala con tartufo bianco o nero, salumi e formaggi. Ampio anche lo spettro dei primi: si va da una discreta minestra di lenticchie (6 euro) ai delicati tagliolini con tartufo bianco (18 euro), passando per tortelli di pere e formaggi al burro, zafferano e parmigiano, testaroli ai funghi, tortelli di farina di castagne con patate e porcini e l'immancabile risotto alla milanese.

Il meglio di sé, comunque, la cucina lo dà con i piatti unici: anche qui la fa da padrona la polenta di Storo, servita con tomini e speck alla griglia, scaloppine di pollo al limone, stinco di maiale arrosto (11 euro), formaggio di Branzi e tartufo nero o bianco (13-20 euro), e anche nel micidiale abbinamento con risotto alla milanese e ossobuco (20 euro), quest'ultimo per la verità non troppo riuscito. Tra le alternative spiccano agnellino sardo, tagliata di fassona e carne cruda con tartufo (25 euro). Torte e dolci senza infamia e senza lode: si segnalano soprattutto i sorbetti al fico d'india con passito di Pantelleria e al pompelmo rosa con Moscato d'Asti. La selezione dei vini è efficace ma con ricarichi piuttosto elevati: tra quelli dal miglior rapporto qualità-prezzo c'è il Rossobastardo delle cantine Cesarini-Sartori.

I secondi, prevalentemente a base di carne, sono notevolmente più corposi nelle quantità: immancabile la cotoletta alla milanese ma non mancano tartare di manzo, salamella alla griglia, costata e filetto, e persino maialetto sardo e agnello. La polenta taragna accompagna diversi piatti tra cui la scamorza ai ferri con lardo valdostano; meno entusiasmanti i tomini allo speck. Ottimi, invece, il pollo arrosto alla birra con patate e il fegato di vitello alla piemontese ripassato in burro e salvia. Dolci di buon livello benché anche qui, verso fine serata, la cucina esaurisca le scorte: resta il tempo di assaggiare la mousse di mirtilli, la bavarese di castagne con salsa al cioccolato e la torta di mele e cannella, la migliore. In lista, oltre al rosso della casa (un Nero d'Avola appena sufficiente), anche una decina di vini di etichette minori con ricarichi modesti, come il Chianti delle cantine Pieraccioni.
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