Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-25 05:46:43
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 25 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Gennaio 16, 2008
Recensione
Chiedete a un gallaratese (o a un abitante di qualunque altro comune del circondario) quali siano i piatti tipici della sua zona: invariabilmente vi risponderà che non ce ne sono o non li conosce. Invece la tradizione culinaria di Gallarate esiste, eccome: e se si è conservata negli anni evitando l’oblio lo si deve proprio a locali come questo, che continuano a proporre pietanze e ingredienti spesso dimenticati. La nostra prima visita a questo locale risale al 2004, nel corso della Rassegna Gastronomica dei Due Galli di cui non a caso il ristorante è stato fra i promotori; negli anni, la trattoria di Sergio Rossi non ha cambiato il suo approccio semplice ma efficace all’arte culinaria, pur ampliando e rinforzando il menu.
Il locale, di dimensioni ridottissime e situato in un angolino davvero nascosto, attira anche per l’atmosfera, che strizza l’occhio al liberty ma soprattutto al rustico (ci sono anche le classiche tovaglie a quadri), oltre che per i prezzi, rimasti piuttosto contenuti. Il menu inizia, invariabilmente, con il classico antipasto misto composto da salumi al taglio (ottimo il salamino di cavallo), bruschette con fagioli, polentina condita, crostini al lardo e miele e dall’ottima formaggina pepe e erburin, una saporita crema di formaggio. Vasto anche l’assortimento dei primi che comprende, tra gli altri, la casereccia zuppa di cipolle e i più che discreti tortelloni di ricotta ed erbette con gorgonzola e noci, oltre alle gettonate pappardelle al ragù di cinghiale e agli gnocchi alla fonduta tartufata. Ci sarebbe piaciuto riassaggiare lo splendido sformatino di ris in cagnün e perzeghitt (riso mantecato con finferli) della Rassegna, ma non si può avere tutto...
Porzioni generose e ricette tradizionali anche per i secondi, tra i quali domina senza dubbio la polenta con stufato d’asino, purtroppo resa meno appetitosa dalla consistenza non eccezionale della carne. Attirano anche lo stinchetto di maiale alla birra e il taleggio e gorgonzola con polenta mentre non è più nel menu (ma non è detto che non ci ritorni) l’ottimo ossobuco in fricassea con castagne di Crenna. Non mancano infine alcuni interessanti piatti fuori lista come le lumache con polenta e funghi e le costine alle verze e speck. Poco entusiasmanti i dolci, discreta comunque la torta al cioccolato bianco e nero. Non eccezionale il Dolcetto della casa. Da sottolineare invece la cortesia del servizio, con offerta finale del limoncello, e il conto non più basso come una volta ma ancora piuttosto contenuto.
Il locale, di dimensioni ridottissime e situato in un angolino davvero nascosto, attira anche per l’atmosfera, che strizza l’occhio al liberty ma soprattutto al rustico (ci sono anche le classiche tovaglie a quadri), oltre che per i prezzi, rimasti piuttosto contenuti. Il menu inizia, invariabilmente, con il classico antipasto misto composto da salumi al taglio (ottimo il salamino di cavallo), bruschette con fagioli, polentina condita, crostini al lardo e miele e dall’ottima formaggina pepe e erburin, una saporita crema di formaggio. Vasto anche l’assortimento dei primi che comprende, tra gli altri, la casereccia zuppa di cipolle e i più che discreti tortelloni di ricotta ed erbette con gorgonzola e noci, oltre alle gettonate pappardelle al ragù di cinghiale e agli gnocchi alla fonduta tartufata. Ci sarebbe piaciuto riassaggiare lo splendido sformatino di ris in cagnün e perzeghitt (riso mantecato con finferli) della Rassegna, ma non si può avere tutto...
Porzioni generose e ricette tradizionali anche per i secondi, tra i quali domina senza dubbio la polenta con stufato d’asino, purtroppo resa meno appetitosa dalla consistenza non eccezionale della carne. Attirano anche lo stinchetto di maiale alla birra e il taleggio e gorgonzola con polenta mentre non è più nel menu (ma non è detto che non ci ritorni) l’ottimo ossobuco in fricassea con castagne di Crenna. Non mancano infine alcuni interessanti piatti fuori lista come le lumache con polenta e funghi e le costine alle verze e speck. Poco entusiasmanti i dolci, discreta comunque la torta al cioccolato bianco e nero. Non eccezionale il Dolcetto della casa. Da sottolineare invece la cortesia del servizio, con offerta finale del limoncello, e il conto non più basso come una volta ma ancora piuttosto contenuto.
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Ristoranti
2012-05-25 05:45:18
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 25 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Ottobre 22, 2005
Recensione
Isolato e relativamente difficile da trovare (è immerso nella campagna pavese tra Sannazzaro de' Burgondi e Mezzana Bigli), questo ristorante gode di un'ottima fama nella zona, e non è certo un caso. I prezzi contenutissimi e l'elevata qualità delle portate ne fanno infatti un punto di riferimento per gli amanti della buona cucina, oltre che della caccia: l'ampio e rustico salone è infatti arredato con oggetti e quadri ad argomento venatorio, e guardando bene si colgono anche le tracce del passaggio di ospiti illustri come il calciatore - e cacciatore - Roberto Baggio.
Come molti locali di questo genere, Romè opta per un menu fisso, che consiste nella degustazione di tutti i prodotti tipici del luogo. Qualità e quantità non lasciano mai insoddisfatti, a partire dagli antipasti: dominano gli affettati, dal prosciutto di Parma al salame di Varzi, ma c'è spazio anche per insalata russa, frittate e sottaceti, speck con melone e bresaola con grana. I primi sono imponenti e "di peso": dagli ottimi ravioli al ragù al risotto ai funghi porcini, considerato uno dei migliori della zona.
Ampia scelta di secondi (si fa per dire visto che la scelta non c'è: bisogna mangiare tutto!). La selvaggina, rappresentata degnamente dalle quaglie, è assolutamente da provare, così come la faraona e il brasato di vitello. Ma non ci sono solo arrosti: ottimi anche il gran bollito e soprattutto le due specialità della casa, rane fritte e lumache. Per accompagnare (e digerire) non mancano i vini delle aziende locali: da non perdere la bonarda Cabanon. Si chiude con dolce, caffé e grappa: tutto questo a prezzi che è davvero raro registrare in qualsiasi zona d'Italia.
Come molti locali di questo genere, Romè opta per un menu fisso, che consiste nella degustazione di tutti i prodotti tipici del luogo. Qualità e quantità non lasciano mai insoddisfatti, a partire dagli antipasti: dominano gli affettati, dal prosciutto di Parma al salame di Varzi, ma c'è spazio anche per insalata russa, frittate e sottaceti, speck con melone e bresaola con grana. I primi sono imponenti e "di peso": dagli ottimi ravioli al ragù al risotto ai funghi porcini, considerato uno dei migliori della zona.
Ampia scelta di secondi (si fa per dire visto che la scelta non c'è: bisogna mangiare tutto!). La selvaggina, rappresentata degnamente dalle quaglie, è assolutamente da provare, così come la faraona e il brasato di vitello. Ma non ci sono solo arrosti: ottimi anche il gran bollito e soprattutto le due specialità della casa, rane fritte e lumache. Per accompagnare (e digerire) non mancano i vini delle aziende locali: da non perdere la bonarda Cabanon. Si chiude con dolce, caffé e grappa: tutto questo a prezzi che è davvero raro registrare in qualsiasi zona d'Italia.
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10
Ristoranti
2012-05-25 05:43:29
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 25 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 19, 2008
Recensione
A volte basta pochissimo per entrare nella storia. Per esempio avere la fortuna di essere il duecentesimo ristorante recensito dalle Locuste, come è avvenuto in questo caso nell'aprile 2008. Niente male vero?
A parte i rilievi statistici, ci sono però anche altre ragioni per fare un giro da queste parti. Ci troviamo in provincia di Asti, ma niente a che vedere con le Langhe: questo è il meno conosciuto (ma da riscoprire) Monferrato settentrionale. Location amena se ce n'è una: colline e prati verdi a perdita d'occhio, al centro dei quali sorge un'antica cascina ristrutturata che ospita anche camere per il pernottamento. Siamo quasi al vertice di un triangolo formato da Torino, Asti e Casale e la cucina è curiosamente in bilico tra le tre diverse opzioni: manca un piatto d'eccellenza, ma tirando le somme il giudizio è positivo.
Come si conviene ad un agriturismo, il menu (fisso) è ricco e variegato; le porzioni un po' parsimoniose, ma su richiesta il "bis" è garantito. Fornita e di qualità la cantina, la vera sorpresa in positivo del locale: interessante il Dolcetto di Dogliani Ribote, eccellente poi il Nebbiolo Mompissano della Cascina Chicco. Sono invece senza infamia e senza lode gli antipasti: salame cotto e crudo, sformato di asparagi, arista di maiale con verdure e (il migliore) caprino fresco con soncino e rucola. Nei primi fanno capolino le due anime del locale: raviolini al sugo di carne (tipici del monferrino) e risotto alla Barbera (più astigiano). Quest'ultimo, peraltro, decisamente meglio riuscito.
Tra i secondi convince la tasca di vitello ripiena di verdure, originale e saporita, mentre è decisamente sottotono la faraona. Accattivante invece il tris di dolci, in particolare la caratteristica zuppa inglese ai frutti di bosco e un "esotico" esemplare di sbrisolona (ci perdonino i puristi se il nome non è quello corretto), a cui si affianca un assaggio di budino al cioccolato. Per digerire, infine, niente di meglio di un sorso del Toccasana Negro, amaro delicato e aromatico. Nel complesso si può ancora fare parecchio per migliorare, ma la strada intrapresa con la valorizzazione della cucina del territorio è indubbiamente meritevole. Il conto finale (e questo è un altro merito) difficilmente può superare i 30 euro anche se si opta per vini di pregio.
A parte i rilievi statistici, ci sono però anche altre ragioni per fare un giro da queste parti. Ci troviamo in provincia di Asti, ma niente a che vedere con le Langhe: questo è il meno conosciuto (ma da riscoprire) Monferrato settentrionale. Location amena se ce n'è una: colline e prati verdi a perdita d'occhio, al centro dei quali sorge un'antica cascina ristrutturata che ospita anche camere per il pernottamento. Siamo quasi al vertice di un triangolo formato da Torino, Asti e Casale e la cucina è curiosamente in bilico tra le tre diverse opzioni: manca un piatto d'eccellenza, ma tirando le somme il giudizio è positivo.
Come si conviene ad un agriturismo, il menu (fisso) è ricco e variegato; le porzioni un po' parsimoniose, ma su richiesta il "bis" è garantito. Fornita e di qualità la cantina, la vera sorpresa in positivo del locale: interessante il Dolcetto di Dogliani Ribote, eccellente poi il Nebbiolo Mompissano della Cascina Chicco. Sono invece senza infamia e senza lode gli antipasti: salame cotto e crudo, sformato di asparagi, arista di maiale con verdure e (il migliore) caprino fresco con soncino e rucola. Nei primi fanno capolino le due anime del locale: raviolini al sugo di carne (tipici del monferrino) e risotto alla Barbera (più astigiano). Quest'ultimo, peraltro, decisamente meglio riuscito.
Tra i secondi convince la tasca di vitello ripiena di verdure, originale e saporita, mentre è decisamente sottotono la faraona. Accattivante invece il tris di dolci, in particolare la caratteristica zuppa inglese ai frutti di bosco e un "esotico" esemplare di sbrisolona (ci perdonino i puristi se il nome non è quello corretto), a cui si affianca un assaggio di budino al cioccolato. Per digerire, infine, niente di meglio di un sorso del Toccasana Negro, amaro delicato e aromatico. Nel complesso si può ancora fare parecchio per migliorare, ma la strada intrapresa con la valorizzazione della cucina del territorio è indubbiamente meritevole. Il conto finale (e questo è un altro merito) difficilmente può superare i 30 euro anche se si opta per vini di pregio.
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Ristoranti
2012-05-25 05:40:00
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 25 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Ottobre 14, 2006
Recensione
Belgioioso è un’amena cittadina situata a est di Pavia, in direzione di Cremona. Di origine tardo-medievale, epoca della Pavia Viscontesca, ospita un castello mantenuto in ottime condizioni. La città merita sicuramente di essere visitata non solo, però, dal lato artistico e culturale, ma anche dal punto di vista culinario. Si presta bene a una degustazione la tavola dell'Osteria del Roggiolo, tipico locale a conduzione familiare (marito e moglie in sala), dall'ambiente rustico e solitamente affollato, che si integra perfettamente nel contesto del paese.
La cucina presenta tratti fortemente piacentini e gli antipasti, affettati misti e gnocco fritto, ne sono la testimonianza più evidente: buona l’idea, meno l’applicazione in quanto lo gnocco fritto risulta piuttosto secco – mentre è solitamente più gonfio e morbido – e qualche salume (lardo in particolare) troppo salato. I primi sono invece un dolce crescendo: spaghetti tagliati al coltello con funghi e ragù, gnocchi di patate con pinoli, pancetta e spinaci, i classici pisarei e fasö e, per finire, rotoli di crespella con zucca e besciamella. Portate distinte da buona qualità e ottima quantità, tanto da soddisfare la maggioranza dei visitatori.
Chi invece ha la forza di continuare può testare i secondi disponibili: polenta e brasato d'asino, un classico sempre attuale, prosciutto di Praga caramellato con salsa al vino, piatto sperimentale che però soddisfa più la vista del gusto, e per finire coppa arrosto. Per completare il pasto, formaggi misti e, come dolce, salame di cioccolato, semifreddo ai frutti di bosco e torta di ricotta al caffé. Soddisfacente la carta dei vini: rossi fermi (Buttafuoco “Cantine Bronis”, Gutturnio “La Stoppa” e “Julius”, Chianti “Cantine Banfi” e Barbera del Monferrato “La Monella”), rossi vivaci (Barbera “Cantine Bronis”, Bonarda “Bronis”, Gutturnio Colli Piacentini "Cantine Campana”) e bianchi (Riesling “Bronis”, Ortrugo “Colli piacentini”, Malvasia secco Valtidone).
La cucina presenta tratti fortemente piacentini e gli antipasti, affettati misti e gnocco fritto, ne sono la testimonianza più evidente: buona l’idea, meno l’applicazione in quanto lo gnocco fritto risulta piuttosto secco – mentre è solitamente più gonfio e morbido – e qualche salume (lardo in particolare) troppo salato. I primi sono invece un dolce crescendo: spaghetti tagliati al coltello con funghi e ragù, gnocchi di patate con pinoli, pancetta e spinaci, i classici pisarei e fasö e, per finire, rotoli di crespella con zucca e besciamella. Portate distinte da buona qualità e ottima quantità, tanto da soddisfare la maggioranza dei visitatori.
Chi invece ha la forza di continuare può testare i secondi disponibili: polenta e brasato d'asino, un classico sempre attuale, prosciutto di Praga caramellato con salsa al vino, piatto sperimentale che però soddisfa più la vista del gusto, e per finire coppa arrosto. Per completare il pasto, formaggi misti e, come dolce, salame di cioccolato, semifreddo ai frutti di bosco e torta di ricotta al caffé. Soddisfacente la carta dei vini: rossi fermi (Buttafuoco “Cantine Bronis”, Gutturnio “La Stoppa” e “Julius”, Chianti “Cantine Banfi” e Barbera del Monferrato “La Monella”), rossi vivaci (Barbera “Cantine Bronis”, Bonarda “Bronis”, Gutturnio Colli Piacentini "Cantine Campana”) e bianchi (Riesling “Bronis”, Ortrugo “Colli piacentini”, Malvasia secco Valtidone).
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Ristoranti
2012-05-25 05:38:19
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 25 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 24, 2010
Recensione
Nel paese dove tutti i sogni si avverano, anche l'apparente ossimoro del "fast food di qualità" può trasformarsi in realtà, sia pure con le dovute proporzioni. I locali della catena Johnny Rockets, oltre 250 in tutto il mondo con propaggini persino in Egitto e nelle Fiippine, non offrono nessuna esperienza memorabile dal punto di vista culinario, ma vincono di una spanna rispetto ai concorrenti per il livello delle materie prime utilizzate e la semplicità dei piatti. L'hamburger come dovrebbe essere, insomma. Il resto lo fa l'atmosfera: divanetti rossi in stile Happy Days, piccoli juke box (funzionanti) su ogni tavolo, personale in divisa bianca. Un look sapientemente studiato per risvegliare l'immaginario collettivo di qualsiasi teledipendente degli ultimi trent'anni.
Dal punto di vista strettamente gastronomico, il menu si incentra naturalmente sugli hamburger: svariate le proposte, imponenti nelle dimensioni ma stranamente (e fortunatamente) misurate per quanto riguarda l'utilizzo di salse e condimenti pestilenziali. Spicca su tutti il Rocket (single o double), saporito hamburger con un "sobrio" contorno di formaggio cheddar, lattuga, pomodoro e cipolla. Tra le varianti più interessanti The original, con senape e maionese, Route 66, con formaggio svizzero e funghi grigliati, e #12, con la piccantissima "red red sauce". Il tutto naturalmente servito con abbondantissimo accompagnamento di french fries.
Inutile chiedere altro a questi ristoranti anche se, per la verità, qualche proposta diversa c'è: tra queste il Philly Cheese steak, una bistecca tagliata a strisce sottili e servita su un letto di pane con cipolle e formaggio. Non mancano poi hot dog, sandwich a base di pollo e la Caesar salad con crostini e vinaigrette, una presenza fissa nella dieta californiana. Tra gli appetizers, da segnalare soprattutto la possibilità di provare gli Sliders, assaggi in versione ridotta delle specialità della casa. Non vengono servite bevande alcoliche, ma in compenso Coca Cola, Sprite e tutte le altre soda si possono gustare in quantità oceaniche grazie al refill gratuito.
Dal punto di vista strettamente gastronomico, il menu si incentra naturalmente sugli hamburger: svariate le proposte, imponenti nelle dimensioni ma stranamente (e fortunatamente) misurate per quanto riguarda l'utilizzo di salse e condimenti pestilenziali. Spicca su tutti il Rocket (single o double), saporito hamburger con un "sobrio" contorno di formaggio cheddar, lattuga, pomodoro e cipolla. Tra le varianti più interessanti The original, con senape e maionese, Route 66, con formaggio svizzero e funghi grigliati, e #12, con la piccantissima "red red sauce". Il tutto naturalmente servito con abbondantissimo accompagnamento di french fries.
Inutile chiedere altro a questi ristoranti anche se, per la verità, qualche proposta diversa c'è: tra queste il Philly Cheese steak, una bistecca tagliata a strisce sottili e servita su un letto di pane con cipolle e formaggio. Non mancano poi hot dog, sandwich a base di pollo e la Caesar salad con crostini e vinaigrette, una presenza fissa nella dieta californiana. Tra gli appetizers, da segnalare soprattutto la possibilità di provare gli Sliders, assaggi in versione ridotta delle specialità della casa. Non vengono servite bevande alcoliche, ma in compenso Coca Cola, Sprite e tutte le altre soda si possono gustare in quantità oceaniche grazie al refill gratuito.
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Ristoranti
2012-05-25 05:36:32
Locuste
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Recensione
Data di visita
Ottobre 12, 2018
Recensione
Una semplice trattoria di paese, nella sonnacchiosa provincia pavese, che si è trasformata col tempo in un punto di riferimento per enogastronomi e golosi: questo è il ristorante "Da Roberto", sapientemente gestito dai coniugi Scovenna e sede dell'ormai nota Confraternita del Cotechino Caldo. La relativa fama non ha condizionato caratteristiche e qualità del locale, che resta tanto rustico quanto genuino e continua a proporre una cucina ricercata, ma al tempo stesso casereccia. Eccezionale, proprio perché genuinamente fedele alla tradizione, la cornice; il servizio è quantomai cordiale e rapido, ma attenzione a non fare richieste troppo estrose: si rischiano aspri rimproveri! Una menzione particolare va, infine, alla fornitissima cantina.
Il piatto forte del locale è naturalmente il cotechino, servito come antipasto nei mesi freddi con fonduta e polenta, ma anche protagonista, di tanto in tanto, di vere e proprie serate a tema. Il resto dell'antipasto è a base di salumi locali: l'ottima filzetta si accompagna alla coppa di produzione propria. C'è spazio anche per peperoni con acciughe e per le più "esotiche" cipolle di Tropea. Nei primi la fantasia del cuoco trova il suo sfogo e il menu (sempre diverso ed enunciato a voce) spazia dal risotto al Castelmagno agli ottimi ravioli di stufato, passando per gli gnocchi alla fonduta di tome e i ravioli di ricotta e ortica. Vera prelibatezza gli gnocchi con il ragù di cotechino, che completano l'offerta dell'antipasto.
Anche la lista dei secondi varia molto a seconda della stagione: ospite fissa è però la tagliata di manzo servita sulla pietra di cottura. Delicatissimo il carpaccio di manzo piemontese con grana, a cui si aggiunge il magatello in salsa verde e il ben più robusto stracotto d'asino con polenta e fonduta, o con funghi porcini. Da provare la selezione di formaggi con miele d'acacia: si parte dal taleggio, poi tome vaccine e caprine e l'ottimo saras del fen. Dolci assolutamente all'altezza della situazione: gelato di marroni, il classico salame di cioccolato e, in estate, torta di Broni con gelato alla crema e sorbetto al limone con grappa e uva sultanina. Non mancate di assaggiare le giuggiole, davvero inconsuete da queste parti: i proprietari ne coltivano un albero in giardino!
Davvero ottima la proposta di vini, quasi tutti locali: Bonarda (da provare quella della Fattoria Massara), Barbera e Buttafuoco sono il complemento ideale del pasto, ma non mancano etichette più elaborate come il Pinot Nero della cantina Bruno Verdi. Fa storia a sé il Loghetto "ammandorlato" dei Fratelli Agnes, una Croatina in purezza davvero unica nel suo genere. Segnaliamo anche l'assortimento di amari e grappe di qualità: consigliati l'amaro Sibilla della Varnelli, la delicata grappa di Moscato delle distillerie Berta e la grappa Sogno di Dama prodotta da Domenis.
(data ultima visita: 12 ottobre 2019)
Il piatto forte del locale è naturalmente il cotechino, servito come antipasto nei mesi freddi con fonduta e polenta, ma anche protagonista, di tanto in tanto, di vere e proprie serate a tema. Il resto dell'antipasto è a base di salumi locali: l'ottima filzetta si accompagna alla coppa di produzione propria. C'è spazio anche per peperoni con acciughe e per le più "esotiche" cipolle di Tropea. Nei primi la fantasia del cuoco trova il suo sfogo e il menu (sempre diverso ed enunciato a voce) spazia dal risotto al Castelmagno agli ottimi ravioli di stufato, passando per gli gnocchi alla fonduta di tome e i ravioli di ricotta e ortica. Vera prelibatezza gli gnocchi con il ragù di cotechino, che completano l'offerta dell'antipasto.
Anche la lista dei secondi varia molto a seconda della stagione: ospite fissa è però la tagliata di manzo servita sulla pietra di cottura. Delicatissimo il carpaccio di manzo piemontese con grana, a cui si aggiunge il magatello in salsa verde e il ben più robusto stracotto d'asino con polenta e fonduta, o con funghi porcini. Da provare la selezione di formaggi con miele d'acacia: si parte dal taleggio, poi tome vaccine e caprine e l'ottimo saras del fen. Dolci assolutamente all'altezza della situazione: gelato di marroni, il classico salame di cioccolato e, in estate, torta di Broni con gelato alla crema e sorbetto al limone con grappa e uva sultanina. Non mancate di assaggiare le giuggiole, davvero inconsuete da queste parti: i proprietari ne coltivano un albero in giardino!
Davvero ottima la proposta di vini, quasi tutti locali: Bonarda (da provare quella della Fattoria Massara), Barbera e Buttafuoco sono il complemento ideale del pasto, ma non mancano etichette più elaborate come il Pinot Nero della cantina Bruno Verdi. Fa storia a sé il Loghetto "ammandorlato" dei Fratelli Agnes, una Croatina in purezza davvero unica nel suo genere. Segnaliamo anche l'assortimento di amari e grappe di qualità: consigliati l'amaro Sibilla della Varnelli, la delicata grappa di Moscato delle distillerie Berta e la grappa Sogno di Dama prodotta da Domenis.
(data ultima visita: 12 ottobre 2019)
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Ristoranti
2012-05-25 05:17:15
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 25 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 17, 2010
Recensione
Spiagge, ombrelloni, mosconi e persino l'Harry's Bar o le più nobili reminiscenze felliniane: tutto da cancellare prima di tuffarsi in una Rimini sconosciuta, quella dell'antico Borgo di San Giuliano, un quartiere di pescatori al di là del fiume Marecchia. Oggi (come ricorda un cartello) i pescatori non ci sono quasi più, ma in compenso le strette vie del borgo pullulano di ristoranti tra cui eccelle questo locale che ormai da più di vent'anni propone un intelligente connubio tra buona cucina, convivialità e prezzi decisamente abbordabili. Non a caso il ristorante è frequentatissimo, anche solo dopo cena per un semplice bicchiere di vino. Ma attenzione: dietro la facciata "alla buona" c'è un'interessante ricerca culinaria e non solo, come dimostra la buona scelta di birre artigianali che fa capolino nel menu.
L'atmosfera è familiare e accogliente ma ben curato, il primo impatto decisamente piacevole: un menu degustazione di cinque portate a soli 28 euro, d'altronde, farebbe sentire chiunque a casa sua. Particolarmente ricco l'antipasto, composto da un sontuoso assortimento di crostini (su pane toscano di San Sepolcro), piadine ripiene, tortini alle patate e cavolfiori e quiche ai porri. Per chi volesse scegliere dalla carta i prezzi non sono molto superiori e compaiono altri stuzzicanti appetizers, come i salumi di mora romagnola, i fagioli in umido con pancetta o la selezione di pecorini. Ottimi e con bassi ricarichi i vini, tra i quali spicca l'onestissimo Sangiovese Maestrale delle cantine Ca' Perdicchi.
Continuando con il menu fisso, sorprendono favorevolmente gli strozzapreti con polpettine, pomodorini e strigoli (trattasi di erbe selvatiche che crescono spontaneamente in varie zone d'Italia), mentre più ordinarie ma molto corpose sono le tagliatelle al ragù di manzo tagliato al coltello. Tra le altre scelte da segnalare gli gnocchi con crema di peperoni e salsiccia di mora. Eccellente secondo, nella stagione giusta, è la faraona con carciofi freschi, ma il menu propone anche costolette d'agnello, coniglio, costata e fiorentina. Dolci variabili a seconda dell'estro dei cuochi: dalla bavarese alla chantilly. Ottimi però anche i dolci secchi (amaretti, cantuccini e così via) serviti con il caffè. Da non perdere, per concludere, un assaggio dell'amaro al finocchietto selvatico della casa.
L'atmosfera è familiare e accogliente ma ben curato, il primo impatto decisamente piacevole: un menu degustazione di cinque portate a soli 28 euro, d'altronde, farebbe sentire chiunque a casa sua. Particolarmente ricco l'antipasto, composto da un sontuoso assortimento di crostini (su pane toscano di San Sepolcro), piadine ripiene, tortini alle patate e cavolfiori e quiche ai porri. Per chi volesse scegliere dalla carta i prezzi non sono molto superiori e compaiono altri stuzzicanti appetizers, come i salumi di mora romagnola, i fagioli in umido con pancetta o la selezione di pecorini. Ottimi e con bassi ricarichi i vini, tra i quali spicca l'onestissimo Sangiovese Maestrale delle cantine Ca' Perdicchi.
Continuando con il menu fisso, sorprendono favorevolmente gli strozzapreti con polpettine, pomodorini e strigoli (trattasi di erbe selvatiche che crescono spontaneamente in varie zone d'Italia), mentre più ordinarie ma molto corpose sono le tagliatelle al ragù di manzo tagliato al coltello. Tra le altre scelte da segnalare gli gnocchi con crema di peperoni e salsiccia di mora. Eccellente secondo, nella stagione giusta, è la faraona con carciofi freschi, ma il menu propone anche costolette d'agnello, coniglio, costata e fiorentina. Dolci variabili a seconda dell'estro dei cuochi: dalla bavarese alla chantilly. Ottimi però anche i dolci secchi (amaretti, cantuccini e così via) serviti con il caffè. Da non perdere, per concludere, un assaggio dell'amaro al finocchietto selvatico della casa.
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Ristoranti
2012-05-24 22:01:03
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Marzo 28, 2009
Recensione
Quando non vengono dalle Locuste, i consigli gastronomici vanno sempre presi con le molle. Ma alle descrizioni di abbuffate straordinarie e calderoni stracolmi, che da anni accompagnavano nel racconto il nome della trattoria Righini, non potevamo certo restare sordi. E finalmente possiamo confermarlo: i toni epici utilizzati per le tante descrizioni che avevamo ascoltato erano ben meritati, perché qualcosa di mitologico questo ristorante ce l'ha. Forse l'infinita abbondanza (di ogni portata si può chiedere il bis, per non parlare del vino), forse la genuinità dei piatti e degli ingredienti, forse i gesti quasi rituali dell'anziana sciura - ci piace definirla così, senza il minimo intento dispregiativo - che serve la polenta direttamente dal pentolone. Fatto sta che una cena da queste parti, ammesso che ci si prenda tutto il tempo necessario, non si dimentica facilmente.
Il menu è uguale per tutti e ha subìto pochissime varianti negli anni. Per tradizione si comincia con un aperitivo che si può gustare al banco nella sala d'ingresso o direttamente da seduti. Il protagonista è sempre lo stesso: l'eccezionale raspadüra della casa accompagnata da un lardo altrettanto gustoso. Chi non fosse ancora arrivato al tavolo, ci troverà una lieta sorpresa: bottiglie di bianco e rosso della casa prodotte appositamente per il ristorante sui colli di San Colombano. L'ideale per approcciare la lunga teoria degli antipasti: cotechino, salumi vari (crudo, pancetta, salame), carne cruda con salsa verde, frittate, sottaceti e le stuzzicanti polpettine fritte. Ma il bello deve ancora arrivare.
I primi serviti a tavola sono ben quattro e, ripetiamo, tutti in quantità virtualmente infinita (ma se si vuole arrivare alla fine è meglio non esagerare). Due varietà di ravioli - alle erbe e al brasato - seguite dal risotto ai funghi e dalle splendide pennette del cacciatore con selvaggina, le migliori del lotto. I secondi, semplici ma riuscitissimi, non sono da meno: ecco apparire, in rapida successione, arrosto di vitello, cinghiale, codone di manzo, la saporitissima anatra e la coniglia all'aceto (rigorosamente femmina). Il tempo di un sorbetto all'ananas e si ricomincia con il piatto principe della casa: la polenta per l'appunto, servita con contorno di fichi, castagne, funghi, lumache e gorgonzola. Prima di raggiungere faticosamente l'uscita c'è ancora una tappa: il dolce, buonissimo pan di spagna con cioccolata calda, mascarpone e gelato alla crema, accompagnato per fortuna da un robustissimo bottiglione di grappa che darà un indispensabile aiuto alla digestione...
Il menu è uguale per tutti e ha subìto pochissime varianti negli anni. Per tradizione si comincia con un aperitivo che si può gustare al banco nella sala d'ingresso o direttamente da seduti. Il protagonista è sempre lo stesso: l'eccezionale raspadüra della casa accompagnata da un lardo altrettanto gustoso. Chi non fosse ancora arrivato al tavolo, ci troverà una lieta sorpresa: bottiglie di bianco e rosso della casa prodotte appositamente per il ristorante sui colli di San Colombano. L'ideale per approcciare la lunga teoria degli antipasti: cotechino, salumi vari (crudo, pancetta, salame), carne cruda con salsa verde, frittate, sottaceti e le stuzzicanti polpettine fritte. Ma il bello deve ancora arrivare.
I primi serviti a tavola sono ben quattro e, ripetiamo, tutti in quantità virtualmente infinita (ma se si vuole arrivare alla fine è meglio non esagerare). Due varietà di ravioli - alle erbe e al brasato - seguite dal risotto ai funghi e dalle splendide pennette del cacciatore con selvaggina, le migliori del lotto. I secondi, semplici ma riuscitissimi, non sono da meno: ecco apparire, in rapida successione, arrosto di vitello, cinghiale, codone di manzo, la saporitissima anatra e la coniglia all'aceto (rigorosamente femmina). Il tempo di un sorbetto all'ananas e si ricomincia con il piatto principe della casa: la polenta per l'appunto, servita con contorno di fichi, castagne, funghi, lumache e gorgonzola. Prima di raggiungere faticosamente l'uscita c'è ancora una tappa: il dolce, buonissimo pan di spagna con cioccolata calda, mascarpone e gelato alla crema, accompagnato per fortuna da un robustissimo bottiglione di grappa che darà un indispensabile aiuto alla digestione...
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40
Ristoranti
2012-05-24 21:58:04
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 28, 2004
Recensione
"In cima" non è un modo di dire. Il rifugio San Gaspare si trova proprio sulla vetta più alta dei monti Martani, che dominano l'abitato medioevale di Giano dell'Umbria e tutta la pianura circostante. Una posizione spettacolare, anche perché la strada sale dolcemente e senza strappi e il paesaggio, immerso nella natura, è più collinare che alpestre. Viaggio neppure troppo faticoso, dunque, per raggiungere un ristorante tanto classico quanto sorprendente per qualità e abbondanza delle portate.
All'ingresso del grande salone sarete subito colpiti da un "particolare": l'enorme griglia, vera protagonista del pasto. Su di essa i cuochi preparano sotto gli occhi famelici dei clienti ogni tipo di carne (castrato, salsicce, pancetta di maiale) ma anche la torta al testo, sorta di focaccia abbrustolita che fa da degno contorno alle pietanze. Prima però c'è tempo di gustare una ricca porzione di antipasti: prosciutto crudo, coppa, formaggio, fegatini, tutto rigorosamente prodotto in casa.
Nel menu - più che fisso, immutabile - seguono due ottimi primi: i saporitissimi stringozzi al tartufo e gli gnocchi di patate ai funghi porcini. Poi si dà il via alle danze con l'arrosto misto di cui si è detto. Il tutto accompagnato da un vino della casa onestissimo e servito in brocche apparentemente senza fondo. Per finire, grappa locale. E la gradita sorpresa arriva al momento del conto: solo 23 € il prezzo fisso per un menu completo. Non c'è da meravigliarsi che il ristorante si sia ampliato fino a ospitare 150 persone, diventando meta abituale di gite, escursioni e pranzi sociali.
All'ingresso del grande salone sarete subito colpiti da un "particolare": l'enorme griglia, vera protagonista del pasto. Su di essa i cuochi preparano sotto gli occhi famelici dei clienti ogni tipo di carne (castrato, salsicce, pancetta di maiale) ma anche la torta al testo, sorta di focaccia abbrustolita che fa da degno contorno alle pietanze. Prima però c'è tempo di gustare una ricca porzione di antipasti: prosciutto crudo, coppa, formaggio, fegatini, tutto rigorosamente prodotto in casa.
Nel menu - più che fisso, immutabile - seguono due ottimi primi: i saporitissimi stringozzi al tartufo e gli gnocchi di patate ai funghi porcini. Poi si dà il via alle danze con l'arrosto misto di cui si è detto. Il tutto accompagnato da un vino della casa onestissimo e servito in brocche apparentemente senza fondo. Per finire, grappa locale. E la gradita sorpresa arriva al momento del conto: solo 23 € il prezzo fisso per un menu completo. Non c'è da meravigliarsi che il ristorante si sia ampliato fino a ospitare 150 persone, diventando meta abituale di gite, escursioni e pranzi sociali.
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00
Ristoranti
2012-05-24 21:55:02
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 22, 2003
Recensione
Tra locali alla moda e costosissime auto tedesche, mangiar bene a Riccione potrebbe sembrare quasi un optional. Tanto più se il locale prescelto si trova sulla spiaggia, proprio accanto ad un tipico bar “fighetto” da 10 euro a cocktail, e in riva ad un mare che non invoglia certo a cibarsi del suo contenuto.
Eppure il ristorante Moriscos ci mette poco a smentire tutti i pregiudizi. Basterebbe già provare l’ottimo e abbondante antipasto di mare, a base di cozze, polpi e capesante, per iniziare a ricredersi; se poi si assaggiano anche le tagliatelle all'astice, davvero straordinarie, il ravvedimento è completo. Da segnalare anche la grigliata mista (con orata e spiedini di calamari) e il fritto misto: crostacei e molluschi ottimi, pesce forse non altrettanto saporito ma freschissimo. Certo, i prezzi sono quelli che sono, ma non tanto alti quanto la tipologia del ristorante farebbe pensare.
Attenzione: nonostante la location balneare, il locale conserva un look elegante e una certa raffinatezza di fondo. Sconsigliato quindi l'abbigliamento in ciabatte e bermuda, o l'uso della posata del pesce per arrotolare gli spaghetti, se si vogliono evitare gli sguardi di disapprovazione del personale.
Eppure il ristorante Moriscos ci mette poco a smentire tutti i pregiudizi. Basterebbe già provare l’ottimo e abbondante antipasto di mare, a base di cozze, polpi e capesante, per iniziare a ricredersi; se poi si assaggiano anche le tagliatelle all'astice, davvero straordinarie, il ravvedimento è completo. Da segnalare anche la grigliata mista (con orata e spiedini di calamari) e il fritto misto: crostacei e molluschi ottimi, pesce forse non altrettanto saporito ma freschissimo. Certo, i prezzi sono quelli che sono, ma non tanto alti quanto la tipologia del ristorante farebbe pensare.
Attenzione: nonostante la location balneare, il locale conserva un look elegante e una certa raffinatezza di fondo. Sconsigliato quindi l'abbigliamento in ciabatte e bermuda, o l'uso della posata del pesce per arrotolare gli spaghetti, se si vogliono evitare gli sguardi di disapprovazione del personale.
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