Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-24 21:21:30
Locuste
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Recensione
Data di visita
Agosto 18, 2017
Recensione
Se c'è un caso in cui aggiornare una recensione significa riscriverla integralmente, parola per parola, è quello del Quintilio. Nato come semplice chiosco sugli scogli, ideale per ammirare il tramonto sul mare, negli anni il locale si è evoluto - non senza qualche inconveniente legale - fino a cambiare completamente faccia: oggi Quintilio è un elegante ristorante all'aperto, ricercatissimo per aperitivi alla moda o romantici tete-a-tete, e per una cena a base di pesce bisogna preventivare almeno 50 euro di spesa. Quello che sicuramente non è mutato è lo splendore della location: un angolo isolato e ancora oggi difficile da scovare, da cui è possibile godere di un'incomparabile vista sull'intera rada di Alghero fino al promontorio di Capo Caccia. L'insieme giustifica la spesa, anche se servirebbe una maggiore cura nei dettagli di menu e servizio per fare il definitivo salto di qualità.
La misura della metamorfosi attraversata dal locale la danno soprattutto gli antipasti: una volta formaggi e salsicce al tagliere, ora ambiziose composizioni di pesce crudo a base di ostriche, carpacci di tonno e pesce spada, tartare di salmone, gamberi rossi - sicuramente i migliori del lotto - e scampi. Materie prime di qualità, ma non molto più di uno sfizio; decisamente più sostanziose, ad esempio, le porzioni di cozze alla marinara. Due caratteristiche che, al contrario delle premesse, sono rimaste immutate nel tempo sono invece l'assenza dei primi piatti e l'ottima disponibilità di vini da tutte le principali cantine isolane: ce n'è davvero per tutti i gusti soprattutto nel campo del Vermentino, dal classico Funtanaliras all'eccellente Canayli.
Il piatto forte è ovviamente il pesce fresco, legato al pescato del giorno ma generalmente presente in discreta varietà. Succulento e abbondante il fritto misto, che comprende gamberi e gamberetti, cozze gratinate, calamari e calamaretti oltre a qualche pesce di "paranza". Anche la grigliata non è da disprezzare, soprattutto per compagnie numerose: ottimi calamari, scampi e gamberi rossi, accompagnati da tranci di pesce spada e orate o branzini freschi. In alternativa si può puntare direttamente sul pesce grigliato o, per i più esigenti, su astice e aragosta. Abbastanza limitata l'offerta dei dolci, con la solita seadas a farla da padrona: la particolarità è che la tipica pasta ripiena di formaggio e ricoperta di miele viene servita grigliata e non fritta. Immancabili, a fine serata, mirto e filu 'e ferru per agevolare la digestione.
La misura della metamorfosi attraversata dal locale la danno soprattutto gli antipasti: una volta formaggi e salsicce al tagliere, ora ambiziose composizioni di pesce crudo a base di ostriche, carpacci di tonno e pesce spada, tartare di salmone, gamberi rossi - sicuramente i migliori del lotto - e scampi. Materie prime di qualità, ma non molto più di uno sfizio; decisamente più sostanziose, ad esempio, le porzioni di cozze alla marinara. Due caratteristiche che, al contrario delle premesse, sono rimaste immutate nel tempo sono invece l'assenza dei primi piatti e l'ottima disponibilità di vini da tutte le principali cantine isolane: ce n'è davvero per tutti i gusti soprattutto nel campo del Vermentino, dal classico Funtanaliras all'eccellente Canayli.
Il piatto forte è ovviamente il pesce fresco, legato al pescato del giorno ma generalmente presente in discreta varietà. Succulento e abbondante il fritto misto, che comprende gamberi e gamberetti, cozze gratinate, calamari e calamaretti oltre a qualche pesce di "paranza". Anche la grigliata non è da disprezzare, soprattutto per compagnie numerose: ottimi calamari, scampi e gamberi rossi, accompagnati da tranci di pesce spada e orate o branzini freschi. In alternativa si può puntare direttamente sul pesce grigliato o, per i più esigenti, su astice e aragosta. Abbastanza limitata l'offerta dei dolci, con la solita seadas a farla da padrona: la particolarità è che la tipica pasta ripiena di formaggio e ricoperta di miele viene servita grigliata e non fritta. Immancabili, a fine serata, mirto e filu 'e ferru per agevolare la digestione.
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Ristoranti
2012-05-24 21:17:50
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 16, 2010
Recensione
L'Osteria al 15 è uno di quei fenomeni che soltanto la globalizzazione poteva produrre: sconosciuta a molti bolognesi (e da altri giudicata "troppo poco bolognese", come spesso capita in questi casi) ma, a quanto pare, frequentatissima da stranieri, non si sa se attirati dal passaparola o dalla recensione di qualche guida esterofila. Poco male, perché questa deriva turistica non ha per nulla alterato la vocazione tradizionale di quella che si definisce "osteria con vendita di vino a soldi"; anche se il locale strizza furbescamente l'occhio al vintage con oggetti d'epoca, arredi volutamente rustici e soprammobili talvolta un po' kitsch, la cucina non ha nessuna pecca di questo tipo da farsi perdonare e colpisce favorevolmente sia quando frequenta i sapori classici, sia quando si avventura su terreni inesplorati. In più, l'osteria ha dalla sua un rapporto qualità-prezzo difficile da reperire nel centro città. Per tutti questi motivi, unite alle piccole dimensioni del locale, la prenotazione è indispensabile anche in settimana.
Non c'è molto tempo per ammirare le riproduzioni di pubblicità d'epoca o le fantasiose tovagliette di carta che riportano una versione "culinaria" del tradizionale gioco dell'oca: il menu enunciato a voce dal personale fa subito venire l'acquolina in bocca. Tra gli antipasti spicca il gettonatissimo assortimento di crescentine e tigelle con affettati misti, squacquerone e sottaceti; ma un assaggio lo merita anche la ricotta con aceto balsamico che, fra l'altro, fa già intuire il generoso metro utilizzato per le porzioni. Anche i primi sono degni di lode, specialmente le semplici quanto eccellenti tagliatelle al ragù; in alternativa si può optare per le lasagne, ma anche per preparazioni meno consuete come i ravioli ai carciofi.
A prima vista i secondi non sono il punto di forza del locale (anche perché pochi ci arrivano), ma in realtà almeno uno di essi meriterebbe il bis: parliamo del filetto allo speck e birra con patate, un piatto corposo ma anche delicato nel gusto, frutto di una riuscitissima invenzione. Molto richiesto anche lo stinco con patate. Con i dolci si resta su livelli medio-alti: zuppa inglese più che soddisfacente e anche il torroncino va oltre la sufficienza. Il Sangiovese della casa, servito in caraffa, si fa apprezzare ben al di là della media dei vini sfusi. Si chiude il pasto con l'Amaro del 15 (questo è anche il numero di erbe utilizzate per la sua realizzazione) e con una spesa molto contenuta. Una sola avvertenza: fondamentale saldare il conto in contanti, carte di credito e bancomat non sono accettati. Il dibattito sulla bolognesità dell'osteria, invece, lo lasciamo ad altri...
Non c'è molto tempo per ammirare le riproduzioni di pubblicità d'epoca o le fantasiose tovagliette di carta che riportano una versione "culinaria" del tradizionale gioco dell'oca: il menu enunciato a voce dal personale fa subito venire l'acquolina in bocca. Tra gli antipasti spicca il gettonatissimo assortimento di crescentine e tigelle con affettati misti, squacquerone e sottaceti; ma un assaggio lo merita anche la ricotta con aceto balsamico che, fra l'altro, fa già intuire il generoso metro utilizzato per le porzioni. Anche i primi sono degni di lode, specialmente le semplici quanto eccellenti tagliatelle al ragù; in alternativa si può optare per le lasagne, ma anche per preparazioni meno consuete come i ravioli ai carciofi.
A prima vista i secondi non sono il punto di forza del locale (anche perché pochi ci arrivano), ma in realtà almeno uno di essi meriterebbe il bis: parliamo del filetto allo speck e birra con patate, un piatto corposo ma anche delicato nel gusto, frutto di una riuscitissima invenzione. Molto richiesto anche lo stinco con patate. Con i dolci si resta su livelli medio-alti: zuppa inglese più che soddisfacente e anche il torroncino va oltre la sufficienza. Il Sangiovese della casa, servito in caraffa, si fa apprezzare ben al di là della media dei vini sfusi. Si chiude il pasto con l'Amaro del 15 (questo è anche il numero di erbe utilizzate per la sua realizzazione) e con una spesa molto contenuta. Una sola avvertenza: fondamentale saldare il conto in contanti, carte di credito e bancomat non sono accettati. Il dibattito sulla bolognesità dell'osteria, invece, lo lasciamo ad altri...
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Sagre
2012-05-24 21:11:34
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 23, 2010
Recensione
"Quater pass per quater piatt" è una passeggiata enogastronomica di circa 10 km con 7 tappe, ognuna delle quali corrisponde a una portata del menu. Ottima la qualità dei piatti, ma la presenza di oltre 1300 partecipanti può costringere a lunghe attese. Meglio arrivare presto e partire per primi (evitando le code) o al contrario, se non si ha fretta, prendere il via per ultimi in modo da approfittare degli "avanzi". Chiedere il "bis" è in teoria vietato, mentre il vino scorre a fiumi senza limitazioni. Indispensabile prenotare in anticipo (i biglietti sono esauriti già da qualche settimana prima dell'evento) e indossare abiti sportivi e leggeri. Costo del biglietto: 23 euro.
Alcuni piatti:
Aperitivo, antipasto misto, risotto al rosmarino, pasta fredda con pomodorini e piselli, brasato con polenta, roastbeef e patatine fritte, sorbetto al limone, misto di formaggi, dolce, caffè e grappa
Alcuni piatti:
Aperitivo, antipasto misto, risotto al rosmarino, pasta fredda con pomodorini e piselli, brasato con polenta, roastbeef e patatine fritte, sorbetto al limone, misto di formaggi, dolce, caffè e grappa
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Ristoranti
2012-05-24 21:04:25
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 21, 2011
Recensione
C'è un metodo infallibile per trovare un bar di tapas affidabile in Spagna: scegliere quello che ha l'aspetto meno affidabile. In alternativa, anche la regola aurea secondo cui il posto più affollato è generalmente il migliore funziona, ma è più difficile da applicare, visti gli orari inconsueti (dal nostro punto di vista) in cui gli autoctoni si alimentano. In ogni caso, la Pulperia del Celta non teme confronti da entrambi i punti di vista, soprattutto dal primo: l'ingresso emerge a stento dai vicoli stretti e "gonfi di odori" del Barrio Gotico, il mobilio e le vecchie insegne ingiallite sembrano residuati bellici, il tutto senza entrare nella valutazione delle condizioni igieniche. Una volta entrati, però, tutto cambia radicalmente: non è merito soltanto dell'aria condizionata, che pure non guasta nel torrido agosto catalano, ma soprattutto dell'incredibile assortimento di tapas che il bancone può offrire al meravigliato avventore.
Il nome del locale chiarisce in un sol colpo le origini galiziane del fondatore e la sua vocazione culinaria: la specialità, quindi, non può che essere il pulpo a la gallega, che è anche l'unico piatto cucinato al momento dell'ordinazione. Cottura e condimento, assolutamente ineccepibili, ne fanno un vero e proprio must: attenzione però, non si tratta di una "tapa" ma di una vera e propria pietanza, e il prezzo è in proporzione. Tutto il resto si può ordinare direttamente dal bancone, spaziando fra generi molto diversi: dal mare (acciughe, calamari fritti o a la romana, cozze) alla terra, con un chorizo davvero eccellente o con i pimientos padron (peperoncini verdi). Immancabili le patatas bravas, così come le croquetas di patate che risultano però tutt'altro che riuscite. Ma il piatto più tipico, nonché il meno invitante per gli schizzinosi, sono senza dubbio le orejas, orecchie di maiale alla griglia: nessun vero spagnolo esce dal bar senza averne ordinato una porzione (discorso ben diverso per i turisti). Si beve birra, naturalmente l'Estrella Damm, o discreto vino della casa; c'è però anche una ristretta scelta di bottiglie dalla cantina. Prezzi onesti.
Il nome del locale chiarisce in un sol colpo le origini galiziane del fondatore e la sua vocazione culinaria: la specialità, quindi, non può che essere il pulpo a la gallega, che è anche l'unico piatto cucinato al momento dell'ordinazione. Cottura e condimento, assolutamente ineccepibili, ne fanno un vero e proprio must: attenzione però, non si tratta di una "tapa" ma di una vera e propria pietanza, e il prezzo è in proporzione. Tutto il resto si può ordinare direttamente dal bancone, spaziando fra generi molto diversi: dal mare (acciughe, calamari fritti o a la romana, cozze) alla terra, con un chorizo davvero eccellente o con i pimientos padron (peperoncini verdi). Immancabili le patatas bravas, così come le croquetas di patate che risultano però tutt'altro che riuscite. Ma il piatto più tipico, nonché il meno invitante per gli schizzinosi, sono senza dubbio le orejas, orecchie di maiale alla griglia: nessun vero spagnolo esce dal bar senza averne ordinato una porzione (discorso ben diverso per i turisti). Si beve birra, naturalmente l'Estrella Damm, o discreto vino della casa; c'è però anche una ristretta scelta di bottiglie dalla cantina. Prezzi onesti.
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Ristoranti
2012-05-24 20:59:01
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 01, 2009
Recensione
A vederla distrattamente da fuori sembra una vecchia trattoria tradizionale, e in effetti lo era fino a pochissimi anni fa: oggi però, dopo la rivisitazione operata da Pasquale Baldassarre, basta uno sguardo all'interno per accorgersi che siamo di fronte a tutt'altro tipo di locale. Un ristorante piccolo e raccolto ma sofisticato fin dall'arredamento, che cerca di coniugare i piatti della tradizione con una ricerca culinaria più adatta agli assaggi che alle abbuffate. Non è insomma, per parlar chiaro, il posto giusto per chi sente il bisogno di un piatto di pajata innaffiato da abbondante vino "de li Castelli", ma piuttosto un locale adatto per cenette intime a base di rivisitazioni, decisamente più delicate, delle preparazioni tipiche di Roma.
Difficile descrivere il menu, che cambia di giorno in giorno (le novità sono elencate su un'ampia lavagna alla parete): tra gli antipasti c'è qualche punto fermo come le bruschette al pomodoro e le alici con pane e burro oppure, per lanciarsi in qualcosa di più ardito, lo sformatino di verdure con fonduta al pecorino - interessante, ma un po' troppo ridotto - o il salmone marinato con spinaci e sesamo. In stagione, comunque, si possono trovare anche vere e proprie "chicche" come le sempre apprezzate fave e pecorino. La cantina, seppure ben selezionata, necessita ancora di un ampliamento: attualmente i vini disponibili sono troppo pochi, specialmente nelle fasce di prezzo più accessibili (Morellino di Scansano comunque da consigliare).
Anche per quanto riguarda i primi c'è una netta divisione tra la tradizione, espressa soprattutto negli ottimi tonnarelli cacio e pepe e negli spaghetti alla carbonara, e le novità: gli gnocchetti con fonduta di brie e zucchine oppure le interessanti, per quanto decisamente poco romane, trofie con carciofi e Castelmagno. Tra i secondi mancava purtroppo, al momento della nostra visita, un classico come la coda alla vaccinara; c'erano però la trippa alla romana e i saltimbocca "Primo sale", un'apprezzabile variante della ricetta originale (anche se stona il pomodoro fresco). Semplici ma di discreto impatto i dolci, tra cui un buon semifreddo al torrone. In conclusione un locale che, malgrado possa risultare di primo acchito un po' pretenzioso, può regalare soddisfazioni, anche se i prezzi non sono esattamente da trattoria.
Difficile descrivere il menu, che cambia di giorno in giorno (le novità sono elencate su un'ampia lavagna alla parete): tra gli antipasti c'è qualche punto fermo come le bruschette al pomodoro e le alici con pane e burro oppure, per lanciarsi in qualcosa di più ardito, lo sformatino di verdure con fonduta al pecorino - interessante, ma un po' troppo ridotto - o il salmone marinato con spinaci e sesamo. In stagione, comunque, si possono trovare anche vere e proprie "chicche" come le sempre apprezzate fave e pecorino. La cantina, seppure ben selezionata, necessita ancora di un ampliamento: attualmente i vini disponibili sono troppo pochi, specialmente nelle fasce di prezzo più accessibili (Morellino di Scansano comunque da consigliare).
Anche per quanto riguarda i primi c'è una netta divisione tra la tradizione, espressa soprattutto negli ottimi tonnarelli cacio e pepe e negli spaghetti alla carbonara, e le novità: gli gnocchetti con fonduta di brie e zucchine oppure le interessanti, per quanto decisamente poco romane, trofie con carciofi e Castelmagno. Tra i secondi mancava purtroppo, al momento della nostra visita, un classico come la coda alla vaccinara; c'erano però la trippa alla romana e i saltimbocca "Primo sale", un'apprezzabile variante della ricetta originale (anche se stona il pomodoro fresco). Semplici ma di discreto impatto i dolci, tra cui un buon semifreddo al torrone. In conclusione un locale che, malgrado possa risultare di primo acchito un po' pretenzioso, può regalare soddisfazioni, anche se i prezzi non sono esattamente da trattoria.
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Ristoranti
2012-05-24 20:57:18
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 18, 2006
Recensione
Non è proprio quello che ci aspetta all'arrivo nel paese di Prato Sesia, antico e silenzioso nell'aspetto, e anche l'ingresso della trattoria trae in inganno: la vecchia osteria creata negli anni Sessanta ha lasciato la sua impronta. Ma i nipoti del fondatore, passati alla gestione, hanno cambiato tutto il possibile: l'interno del locale è moderno ed elegante, la presentazione dei piatti ricercata, la sperimentazione culinaria all'ordine del giorno. Tutto cambiato, tranne naturalmente la qualità della cucina e degli ingredienti, in grande maggioranza provenienti dalla tradizione locale. Se si prova il menu degustazione, offerto a soli 20 euro più bevande, si può avere un'idea efficace del modo in cui questo locale riesce a coniugare i sapori piemontesi con qualche sapiente innovazione.
Il menu è stagionale, ma la lista cambia ogni settimana in funzione della disponibilità dei prodotti. Per iniziare la casa offre - in generose porzioni - un'ottima mousse di faraona con erba cipollina e aceto balsamico, da spalmare sui crostoni di pane. Tra gli antipasti è eccellente anche la finissima di manzo con grana; la lista prevede anche il prosciutto della Val Vigezzo e la mocetta valsesiana. Si continua con un primo originale quanto appetitoso: fusilli di farro accompagnati da pomodorini, asparagi e basilico. L'abbinamento è efficace, anche se non adatto a tutti i palati.
Anche il secondo come gli altri piatti è di leggerezza solo apparente: il cosciotto d'agnello si rivela in realtà molto sostanzioso. Altrettanto si può dire per il filetto di manzo con grani di pepe. In stagione si può trovare anche la tipica cassoeula di coniglio, che però non era presente alla data della nostra visita. Il menu si completa infine con un dolce forse non completamente riuscito: creme caramel con una base al cocco, ottimo a piccole dosi, ma alla lunga un po' stucchevole. La cantina è ottimamente fornita e a prezzi piuttosto contenuti, ma mai come in questo caso si possono consigliare i vini della casa, tra cui il più che dignitoso Colline Novaresi doc.
Il menu è stagionale, ma la lista cambia ogni settimana in funzione della disponibilità dei prodotti. Per iniziare la casa offre - in generose porzioni - un'ottima mousse di faraona con erba cipollina e aceto balsamico, da spalmare sui crostoni di pane. Tra gli antipasti è eccellente anche la finissima di manzo con grana; la lista prevede anche il prosciutto della Val Vigezzo e la mocetta valsesiana. Si continua con un primo originale quanto appetitoso: fusilli di farro accompagnati da pomodorini, asparagi e basilico. L'abbinamento è efficace, anche se non adatto a tutti i palati.
Anche il secondo come gli altri piatti è di leggerezza solo apparente: il cosciotto d'agnello si rivela in realtà molto sostanzioso. Altrettanto si può dire per il filetto di manzo con grani di pepe. In stagione si può trovare anche la tipica cassoeula di coniglio, che però non era presente alla data della nostra visita. Il menu si completa infine con un dolce forse non completamente riuscito: creme caramel con una base al cocco, ottimo a piccole dosi, ma alla lunga un po' stucchevole. La cantina è ottimamente fornita e a prezzi piuttosto contenuti, ma mai come in questo caso si possono consigliare i vini della casa, tra cui il più che dignitoso Colline Novaresi doc.
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Ristoranti
2012-05-24 20:55:38
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 27, 2004
Recensione
Si porta dietro almeno un secolo di turismo la Costiera Amalfitana, e il secolo non è passato invano. Da tempo prosperano in riva al Golfo i locali che ben sanno come accogliere e trattenere i vacanzieri d'élite, in particolare stranieri. Così lungo la statale che costeggia il mare, tra panorami incantevoli e chioschi di frutta e granite, troviamo sistemazioni di ogni tipo: dalla trattoria rustica al ristorante più ricercato ed elegante. La "Taverna del Leone" rientra in quest'ultima categoria, anche se non si tratta certo di un locale inaccessibile.
Nel menu fanno capolino anche piatti che nulla hanno a che vedere con la tradizione napoletana, evidentemente destinati ad attirare gli stranieri; meglio dunque attenersi alle specialità della casa, raffinate e spesso di ottima qualità. Tra gli antipasti si consigliano soprattutto l'insalata di polpi e patate, le mozzarelline impanate con tonno affumicato e le alici con grana, che ci hanno ispirato questo magnifico proverbio: "Al pescatore non glielo dici quanto è buono il formaggio con le alici" (perdonateci la vena poetica).
Ricercatezza della preparazione e delicatezza dei sapori sono caratteristiche comuni anche ai primi: zuppetta di frutti di mare (cozze, vongole e ottimi tartufi) oppure scialatielli con lo stesso condimento. Da segnalare anche la gallinella con pomodorini oltre alla classica grigliata e al pescato del giorno. Accettabile ma costoso il vino della casa. In generale, viste anche le porzioni non certo abbondantissime, il ristorante appare più adatto per una breve sosta a mezzogiorno, magari post-mare, che per una cena completa.
Nel menu fanno capolino anche piatti che nulla hanno a che vedere con la tradizione napoletana, evidentemente destinati ad attirare gli stranieri; meglio dunque attenersi alle specialità della casa, raffinate e spesso di ottima qualità. Tra gli antipasti si consigliano soprattutto l'insalata di polpi e patate, le mozzarelline impanate con tonno affumicato e le alici con grana, che ci hanno ispirato questo magnifico proverbio: "Al pescatore non glielo dici quanto è buono il formaggio con le alici" (perdonateci la vena poetica).
Ricercatezza della preparazione e delicatezza dei sapori sono caratteristiche comuni anche ai primi: zuppetta di frutti di mare (cozze, vongole e ottimi tartufi) oppure scialatielli con lo stesso condimento. Da segnalare anche la gallinella con pomodorini oltre alla classica grigliata e al pescato del giorno. Accettabile ma costoso il vino della casa. In generale, viste anche le porzioni non certo abbondantissime, il ristorante appare più adatto per una breve sosta a mezzogiorno, magari post-mare, che per una cena completa.
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Ristoranti
2012-05-24 20:53:39
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 26, 2005
Recensione
Anche se si tratta a tutti gli effetti di un ristorante, questo locale situato nel pieno centro di Porto Vecchio è in realtà molto più attivo e frequentato per il suo servizio di creperie che offre un veloce e corroborante "snack" ai tanti turisti in cerca di vita mondana e discoteche.
Nulla vieta peraltro di combinare insieme i due volti del locale assaggiando sia una crêpe sia un piatto della cucina, come in effetti abbiamo fatto noi. Questo consente, se non altro, di uscire dalla logica dei "menu prefabbricati", molto monotoni e a conti fatti neppure troppo economici, che imperversano anche nella cittadina del sud-est corso; e il bilancio finale, tutto sommato, è accettabile.
Tra le tante crêpes le migliori sono quelle dolci: nutella, miele e confiture de figues (marmellata di fichi) i ripieni più gettonati. Da non sottovalutare però anche le salate, dalle più classiche alle più inconsuete come la crêpe de la mer, servita con gamberi e frutti di mare.
Passando alla cucina, discreti i piatti di carne alla griglia: spiccano le costine di maiale (côte de porc) e l'entrecote di vitello. Il servizio è ragionevolmente rapido nonostante l'affollamento del locale, ma d'estate è opportuno trovare posto nei tavolini esterni per evitare il soffocamento.
Come sempre vanno tenuti d'occhio i prezzi delle bevande: la più economica è sempre la birra locale. Serena e Pietra sono le etichette più diffuse, Torra quella più originale con il suo aroma di mirto.
Nulla vieta peraltro di combinare insieme i due volti del locale assaggiando sia una crêpe sia un piatto della cucina, come in effetti abbiamo fatto noi. Questo consente, se non altro, di uscire dalla logica dei "menu prefabbricati", molto monotoni e a conti fatti neppure troppo economici, che imperversano anche nella cittadina del sud-est corso; e il bilancio finale, tutto sommato, è accettabile.
Tra le tante crêpes le migliori sono quelle dolci: nutella, miele e confiture de figues (marmellata di fichi) i ripieni più gettonati. Da non sottovalutare però anche le salate, dalle più classiche alle più inconsuete come la crêpe de la mer, servita con gamberi e frutti di mare.
Passando alla cucina, discreti i piatti di carne alla griglia: spiccano le costine di maiale (côte de porc) e l'entrecote di vitello. Il servizio è ragionevolmente rapido nonostante l'affollamento del locale, ma d'estate è opportuno trovare posto nei tavolini esterni per evitare il soffocamento.
Come sempre vanno tenuti d'occhio i prezzi delle bevande: la più economica è sempre la birra locale. Serena e Pietra sono le etichette più diffuse, Torra quella più originale con il suo aroma di mirto.
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Ristoranti
2012-05-24 20:52:17
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Marzo 11, 2006
Recensione
Ci sono esperienze che, lo si capisce già mentre si vivono, sono destinate a rimanere indissolubilmente impresse nella memoria. E ci sono ristoranti che sono destinati a essere ricordati per sempre, per motivi che vanno ben al di là del cibo.
Il Boteko non è un locale che possa finire sulle guide gastronomiche; anzi, a ben guardare, è persino difficile definirlo un locale. Per trovarlo bisogna percorrere in discesa la lunga via Manuel II, cercare una vecchia e sbiadita insegna della Coca Cola, scrutare attraverso gli spessi vetri della porta e soprattutto sperare che vi facciano entrare: dalle 18 alle 22 circa qui si riuniscono anziani e meno anziani della zona per la cerimonia (la chiamiamo così perché ha qualcosa di indubitabilmente religioso) del fado. A turno tutti imbracciano la chitarra e cantano antiche, lamentose nenie sotto lo sguardo commosso e un po' inebetito di avventori e turisti; spesso, l'esibizione sfocia in una vera e propria gara tra improvvisati cantori. Naturalmente, interrompere il canto per sedersi o mangiare sarebbe considerato uno sgarbo imperdonabile.
Quando ci si riprende dall'emozione ed è finalmente possibile sedersi a tavola, ci si rende conto che la strabiliante atmosfera del locale si estende anche alla proposta culinaria: i piatti sono a dir poco casalinghi, le porzioni improvvisate, i prezzi assolutamente ridicoli (il costo massimo di un piatto è di 5 euro, per una birra si spendono 50 centesimi!). L'offerta della lista è assai semplice e limitata, le pietanze non sono certo sofisticati manicaretti, ma se non altro rappresentano la quintessenza della genuinità.
Non mancano zuppe e minestre, ma si consiglia di optare per uno dei tanti piatti composti a base di carne, servita con abbondante accompagnamento di patatine fritte e insalata. Protagoniste assolute sono le bifanas, quelle che noi chiameremmo "fettine", ma assai più corpose e saporite. Da non perdere anche i bolinhos de bacalhau, gustose polpettine della più conosciuta specialità portoghese: il baccalà, appunto. Ma il vero piatto forte della casa è un altro: la francesinha (nella foto), ironica fin dal nome nei confronti degli odiati transalpini. A questo nome raffinato corrisponde infatti una pietanza incredibilmente ricca di grassi e altre turpitudini gastronomiche. Ne esistono diverse versioni: quella da noi provata è in sostanza un toast ripieno di vari strati di prosciutto, mortadella, formaggio, patate e altre amenità, il tutto ricoperto da una densissima salsina di ignota composizione. Il meglio che si possa chiedere, insomma, per riprendersi dallo stupore provato all'ingresso...
Il Boteko non è un locale che possa finire sulle guide gastronomiche; anzi, a ben guardare, è persino difficile definirlo un locale. Per trovarlo bisogna percorrere in discesa la lunga via Manuel II, cercare una vecchia e sbiadita insegna della Coca Cola, scrutare attraverso gli spessi vetri della porta e soprattutto sperare che vi facciano entrare: dalle 18 alle 22 circa qui si riuniscono anziani e meno anziani della zona per la cerimonia (la chiamiamo così perché ha qualcosa di indubitabilmente religioso) del fado. A turno tutti imbracciano la chitarra e cantano antiche, lamentose nenie sotto lo sguardo commosso e un po' inebetito di avventori e turisti; spesso, l'esibizione sfocia in una vera e propria gara tra improvvisati cantori. Naturalmente, interrompere il canto per sedersi o mangiare sarebbe considerato uno sgarbo imperdonabile.
Quando ci si riprende dall'emozione ed è finalmente possibile sedersi a tavola, ci si rende conto che la strabiliante atmosfera del locale si estende anche alla proposta culinaria: i piatti sono a dir poco casalinghi, le porzioni improvvisate, i prezzi assolutamente ridicoli (il costo massimo di un piatto è di 5 euro, per una birra si spendono 50 centesimi!). L'offerta della lista è assai semplice e limitata, le pietanze non sono certo sofisticati manicaretti, ma se non altro rappresentano la quintessenza della genuinità.
Non mancano zuppe e minestre, ma si consiglia di optare per uno dei tanti piatti composti a base di carne, servita con abbondante accompagnamento di patatine fritte e insalata. Protagoniste assolute sono le bifanas, quelle che noi chiameremmo "fettine", ma assai più corpose e saporite. Da non perdere anche i bolinhos de bacalhau, gustose polpettine della più conosciuta specialità portoghese: il baccalà, appunto. Ma il vero piatto forte della casa è un altro: la francesinha (nella foto), ironica fin dal nome nei confronti degli odiati transalpini. A questo nome raffinato corrisponde infatti una pietanza incredibilmente ricca di grassi e altre turpitudini gastronomiche. Ne esistono diverse versioni: quella da noi provata è in sostanza un toast ripieno di vari strati di prosciutto, mortadella, formaggio, patate e altre amenità, il tutto ricoperto da una densissima salsina di ignota composizione. Il meglio che si possa chiedere, insomma, per riprendersi dallo stupore provato all'ingresso...
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Ristoranti
2012-05-24 20:50:41
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Luglio 24, 2004
Recensione
A due passi dalle rinomate stazioni sciistiche della Val Vigezzo si trova, in un antico rustico del Seicento, un ristorante il cui nome, davvero invitante per ogni locusta, è tutto un programma. I membri della famiglia Sartoretti hanno iniziato la loro attività come proprietari del salumificio Divin Porcello: quale miglior garanzia di trovare i più genuini prodotti locali? Si aggiunga che il ristorante non è difficile da raggiungere e l’ambiente è molto simpatico, caldo e accogliente.
Da prenotare sempre con un po’ di anticipo soprattutto nel weekend a causa dell’alta frequentazione e del non grandissimo numero di coperti, il locale, dove il maiale è riverito e onorato, mette subito il cliente a proprio agio e nella condizione giusta per assaporare gli ottimi piatti del menù. Infatti, dagli antipasti a base di salumi ossolani, passando per i primi tipici della zona (come gli gnocchi all’ossolana, a base di castagne, o anche risotto ai funghi e zuppa con trippa) fino ai secondi di carne (ad esempio la grigliata mista o la costata di chianina) per concludere con ottimi formaggi e tome locali, l’avventore non potrà che apprezzare i sapori tipici della zona.
Ma il piatto forte del ristorante è sicuramente la “Lausciera”, assolutamente da non perdere. Consiste in una portata di vari tagli di carne suina, in piccole fettine, che dovranno essere cotte dal cliente stesso su di una piccola lastra di pietra rovente (la famosa "pietra ollare"). Una volta cotta la carne può essere gustata con una selezione di salse e con un contorno di patate al forno. Anche il vino non è niente male, soprattutto l’ottimo Prunent di produzione propria; la selezione di dolci, molto buoni e accuratamente preparati nel piatto di portata per soddisfare l’occhio prima del palato, serve a concludere un ottimo pasto.
Da prenotare sempre con un po’ di anticipo soprattutto nel weekend a causa dell’alta frequentazione e del non grandissimo numero di coperti, il locale, dove il maiale è riverito e onorato, mette subito il cliente a proprio agio e nella condizione giusta per assaporare gli ottimi piatti del menù. Infatti, dagli antipasti a base di salumi ossolani, passando per i primi tipici della zona (come gli gnocchi all’ossolana, a base di castagne, o anche risotto ai funghi e zuppa con trippa) fino ai secondi di carne (ad esempio la grigliata mista o la costata di chianina) per concludere con ottimi formaggi e tome locali, l’avventore non potrà che apprezzare i sapori tipici della zona.
Ma il piatto forte del ristorante è sicuramente la “Lausciera”, assolutamente da non perdere. Consiste in una portata di vari tagli di carne suina, in piccole fettine, che dovranno essere cotte dal cliente stesso su di una piccola lastra di pietra rovente (la famosa "pietra ollare"). Una volta cotta la carne può essere gustata con una selezione di salse e con un contorno di patate al forno. Anche il vino non è niente male, soprattutto l’ottimo Prunent di produzione propria; la selezione di dolci, molto buoni e accuratamente preparati nel piatto di portata per soddisfare l’occhio prima del palato, serve a concludere un ottimo pasto.
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