Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-23 20:55:25 Locuste
Voto medio 
 
7.8
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Settembre 28, 2010
Recensione
Chi si mettesse alla ricerca di un posto dove mangiare un boccone nella serata del derby della Madonnina, ha trovato l'indirizzo sbagliato: per l'occasione l'Osteria Ma.Si. resterà rigorosamente chiusa, così come accade per le finali di Champions League o le partite di cartello della nazionale. Benché strutturino rigidamente i turni di servizio in modo da non incontrarsi mai in sala, i due gestori (suocero e genero, l'uno pugliese di Trani e l'altro milanese doc, tifosi sfegatati del Milan e dell'Inter) restano uno spettacolo nello spettacolo, soprattutto quando coinvolgono la clientela in interminabili discussioni a tema calcistico. Per il resto, che dire? Menu immutabile basato sui prodotti provenienti dalla Puglia, imbattibile rapporto tra prezzo e abbondanza delle porzioni, il tutto a due passi dai Navigli.

Va detto che il ristorante fa di tutto per nascondersi: dall'esterno è praticamente impossibile notare la sua insegna, ma una volta varcato l'ingresso, dove campeggia - piccola stravaganza - una lunga serie di piatti di batteria autografati da musicisti e cantanti, è facile sentirsi a casa propria nella piccola sala da una quarantina di coperti (indispensabile prenotare!), vera riedizione delle trattorie di una volta. Il menu completo, offerto a un prezzo di 35 euro, parte con una generosa offerta di vino rosso della casa e di antipasti: imperdibile la burrata, ma eccellenti anche gli altri formaggi come nodini di mozzarella e primo sale, accompagnati da salumi e verdure grigliate di ogni genere. Il tutto servito, tanto per gradire, su un letto di rucola e pomodorini. Merita una menzione anche il pane della casa, naturalmente di Altamura.

Tra i primi inutile scervellarsi sul tipo di pasta: ce n'è soltanto uno, le orecchiette. Fantasiosi in compenso i condimenti, soprattutto la specialità della casa: la "minchiata", un mix di pomodoro, basilico, sedano, olio e ricotta grattugiata, con in più il piccantissimo olio della casa. La preparazione, un vero e proprio rito, avviene direttamente al tavolo. Altre possibilità sono la pasta a modo nostro (guanciale, scamorza e pomodoro), alla salsiccia o, in stagione, alle cime di rapa. Peculiari anche i secondi: carne di toro, di asino o di cavallo, servita a scelta sotto forma di tagliata, filetto o costata (ottima quella equina). Dolci spesso confezionati, anche se di tanto in tanto non manca qualche specialità al carrello. Immancabile, invece, il bis finale di amaro... che non incide sul conto.
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:53:48 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
4.0
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 20, 2007
Recensione
Qualcuno, nel cuore dell’affollata zona universitaria di Bologna, è venuto dalla lontana Sardegna per insegnare ai bolognesi a cucinare: una vera follia. E, cosa ancor più folle, c’è riuscito, trasformando la taverna Mascarella in un ristorante frequentato e apprezzato sia da chi vuole provare il brivido dell’esotismo con i piatti della tradizione barbaricina, sia da chi preferisce restare nel solco della cucina locale, altrettanto ben rappresentata. L’artefice di questo piccolo miracolo, Cesare Rais, può contare anche su una location spettacolare (la taverna è situata all’interno di un edificio cinquecentesco) e su un servizio molto curato: unico difetto, se così lo vogliamo chiamare, sono i prezzi medio-alti, che peraltro non sembrano scoraggiare la clientela.

Come accennato, il menu si articola su due binari: da un lato i piatti sardi, dall’altro quelli emiliani. E non è affatto detto che questi ultimi siano meno consigliabili, anzi: provare le squisite tagliatelle al culatello e porcini per credere. Sapori semplici come quelli delle tagliatelle al ragù si alternano a piatti più elaborati come le perle di Orosei, gustosa variazione sul tema della gastronomia sarda: una sorta di raviolini con ricotta e spinaci conditi al burro e salvia. Classici, nonostante la grafia inconsueta, i goulurgiones al sugo di carne (vedi foto), da non perdere. La cucina “marinara” è ben rappresentata da altri primi come gli spaghetti alla bottarga e la fregola con vongole, pomodorini e zucchine.

La perfetta fusion tra Sardegna ed Emilia si realizza comunque nei secondi, che propongono diversi piatti tipici della zona “trattati” però in salsa isolana: bastino come esempio lo stinco di maiale al Vermentino o la tagliata di cavallo. Ideale per cottura e per aroma il filetto, mentre il venerdì e il sabato si può gustare anche il classico porcetto sardo. Anche la cantina spazia ovviamente tra le due diverse connotazioni regionali: un ottimo Sangiovese può essere l’accompagnamento ideale. Il giudizio finale sul ristorante non può che essere estremamente positivo, tenendo conto della fascia di prezzo: il conto finale si aggira almeno sui 40 euro.
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:50:40 Locuste
Voto medio 
 
5.5
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
5.5
Prezzo 
 
3.0
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 19, 2006
Recensione
Fra i locali più in voga della Milano "trendy", il ristorante Mister Marlin riscuote notevole successo nel popolo della notte - o quantomeno della serata - meneghina per svariati motivi: l'atmosfera cubana, dalla musica all'ambientazione fino alle speciali serate con animazione caraibica, e naturalmente la posizione in zona fiera. Purtroppo, però, i prezzi decisamente elevati (in linea con la maggior parte dei locali della zona) e l'attenzione rivolta, più che alla soddisfazione del cliente, all'aspetto puramente estetico dell'esercizio, lo rendono un ristorante decisamente sconsigliato per chi, in una cena, cerca soprattutto la buona cucina.

Sulla carta, l'offerta culinaria appare piuttosto interessante, con diversi piatti inconsueti ed esotici: chele di granchio, tagliolini agli scampi e funghi con alghe di mare, carne asada argentina. Come si può già intuire da questo breve elenco, tuttavia, gli abbinamenti tra i piatti, pur "scenograficamente" molto attraenti, appaiono poco curati e la coerenza del menu è merce rara. I due menu fissi proposti dal ristorante, al prezzo - di per sé inspiegabile - di 45 e 50 euro, si aprono con antipasti di scarso peso: focaccine al pomodoro e zucchine o al pesce spada e salmone.

Proseguendo si incontrano piatti di pasta ricercati, dalle pennette alla cubana al risotto zucchine e Saint Jacques, ma anche proposte meno originali come il risotto ai frutti di mare. Discreti i secondi: il più semplice è la tagliata alla Robespierre con patatine fritte, ma il menu propone anche arrosti misti al Gavi e tagliata di salmone primavera. Dolci nella norma (il soufflè di cioccolato non è particolarmente esaltante). Acqua, caffè e vini della casa completano una proposta gastronomica che non giustifica il conto finale (i prezzi alla carta sono, se possibile, ancor meno soddisfacenti di quelli sopra riportati).
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:46:46 Locuste
Voto medio 
 
7.9
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 2016
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 08, 2016
Recensione
Ribadiamo il giudizio anche a più di un decennio (ahinoi) dalla nostra prima visita: se non è un miracolo, poco ci manca. L'esistenza di un locale come quello di Romeo e Fabio Colzi ha qualcosa di incredibile: situato nella centralissima piazza del mercato, stretto d'assedio da fast food e orde di turisti famelici, e per di più aperto soltanto a pranzo, riesce non soltanto a resistere, ma a guadagnarsi la fiducia dei fiorentini veri servendo una delle migliori bistecche alla fiorentina della zona, fra l'altro a prezzi da competizione. Non solo: ai vantaggi della buona cucina, Mario unisce quelli di un ambiente genuinamente popolare e di un servizio essenziale ma sempre cortese. La crescente fama del locale - che recentemente ha festeggiato i 60 anni di attività - e la conseguente invasione di clienti stranieri non ha cambiato di una virgola le buone abitudini della casa. Cosa chiedere di più?

Piccolo e raccolto (nei periodi di grande affollamento è necessario arrivare presto e aspettare fuori con pazienza, perché non si prenota) il locale offre tutto quanto ci si potrebbe attendere : tavoli rustici e spesso in comune con altri avventori, cucina casalinga, caustica ironia toscana - bastano le scritte sulle pareti ad assicurarlo. Ma la qualità dei piatti non è da meno e conquista a partire dai primi: ci sono varie zuppe fra cui la minestra di riso con fagioli o cavolo nero, la deliziosa zuppa di ceci e la minestra di verdure, ma anche le ottime maniche al ragù. Il venerdì poi è il momento del pesce fresco, quindi via libera a spaghetti con le arselle e risotto alle seppie. Per chi è alla prima visita non si può però prescindere dalla favolosa ribollita, protagonista di una ricetta tramandata di generazione in generazione.

Anche i secondi sono tanti e variabili a seconda della disponibilità: arista di maiale al forno, baccalà e cernia, e poi carne alla griglia come filetto, bistecca disossata e lombatina di vitello. Il tutto fa da cornice alla vera regina del pasto: la fiorentina, ovviamente. Sceglierete la vostra bistecca prima della cottura e ne seguirete tutte le fasi, attraverso la sottile vetrata che separa la sala dalla cucina. Il prezzo - 35 € al chilo - è tra i più bassi in città; se si opta per la più pregiata chianina, sale a 48 euro al chilo, sempre decisamente conveniente. Se non si è esagerato, c'è spazio anche per un contorno casereccio (insalata, patatine fritte, fagioli all'uccelletto) e per gli immancabili cantuccini con vin santo. Assolutamente degno il vino della casa, anche se non mancano alcune etichette appetibili.

Un'ultima avvertenza: all'ingresso è ben visibile la targa "Locale degobbizzato". Gli ospiti di fede juventina sono avvisati: meglio non farsi notare troppo...
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:42:36 Locuste
Voto medio 
 
7.1
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 27, 2004
Recensione
Ogni ristorante ha il suo punto di forza. Quello della trattoria "L'antica grotta" di Marino è senza dubbio l'ingresso. Un'invitante spelonca di finta roccia, che fa presagire sapori forti e genuini, spalancata sul viale principale della città, peraltro ricchissima di locali. Ma le qualità del ristorante continuano anche oltre l'ingresso: semplice e senza pretese, la cucina proposta non è però un banale "riempitivo" rispetto alla pizza che attira il grosso della clientela, ma presenta in successione tutti i piatti tipici dell'accogliente zona dei Castelli romani.

Parlando di Castelli, ci sia concesso iniziare per una volta dal vino, ovviamente rosso, che non tradisce la sua fama. Sconsigliabile buttarsi su etichette pregiate, l'offerta della casa è davvero ottima; e "versace n'artro litro" è la parola d'ordine. Inutile dire che nella zona abbondano enoteche, mescite e rivendite dove fare rifornimento.

Passando al menu, si inizia con salumi e formaggi misti: spiccano prosciutto crudo, salame piccante e il pecorino romano. Tutti prodotti della zona, si è detto, così come la pasta fresca: da provare gli stringozzi, sia nella versione all'amatriciana, sia con funghi e salsiccia. Tra i secondi la specialità della casa è ovviamente l'abbacchio, ma puntando sulla griglia si va sul sicuro: ottima la bistecca di manzo. Si chiude degnamente con il tiramisù, anch'esso rigorosamente artigianale.
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:38:05 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 30, 2010
Recensione
Le dolci colline di Gavi sono una gioia per gli occhi nella bella stagione, e per il palato anche in tutte le altre. Per apprezzarle al meglio, naturalmente, bisogna saper approfittare delle due specialità praticamente onnipresenti: il profumato vino bianco del luogo, che di Gavi porta il nome, e i ravioli, inventati, si narra, proprio in queste terre da una famiglia che di nome faceva appunto Raviolo (la fantasia non è mai troppa). In entrambe le specialità eccelle il ristorante Da Marietto, una vera istituzione locale, intitolato al padre dell'attuale gestore: i suoi ravioli, rigorosamente artigianali, sono ora anche in commercio con tanto di marchio registrato, e la cantina è fornitissima non soltanto di bianchi, ma anche di rossi provenienti dalle moltissime aziende agricole del luogo. Prezzi abbordabili per una cucina robusta e solidamente tradizionale.

Tutto il menu, come sempre in questa zona, è in bilico tra Piemonte e Liguria, con diversi piatti che ricordano molto da vicino la cucina genovese. L'antipasto non è la portata migliore, anche se il vitello tonnato ha un suo perché: comunque sia, prima di iniziare vi verrà servito un assaggio di paniccia, farina di ceci affettata e fritta, in perfetto abbinamento con i vini locali. Tra i primi è ovviamente d'obbligo provare i ravioli, sia al tucco, cioè con un ragù di carne senza pomodorom, sia nel vino: non è un errore di stampa, si tratta proprio di ravioli serviti in una scodella di vino caldo, un toccasana nella stagione invernale (ma per i più coraggiosi anche in quella estiva!). Altra opzione valida sono gli gnocc slargà al pesto, gnocchetti a base di sola acqua e farina.

Anche i secondi fanno riferimento alle tipicità liguri, tanto che nel menu si trova persino un'interessante versione della cima alla genovese con salsa verde, delicata e saporita (anche se le porzioni non le rendono giustizia). Ottima anche la selvaggina, a cominciare dal coniglio alla ligure; decisamente più "pesanti" le altre portate, dalle lumache in verde alla trippa. Come dolce un onesto bonet, il curioso "latte di gallina" oppure, nella stagione giusta, la frutta fresca che raramente delude. Come si è detto è buono l'assortimento dei vini: Gavi di ogni qualità ma anche ottimi Barbera, come il corposo Nero del Montone dell'azienda agricola La Ghibellina.
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:25:28 Locuste
Voto medio 
 
6.8
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 20, 2008
Recensione
Chi associa, con ragione, al nome di Marbella l'immagine di un turismo di lusso, chiassoso e spendaccione, farà fatica a ritrovarsi in questa cittadina ormai relativamente tranquilla e poco trafficata. Certo, ci sono le vetrine delle grandi marche di moda e le luminarie dei locali notturni, ma siamo ben lontani dal caos di Torremolinos e, di notte, per le vie del grazioso centro storico (il "casco antiguo") si può passeggiare quasi in solitudine. Forse in conseguenza di questo stato di cose, non è un miraggio neppure sedersi al tavolo del ristorante Los Cañizos, questo sì frequentatissimo (è uno degli indirizzi più noti della città), e spendervi meno di 30 euro mangiando quasi tutto il possibile. Il tutto a un livello qualitativo più che accettabile che non smentisce il vecchio luogo comune secondo cui intorno ai porti si trovano le cucine migliori...

Il ristorante, piuttosto piccolo ma stracolmo di tavoli, è formato da una sala interna e da una verandina coperta: l'affollamento e il caldo estivi creano non pochi problemi al servizio che già di per sé - si mangia su tavoli e sedie di plastica - non è eccezionale. Però la griglia con il pesce, posta proprio all'entrata, ravviva l'entusiasmo e altrettanto fa la cerveza a prezzi molto abbordabili. Il menu presenta una serie interminabili di piatti a base di pesce e frutti di mare, difficili soprattutto da interpretare per chi non è pratico della lingua: ricordiamo tra gli altri le ottime almejas (vongole) al vapore e i boquerones al limon (acciughe). I pesci lasciati cuocere sulla griglia all'ingresso sono invece espetos de sardinas (spiedini di sardine) assai saporiti.

Per proseguire con il pesce "a la plancha", tutto di qualità più che discreta, ci si può orientare sull'atuna (tonno), sul pez espada o sulla rosada, pesce sconosciuto in Italia ma decisamente da riscoprire. Ottimi e caratteristici del luogo anche i merluzzetti fritti. Tutte le portate fin qui elencate hanno un prezzo che oscilla tra i 6 e i 9 euro: più costosi, ma anche decisamente più abbondanti, i calamaros e i gambas (gamberi) cotti direttamente sulla griglia. La cantina offre una ristretta lista di vini locali fra cui il discreto bianco Marqués de Vitoria (che però locale non è, dato che ha origine nella regione della Rioja). Quasi del tutto assenti invece i dolci. Attenzione: la cucina è aperta fin oltre mezzanotte ma con il tempo il menu tende a ridursi non poco...
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:21:32 Locuste
Voto medio 
 
7.8
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
6.5
Prezzo 
 
9.0
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 04, 2008
Recensione
Senza quel tocco di goliardia che le ha dato il nome e che si manifesta anche nella simpatica convivialità del personale, l'Osteria delle Quattro Tette avrebbe raggiunto la stessa fama? Difficile rispondere, ma certamente questo piccolo locale (dall'angusto ingresso ma dotato di diverse salette interne) si è conquistato negli anni una reputazione solidissima, fino a diventare uno dei più noti del centro storico di Mantova, e oggi, al di là del primo impatto, si dimostra pienamente all'altezza delle aspettative sul piano qualitativo, oltre che molto generoso nell'offerta. Unico neo, l'affollamento: nei giorni di maggiore calca, un divertente cartello avverte "oggi servizio lento" e purtroppo si fa presto ad accorgersi che si tratta della pura verità.

Ci troviamo in uno stretto vicolo a due passi da piazza Sordello e l'atmosfera è quantomai spartana: bancone da vecchia osteria all'ingresso, tavoli in legno con tovaglie di carta e menu diligentemente scritto su una grande lavagna. Attenzione però: non siamo di fronte a una pura riproposizione della gastronomia locale. Non mancano anzi interessanti sperimentazioni, sia pure basate su ingredienti del territorio. Così tra i primi, accanto alle deliziose crepes di zucca al vino cotto, troviamo i testaroli al pesto di basilico ma anche paccheri con melanzane e tagliatelline in brodo di fegatini. Per il classico risotto alla pilota bisogna invece arrivare presto e sperare che non sia ancora finito...

I secondi partono in grande stile con l'immancabile luccio in salsa, per arrivare allo stracotto di cavallo e alla trippa bianca passando per il provolone al forno. Il consiglio è però quello di lasciarsi tentare dal bortolone, tipico fungo a larghe "falde" servito con abbondante polenta: una prelibatezza. I dolci sono ridotti all'essenziale, ma in stagione spicca la buffetta, tipica torta d'uva preparata nel periodo della vendemmia. Dicevamo della generosità dell'offerta e non possiamo che ripeterci: le porzioni, pur non abbondantissime, sono più che oneste, e soprattutto i prezzi non vanno oltre i 7 euro per i primi e gli 8 per i secondi (luccio escluso), per un conto totale che difficilmente può superare i 20 euro.
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:18:05 Locuste
Voto medio 
 
6.5
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
5.5
Servizio 
 
9.0
Prezzo 
 
2.5
Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 10, 2009
Recensione
Da grandi nomi, si sa, derivano grandi responsabilità; e non può essere un compito facile subentrare a un’istituzione (sia pure ultimamente decaduta) come Il Calvi, uno dei più noti ristoranti “di pesce” di Milano. Ci stanno provando, da settembre 2009, i nuovi gestori del ristorante, rinominato La maniera di Carlo in omaggio al padre del titolare, recentemente scomparso. È rimasta la struttura del vecchio locale, compreso l’accogliente déhor estivo, ma è cambiato completamente l’arredamento: minimalista, elegante e all’apparenza un po’ freddo, ma temperato da vivaci - e in qualche caso enigmatici - quadri alle pareti. Si nota subito che la raffinatezza è la cifra stilistica del locale, anche in cucina: una raffinatezza, va detto, non adatta a tutti i palati e tantomeno a tutte le tasche, ma anche decisamente reale e non soltanto esibita. Gli abbinamenti inconsueti proposti dal giovanissimo e promettente chef, in poche parole, non mirano a stupire ma a coinvolgere, con un equilibrio di sapori quasi sempre ben riuscito. Decisiva per la buona riuscita del tutto l’ottima qualità degli ingredienti, e a questo proposito va fatta un’annotazione: la scelta di indicare, nell’ultima pagina del menu, l'elenco dei fornitori è un esempio che molti dovrebbero seguire.

La lista delle portate si apre con un’ampia selezione di carpacci: citiamo lo scorfano con agrumi a vivo, misticanza di stagione e maionese all’arancia, o anche gli scamponi con tortino di pere cocche e pachino, mentuccia e citronette al passion fruit. Tra gli antipasti veri e propri spicca però l’eccellente salmone selvaggio scozzese marinato ai frutti di bosco, servito con un dressing di yogurt greco. Interessante, pur se ridotta, la “variazione sul manzo”, quattro assaggi di carne di razza fassona a vari livelli di cottura, dalla tartare in su. Ottima infine, in stagione, l’insalatina di porcini freschi con scaglie di parmigiano Bonati (invecchiato 7 anni). Particolarmente estrosi anche i primi: il vertice lo raggiungono indubbiamente gli gnocchetti di patate con gamberi di Sicilia e porcini nostrani alla vaniglia, tre gusti perfettamente integrati senza sovrapposizioni fastidiose. Meno esaltanti i ravioli di quaglia in crema di burro e timo fresco, interessanti i tagliolini al ragù bianco di scorfano con guazzetto rosso di calamaretti e zucchine. L’utilizzo di particolari qualità di sale – il sale nero delle Hawaii fra gli altri – non è un vezzo ma dà il suo contributo al successo dei piatti.

I secondi sono divisi tra terra e mare: da segnalare tra le tante proposte il pagaro in crosta di erbette. Attira anche il filetto di ombrina bardato al lardo, vellutata di borlotti e parrucca di cipollotto. Il “nostro vapore” è un cartoccio di pesce (al vapore, per l’appunto) aperto al momento della consumazione: scenico, ma apparentemente più… fumo che arrosto. Stuzzicanti invece i dolci come il cubo di ricottina e cioccolato con passatina calda di pere Williams e la trilogia di cioccolato; il pasticciere sa fare il suo mestiere come dimostrano anche gli ottimi frollini serviti come accompagnamento. Decisamente fornita la cantina, con una menzione per l’ottimo bianco Centofilari; oltre alla corposa principale c’è anche una discreta scelta di vini da dessert e persino di tisane. Altra annotazione positiva per il pane artigianale, davvero meritevole. In negativo vanno invece segnalati la ristrettezza delle porzioni – soprattutto per alcuni piatti – e come detto i prezzi, non esattamente abbordabili. A calmierare un po’ il conto ci pensa, perlomeno, la benemerita convenzione con il vicino parcheggio di piazza Risorgimento, che fa risparmiare qualche euro e qualche quarto d’ora di affannosa ricerca…
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Ristoranti
 
2012-05-23 20:14:27 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
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Opinione inserita da Locuste    23 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 26, 2008
Recensione
"What you see is what you get": non è esattamente un modo di dire spagnolo ma è quello che meglio fotografa questo grande e frequentatissimo ristorante a due passi dalla spiaggia, in cui per gli amanti della cucina di mare è praticamente impossibile incorrere in brutte sorprese. Il pesce e i frutti di mare che vengono serviti a tavola, infatti, sono tutti preventivamente osservabili nell'enorme banco frigo da cui è possibile scegliere a piacimento gli esemplari più succulenti. L'ineccepibile qualità della materia prima e il servizio rapido fanno di questa marisqueria un indirizzo più che consigliato. I prezzi non sono bassi per gli standard spagnoli, ma neppure alti: dai 6 ai 10 euro gli antipasti, mentre il pesce va dai 30 ai 50 euro al kg (crostacei esclusi, naturalmente).

Come si sarà capito, nel menu del locale la nostra predilezione va decisamente al pesce alla griglia, ma non per questo il ristorante rinuncia a proporre altre preparazioni in un menu quantomai variegato. Quasi inevitabile aprire il pasto con un ottimo gazpacho, fresco e saporito come raramente altrove. I frutti di mare ovviamente hanno ampio spazio sotto forma, ad esempio, di almejas al vapor (vongole) o di mejillones (cozze). I classici gambas (gamberoni) sono qui accompagnati da altri gustosi crostacei come le cigalas (cicale di mare). Poi, a meno che non si voglia optare per il bogavante (astice) che però ha un prezzo dagli 80 euro in su, si passa al piatto forte.

La serie interminabile di pesci "a la plancha", alcuni anche piuttosto difficili da reperire altrove, si apre con l'ottima dorada (orata) e arriva fino alla lubina (spigola). Due le rarità da provare: i filetes de pargo, pesce dalla consistenza particolarmente tenera noto in Italia come pagaro, e l'urta, altra specie da noi sconosciuta, a metà tra orata e dentice. Per chi proprio non può rinunciare a qualche ricetta più elaborata spunta anche il classico pulpo gallego. Evitabili i dolci, quasi tutti confezionati, mentre è ampia la scelta di vini, soprattutto bianchi: discreto il Marquis de Caceres, ottimo il Viña Esmeralda delle cantine Miguel Torres.
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