Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-23 14:22:43
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Marzo 15, 2006
Recensione
L'originalità in cucina è merce piuttosto rara nella ristorazione italiana, al di fuori del livello di assoluta eccellenza. La maggioranza dei locali preferisce puntare sulla tradizione e lo fa, bisogna dirlo, con ottimi esiti, come evidenziano molti dei ristoranti recensiti dal nostro sito. Quando invece ci si allontana dal solco della "classicità" i risultati sono spesso molto soddisfacenti: spesso vengono proposti ingredienti fuori luogo e fuori contesto, raggiungendo una sorta di involontaria fusion ben poco attraente. Solo in pochi sono in grado di innovare sapientemente e senza strafare, e la Locanda offre proprio questo tipo di valore aggiunto.
Situato proprio sul trafficatissimo viale d'ingresso a Gallarate, il ristorante è facilissimo da raggiungere e senza dubbio assai frequentato: anche per questo può permettersi prezzi di livello medio-alto. Il locale è fin dal primo impatto accogliente, arredato in stile rustico ma con classe, e si presenta subito come ideale cornice per una cena tranquilla e riservata. I piatti, come detto, sono piuttosto slegati dalla cucina regionale, pur richiamando talvolta la Toscana e il Lazio, come le ottime frittelle di fiori di zucca ideali per aprire il pasto. La cantina è fornita sia di rossi, sia di bianchi: tra questi si fa preferire il Gavi.
I primi spiccano per l'abbondanza delle porzioni e per la ricercatezza degli ingredienti: eccellenti gli gnocchi di ricotta al lardo e tartufo nero, mentre per chi preferisce i sapori di mare ci sono gli spaghetti con pescatrice. Anche i secondi si dividono tra terra e mare, proponendo a volte abbinamenti inconsueti come i peculiari calamari con le mandorle. Più classica ma non per questo meno gustosa la tagliata di chianina con le olive, anche in questo caso servita in quantità più che soddisfacente. Dolce della casa e amaro chiudono un pasto che presenta diversi motivi di interesse, nonostante i costi elevati.
Situato proprio sul trafficatissimo viale d'ingresso a Gallarate, il ristorante è facilissimo da raggiungere e senza dubbio assai frequentato: anche per questo può permettersi prezzi di livello medio-alto. Il locale è fin dal primo impatto accogliente, arredato in stile rustico ma con classe, e si presenta subito come ideale cornice per una cena tranquilla e riservata. I piatti, come detto, sono piuttosto slegati dalla cucina regionale, pur richiamando talvolta la Toscana e il Lazio, come le ottime frittelle di fiori di zucca ideali per aprire il pasto. La cantina è fornita sia di rossi, sia di bianchi: tra questi si fa preferire il Gavi.
I primi spiccano per l'abbondanza delle porzioni e per la ricercatezza degli ingredienti: eccellenti gli gnocchi di ricotta al lardo e tartufo nero, mentre per chi preferisce i sapori di mare ci sono gli spaghetti con pescatrice. Anche i secondi si dividono tra terra e mare, proponendo a volte abbinamenti inconsueti come i peculiari calamari con le mandorle. Più classica ma non per questo meno gustosa la tagliata di chianina con le olive, anche in questo caso servita in quantità più che soddisfacente. Dolce della casa e amaro chiudono un pasto che presenta diversi motivi di interesse, nonostante i costi elevati.
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Ristoranti
2012-05-23 14:21:13
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 23, 2004
Recensione
Situato nel settecentesco quartiere Venezia, un curioso angolo di Livorno a metà strada tra fascino e degrado, il club gastronomico di recente fondazione "Maga Zzino" è il risultato di una sapiente miscela: quella, ben riuscita, tra modernità e tradizione. Piacevole la cornice, con arredamenti in stile rétro e luci soffuse; non banale la cucina, che integra i piatti tipici della zona con gradite variazioni.
L'ingrediente base della cena è ovviamente il pesce: si inizia con un antipasto misto di mare in cui spiccano polpo e alici, accompagnati da varie frittate. Ampia la scelta di primi: si consigliano i ravioli di pesce e gli gnocchi, insaporiti da diversi condimenti tra cui il migliore è senza dubbio il sugo di scorfano. Ottime anche la zuppetta di cozze e vongole e le tagliatelle zucchine e gamberetti.
Come secondo due alternative molto classiche: grigliata mista a base di scampi, gamberi e seppie oppure guazzetto, anche se in questo caso le porzioni si rivelano un po' troppo contenute. In mostra sulle pareti una fornita riserva di vini, sia locali, sia nazionali. D'obbligo infine chiudere il pasto con un amaro o ancor meglio con la grappa della casa. Medio il livello di prezzo, una nota speciale va invece al servizio, sempre accurato e reso più piacevole dalla simpatia del personale.
L'ingrediente base della cena è ovviamente il pesce: si inizia con un antipasto misto di mare in cui spiccano polpo e alici, accompagnati da varie frittate. Ampia la scelta di primi: si consigliano i ravioli di pesce e gli gnocchi, insaporiti da diversi condimenti tra cui il migliore è senza dubbio il sugo di scorfano. Ottime anche la zuppetta di cozze e vongole e le tagliatelle zucchine e gamberetti.
Come secondo due alternative molto classiche: grigliata mista a base di scampi, gamberi e seppie oppure guazzetto, anche se in questo caso le porzioni si rivelano un po' troppo contenute. In mostra sulle pareti una fornita riserva di vini, sia locali, sia nazionali. D'obbligo infine chiudere il pasto con un amaro o ancor meglio con la grappa della casa. Medio il livello di prezzo, una nota speciale va invece al servizio, sempre accurato e reso più piacevole dalla simpatia del personale.
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Ristoranti
2012-05-23 13:43:00
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Novembre 25, 2004
Recensione
Una trattoria semplice e tranquilla, situata lungo gli argini del Ticino, può essere il posto migliore per scoprire i veri sapori della cucina lombarda e, in particolare, di quella pavese. L'ambiente è particolarmente suggestivo: il locale si trova all'interno di un maneggio sulle sponde del fiume, immerso nella campagna e circondato dalle risaie. A poca distanza, il centro di Pavia con i suoi monumenti medioevali che regalano al turista l'impressione di un viaggio nel passato.
E il tempo sembra essersi fermato anche nella trattoria della signora Costanza, nonostante la presenza di gruppi turistici e l'organizzazione di tavolate per occasioni particolari, come cerimonie e cene di lavoro. Ciò che conta, e cioè le pietanze servite, è rimasto inalterato negli anni: nessuna elaborazione complessa, solo i piatti della tradizione. Si comincia quindi con un antipasto misto particolarmente ricco: affettati, ceci alla Lido, torta salata di verdure, cocktail di gamberetti, caprini alle erbe e uova in bellavista. Tra i primi, assolutamente caratteristiche le tagliatelle al ragù d'anatra.
Vasto assortimento di secondi, tra cui spiccano selvaggina e pesciolini di fiume. Da provare la grigliata mista di carne e le cotolettine primavera alla milanese, ma anche, nelle giornate di festa, l'agnello sardo al mirto (l'unico piatto che si distacca dalla gastronomia regionale). Si chiude infine con un assaggio di dolci della casa. Il costo di un pranzo completo, ovviamente annaffiato da una buona bottiglia di Bonarda dell'Oltrepò pavese, si aggira intorno ai 32 €.
E il tempo sembra essersi fermato anche nella trattoria della signora Costanza, nonostante la presenza di gruppi turistici e l'organizzazione di tavolate per occasioni particolari, come cerimonie e cene di lavoro. Ciò che conta, e cioè le pietanze servite, è rimasto inalterato negli anni: nessuna elaborazione complessa, solo i piatti della tradizione. Si comincia quindi con un antipasto misto particolarmente ricco: affettati, ceci alla Lido, torta salata di verdure, cocktail di gamberetti, caprini alle erbe e uova in bellavista. Tra i primi, assolutamente caratteristiche le tagliatelle al ragù d'anatra.
Vasto assortimento di secondi, tra cui spiccano selvaggina e pesciolini di fiume. Da provare la grigliata mista di carne e le cotolettine primavera alla milanese, ma anche, nelle giornate di festa, l'agnello sardo al mirto (l'unico piatto che si distacca dalla gastronomia regionale). Si chiude infine con un assaggio di dolci della casa. Il costo di un pranzo completo, ovviamente annaffiato da una buona bottiglia di Bonarda dell'Oltrepò pavese, si aggira intorno ai 32 €.
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Ristoranti
2012-05-22 22:22:00
Locuste
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Recensione
Data di visita
Aprile 07, 2014
Recensione
Non sempre ricercatezza nella preparazione dei piatti e originalità nell'uso degli ingredienti sono garanzia di qualità; spesso si accompagnano invece a un servizio eccessivamente manierato e a prezzi troppo elevati. Nel caso di questo ristorante-trattoria, però, si può dire che sia stato trovato il giusto mezzo tra la cucina artigianale e lo "snobismo" culinario. Tutt'altro che casereccio, e anzi sobriamente elegante, il locale garantisce però un buon rapporto qualità-prezzo e una serie di piatti che manifestano una buona dose di inventiva. Il contesto di Busto Arsizio, non certo ideale per la ristorazione, aggiunge valore all'operazione: educare il pubblico bustocco ad apprezzare i prodotti di fornitori selezionati e le materie prime di qualità (tra cui molti Presìdi Slow Food) non è stato facile, ma ormai da qualche anno l'impresa può dirsi riuscita. E anche se ultimamente le porzioni sono diventate più rarefatte e la presentazione dei piatti è più curata, nell'operazione c'è sempre una buona dose di sostanza.
Numerose le proposte anche per un semplice spuntino: a disposizione taglieri di antipasti molto curati. Le proposte principali sono salumi classici, salumi toscani (tra cui spicca l'ottimo salame di cinta senese) e il raffinato "orologio" di formaggi (caprino alle erbe, piacentinu di Enna, gorgonzola, puzzone di Moena fra gli altri) serviti con mostarda, miele di castagne e marmellate varie. Per accompagnarli si può scegliere in una fornitissima lista di vini di tutte le regioni italiane: si va dal Barbera al Cannonau, passando per il Chianti. Proposte più che mai originali il rosato Terre Lontane delle cantine calabresi Librandi e il Grondino (blend Cabernet e Sangiovese) della Tenuta Vitereta. Anche i primi spaziano fra le varie tradizioni gastronomiche del nostro paese: dagli spaghetti alla bottarga di muggine fino alle penne "La Rava e la Fava", servite con un condimento di pomodoro fresco, basilico e lupini. Ardito ma riuscitissimo l'abbinamento dei tagliolini integrali al ragù di fagiano e fichi secchi, semplici ma vincenti la zuppa di cipolle e gli gnocchi mantovani di zucca e mostarda di mele. Ottimi anche i risotti, come quelli agli asparagi e robiola di Roccaverano, o ai porcini arrosto, zafferano e Barbera. Tra i pochi piatti legati al territorio c'è la classica "stua in conscia": stufato di manzo con erbe e alloro, servito con polenta biologica.
Non meno vari i secondi: gustose le costolette d'agnello con timo e funghi, così come il pesce San Pietro ai sapori liguri. Tra le altre proposte lo stinco di maiale al Porto e l'infilzata di anguilla con alloro; da non perdere, poi, l'ottimo cotechino mantovano con parmentier e fagioli di Brebbia (dimostrazione di intelligente uso dei prodotti locali) e il filetto di maialino in crosta di pane su fonduta di Fontina. Persino troppo sperimentali le guancine di manzo al caffè con uvetta. Ma il piatto forte del ristorante, grazie alla collaudata collaborazione con la macelleria Fracassi di Rassina (Arezzo), è la carne di chianina: sia la costata sia la fiorentina sono eccellenti, peccato che facciano lievitare notevolmente il conto. Contorni di verdura e poi il dolce: anche qui proposte originali, come le pesche noci al caramello, la degustazione di cioccolato (sei diverse varietà servite con un assaggio di rum), o la cosiddetta fusion (a metà tra una crème caramel e un bonnet) accompagnata da crema al whisky. Più tradizionale il biancomangiare con frutti di bosco. Caffè e amaro per chiudere un pasto che lascia piacevolmente sorpresi.
Numerose le proposte anche per un semplice spuntino: a disposizione taglieri di antipasti molto curati. Le proposte principali sono salumi classici, salumi toscani (tra cui spicca l'ottimo salame di cinta senese) e il raffinato "orologio" di formaggi (caprino alle erbe, piacentinu di Enna, gorgonzola, puzzone di Moena fra gli altri) serviti con mostarda, miele di castagne e marmellate varie. Per accompagnarli si può scegliere in una fornitissima lista di vini di tutte le regioni italiane: si va dal Barbera al Cannonau, passando per il Chianti. Proposte più che mai originali il rosato Terre Lontane delle cantine calabresi Librandi e il Grondino (blend Cabernet e Sangiovese) della Tenuta Vitereta. Anche i primi spaziano fra le varie tradizioni gastronomiche del nostro paese: dagli spaghetti alla bottarga di muggine fino alle penne "La Rava e la Fava", servite con un condimento di pomodoro fresco, basilico e lupini. Ardito ma riuscitissimo l'abbinamento dei tagliolini integrali al ragù di fagiano e fichi secchi, semplici ma vincenti la zuppa di cipolle e gli gnocchi mantovani di zucca e mostarda di mele. Ottimi anche i risotti, come quelli agli asparagi e robiola di Roccaverano, o ai porcini arrosto, zafferano e Barbera. Tra i pochi piatti legati al territorio c'è la classica "stua in conscia": stufato di manzo con erbe e alloro, servito con polenta biologica.
Non meno vari i secondi: gustose le costolette d'agnello con timo e funghi, così come il pesce San Pietro ai sapori liguri. Tra le altre proposte lo stinco di maiale al Porto e l'infilzata di anguilla con alloro; da non perdere, poi, l'ottimo cotechino mantovano con parmentier e fagioli di Brebbia (dimostrazione di intelligente uso dei prodotti locali) e il filetto di maialino in crosta di pane su fonduta di Fontina. Persino troppo sperimentali le guancine di manzo al caffè con uvetta. Ma il piatto forte del ristorante, grazie alla collaudata collaborazione con la macelleria Fracassi di Rassina (Arezzo), è la carne di chianina: sia la costata sia la fiorentina sono eccellenti, peccato che facciano lievitare notevolmente il conto. Contorni di verdura e poi il dolce: anche qui proposte originali, come le pesche noci al caramello, la degustazione di cioccolato (sei diverse varietà servite con un assaggio di rum), o la cosiddetta fusion (a metà tra una crème caramel e un bonnet) accompagnata da crema al whisky. Più tradizionale il biancomangiare con frutti di bosco. Caffè e amaro per chiudere un pasto che lascia piacevolmente sorpresi.
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Ristoranti
2012-05-22 22:16:50
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 22 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Giugno 30, 2011
Recensione
Se l’atmosfera conviviale e la cucina semplice e genuina non bastano per sentirsi a casa propria, la soluzione può essere fare un salto all’Osteria della Lanterna, dove l’espressione assume significato letterale: in quale altro ristorante milanese la proprietaria (la simpaticissima “sciura” Paola) si rivolge ai clienti in dialetto e chiede direttamente ai commensali di aiutarla a sparecchiare? Il fatto sensazionale è che il ristorante in questione si trova nel pieno centro del capoluogo, a due passi dalle Colonne di San Lorenzo e da corso di Porta Romana, e malgrado lo straordinario successo e le recensioni ricevute ha mantenuto un rapporto qualità-prezzo da far strabuzzare gli occhi: 24 euro per un pasto completo, roba davvero ai confini della realtà a queste latitudini. Il tutto a fronte di una cucina non certo raffinata ma decisamente interessante, soprattutto per quanto riguarda i primi.
Il ristorante dà senz’altro il meglio di sé nella stagione invernale, quando può offrire corposi piatti a base di polenta e arrosti; noi, comunque, lo abbiamo visitato in estate e quindi abbiamo potuto gustare quelli che la signora Paola definisce ottimisticamente “piatti freschi”. Banditi dunque gli antipasti, si parte con un tris di primi da urlo: eccellenti i maccheroni fatti in casa, conditi con pancetta e zafferano (i migliori) oppure con sugo di salsiccia. Altrettanto caserecci gli gnocchi allo zola. Indispensabile, già a questo punto del pranzo, dedicarsi senza parsimonia al rosso della casa, di livello più che dignitoso (e di tasso alcolico non indifferente).
Meno entusiasmanti i secondi, peraltro influenzati dall’offerta stagionale: roastbeef e vitello tonnato di buona qualità, ma niente di più. Ottima, invece, la noce di vitello alle erbe, servita con contorno di patate – sempre che ne siano avanzate: un’altra delle caratteristiche del locale è quella di non produrre cibo in quantità industriali! Vale la pena comunque di arrivare fino al dolce: ottimo il tiramisù, davvero da dieci e lode il crème caramel, che porta con sé graditi ricordi di quando il budino era fatto in casa e non un prodotto industriale. Si chiude con amaro, mirto o limoncello. Bilancio più che positivo, solo alcune avvertenze: prenotare in anticipo, non arrivare troppo tardi (la proprietaria non gradisce) e prendersi tutto il tempo necessario per parcheggiare.
Il ristorante dà senz’altro il meglio di sé nella stagione invernale, quando può offrire corposi piatti a base di polenta e arrosti; noi, comunque, lo abbiamo visitato in estate e quindi abbiamo potuto gustare quelli che la signora Paola definisce ottimisticamente “piatti freschi”. Banditi dunque gli antipasti, si parte con un tris di primi da urlo: eccellenti i maccheroni fatti in casa, conditi con pancetta e zafferano (i migliori) oppure con sugo di salsiccia. Altrettanto caserecci gli gnocchi allo zola. Indispensabile, già a questo punto del pranzo, dedicarsi senza parsimonia al rosso della casa, di livello più che dignitoso (e di tasso alcolico non indifferente).
Meno entusiasmanti i secondi, peraltro influenzati dall’offerta stagionale: roastbeef e vitello tonnato di buona qualità, ma niente di più. Ottima, invece, la noce di vitello alle erbe, servita con contorno di patate – sempre che ne siano avanzate: un’altra delle caratteristiche del locale è quella di non produrre cibo in quantità industriali! Vale la pena comunque di arrivare fino al dolce: ottimo il tiramisù, davvero da dieci e lode il crème caramel, che porta con sé graditi ricordi di quando il budino era fatto in casa e non un prodotto industriale. Si chiude con amaro, mirto o limoncello. Bilancio più che positivo, solo alcune avvertenze: prenotare in anticipo, non arrivare troppo tardi (la proprietaria non gradisce) e prendersi tutto il tempo necessario per parcheggiare.
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Ristoranti
2012-05-22 22:14:36
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 22 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Ottobre 14, 2005
Recensione
Tantissimi sono i locali che punteggiano l'affollato lungomare della Salute di Fiumicino e lo aiutano a tenere fede al suo nome (almeno fino a un certo punto). I turisti abbondano ma purtroppo abbondano, per chi non è ben informato, anche le occasioni per incappare in un passo falso culinario. In questo senso però il ristorante di Ciro non riserva brutte sorprese: notissimo e rinomato in tutta la zona, è molto amato dai clienti come testimonia la notevole frequentazione anche in settimana (è opportuno prenotare).
Si inizia con un nutrito antipasto composto da frittura mista di verdure (ottime le palline di fiori di zucca), bruschette, calamaretti in salsa di pomodoro e mozzarelline. Vasta la scelta di primi recitata a voce dal personale: si consiglia il tris proposto dalla casa con risotto ai frutti di mare, spaghetti alle vongole e gnocchi al formaggio, questi ultimi sicuramente i più saporiti. Si segnala anche un altro piatto tipico del locale: gli gnocchetti fatti in casa con panna, vongole e scampi.
Tra i secondi la scelta non può che cadere sulla classica grigliata mista di pesce: non troppo abbondante ma di discreta qualità. Meglio da ogni punto di vista gli spiedini di gamberoni. Pesce fresco e frutti di mare sono comunque gli ingredienti di base di tutti i secondi piatti. Il pasto viene accompagnato da un ottimo Greco di Tufo, secco e armonico. Il locale non è particolarmente fornito nel settore dolci; si chiude dunque con sorbetto, caffè e amaro. Prezzi medio-alti ma non eccessivi.
Si inizia con un nutrito antipasto composto da frittura mista di verdure (ottime le palline di fiori di zucca), bruschette, calamaretti in salsa di pomodoro e mozzarelline. Vasta la scelta di primi recitata a voce dal personale: si consiglia il tris proposto dalla casa con risotto ai frutti di mare, spaghetti alle vongole e gnocchi al formaggio, questi ultimi sicuramente i più saporiti. Si segnala anche un altro piatto tipico del locale: gli gnocchetti fatti in casa con panna, vongole e scampi.
Tra i secondi la scelta non può che cadere sulla classica grigliata mista di pesce: non troppo abbondante ma di discreta qualità. Meglio da ogni punto di vista gli spiedini di gamberoni. Pesce fresco e frutti di mare sono comunque gli ingredienti di base di tutti i secondi piatti. Il pasto viene accompagnato da un ottimo Greco di Tufo, secco e armonico. Il locale non è particolarmente fornito nel settore dolci; si chiude dunque con sorbetto, caffè e amaro. Prezzi medio-alti ma non eccessivi.
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Ristoranti
2012-05-22 22:13:07
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 22 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Giugno 15, 2006
Recensione
Chi conosce almeno un po' le regioni del centro Italia non darà più segni di stupore, ma certo ritrovare a Stroncone, nella bassissima Umbria, l'ennesimo borgo arroccato su una collina e apparentemente arrivato fino a noi direttamente dal Medioevo, può essere una bellissima sorpresa per l'ignaro turista. Il fascino del luogo è indescrivibile: il centro storico, rimasto nei secoli uguale a se stesso con i suoi monumenti e le strutture cittadine ancora intatte (tra cui il pozzo principale con relativa cisterna), lascia a bocca aperta. La condizione ideale quindi per gustare le saporite specialità della cucina locale.
La taverna "La Mola" si inserisce alla perfezione in questo ambiente: i suoi locali dalla volta a crociera, ricavati all'interno di un antico frantoio, restituiscono alla perfezione l'atmosfera di un'antica osteria, anche se di dimensioni imponenti. Il ristorante è infatti in grado di ospitare circa 150 persone, che la sapienza della cuoca Anna Maria attira da ogni angolo della regione e oltre. La cortesia è assicurata e i prezzi contenuti: per un pasto completo (attenzione: parliamo di quantità davvero notevoli) si va dai 30 ai 40 euro a seconda dei piatti scelti.
Tante e gustose sono le proposte gastronomiche, a cominciare dal ricco antipasto misto a base di bruschette e salumi locali; nel menu spiccano, in particolare, i primi a base di pasta fresca, come i maltagliati della nonna (lasagne tagliate a mano con sedano macinato bianco), le pappardelle con sugo di piccione e porcini, le ciriole al tartufo. Altra specialità del luogo è la polenta alla brace con fagioli; tra i secondi da consigliare anche l'accattivante filetto di maiale con pecorino. Infine la taverna offre anche servizio di pizzeria.
La taverna "La Mola" si inserisce alla perfezione in questo ambiente: i suoi locali dalla volta a crociera, ricavati all'interno di un antico frantoio, restituiscono alla perfezione l'atmosfera di un'antica osteria, anche se di dimensioni imponenti. Il ristorante è infatti in grado di ospitare circa 150 persone, che la sapienza della cuoca Anna Maria attira da ogni angolo della regione e oltre. La cortesia è assicurata e i prezzi contenuti: per un pasto completo (attenzione: parliamo di quantità davvero notevoli) si va dai 30 ai 40 euro a seconda dei piatti scelti.
Tante e gustose sono le proposte gastronomiche, a cominciare dal ricco antipasto misto a base di bruschette e salumi locali; nel menu spiccano, in particolare, i primi a base di pasta fresca, come i maltagliati della nonna (lasagne tagliate a mano con sedano macinato bianco), le pappardelle con sugo di piccione e porcini, le ciriole al tartufo. Altra specialità del luogo è la polenta alla brace con fagioli; tra i secondi da consigliare anche l'accattivante filetto di maiale con pecorino. Infine la taverna offre anche servizio di pizzeria.
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Ristoranti
2012-05-22 22:09:51
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 22 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 04, 2007
Recensione
ATTENZIONE: nel febbraio 2011 il ristorante ha cambiato gestione. Menu e caratteristiche del locale potrebbero essere mutati
L’assonanza con la celebre opera di Bach non inganni: la Locanda del Re Minore merita ben più di una toccata e fuga. Certo, il desiderio di frittura di paranza, che per qualche oscura alchimia si manifesta a ogni passeggiata sul lungomare di Laigueglia, può essere soddisfatto in decine di altri ristoranti; ben pochi, tuttavia, possono esibire la medesima cura nelle preparazioni, la stessa fantasia per nulla invadente nella caratterizzazione dei piatti e neppure il discreto rapporto qualità-prezzo, non certo disprezzabile da queste parti. Un quadro ideale, dunque, per un’ottima cena estiva in riva al mare, leggera ma all’altezza delle aspettative.
Un servizio molto rapido, nonostante la clientela molto copiosa soprattutto in estate, porta subito in tavola il veloce ed essenziale antipasto misto composto tra l'altro da gianchetti, focacce, trota in salsa verde. Ma il piatto forte arriva con i primi che offrono soluzioni davvero azzeccate, come i delicati fusilli con pinoli e ragù di pesce o i più corposi gnocchetti di cernia con sugo di polipo. Ancora più ricercato, ma forse troppo ridotto nelle porzioni, il timballo di riso di Venere con gamberetti e crema di zafferano (il riso di Venere è una particolare varietà di riso nero coltivato in diverse zone d'Italia).
I secondi partono come detto con il classico fritto di paranza, di rara leggerezza, e con il fritto di anelli e calamari, per proseguire poi con la notevole zuppa di pesce in crosta e il raffinato filetto di branzino con crema di basilico. Di ottima fattura anche i dolci tra i quali spicca il semifreddo alla vaniglia con zabaione; non dispiacciono neppure le altre proposte, come la panna cotta con mirtilli, la torta al cioccolato fondente e la crema catalana. Infine una menzione particolare per la cantina, piuttosto fornita e non priva di qualche perla come il profumatissimo Vermentino di Albenga.
L’assonanza con la celebre opera di Bach non inganni: la Locanda del Re Minore merita ben più di una toccata e fuga. Certo, il desiderio di frittura di paranza, che per qualche oscura alchimia si manifesta a ogni passeggiata sul lungomare di Laigueglia, può essere soddisfatto in decine di altri ristoranti; ben pochi, tuttavia, possono esibire la medesima cura nelle preparazioni, la stessa fantasia per nulla invadente nella caratterizzazione dei piatti e neppure il discreto rapporto qualità-prezzo, non certo disprezzabile da queste parti. Un quadro ideale, dunque, per un’ottima cena estiva in riva al mare, leggera ma all’altezza delle aspettative.
Un servizio molto rapido, nonostante la clientela molto copiosa soprattutto in estate, porta subito in tavola il veloce ed essenziale antipasto misto composto tra l'altro da gianchetti, focacce, trota in salsa verde. Ma il piatto forte arriva con i primi che offrono soluzioni davvero azzeccate, come i delicati fusilli con pinoli e ragù di pesce o i più corposi gnocchetti di cernia con sugo di polipo. Ancora più ricercato, ma forse troppo ridotto nelle porzioni, il timballo di riso di Venere con gamberetti e crema di zafferano (il riso di Venere è una particolare varietà di riso nero coltivato in diverse zone d'Italia).
I secondi partono come detto con il classico fritto di paranza, di rara leggerezza, e con il fritto di anelli e calamari, per proseguire poi con la notevole zuppa di pesce in crosta e il raffinato filetto di branzino con crema di basilico. Di ottima fattura anche i dolci tra i quali spicca il semifreddo alla vaniglia con zabaione; non dispiacciono neppure le altre proposte, come la panna cotta con mirtilli, la torta al cioccolato fondente e la crema catalana. Infine una menzione particolare per la cantina, piuttosto fornita e non priva di qualche perla come il profumatissimo Vermentino di Albenga.
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Ristoranti
2012-05-22 22:07:01
Locuste
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Recensione
Data di visita
Settembre 02, 2010
Recensione
Nel cuore della televisivamente famosa contea di O.C. sorge Laguna Beach, opulenta località di mare dove il lusso è meno pacchiano e ostentato che altrove, ma tutto gira pur sempre intorno alla moda. Non stupisce quindi che nella via principale, quella delle boutique e dei locali notturni, si trovino ben tre ristoranti affiancati, sempre affollatissimi e per nulla danneggiati dalla concorrenza. Il più peculiare del trittico è senz'altro il Brussels Bistro, perfetta riproduzione di un'osteria belga con tanto di menu in lingua originale, arredi a tema e maglia di Merckx (figlio) alle pareti. È piuttosto ironico che le corpose ed essenziali pietanze belghe appaiano come raffinatezze trendy agli occhi dei rampolli di buona famiglia locali, ma va detto che la qualità del cibo e dei dettagli (vedi il pane) è davvero una rarità da queste parti. Il rovescio della medaglia sono i prezzi, a tratti addirittura esorbitanti.
All'interno, il ristorante è tanto piccolo quanto caotico: può essere difficile parlarsi da un lato all'altro del tavolo, anche perché il locale è spesso sede di piacevoli concertini jazz e dopo cena diventa addirittura una discoteca. Malgrado ciò, il servizio si mantiene su livelli eccellenti. Venendo al cibo, il menu si apre con una lista di appetitosi antipasti: consigliatissime le petites croquettes de fromage & crevettes grises (crocchette di formaggio e gamberetti), ma meritano un assaggio anche gli scampis au beurre d'ail, la planche de fromages e l'assiette de charcuteries (affettati). Da applausi la selezione di birre d'importazione: Leffe, Chimay, Hoegaarden, Stella, Affligem e addirittura la splendida La Chouffe alla spina, per non parlare delle bottiglie tra cui spicca la fruttata Kriek. Prezzi proibitivi, però: fino a 10 dollari al bicchiere.
La specialità della casa arriva naturalmente con le entrées. Protagoniste assolute le immancabili moules et frites (cozze e patatine) servite con condimenti al formaggio, alla marinara, all'aglio, al curry, alla birra e così via, ma la versione migliore è quella "al naturale". Le cozze, servite direttamente nella pentola, dal lunedì al mercoledì sono disponibili anche in offerta all you can eat. Altri piatti interessanti sono la sole meunière (sogliola), i tomates crevettes (pomodori ripieni di gamberi) e, per chi ama la carne, la steak de boeuf grillé, la tartare de boeuf e il magret de canard (anatra). Evitabili i piatti di pasta mentre i dolci, tra cui la classica mousse au chocolat, sembrano meritare una chance. Per chi avesse voglia di un digestivo... meglio lasciar perdere: un bicchierino di grappa è servito all'astronomico prezzo di 9 dollari!
All'interno, il ristorante è tanto piccolo quanto caotico: può essere difficile parlarsi da un lato all'altro del tavolo, anche perché il locale è spesso sede di piacevoli concertini jazz e dopo cena diventa addirittura una discoteca. Malgrado ciò, il servizio si mantiene su livelli eccellenti. Venendo al cibo, il menu si apre con una lista di appetitosi antipasti: consigliatissime le petites croquettes de fromage & crevettes grises (crocchette di formaggio e gamberetti), ma meritano un assaggio anche gli scampis au beurre d'ail, la planche de fromages e l'assiette de charcuteries (affettati). Da applausi la selezione di birre d'importazione: Leffe, Chimay, Hoegaarden, Stella, Affligem e addirittura la splendida La Chouffe alla spina, per non parlare delle bottiglie tra cui spicca la fruttata Kriek. Prezzi proibitivi, però: fino a 10 dollari al bicchiere.
La specialità della casa arriva naturalmente con le entrées. Protagoniste assolute le immancabili moules et frites (cozze e patatine) servite con condimenti al formaggio, alla marinara, all'aglio, al curry, alla birra e così via, ma la versione migliore è quella "al naturale". Le cozze, servite direttamente nella pentola, dal lunedì al mercoledì sono disponibili anche in offerta all you can eat. Altri piatti interessanti sono la sole meunière (sogliola), i tomates crevettes (pomodori ripieni di gamberi) e, per chi ama la carne, la steak de boeuf grillé, la tartare de boeuf e il magret de canard (anatra). Evitabili i piatti di pasta mentre i dolci, tra cui la classica mousse au chocolat, sembrano meritare una chance. Per chi avesse voglia di un digestivo... meglio lasciar perdere: un bicchierino di grappa è servito all'astronomico prezzo di 9 dollari!
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Ristoranti
2012-05-22 21:58:21
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 22 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Febbraio 25, 2011
Recensione
Di questo locale a due passi da corso Sempione si sente parlare già da qualche anno, ma una volta arrivati sul posto l'effetto sorpresa è assicurato: se non altro per le microscopiche dimensioni del ristorante, formato da un'unica sala davvero angusta dove spostarsi può essere un problema. Il gazebo esterno (coperto e riscaldato) dà un po' di respiro in più, ma l'atmosfera è comunque quella della vecchia trattoria di una volta, da cui ci aspettano un servizio alla buona, cucina semplice e prezzi abbordabili. L'alchimia, purtroppo, riesce solo in parte: i piatti, malgrado l'originale ispirazione vercellese, talvolta deludono sul piano della qualità, e il conto finale è più alto delle attese. Merita comunque una seconda visita, magari per provare il fritto misto piemontese annunciato come una specialità della casa e disponibile su prenotazione.
Il menu si apre con una serie di antipasti per tutti i gusti: interessanti le polpette di verdure e il tortino di zucca con fonduta di robiola, da evitare i canonici salumi misti (salame, prosciutto crudo, coppa), tra l'altro troppo costosi. Meglio i formaggi piemontesi serviti con accompagnamento di cugnà del Casalese (mostarda d'uva). Nei primi il ristorante dà il suo meglio: da provare i gobboni di magro di Vercelli al Raschera e pistacchi, ma anche i classici tajarin e gli gnocchi fatti a mano, serviti con vari condimenti: al burro e tartufo, ai funghi, al ragù di lepre, ai formaggi. Le pennette La Rava e La Fava, molto originali nella ricetta (crema di fave, zafferano e pancetta), alla prova dei fatti finiscono per risultare un po' troppo asciutte.
Tra i secondi ci sono l'immancabile costoletta alla milanese (rigorosamente con la "s") e il filetto in diverse varietà, ma anche piatti più tipici come il bollito msto al bagnèt vert e russ e l'interessante petto d'anatra à la piemonteisa alle nocciole. Deludenti gli straccetti al Cortese, piuttosto insipidi. Il vino rosso della casa è bevibile ma la cantina, pur ridotta all'osso, presenta alcune proposte allettanti come il Dolcetto dell'irreprensibile tenuta Fontanafredda. Per chiudere ci si può concedere un dolce della casa, ma insieme al caffè viene in ogni caso servito un assaggio di torcetti al burro. A fine pasto da non perdere le grappe e soprattutto l'ottimo ratafià, con bottiglia a disposizione degli avventori per un secondo o un terzo giro.
Il menu si apre con una serie di antipasti per tutti i gusti: interessanti le polpette di verdure e il tortino di zucca con fonduta di robiola, da evitare i canonici salumi misti (salame, prosciutto crudo, coppa), tra l'altro troppo costosi. Meglio i formaggi piemontesi serviti con accompagnamento di cugnà del Casalese (mostarda d'uva). Nei primi il ristorante dà il suo meglio: da provare i gobboni di magro di Vercelli al Raschera e pistacchi, ma anche i classici tajarin e gli gnocchi fatti a mano, serviti con vari condimenti: al burro e tartufo, ai funghi, al ragù di lepre, ai formaggi. Le pennette La Rava e La Fava, molto originali nella ricetta (crema di fave, zafferano e pancetta), alla prova dei fatti finiscono per risultare un po' troppo asciutte.
Tra i secondi ci sono l'immancabile costoletta alla milanese (rigorosamente con la "s") e il filetto in diverse varietà, ma anche piatti più tipici come il bollito msto al bagnèt vert e russ e l'interessante petto d'anatra à la piemonteisa alle nocciole. Deludenti gli straccetti al Cortese, piuttosto insipidi. Il vino rosso della casa è bevibile ma la cantina, pur ridotta all'osso, presenta alcune proposte allettanti come il Dolcetto dell'irreprensibile tenuta Fontanafredda. Per chiudere ci si può concedere un dolce della casa, ma insieme al caffè viene in ogni caso servito un assaggio di torcetti al burro. A fine pasto da non perdere le grappe e soprattutto l'ottimo ratafià, con bottiglia a disposizione degli avventori per un secondo o un terzo giro.
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