Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-21 15:38:48 Locuste
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7.0
Qualità 
 
9.0
Quantità 
 
8.0
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8.0
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3.0
Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 01, 2010
Recensione
Disperso nelle nebbie della remota Val Curone, tra una serie di tornanti e i ruderi di un castello, il ristorante di Silvio Davico è però lontanissimo anche dall'idea di trattoria di paese evocata dal suo aspetto esteriore. Siamo di fronte a un vero e proprio ristorante con arredamenti ricercati, servizio impeccabile e prezzi piuttosto elevati (è vero che i 50 euro del menu comprendono tutto, dall'antipasto al vino, ma almeno la presenza di una lista sarebbe auspicabile). La qualità, però, è quella che ci si aspetta dai locali della zona, con un tocco in più: ingredienti tipici e genuini, con punte di eccellenza nella pasta fresca, nelle carni e nei dolci, preparazioni sempre accurate e per chiudere ogni discorso gli ottimi vini dell'azienda Pomodolce, di proprietà della stessa famiglia Davico.

Partiamo proprio dal vino da abbinare agli antipasti: il Timorasso Derthona, un bianco dall'ingannevole leggerezza (conta ben 14 gradi) e dal profumo incantevole. L'ideale per accompagnare la delicata girella di vitello con scaglie di tartufo e verdure, seguita poi dal più corposo salame nostrano, dai peperoni ripieni e dall'ottimo sformatino di zucca al formaggio (se si è fortunati, si può trovare anche quello di cardo). Si prosegue sulla stessa scia - bis a richiesta - anche con i primi: davvero da non perdere, nella stagione giusta, gli splendidi tagliolini ai funghi porcini. Più ordinari ma sostanziosi e abbondanti i classici agnolotti allo stufato.

Tra i secondi almeno due meritano un voto in più: il tenerissimo capretto al forno e il coniglio impanato, un'inconsueta "cotoletta" non fritta. Più che buono, comunque, anche il guanciale di manzo; il venerdì, come da tradizione, si gusta lo stoccafisso. Con i secondi naturalmente si può scegliere uno dei rossi proposti dalla casa: Rosso dei Colli Tortonesi, Barbera o l'ottimo Fontanino da uve Croatina. Il carrello dei dolci rende ardua la scelta: meglio provare tutto, dal tradizionale bonnet al semifreddo di torrone, dalle pesche sciroppate alla bavarese al caffè. Vince ogni concorrenza, però, la gustosa terrine di castagne. Per chiudere, passito di Moscato, grappe o amari. Il giovedì sera il ristorante ospita anche degustazioni di vini tortonesi.
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Ristoranti
 
2012-05-21 15:34:29 Locuste
Voto medio 
 
7.0
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7.5
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7.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Febbraio 11, 2012
Recensione
Roma e Milano: città in eterno contrasto, spesso solo dialettico, che si somigliano in realtà più di quanto sembri. E non a caso è riuscita perfettamente l'operazione che puntava a trasportare una vera osteria romana, con tutte le sue caratteristiche (compresi il vino rosso a buon mercato e l'apertura "fino a tardi"), nel cuore del capoluogo meneghino. Sarà un caso che il locale sorga proprio nei pressi di Porta Romana? Forse sì, ma di certo non è casuale il nome scelto per l'insegna, e infatti pane e olio abbondano su ogni tavola. L'incantesimo prosegue ormai da molti anni, al punto che il locale di via Muratori, come la Settimana Enigmistica, ha generato "innumerevoli tentativi d'imitazione": l'originale rimane sempre il migliore per la genuinità delle preparazioni, anche se la scelta di ricorrere al doppio turno a cena - in stile catena di montaggio - stona un po', e i modi sbrigativi del servizio, che qualche anno fa erano un tocco originale, alla lunga stancano.

Il menu cambia ogni sera e viene costantemente aggiornato sulla lavagna: si pesca, comunque, solo ed esclusivamente nella tradizione romana più pura, riscoprendo piatti davvero tipici al di là delle mode passeggere. Antipasti veloci ma sfiziosi come le bruschette al lardo e le verdure fritte al cartoccio (carciofi e zucchine); il meglio, com'è facile immaginarlo, lo danno i primi, con i grandi classici alla ribalta (rigatoni con pajata e bucatini all'amatriciana, insieme all'immancabile cacio e pepe). Ottimi anche i sedanini alla Tuscia, con pomodorini, guanciale e ricotta, e i tonnarelli salsiccia e funghi. Qualche piatto esce comunque dal canovaccio per offrire un po' di sperimentazione in più: è il caso degli gnocchetti alle alici o dei fusilloni zucca, spinaci e mandorle.

Secondi all'altezza della situazione, in particolare con il tipico abbacchio arrosto, servito con patate, carciofi, olive o aromi vari, e con la gustosissima coda alla vaccinara, qui nella sua versione più aderente alla tradizione. Meritano un assaggio anche la salsiccia e i classici saltimbocca alla romana. Meno vasto l'assortimento di dolci, dominati dalla torta cioccolato e pere. La lista dei vini è abbastanza ben fornita, anche se pecca un po' proprio sulle bottiglie laziali: a salvare la situazione arriva il robusto Rosso delle Terre d'Asturia, cantina sociale della zona di Latina. Più che discreto, comunque, anche il rosso della casa. Si chiude con caffè e amari canonici. Le porzioni sono robuste ma non esorbitanti; i prezzi, considerata anche la popolarità del ristorante, si sono mantenuti accettabili, crescendo solo di pochi euro negli anni (9 i primi, 13 i secondi).
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Ristoranti
 
2012-05-21 15:31:32 Locuste
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8.1
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9.0
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8.5
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8.5
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6.5
Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 20 Giugno, 2014
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 14, 2014
Recensione
Dopo ben 9 anni siamo finalmente riusciti a rinnovare la visita a questo rinomato locale situato nel territorio del comune di Travacò Siccomario, ma in realtà nelle immediate vicinanze di Pavia, proprio sull'argine del Ticino (lato Borgo Ticino). Una caratteristica resta costante nel tempo: la scarsa disponibilità di posti, che rende indispensabile prenotare con largo anticipo. Ma anche dal punto di vista strettamente culinario è cambiato ben poco: appena qualche raffinatezza in più, con un menu sempre incentrato sui piatti della tradizione locale e su preparazioni semplici dal gusto sopraffino. Il nome, che in dialetto significa "Osteria del giocherellone", promette un'accoglienza calda e familiare; il locale è in effetti molto piccolo ma piacevole, con tavoli rustici e bancone all'ingresso come nell'uso di una volta.

L'oste si occupa naturalmente del vino, mentre è l' "ostessa" (possiamo definirla così?) a presentare rigorosamente a voce il menu, a cominciare dagli antipasti tipici della Lomellina: salumi della zona, tra cui spiccano l'ottimo prosciutto cotto e il salame, e poi cotechino, peperoni e alici sott'olio, verdure miste, insalata russa, frittate. Il vino è già in tavola e si tratta di un buon Buttafuoco della zona, anche se è possibile scegliere altri vini dell'Oltrepò (Bonarda e Barbera su tutti) con qualche escursione anche al di fuori della regione. Per primo si consiglia di optare per un tris che consente di assaggiare tutti i piatti principali: magistrale il risotto al salto con Bonarda, ma ottimi sono anche i tortelli di carne e i pisarei e fasö, piatto "importato" direttamente dal piacentino. In alternativa e secondo disponibilità,
tortelli con ripieno di zucca, riso mantecato con salsiccia e pappardelle al sugo di cinghiale.

Già a questo punto la quantità potrebbe essere tale da scoraggiare una continuazione del pasto, ma da gustare ci sono i secondi, anch'essi di semplice lavorazione e serviti in porzioni molto abbondanti: lonza di maiale e, soprattutto, polenta e brasato d'asina. Si chiude con i dolci artigianali della casa: castagnaccio, torta di mele, meringhe al cioccolato, ma anche tiramisu, bonnet e, in stagione, le delicate pesche al Moscato. Amaro offerto dalla casa direttamente al bancone. Il locale merita senza dubbio una visita anche per i prezzi medio-bassi (sui 35 €); ribadiamo però che la prenotazione è, se non obbligatoria, caldamente consigliata.
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Ristoranti
 
2012-05-21 15:28:20 Locuste
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4.0
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4.0
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Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 23, 2008
Recensione
Non ci piace sparare sulla croce rossa (non è commestibile...) e dunque non godiamo nel rinverdire i vetusti luoghi comuni sullo scarso appeal della cucina britannica; sta di fatto, però, che questo impeccabile pub inglese trapiantato, con tutta la città di Gibilterra, nel cuore dell'Andalusia, pare fatto apposta per confermare i peggiori giudizi sul rapporto tra gli inglesi e il cibo. Anche a livello estetico, del resto, il locale non ha niente da invidiare a qualsiasi omologo di Londra e rappresenta un perfetto esempio dell'inconfondibile atmosfera inglese che rende tanto affascinante o, a seconda dei punti di vista, tanto ridicola questa enclave anglofona in terra spagnola. Si dice addirittura che nella piazza antistante il locale si svolga ogni ora il rito del cambio della guardia del Royal Gibraltar Regiment: personalmente non siamo però riusciti ad assistervi.

L'unico elemento del locale che ricorda la vicinanza con la Spagna sono i prezzi, più alti della media iberica ma sicuramente più bassi di quella inglese: con 15 euro è tranquillamente possibile portare a termine un pasto completo. Inutile invece cercarvi tracce della cucina andalusa: chi provasse a ordinare un gazpacho si troverà a sorseggiare una sorta di brodino aromatizzato al pomodoro. Meglio (se così si può dire) puntare su uno dei piatti tipici della cucina inglese, peraltro palesemente inadatti al clima: lo steak with ale pie (spezzatino con torta salata) è caratterizzato dal condimento grasso e untuoso, e non sono da meno le ribs BBQ (costolette alla griglia). Insipido ma quantomeno caratteristico il classico fish & chips. La lista, va detto, è amplissima: tra l'altro si possono ordinare omelette, hamburger, pollo al curry, bistecche, costolette d'agnello e sandwich di ogni tipo. Ampia anche la disponibilità di birre sia locali (San Miguel) sia inglesi (Bass e Tennent's su tutte). A dispetto delle scritte minacciose sul menu, il pagamento in Euro è tranquillamente accettato.
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Ristoranti
 
2012-05-21 15:21:50 Locuste
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7.0
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7.0
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Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 25, 2012
Recensione
Potrebbe sembrare una scelta curiosa, per non dire avventata, quella di sedersi ai tavoli di un locale di cucina georgiana proprio nel cuore della capitale dell'Azerbaijan. Prima di giudicare, però, bisogna tenere ben presenti due nozioni: la prima è che la gastronomia della Georgia è rinomata non soltanto nel Caucaso, ma anche in tutto il mondo ex-sovietico, per la qualità e l'originalità delle sue preparazioni (bevande comprese), e quindi anche a Baku i ristoranti che ne ripropongono le specialità fioriscono a ogni angolo di strada. Il secondo punto a favore del Kafe Georgia è la posizione, proprio al centro del dedalo di viuzze che si intersecano nella splendida città vecchia della capitale: impossibile non passare di qua e non essere invogliati a fermarsi anche soltanto per un tè, l'immancabile çay che viene consumato a tutte le ore del giorno.

Il menu vero e proprio si sviluppa su un doppio binario: da una parte la gastronomia della Georgia, dall'altra qualche piatto tipico locale. In occasione della nostra visita abbiamo puntato soprattutto su una peculiarità dell'ex repubblica sovietica: i khachapuri, specialità di panetteria a metà strada tra pizze e focacce, che fanno bella mostra di sé anche nelle foto all'esterno del ristorante. Da provare sicuramente il megruli, ripieno di formaggio, e l'acharuli, a forma di "barchetta" con un uovo al tegamino nel mezzo; non per tutti i gusti il lobiani, con purea di legumi. Ci sono poi il fenovani, sempre al formaggio ma a base di pasta sfoglia, e l'imeruli, una variante del megruli. Tutti meritano un assaggio, ma come piatto unico finiscono per risultare un po' stucchevoli: meglio accompagnarle con una seconda pietanza. Oltre alla discutibile birra georgiana (Kazbegi), da provare assolutamente il vino rosso: considerato una prelibatezza dai locali e prodotto in centinaia di varietà, per i consumatori occidentali ha un gusto davvero inconsueto (dolce e a tratti affumicato), ma non spiacevole. Attenzione però ai prezzi: un litro può costare anche 25 euro.
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Ristoranti
 
2012-05-21 15:03:11 Locuste
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6.8
Qualità 
 
8.0
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7.0
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7.0
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Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Settembre 16, 2005
Recensione
A volte il gusto non è tutto. Non che quella proposta dall'Osteria del Gallo sia una cucina cattiva, tutt'altro: il fatto è che in casi come questo anche gli altri sensi assumono grande importanza, consentendo di valutare l'atmosfera del ristorante, la sua posizione, i suoi odori caratteristici. Situato in un vecchio edificio nel cuore pulsante di Roma, tra Campo dei Fiori e piazza Navona, il locale potrebbe dunque essere consigliato, a prescindere dalla gastronomia, per vivere una serata all'insegna della vera "romanità". Ma la cucina c'è e fa davvero onore ai gestori con un'ottima qualità di base.

Non ci si deve aspettare nulla di diverso dalla più classica e genuina tradizione romana: si parte dunque con il consueto tourbillon di antipasti, in cui spiccano gli originali (ma solo per gli.. "stranieri) fiori di zucca fritti e le mozzarelline impanate, oltre ai crostoni con pomodoro, funghi, prosciutto e mozzarella. E fin dagli antipasti comincia a scorrere nei bicchieri il vino: uno dei tanti vini rossi toscani o laziali della fornita cantina, tutti ottimi ma anche piuttosto costosi (attenzione dunque al prezzo che finirà per esserne influenzato).

Tra i primi balzano all'occhio, come al solito, i bucatini all'amatriciana, autentico tormentone della cucina locale. Non mancano però, per chi sente il bisogno di cambiare, i maccheroni cacio e pepe e quelli mantecati con la ricotta. L'offerta di secondi è davvero vasta: non mancano naturalmente i saltimbocca alla romana con purè di patate, ma ci sono anche l'abbacchio, la coda alla vaccinara e, per virare verso il pesce, ottime grigliate miste e cozze alla marinara. Si chiude con caffè e amaro; un ristorante più che discreto anche se alcuni prezzi sembrano un po' eccessivi.
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Ristoranti
 
2012-05-21 14:54:51 Locuste
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7.1
Qualità 
 
7.5
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8.5
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5.5
Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 20, 2008
Recensione
Avete presente la tradizione milanese più pura? Immaginatevi quella pura: ecco, quella più pura ancora.
Ci sia perdonato per una volta il citazionismo: non c'è frase più adeguata di quella di Elio e le Storie Tese per introdurre la descrizione di questo locale, a lungo inseguito e finalmente visitato dalle Locuste. Non siamo a Milano, ma nel piccolo borgo di Zelo Surrigone, impreziosito dal quattrocentesco Oratorio di San Galdino da cui la trattoria della famiglia Marmondi prende il nome. L'atmosfera familiare e casereccia promette sapori tradizionali, e così è in effetti: la cucina è semplice e alla buona, caratterizzata dalla grande abbondanza delle porzioni. I prezzi non sono esattamente bassissimi, soprattutto se si sceglie una buona bottiglia della cantina, ma c'è poco da fare: per assaggiare i (pochi) piatti "storici" della gastronomia milanese questo è il posto giusto.

Tra un commento in dialetto e un pentolone fumante, il servizio è tutto sommato rapido. Antipasti praticamente fissi e molto sostanziosi: tris di salumi (crudo, salame piccante e coppa), cipolline e peperoni, cotechino con lenticchie, carciofini sott'olio e gli ottimi nervetti con cipolle, decisamente la pietanza migliore di questa tornata. Molto interessanti tutti i primi del menu, ma non si può fare a meno di provare il classico risotto alla milanese anche nella variante con salsiccia: il piatto, nella sua semplicità, non delude. Più che buoni anche i ravioli di carne al burro e salvia. Fanno capolino anche le tagliatelle al ragù mentre in stagione si può assaggiare la polenta con funghi.

Sempre in inverno, il periodo ideale per visitare il locale, non può mancare la cassoeula: merita un assaggio, anche se si è provato di meglio. È invece davvero eccellente, oltre che di ragguardevoli dimensioni, la cotoletta alla milanese. Il brasato con polenta e alcuni tagli di carne alla griglia (filetto, costata) completano il quadro dei secondi. Tra i dolci si fa preferire il tiramisù della casa; ci sono anche torta al cioccolato, sorbetto al limone e vodka e le invitanti pere cotte glassate con vino rosso. A proposito di vino, la cantina comprende una scelta ristretta ma interessante di etichette lombarde e piemontesi: fra le migliori il Barbera "La Luna e i Falò" della cantina Terre da Vino.
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Ristoranti
 
2012-05-21 14:52:57 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 2015
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 05, 2015
Recensione
Esperimenti culinari di dubbia riuscita nel segno dell’esecrabile stile fusion? Ennesimo tentativo di “trappola per turisti” attirati dal richiamo dell’esotismo? Viste le esperienze passate, qualche dubbio è lecito al primo approccio con il Galaxy Grill, singolare ristorante italo-iraniano-brasiliano a due passi dal centro di Gallarate. Dubbi destinati a dissolversi ben presto perché qui la musica è tutt’altra: cucina semplice, essenziale, concreta e basata quasi interamente sulla carne alla griglia, piatto forte, se non unico, della casa. E parlando di musica, da elogiare è anche l’atmosfera del locale, con i suoi ritmi latini o jazz di sottofondo e l’arredamento vivace e colorato senza essere pacchiano: un ben riuscito tentativo di coniugare le atmosfere sudamericane con un servizio puntuale e cortese.

Tutto bene, insomma, compresi i prezzi: non bassissimi ma neppure alti, se si considera che anche la costata di chianina resta al di sotto dei 45 euro al chilo. Dopo l’immancabile aperitivo a base di caipirinha (ottima) o di mojito, si passa direttamente alla carne, concedendosi al massimo come antipasto qualche stuzzichino o una tazza di brodo, peraltro ottimo. Per chi volesse concedersi una panoramica sui piatti del locale, è possibile puntare sulla grigliata mista di carne, con salamelle, culatello, pollo, agnello e picanha; disponibile anche nella versione di pesce con gamberi, scampi, seppie, calamari, pesce spada e branzino (o salmone). Altrimenti il consiglio è quello di scegliere uno degli innumerevoli piatti del menu, tutti serviti con contorno di riso o patate e tutti caratterizzati da nomi quantomeno fantasiosi.

Abbiamo così il piatto Jorge Amado, la classica picanha; il controfiletto Pancho Villa, la costata Che Guevara, la t-bone Peron per due persone, lo spiedino di pollo Cleopatra, le costine Machiavelli e così via, senza contare i piatti speciali come il “castello Chateaubriand”. Tra le tante proposte segnaliamo il filetto al pepe verde, eccellente per cottura e condimento. Assai meno articolata la proposta dei dolci, che si limitano a un discreto tiramisù, alla panna cotta - peraltro di buon livello - e al crème caramel. Ottimo invece il caffé. Capitolo vini: poche le etichette, ma ben suddivise per fascia di prezzo e per qualità. Chianti e Montepulciano d'Abruzzo sono accompagnamenti validi e senza ricarichi eccessivi.
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Ristoranti
 
2012-05-21 14:51:27 Locuste
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6.8
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
9.0
Prezzo 
 
3.5
Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Settembre 27, 2006
Recensione
Pare proprio che la periferia ovest di Milano, dopo anni di sonnacchioso anonimato, sia diventata territorio d'elezione per la buona cucina: dopo il successo del Ristorante D'O a Cornaredo i gastronomi meneghini hanno imparato a conoscere l'Antica Trattoria del Gallo, che esiste sì dal 1870 come recita nell'insegna, ma negli ultimi anni si è radicalmente innovata trasformandosi, se non proprio in un ristorante chic, in qualcosa di diverso dalla semplice osteria. È questa la cifra, e per certi versi il limite del ristorante, che da un lato conserva struttura e cucina della tradizione, dall'altro spinge sul versante della raffinatezza con "look" ricercato e piatti elaborati, rischiando così una sorta di sdoppiamento di personalità.

In ogni caso, il locale è estremamente accogliente all'esterno, con l'accattivante pergolato, ma anche all'interno dove l'arredamento sobriamente elegante fa il paio con centinaia di bottiglie di vino della fornitissima cantina. Il tutto completato da un servizio cortese e rapido, davvero apprezzabile. Il menu come detto si gioca su due piani: da una parte il menu degustazione con i piatti "di campagna", dall'altra qualche preparazione più ricercata. Così tra gli antipasti si trova il cotechino con lenticchie, insaccato in proprio, ma anche il delicatissimo foie gras con mostarda e pane imburrato. Idem per i primi: ai buonissimi, non proprio leggeri ravioli di vitello con burro versato si accompagnano crespelle con verdure e sformato di asparagi con vellutata di parmigiano.

Il pezzo forte del locale è il famoso pollo alla diavola, che una particolare cottura rende estremamente asciutto e croccante: appetitoso, ma non adatto a tutti i palati. Tra i contorni oltre alle patate fritte della casa da segnalare anche il pinzimonio con assortimento di oli extravergini. Una parola particolare va spesa per i dolci, tutti eccellenti: da ricercatezze come le "consistenze del cioccolato" (tre tipi diversi di cioccolato, dalla mousse alla tavoletta) fino al gelato di crema con croccante, passando per la sfogliatina di fichi allo zabaione freddo. Infine non si può chiudere senza elogiare ancora una volta la straordinaria cantina: una lista di decine di pagine introduce gli innumerevoli vini a disposizione. Con una buona bottiglia, il prezzo di una cena si aggira sui 40 euro.
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Ristoranti
 
2012-05-21 14:49:39 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
9.0
Opinione inserita da Locuste    21 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 28, 2010
Recensione
Non necessariamente fast food è sinonimo di "bad food". O meglio: quasi sempre è così, ma negli Stati Uniti, dove le catene di ristorazione costituiscono una grossissima fetta del panorama culinario, c'è chi prova ad aggiungere un pizzico di qualità alla formula. E, a sorpresa, qualcuno ci riesce. Per esempio lo chef Rick Bayless, il quale, oltre ad aver scritto libri di cucina e condotto trasmissioni televisive (il che negli USA è la normalità), ha anche studiato per anni la cucina messicana nell'ambito del suo dottorato in Antropologia. Da questo curriculum sono nati il premiatissimo ristorante Frontera Grill di Chicago e il suo "cuginetto" Frontera Fresco, un fast food tutto messicano che coniuga i sapori della tradizione con qualche felice intuizione creativa e soprattutto con l'utilizzo di ingredienti di ottimo livello.

La location, va detto, non potrebbe essere peggiore: si mangia praticamente nel corridoio del sottoscala di un centro commerciale (Macy's), tra elettrodomestici e suppellettili da cucina. Malgrado questo grave handicap, il ristorante riesce a farsi rispettare con una serie di preparazioni ispirate alla cucina tipica messicana: gli immancabili tacos (tortillas ripiene, per chi non lo sapesse), le tortas (sandwich ripieni), le huaraches (sorta di pizze di mais), le quesadillas (tortillas con formaggio fuso) e i tamales (involtini di foglie di mais al vapore), oltre alle salads. Ciascuna di queste "basi" è servita con diversi ripieni: gustosissimo il chipotle chicken (il chipotle è un tipo di peperoncino affumicato), ma ottimo anche il grilled steak con carne alla griglia, formaggio, chimichurri (salsa verde piccante), peperone a fettine, fagioli e avocado. Altre possibilità: cochinita pibil (carne di maiale e cipolle), chorizo (salsiccia e peperoni), tres quesos, cilantro chicken (con lattuga, formaggio, bacon e avocado) e per chiudere in bellezza la cubana (maiale, formaggio, bacon, fagioli, crema di peperoni, senape e avocado). Tutto estremamente saporito ma, a dispetto degli ingredienti, mai eccessivamente pesante, grazie all'uso finalmente parsimonioso dei condimenti. Da accompagnare con le birre messicane: soprattutto la Dos Equis (anche nota come XX), meglio delle più famose Corona e Sol. Prezzi irrisori.
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