Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-25 12:39:44 Locuste
Voto medio 
 
6.4
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
5.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 28, 2009
Recensione
Da queste parti non si bada molto ai fronzoli e l'offerta della Trattoria Al Ponte ne è una perfetta dimostrazione: cucina semplice ed essenziale, menu ridotto all'osso, con pochi ma selezionati piatti della tradizione locale. Fin qui tutto bene: un peccato che la ricetta si applichi anche al servizio, troppo sbrigativo e brusco al limite della scortesia. Il che, aggiunto a una location non certo esaltante (malgrado il nome del locale, non c'è da aspettarsi un contesto fluviale), rovina un po' l'atmosfera del pranzo o della cena. Basterebbe poco per rendere più interessante un ristorante che, comunque, continua a riscuotere grande successo grazie alla comodissima posizione e ai prezzi abbordabili: 7 euro per i primi, non più di 10 per i secondi.

Si possono tranquillamente saltare gli antipasti, che altro non sono che una riproduzione in forma ridotta dei secondi piatti (polpo olio e limone, luccio in salsa) o semplice prosciutto crudo. Tanto vale iniziare subito dai primi, anche perché in questo campo le sorprese sono tutte in positivo: eccellenti, nella stagione giusta, le pappardelle ai porcini e finferli, mentre per chi ama particolarmente i funghi c'è anche la zuppa di porcini. Le pappardelle al radicchio e salsiccia, le tagliatelle al ragù e gli gnocchi di patate al ragù o al gorgonzola completano un menu magari un po' monotematico ma sostanzioso.

Il ristorante, noto per la carne alla brace (braciola di vitello, costata, filetto) presenta però anche altre preparazioni degne di nota: da segnalare in particolare l'appetitoso baccalà con polenta, magari con un cospicuo contorno di carciofi. Interessanti anche i già citati luccio in salsa e polpo olio e limone e l'ossobuco con polenta. Pochi anche i dolci, tra cui spicca una discreta sfoglia di mele fatta in casa. Non ci sono dubbi sui vini: d'obbligo optare per Bardolino e Valpolicella tra i rossi o per il Custoza bianco. Purtroppo la scelta delle etichette non è eccezionale, e non è un peccato veniale in una zona così ricca di cantine di qualità.
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Ristoranti
 
2012-05-25 12:35:46 Locuste
Voto medio 
 
7.0
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
7.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 26, 2008
Recensione
Chi incoraggia a sognare va sempre premiato. E qui a sognare sono sì i clienti, che depositano nell'apposita "ampolla" i tappi delle bottiglie esprimendo un desiderio; ma il sogno più grande è quello di chi ha voluto creare nel contesto tutt'altro che facile dei Navigli un ristorante così atipico, inseguendo la sua idea di una cucina talvolta semplice, talvolta sofisticata, ma sempre e soprattutto personale. Benché qualche piatto finisca per apparire eccessivamente ricercato, il progetto tutto sommato funziona, offrendo valide alternative sia ai palati più esigenti sia a quelli meno "educati", con qualche tocco rustico come la robusta affettatrice posta al centro della sala. I prezzi sono abbordabili per Milano, qualche perplessità invece sul servizio un po' lento e sulla presentazione dei piatti non sempre adeguata.

Curata la sistemazione dell'ambiente: musica soft in sottofondo (dal Giappone a Capossela), arredamento piacevole e su ogni tavolo, in attesa del menu, una selezione di poesie - scelta fin troppo facile nel nostro caso: Il vino degli amanti di Baudelaire. Poetici, ma non per questo privi di sostanza, anche i nomi degli antipasti: citiamo soprattutto gli ottimi calamaretti dell'Atlantico ripieni di ricotta e pesto e la purea di fave con gamberone appena scottato, bisck e timo fresco (accostamento ardito ma molto riuscito). Anonimo il guazzetto di polpo e calamari, mentre è apprezzabile l'assortimento di salame, mortadella e crudo affettati direttamente in sala.

Tra i primi, incuriosiscono i maltagliati di pasta all'uovo con calamari stufati a bassa temperatura e fiori di zucca; azzeccato il risotto con coriandolo di verdure di stagione mantecato con crescenza fresca; più semplice ma anche efficace la paglia e fieno al ragù di cavallo. Sui secondi il menu si sdoppia: tradizionali piatti alla griglia - costata di manzo e di cavallo, fiorentina, tranci di tonno - oppure preparazioni più raffinate (citiamo per tutti il trancio di ricciola in crosta di sale delle Hawaii). Capitolo vini: buone bottiglie alle pareti ma il Montepulciano d'Abruzzo delle cantine Pirovano è tutt'altro che eccezionale. Si chiude con un ricco mix di dolci della casa, dal budino al salame di cioccolato. Nel complesso, al di là delle apparenze un po' pretenziose, la cucina non si abbandona mai agli eccessi né in un senso né nell'altro, e dimostra una spiccata personalità che vale un assaggio.
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Ristoranti
 
2012-05-25 12:32:42 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
5.0
Prezzo 
 
9.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 18, 2006
Recensione
Arroccato su una delle colline che dolcemente digradano verso l’antico borgo di Soave, il paese di Castelcerino offre una vista impagabile sul tranquillo e sonnacchioso, almeno d’estate, panorama del veronese. Dalla posizione all’aspetto, dunque, l’hostaria Cansignorio ha tutto per essere la tipica trattoria di campagna alla buona, specializzata nella gastronomia del territorio. Invece non lo è, o almeno non del tutto: la proprietaria è la finlandese Sirpa Salvisto, il menu a metà fra locale e internazionale. La cucina poggia su alcuni punti di forza come la pasta fatta in casa, anche se purtroppo la ristretta varietà dell’offerta e le lungaggini del servizio fanno passare in secondo piano i pregi, come i prezzi decisamente convenienti.

Cominciamo dal vino, piuttosto soddisfacente: il paesaggio circostante il paese brulica di vitigni e il Soave della zona non è secondo a denominazioni più note. La cantina non è molto fornita ma il bianco dell’azienda agricola “Filippi” è più che discreto. Locale è anche l’antipasto misto, composto da immancabile soppressa veneta, lardo aromatizzato, ottimo pecorino e pomodori secchi. Si presenta bene anche il tomino con mostarda di fichi. I primi, come detto, sono il trionfo della pasta all’uovo artigianale, una tappa praticamente obbligata. Nell’occasione della nostra visita per la verità non ci è stata data scelta neppure sul condimento, peraltro notevolissimo: gustosi e freschissimi finferli. Il menu presenta anche altri sughi e altre pietanze, come il risotto al vino, non disponibili però alla prova dei fatti.

Il tasto dolente è purtroppo quello dei secondi. A parte la scelta limitata e l’assenza di piatti tipici, si segnala anche una cottura insoddisfacente per quanto riguarda la carne alla griglia (braciole di maiale). Oneste, ma poco più, la tagliata di manzo alla rucola, le salsicce di Norimberga e la scaloppina al vino. Piatti ordinari e senza acuti che non sono all’altezza del resto del pasto. Scarsa anche l’offerta di dolci (il gelato con frutti di bosco caldi è il migliore). Risulta approssimativa la sistemazione dei tavoli all’aperto, anche perché in estate la zona è bersagliata da fastidiosi insetti. Da elogiare invece la cortesia dei gestori e i prezzi, decisamente abbordabili: è davvero difficile spendere più di 20 euro.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:36:16 Locuste
Voto medio 
 
6.9
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
8.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Dicembre 28, 2006
Recensione
La posizione è di quelle che "contano": a poche centinaia di metri c'è la statale 131, l'arteria più trafficata di tutta la Sardegna, e per il viaggiatore affamato è davvero difficile trovare un punto di ristoro migliore del ristorante Sa Figu Bianca. Tuttavia sbaglierebbe chi pensasse a un locale beneficiato solo dalla location favorevole: in molti, anche dal capoluogo, arrivano fino a Siligo appositamente per assaggiare (e qualcosa in più) la giustamente decantata carne alla griglia, vero pezzo forte del ristorante di Luciana e Barbara Sanna. Il locale, che è anche apprezzata pizzeria, si distingue inoltre per un ambiente accogliente, né elegante né rustico, e adatto a banchetti e cerimonie grazie agli ampi spazi esterni.

Si è detto della carne come piatto principe; il resto della lista non è altrettanto solido, e neppure particolarmente legato al territorio, anche se non manca qualche piatto tipico. Si può partire con un tagliere di salumi (ottima la coppa, deludente invece la salsiccia) oppure con uno dei numerosi antipasti di mare: la zuppetta Sa Figu Bianca, con arselle, vongole, scampi e aragostelle, ne è un discreto compendio. Tra i primi la scelta si restringe di fatto agli gnocchetti alla campidanese (con sugo di carne) e ai soddisfacenti ravioli di ricotta. L'abbondanza delle porzioni è decisamente da apprezzare.

E veniamo finalmente ai secondi, ovvero alla griglia. Certo, c'è anche il pesce e volendo, su prenotazione, si possono assaggiare specialità come il porcetto arrosto; ma su questo piano la concorrenza è ben altra. È davvero difficile, invece, trovare in Sardegna una costata di manzo ai funghi porcini così saporita e ben cotta; stesso dicasi per la tagliata al grana e rucola, che risulta morbidissima a dispetto di un taglio molto "generoso". Più che discreta, ma non a livello del resto la fettina di cavallo. Anche qui le porzioni sono abbondantissime e i prezzi decisamente competitivi. Dove il ristorante pecca (e purtroppo non è certo l'unico dell'isola) è nel campo dei dolci: sono disponibili soltanto le seadas, penalizzate peraltro da un impasto troppo aromatizzato al limone. Discreta la scelta dei vini, mentre il rosso della casa, pur bevibile, andrebbe servito decisamente più caldo.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:32:43 Locuste
Voto medio 
 
6.5
Qualità 
 
4.0
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
9.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Settembre 17, 2005
Recensione
Apriamo con questo locale il capitolo della ristorazione cinese in Italia, spesso foriero di dolenti note. Purtroppo, infatti, i ristoranti di questo tipo (che sono arrivati in Italia molto prima del boom della cucina etnica e "fusion") spesso si limitano al semplice svolgimento di un canovaccio gastronomico trito e ritrito, senza troppa attenzione alla qualità. A parte le ottime eccezioni, questi locali offrono solo una pallida eco della reale cucina cinese e rappresentano una sorta di fast food all'orientale: con i Mc Donald's di oltreoceano hanno infatti in comune il basso prezzo e la riproposizione quasi meccanica di piatti e ambienti (a cominciare dal nome).

Ciò non toglie che i ristoranti cinesi continuino a essere frequentatissimi, e che si prestino bene a una serata informale e con un pizzico di esotismo. Questo locale piacerà a chi apprezza il genere perché presenta tutti i must della cucina cantonese, come i classici contorni a base di verdura, la birra cinese, i dolci inconsueti tra cui il gelato flambè. Il salone è intimo, non di grandissime dimensioni, e la cortesia del proprietario, signor Chan, assolutamente proverbiale. Il menu come sempre è enciclopedico, ma è preferibile optare per i piatti più tradizionali, come spaghetti di soia o riso alle mandorle, che non deludono.

Tra i secondi l'anatra è senz'altro il piatto da provare: ottima quella arrosto, valida alternativa quella servita con funghi e bambù. L'immancabile pollo alle mandorle e il gustoso maiale in agro-dolce completano il quadro. Come si è detto i dolci sono quelli canonici: banana fritta, gelato flambé, dessert confezionati. Al termine si apprezzano il conto davvero contenuto e l'abbondanza delle porzioni.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:31:13 Locuste
Voto medio 
 
7.4
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
8.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 25, 2008
Recensione
Ristorante, bar di tapas, paninoteca: comunque lo si voglia definire, è uno dei locali più conosciuti di Siviglia e non potrebbe essere altrimenti, dal momento che oltre a quella da noi visitata ha aperto altre due "filiali": la principale in calle Alfonso XIII, l'altra in Ronda de Triana. Ma questa moltiplicazione delle sedi non inficia la qualità della proposta gastronomica, decisamente buona e in grado di fornire al turista appena arrivato in città un quadro abbastanza esaustivo della cucina locale. I prezzi alla portata di tutti fanno il resto; l'unico problema è semmai costituito dal servizio alquanto frenetico e un po' confusionario, bilanciato peraltro dal folcloristico arredamento con prosciutti e teste di toro alle pareti.

Come accade ovunque in Andalusia, non mancano nel menu le tapas di ogni tipo e natura, ma anche chi preferisce porzioni più robuste non avrà problemi di portafoglio. La cucina è prevalentemente "di terra" con un protagonista assoluto: il prosciutto, sia sotto forma del pregiatissimo jamon serrano, sia con il più comune ma ugualmente gustoso jamon iberico. Imperdibile dunque un antipasto a base di affettato mentre assai meno significativo, anche se merita comunque un assaggio, è il formaggio (queso curado). Eccellente la qualità dei vini tanto che anche l'economico vino tinto de la casa supera tutte le aspettative.

Venendo ai piatti più elaborati, vista la location e... i luoghi comuni, non si può resistere alla calderada de toro, un saporito e tenero stufato. Di buona qualità anche la carne alla griglia tra cui spicca l'entrecote de ternera (manzo), servita con abbondante contorno di insalata e patate. Stesso condimento anche per il secreto iberico, tipica ricetta andalusa basata su un particolare taglio di carne di maiale (la parte posteriore della spalla). Se proprio non si vuole rinunciare ai sapori di mare ecco l'immancabile pulpo gallego. Nota negativa i dolci, quasi tutti confezionati; meglio optare per una delle tante pasticcerie della città.
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Sagre
 
2012-05-25 11:28:29 Locuste
Voto medio 
 
7.3
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 22, 2008
Recensione
Da prediligere le grigliate miste di pesce. Ottimi anche i fagioli alla John Wayne, i più cipollati della Brianza...

Alcuni piatti:
Lavarello, agoni e grigliata mista con contorno di fagioli alla John Wayne
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:27:16 Locuste
Voto medio 
 
6.5
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
6.0
Prezzo 
 
4.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 17, 2006
Recensione
Non ce ne vogliano i nostri lettori statunitensi: nel valutare i locali appartenenti a catene di ristorazione, soprattutto quelle "made in U.S.A.", le brutte esperienze pregresse ci rendono inevitabilmente scettici, e fors'anche un po' prevenuti. Sul fatto che il Seven faccia parte di una catena non c'è alcun dubbio: quello di viale Montenero è il terzo ristorante in ordine di apertura a Milano (gli altri due si trovano sui Navigli), senza contare gli altri locali del gruppo, che gestisce anche i marchi Zio Pesce e Osteria di Gaggiano. Per quanto riguarda la qualità, tuttavia, siamo costretti a ricrederci: la cucina del Seven dimostra buon gusto e amore per l'arte culinaria, specie per le "sane" grigliate di carne all'americana.

L'ambiente informale tende a ricreare la tipica atmosfera della steak house d'oltreoceano, anche se con tutta la buona volontà è difficile immaginarsi dei cowboys seduti negli angusti spazi del locale, disposto su due piani. Il menu come detto ricalca la tradizione nordamericana, ma non si può dire che manchino specialità italiane: lardo di Colonnata, coppa di Busseto, mortadella al tartufo nero tra gli antipasti. Buoni, ma fuori contesto: da preferire le patate dorate con salsa tartara, le alette di pollo speziate o il tipico fritto misto. A completare il quadro c'è una nutrita serie di insalate, dalla Greek salad alla Nord see.

Si arriva in fretta al piatto forte, ovvero la griglia: davvero sorprendente per qualità la New York strip (controfiletto di angus argentino), per la quale è possibile scegliere fra tre gradi di cottura. Il menu comprende fra l'altro anche galletto marinato, Ribeye (costata senz'osso), filetto "steccato" al lardo. Da non disprezzare, tra i dolci, il cheese cake al cioccolato. Discreta la scelta dei vini tra cui consigliamo il Dolcetto. Le porzioni non sono trascendentali e soprattutto, punto debole del ristorante, i prezzi sono piuttosto elevati: per una cena completa si arrivano a spendere circa 50 euro.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:25:52 Locuste
Voto medio 
 
6.0
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
6.0
Servizio 
 
4.5
Prezzo 
 
7.0
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 21, 2004
Recensione
Come ogni altra località della riviera ligure, Sestri Levante è punteggiata da decine di ristoranti che propongono ai visitatori, a diversi livelli di qualità e di prezzo, le specialità culinarie locali. La Cantina del Polpo, nonostante la sua posizione più che centrale (è a pochi passi dal lungomare), si distingue dagli altri per originalità, presentando un'ampia varietà di preparazioni e un buon assortimento di prodotti liguri - funge infatti anche da rivendita di vino e olio. Comodo e accogliente, con una sala interna e diversi tavoli all'esterno sotto un pergolato, il locale offre un immediato sollievo dalla calura a pochi passi dal mare.

Il ristorante propone un menu degustazione al prezzo di 20 €, vini esclusi; al di fuori di questo, i prezzi sono sensibilmente più elevati e talvolta eccessivi in rapporto all'offerta. Si comincia con l'antipasto della cantina: un assaggio di affettati, carpaccio con rucola e frittate di verdura. Ma la specialità della casa è ovviamente il polpo, che fa capolino già nei primi piatti: eccolo nelle tagliatelle con sugo alla Chiappa di lupo. In alternativa da provare le trofie nere con pesto di rucola e gamberi.

Come secondo si fanno preferire i polipetti affogati accanto al pesce spada alla ligure, accompagnato da olive e patate. Si chiude con il dolce, la classica pinolata. Si consiglia di optare per un vino dalla carta, mediamente fornita, anche perché il vino della casa (un Levantino bianco) non è all'altezza del pasto.
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Ristoranti
 
2012-05-25 11:24:24 Locuste
Voto medio 
 
7.6
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
8.0
Prezzo 
 
6.5
Opinione inserita da Locuste    25 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Ottobre 12, 2004
Recensione
Tradizione e rinnovamento. Il Crotto del Sergente di Lora è un perfetto esempio di come l'eredità degli antichi ristoranti possa essere riproposta senza riprodurre sterilmente le vecchie abitudini, ma innovando e sperimentando. Come testimoniano le foto d'epoca e i documenti alle pareti, il Crotto esisteva già molti decenni orsono (da esso prende nome anche la via): i nuovi proprietari lo hanno rifondato e hanno aggiunto ai piatti tipici del patrimonio culinario comasco un pizzico di originalità che certo non guasta.

Il menu, piacevolmente presentato dal gestore, varia di giorno in giorno con qualche appuntamento fisso: il giovedì sera, ad esempio, è dedicato ai bolliti. Tra gli antipasti da segnalare senz'altro il lardo con castagne e miele, davvero una prelibatezza, accompagnato da schiacciatine di riso, paté con fichi e salumi della zona. Anche i primi brillano per gli accostamenti inconsueti: gustoso il risotto zucca e provola, come le lasagne con verza, patate e casera che ricordano da vicino i pizzoccheri. Più semplici la zuppa di porcini e gli gnocchi di patate con lardo e spinaci.

Fra i secondi impossibile non essere attratti dal cervo con polenta, soprattutto nella stagione fredda. Meritano un assaggio inoltre gli spiedoni di roastbeef al lardo; il menu comprende anche l'ossobuco di vitello con polenta. La cantina è ben fornita anche se in questo settore, forse, manca davvero un tocco locale. Ottime le grappe.
Prezzi onesti anche se più alti di quelli dei "veri" rifugi montani; una menzione particolare per l'ambiente, rustico e caratteristico ma anche tranquillo (con una buona colonna sonora di musica anni '60).
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