Opinione scritta da Locuste

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Ristoranti
 
2012-05-24 16:01:56 Locuste
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6.4
Qualità 
 
5.5
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9.0
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6.0
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5.0
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Settembre 09, 2009
Recensione
Volendo cercare la polemica a tutti i costi, si potrebbe parlare di un covo neofascista nel cuore di Milano, a pochi passi da piazzale Loreto. Ma chi è dotato di un po' di buon senso e ha frequentato almeno una volta il ristorante di Oscar Rebughi, parà della Folgore in congedo, si sarà reso conto che tutto l'armamentario del locale (i busti del Duce, i saluti romani, le bottiglie di "rosso Predappio") ha molto del folklore e della farsa, e nulla dell'apologia. Il personaggio che Oscar si è intelligentemente costruito continua a riscuotere uno strepitoso successo: si viene da queste parti per farsi due risate con le sparate goliardiche del padrone di casa e con le fantasiose imprecazioni rivolte a camerieri e clienti, oltre che con l'arredamento degno di un museo. Tutte le altre ispirazioni - politiche o culinarie che siano - è meglio lasciarle a casa.

Tutte meno una: la quantità. Le porzioni presentate in tavola, infatti, sono davvero abbondantissime, ai limiti dell'eccesso: leggendarie le "scodellate" di pasta alla carbonara, ma anche grigliate e bistecche non sono da meno. Non altrettanto si può dire però della qualità dei piatti, che non brillano né per originalità, né per accuratezza della preparazione. La scelta, perlomeno, è varia: accanto alla citata carbonara tra i primi troviamo, fra l'altro, linguine all'astice, spaghetti ai frutti di mare, con vongole o con cozze, penne all'arrabbiata, al salmone o ai quattro formaggi, e poi tagliatelle, gnocchi, ravioli, bucatini all'amatriciana. Insomma un campionario di tutte le più classiche ricette a base di pasta.

Non meno vari i secondi, sia di carne, sia di pesce: filetto alla griglia, alla Voronoff, ai funghi, tagliata alla rucola, scampi, gamberoni, fritto misto, grigliata mista di terra o di mare e costata ai ferri. Nulla di indimenticabile soprattutto in rapporto ai prezzi, che si attestano intorno ai 9 euro per i primi piatti e vanno dai 15 ai 20 per i secondi. Avara la scelta di dolci, più ampia quella dei vini sui quali però il ricarico è notevole, fatta eccezione per il già citato rosso Predappio, che tutto sommato in questo contesto fa la sua figura. Il servizio fa la sua parte, nel senso che è a dir poco sbrigativo, come ci si aspetta. In definitiva un'esperienza che almeno una volta vale la pena di fare, a patto però di aver prenotato per non essere costretti a snervanti attese.
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10
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Ristoranti
 
2012-05-24 16:00:13 Locuste
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4.4
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
4.5
Servizio 
 
2.0
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5.0
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 12, 2004
Recensione
ATTENZIONE: il ristorante ha cambiato gestione nel 2009. Menu e caratteristiche del locale potrebbero essere mutati.

Per una volta siamo costretti a segnalare la nostra delusione. Delusione perché da un ristorante così ricco di storia (fu aperto nel 1907, quando ancora nella zona del Cimitero Monumentale c’erano solo gli orti da cui prende nome), così caratterizzato e curato nell’aspetto con le sue decorazioni rétro e le bottiglie alle pareti - pur rese meno appetibili dalla mancanza di una carta dei vini - sarebbe lecito attendersi di più. Tanto da farci pensare di essere capitati nel giorno sbagliato. Ma delusione anche perché ancora una volta si conferma che alla cucina di qualità, e qui la qualità nonostante tutto non manca, non sempre si accompagna un’adeguata gestione dei rapporti con i clienti.

Non è, ribadirlo è doveroso, un problema di cucina, anche se da un locale tanto rinomato ci si aspetterebbe magari un tocco di originalità in più, o qualche escursione fuori dai canoni. Ci sono comunque tutti i piatti tipici della tradizione meneghina, completati da qualche specialità di altre regioni. Spiccano gli eccellenti gnocchi alla fonduta, il piatto migliore di una lista che comprende anche cappelletti in brodo, tagliatelle al ragù, risotti ai funghi e al tartufo. Tra i secondi immancabile la cassoeula, accompagnata da brasato con polenta e trippa alla parmigiana. Da segnalare anche la burrata. Abbastanza vari i dolci della casa.

Le note dolenti vengono dal servizio. Dal personale di un ristorante appena “scoperto” non si pretende certo eccessiva familiarità, che anzi sarebbe fastidiosa, e tanto meno servilismo; ma almeno sarebbe d’obbligo evitare le palesi scortesie o i trattamenti di favore. Il servizio, anche a causa dell’eccessivo affollamento del locale, riesce a essere al tempo stesso lento e frettoloso. C’è poi il problema dei prezzi: i quali non sarebbero neppure eccessivi, senonché 10 (dieci) euro per un piatto di antipasto comprendente una fetta di salame, una di prosciutto, una di coppa e uno gnocco fritto continuano a sembrarci troppi. E’ vero che è diffusa la (pessima) abitudine di alzare il prezzo degli antipasti per sfruttare l’appetito iniziale dei clienti; qui però si va oltre. Se poi, come ci è stato detto, la scarsità dell’antipasto è motivata da una negligenza del servizio, tanto peggio.
Ripetiamo: la speranza è che si sia trattato solo di una giornata storta. Intanto, però, viene per l’ennesima volta messo in luce che sono i particolari a fare l’insieme, e che per fare un grande ristorante non basta una buona cucina.
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Ristoranti
 
2012-05-24 15:44:38 Locuste
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6.8
Qualità 
 
7.5
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7.0
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6.5
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6.0
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 21, 2005
Recensione
Il paese di Cabras sorge in una zona davvero atipica per la Sardegna (almeno quella di oggi), con i suoi stagni e paludi, la sua peculiare vegetazione, le antichissime rovine di Tharros o della chiesa di San Giovanni di Sinis. Tipicissima è invece la specialità gastronomica di Cabras, ed è impossibile non avvedersene: appena entrati in paese, decine di cartelli segnalano altrettante rivendite della diffusissima bottarga di muggine, qui prodotta in quantità davvero ragguardevoli e protagonista anche in tavola. Fra i ristoranti che propongono la cucina locale c'è il famoso "Il Caminetto" (via Battisti 8), e anche "L'Oliveto" segue la scia della tradizione.

Forte della sua pasta fatta in casa e dei suoi buoni prodotti di mare, il ristorante non concede troppe alternative ai suoi avventori, proponendo una lista ristretta e poco curata. Dal menu manca infatti proprio il piatto più famoso, gli spaghetti alla bottarga! Per gustarli bisogna fare un'espressa richiesta: forse una prova per dimostrare la propria cultura gastronomica? Comunque il gioco vale la candela: la pasta così preparata - con olio e non con burro, come avviene altrove - è saporita e abbondante. In precedenza il pasto si può aprire con antipasti classici come il carpaccio di salmone, le cozze alla marinara e il gustoso polpo con patate.

Gli altri primi (non ingannino i nomi fantasiosi che appaiono sulla lista) sono molto classici: invitanti gli spaghetti alla pescatora. Tra i secondi il pesce fresco è ovviamente il protagonista: orate e spigole non deludono l'attesa e, nella grigliata mista, sono accompagnate anche da gamberi, seppie e calamari. Da dimenticare invece il vino della casa. Il ristorante, che la sera svolge anche servizio di pizzeria, offre nel complesso un buon assaggio delle specialità locali, ma necessiterebbe di una maggior cura nei particolari: l'assenza del dolce, ad esempio, è una pecca piuttosto grave.
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Ristoranti
 
2012-05-24 15:42:57 Locuste
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6.8
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7.5
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8.5
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 21, 2009
Recensione
Diffidare dai "format" di ristorazione standardizzata è da sempre una caratteristica (o una fisima) delle Locuste. Nel caso di Mamma Oliva possiamo fare uno strappo alla regola, sia perché i ristoranti con questo marchio sono soltanto due (e l'altro si trova a Dubai!), sia perché dietro al certosino lavoro di comunicazione, marketing e product placement orchestrato dai creatori del ristorante, che è anche pizzeria e negozio per la vendita al dettaglio, c'è una vera ricerca culinaria animata dalla passione per la cucina. Soprattutto quella della Campania, da dove provengono i gestori. Il locale, frequentatissimo anche a pranzo, si giova di un'ambientazione elegante e sofisticata e di un servizio sempre cortese e puntuale, ma la forma solo a tratti prevale sulla sostanza. Peccato per le porzioni un po' troppo ridotte.

Il leit motiv del menu è, come si può intuire, l'olio extravergine: sulla genuinità delle materie prime si basa il "concept" del ristorante, e olive e olio fanno capolino più o meno in tutti i piatti, dessert compreso (con lo stravagante gelato all'olio). L'olio è, naturalmente, anche l'ingrediente essenziale della pizza, unanimemente riconosciuta come una fra le migliori in città, anche nella sua versione "liscia" senza pomodoro e mozzarella. La lista vera e propria parte da un mix di antipasti serviti nel gran piatto Mamma Oliva: prosciutto crudo e soppressata, pomodori secchi, melanzane e carciofini sott'olio, crostini al paté d'olive, formaggi vari (ottima la provola) e naturalmente olive a volontà. A parte si può provare la parmigiana di melanzane, esteticamente accattivante - è presentata come se fosse un roll di sushi - ma piuttosto striminzita.

Come accompagnamento, oltre alla pizza, si può optare per un'altra specialità campana come il calzone - secondo alcuni più simile a un panuozzo - ripieno di mozzarella e prosciutto. Tra i primi, discreti gli scialatielli alle vongole anche se il condimento è un po' scarno; nel menu anche il cous cous alle olive verdi e vongole veraci e gli strozzapreti delle Murge. La semplice tagliata rucola e grana fa da contraltare a secondi più "sfiziosi" come l'hamburger di chianina o il filetto di tonno scottato alla griglia. Dolci di tradizione partenopea come la pastiera e il torroncino, ma non solo. Vini in altalena: ottimo il bianco Pallagrello del Ventaglio delle cantine Castello Ducale, deludente invece il Cabernet Franc friulano di Casali Aurelia, ma forse il problema è legato alla singola bottiglia.
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Ristoranti
 
2012-05-24 11:35:02 Locuste
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7.5
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7.0
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Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 24, 2006
Recensione
Se c'è una cosa che in Dalmazia non manca, come abbiamo già avuto occasione di notare, sono i ristoranti. Ovunque abbondano i locali di tutti i tipi e per tutti i gusti, e su questo fronte vige una sorta di anarchia: si passa senza soluzione di continuità dal locale turistico ad uso e consumo degli "occidentali", con piatti assai poco caratteristici e prezzi al limite del truffaldino, alla tipica trattoria locale che può offrire piacevoli sorprese. È opportuno quindi allontanarsi dai centri più visitati (nel nostro caso Split e la vicina, incantevole Trogir) preferendo paesi come Kastel Kambelovac, in cui si possono incontrare locali senza pretese ma totalmente soddisfacenti per il palato, come il Restaurant Odmor.

Situato lungo un'arteria trafficata, con ampia sala interna e tavolini all'esterno, il locale non ha nulla di pretenzioso nell'aspetto, ma abbina un servizio decisamente rapido e cortese (non del tutto usuale da queste parti) a una cucina di mare semplice ed efficace, oltre che economica: per un pasto completo si spendono poco più di 20 euro, e parliamo di pasti davvero corposi. Come antipasto si può gustare un'ottima insalata di polpo o, in alternativa, la zuppa di pesce, in realtà più simile al nostrano "brodetto": scarna ma saporita. Il risotto al nero di seppia sembrerebbe fuori posto in questo contesto, ma risulta al contrario di eccellente fattura sia dal punto di vista della cottura che da quello del gusto.

Come sempre è però l'immancabile pesce alla griglia a dare lustro al ristorante, e qui compare, oltre alla consueta orata (peraltro impeccabile) e al branzino, anche un pesce San Pietro di congrue dimensioni e delicatissimo sapore: da non perdere. Accanto al piatto forte sono più che degni di un assaggio anche i calamari alla griglia e gli scampi alla buzzara (vedi foto), mentre per chi preferisse la carne c'è un'inconsueta - almeno in estate - scaloppina con funghi oltre agli immancabili cevapcici, vera "cartina di tornasole" dei ristoranti croati. Un caffè discreto, assoluta novità per la zona, chiude degnamente il pasto che, naturalmente, va accompagnato con la classica birra croata (Ozujsko o Karlovacko).
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Ristoranti
 
2012-05-24 11:26:51 Locuste
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7.1
Qualità 
 
8.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
6.0
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7.0
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Marzo 31, 2010
Recensione
Oltre che per il cioccolato e per poco piacevoli fatti di cronaca, Novi Ligure è nota soprattutto perché molti ignorano la sua collocazione geografica e non la immaginano in territorio piemontese. Non hanno tutti i torti: a parte il nome, in questa cittadina dell'entroterra qualcosa di ligure c'è, come ad esempio le specialità dello storico ritrovo "Il Banco". L'aspetto non tragga in inganno: il trasferimento nella nuova sede è avvenuto solo negli anni Ottanta (del Novecento!) ma ci sono notizie sull'esistenza di questo esercizio fin dal 1865. Non stupisce affatto dunque la notorietà del locale, che fra l'altro ha dalla sua anche la straordinaria polivalenza: bar, enoteca, ristorante ma anche paninoteca, pizzeria da asporto, birreria specializzata in etichette artigianali, persino gelateria. Insomma, a qualsiasi ora il Banco ha sempre qualcosa da offrire.

È bene comunque venire da queste parti anche e soprattutto per mangiare, per molte buone ragioni: prezzi contenuti, ingredienti genuini, sapori gustosi e soprattutto inconsueti per questa zona. Ci si accomoda su tavoli alquanto spartani, con sgabelli e tovaglie di carta; l'ampio menu è "rinforzato" dai piatti del giorno elencati su una lavagnetta. Sempre presente è comunque la specialità della casa, la farinata di ceci: eccellente sia nella versione classica, sia in quella con lo stracchino o con il gorgonzola. Altro piatto forte è la panissa, che nulla a che fare con il quasi omonimo risotto: si tratta ancora di farina di ceci, ma tagliata a strisce e fritta. Legumi protagonisti anche nella zuppa di ceci, mentre tra i vari tipi di focacce, bruschette e pizze presenti in lista emerge soprattutto la focaccia al formaggio, simile a quella di Recco.

Gli altri piatti variano in base alla stagione e all'estro dei cuochi, anche qui non immuni da influenze della regione confinante: da provare il polpettone alla ligure, che malgrado il nome è più una torta salata di verdure tritate e patate. Se si è fortunati si possono trovare anche coniglio o stoccafisso. Buon assortimento di dolci tra i quali spicca, insieme ai citati gelati della casa, anche un delicato tiramisù al cucchiaio. La cantina, come detto, è fornitissima su tutti i fronti: le etichette di vino sono più di 400 e concedersi un bicchiere di Freisa o di Dolcetto non è certo un errore, ma anche la scelta di birra è più che stuzzicante. Unica avvertenza per i visitatori da pausa pranzo: chi ordina la farinata tenga conto che i tempi di attesa possono prolungarsi.
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Ristoranti
 
2012-05-24 11:21:47 Locuste
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7.6
Qualità 
 
6.5
Quantità 
 
8.0
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
9.0
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Giugno 03, 2007
Recensione
Per mettere al riparo i nostri lettori da qualsiasi sorpresa, lo diciamo subito (noi stessi lo abbiamo scoperto soltanto ora...): a quanto pare il La Bas, bar-ristorante situato nella centralissima Hallplatz di Norimberga, è un punto di ritrovo dell’universo gay cittadino. Precisazione doverosa che però non inficia minimamente il giudizio sul locale, peraltro del tutto indistinguibile, perlomeno durante il giorno, da tutti gli altri ristoranti e trattorie della zona. Dotato di accoglienti tavolini esterni con tanto di alberi ornamentali, il La Bas offre alcuni semplici piatti di cucina locale a prezzi decisamente interessanti e di valore decisamente superiore a quelli dei simil-fast food che punteggiano la Königstrasse, arteria centrale dell’incantevole città bavarese.

Si consiglia quindi di optare per uno dei tanti piatti unici proposti dal menu, serviti sempre con abbondanti contorni di verdure (crauti e patate, o meglio il caratteristico “knödel” di patate con pane). Ottima in particolare, per sapore e consistenza, la spalla di maiale (Fränkisches Schäufele, nella foto), piatto di carne tipico della Franconia. Interessante anche l’arrosto di maiale (Rinder roulade mit Nudeln); non mancano sapori più esotici come quello del goulasch e di alcuni misteriosi piatti dal nome italiano su cui preferiamo sorvolare. Ovviamente però i piatti forti sono la cotoletta (schnitzel) e i würstel (Nurnberger bratwürste mit sauerkraut). Il tutto innaffiato da una delle ottime birre alla spina della zona. I prezzi, che non superano i 20 euro, rendono il locale ideale per una breve sosta durante la visita della città.
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Ristoranti
 
2012-05-24 11:19:54 Locuste
Voto medio 
 
7.0
Qualità 
 
7.5
Quantità 
 
7.5
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7.5
Prezzo 
 
5.5
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre, 2019
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Novembre 16, 2015
Recensione
(Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2019)

"Posizione comodissima (proprio sulla trafficata strada che collega Cavaria a Gallarate)": così esordiva la nostra prima recensione della Locanda Nord Est, datata 2005, e a quasi 15 anni di distanza questa è rimasta praticamente l'unica caratteristica immutata del ristorante. Da locale rustico e alla buona, con prezzi bassi e piatti semplici ed essenziali, il locale ha assunto un aspetto molto più sofisticato, cambiato completamente menu (pur senza rinunciare alla tradizione) e si è anche specializzato come punto di riferimento per celiaci, con diverse specialità senza glutine. I prezzi sono saliti di conseguenza, ma in compenso l'atmosfera è calda e amichevole, e la qualità media è decisamente migliorata. Da provare, soprattutto per chi ama la cucina di matrice "carnivora".

Si parte con un buon assortimento di antipasti: si può optare per lo gnocco fritto (13 euro) con prosciutto di Parma e ottima crema al Grana Padano, per la parmigianina di melanzane (9 euro) o per la battuta di manzo (15 euro). Un po' esagerato l'antipasto della Locanda a 22 euro, che comprende però salumi di pregio (capocollo di Montalcino, lonzino affumicato al faggio) e un tagliere con panzerottini, formaggi, carciofini fritti e chips di melanzane. Nei primi (12-15 euro) la cucina dà il suo meglio: dagli spaghetti "della nonna", rigorosamente artigianali con polpettine di manzo e pecorino toscano, agli gnocchi di zucca, passando per il più raffinato risotto cacio, pepe e lime. Il piatto forte è però l'ottimo risotto all'oss bùs (osso buco), corposo piatto unico nella sua versione più classica: cottura e abbinamento perfetti.

La carne alla griglia regna sovrana tra i secondi, con la tagliata di Black Angus e il controfiletto alla crema di porcini e tartufo, servito con polenta alla griglia (entrambi a 22 euro). Ci sono però anche la classica cotoletta di maiale con rucola e pomodorini, la pancetta di maialino al forno con crema di patate al limone e salsa al mirto (18 euro) e, per chi ama il pesce, il fritto misto con calamari, mazzancolle, alici e verdure (19 euro). Di buona qualità i dolci, tra cui i classici crema catalana e panna cotta, ma anche il cremoso alla ricotta con croccante alle mandorle e i semifreddi della casa in diverse varietà. Non molto ampia ma ben selezionata la cantina, con bottiglie anche di alto livello: buon rapporto qualità prezzo per il Violae della Tenuta Montemagno. Buono anche l'assortimento di grappe e liquori.
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Ristoranti
 
2012-05-24 11:17:35 Locuste
Voto medio 
 
6.6
Qualità 
 
6.0
Quantità 
 
7.5
Servizio 
 
7.0
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 04 Settembre, 2015
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Agosto 28, 2015
Recensione
Il binomio tra cucina romana e atmosfere milanesi è indiscutibilmente una carta vincente: Giulio Pane e Ojo, dopo anni di successi, è diventato una vera e propria istituzione del capoluogo lombardo e ben presto è stato affiancato da altri ristoranti analoghi. Nello stesso filone si inserisce questa osteria inaugurata nel giugno 2011, figlia di un'abile operazione comunicativa, ma non per questo artefatta o derivativa: il gestore, Massimo, è un romano verace e il menu è un omaggio alla tradizione (quella della nonna Maria, appunto). Anche l'atmosfera è esattamente quella che ci si aspetta, tra tavoli e sedie di legno, insegne d'epoca alle pareti e prezzi non troppo alti per Milano. Cosa manca? Ah, sì: il cibo. E qui, purtroppo, qualche perplessità rimane: alcune preparazioni non convincono del tutto, e soprattutto la povertà dei condimenti (forse per un'eccessiva cautela nei confronti dei palati nordici?) finisce per penalizzare piatti nati per sapori forti e decisi.

Antipasti ridotti ma interessanti, a cominciare dalle caratteristiche puntarelle con le alici; in stagione non possono mancare i carciofi in umido e i carciofi crudi con rughetta e scaglie di pecorino, che risultano però troppo delicati e non abbastanza incisivi. Completa l'offerta il tortino di pecorino. I primi, al di là di zuppe e minestre della casa, sono ovviamente a base di pasta: spaghetti cacio e pepe, bucatini all'amatriciana, rigatoni alla gricia e se si è fortunati la carbonara, ma anche i più originali gnocchetti carciofi e bottarga. Porzioni abbondanti, sapori rispettosi della tradizione ma, come detto, talvolta eccessivamente delicati. Diversi anche i piatti fuori lista, tra cui spiccano gli invitanti ma non del tutto riusciti gnocchi con cozze, carciofi e pomodorini.

Nei secondi piatti emergono pregi e difetti di cui si diceva: la celebre coda alla vaccinara (fuori menu) è servita in una versione decisamente "light", senza pomodoro e nel brodo di cottura. In lista anche l'abbacchio alla scottadito, il mezzo cotto di Nonna Maria (girello di manzo alla rucola) e il pollo alla cacciatora, oltre a un tocco di mare con la padellata di spada all'isolana (pomodori secchi, carciofini e pinoli). Ottimi, senza riserve, i dolci fatti in casa, in particolare la ricca torta di ricotta, cioccolato e mele e il tortino di cioccolato. Piccola ma ben selezionata la cantina: l'occasione può essere propizia per provare un vino laziale poco noto come il Cesanese del Piglio delle cantine Terenzi. In pausa pranzo convenienti offerte speciali, con menu completo a 10 euro, mentre a cena si resta agevolmente sui 35.
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Ristoranti
 
2012-05-24 11:14:55 Locuste
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7.5
Qualità 
 
8.5
Quantità 
 
7.0
Servizio 
 
8.5
Prezzo 
 
6.0
Opinione inserita da Locuste    24 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Recensione

Data di visita
Mag 29, 2011
Recensione
Il superbo scenario del settecentesco Palazzo Crova, nel centro di Nizza Monferrato, accoglie i visitatori dell'Enoteca Regionale di Nizza, un vero e proprio luogo di culto per gli amanti del vino (e del Barbera in particolare). Qui hanno sede la condotta locale di Slow Food, il museo multimediale del Palazzo del Gusto e anche la vineria della Signora in Rosso, che negli anni è stata "inglobata" dall'associazione. Il cambio di gestione, pur diversificando l'offerta del ristorante e lanciando decisi segnali di un'apertura nei confronti del turismo anche internazionale, non ha però intaccato gli eccellenti livelli qualitativi della cucina e la filosofia che sottende al menu: piatti semplici, tradizionali e funzionali all'esaltazione dei tantissimi vini della cantina.

E partiamo dunque dai vini: si potrebbero trascorrere giorni a provare tutte le eccellenti bottiglie della carta, ma vista la zona, è d'obbligo dedicarsi alla Barbera (al femminile, come si usa qui) e in particolare alla Barbera d'Asti Superiore della sottozona Nizza: nell'ampia offerta di vini, tutti prodotti sul territorio, spiccano quello dell'azienda agricola Baravalle di Calamandrana e l'ottimo "La Gena" della cantina La Gironda (vedi foto). Ad accompagnarli, un menu di alto lignaggio fin dagli antipasti: la delicata battuta al coltello di coscia di fassone, l'essenziale ma gustosissimo vitello tonnato all'antica e le saporite acciughe rosse di Spagna al burro. Non mancano, naturalmente, salumi e formaggi locali; il tutto in dosi contenute ma non striminzite.

Tra i primi la scelta è più ridotta ma non meno accattivante: eccellenti i cannelloni al ragù monferrino e besciamella, non male anche gli gnocchi al pomodoro e raschera. I secondi confermano la vocazione enologica del locale: i bocconcini di fassone alla Barbera sono superbi, e anche le rolatine di carne speziata al sugo di pomodoro meritano un assaggio. Nota di merito per i dolci, soprattutto i gelati forniti dalla rinomata gelateria Menodiciotto di Torino e la geniale spuma di seirass ai gusti (il seirass è una tradizionale ricotta piemontese, qui servita in tre diverse ciotoline: liscia, con nocciole e con amarene). Prezzi nella norma e, soprattutto, meritevolmente invariati negli anni. Qualche vezzo che vi abbiamo risparmiato, come la carta in dialetto monferrino, non incide su un'atmosfera al tempo stesso elegante e amichevole, ideale per chi ama i piaceri della tavola.
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