Opinione scritta da Locuste
| 1235 risultati - visualizzati 711 - 720 | « 1 ... 69 70 71 72 73 74 ... 75 124 » | Resultati per pagina: |
Ristoranti
2012-05-23 19:39:40
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 22, 2011
Recensione
Più che un semplice business enogastronomico, è un'operazione di colonizzazione quella che i proprietari del Madrid-Barcelona hanno portato a termine nel pieno centro della metropoli catalana: proprio sull'altro lato della strada sorge infatti La Rita, altro celeberrimo indirizzo della ristorazione cittadina. Entrambi i locali hanno una lunga storia alle spalle, ma mentre La Rita ha assunto negli anni una connotazione spiccatamente turistica, grazie anche ai suoi prezzi popolarissimi, il ristorante "gemello" è in larga misura frequentato da clienti spagnoli, il che non può che essere un buon segno. Raffinato negli arredamenti e impeccabile nel servizio, il Madrid-Barcelona è però tutto fuorché pretenzioso: i piatti sono generosi e ben presentati, il conto abbordabile, tenendo conto anche del fatto che a pranzo si mangia dal primo al dolce con 18 euro.
Il nome del ristorante si riferisce al tragitto del treno che non troppo tempo fa passava proprio da queste parti, ma fa intuire anche il principio ispiratore della cucina, che ripercorre la tradizione dell'intera Spagna non limitandosi a quella catalana: nel menu fanno quindi capolino piatti tipici di varie regioni iberiche. Tra gli antipasti, per esempio, è d'obbligo provare il gazpacho, per nulla inferiore all'originale andaluso. Interessante, sia nella preparazione che nella quantità, anche il cartoccio di gamberetti. Indubbiamente, però, il locale dà il meglio di sé nelle pietanze principali, dall'ineccepibile paella al baccalà e al salmone. Altre specialità della casa sono l'anatra ai fichi e l'agnello alle sette teste d'aglio, ovviamente da evitare per chi non ama la cucina mediterranea!
Un assaggio lo meritano anche i dolci, come la pera al cioccolato che tiene fede al suo nome: è in effetti un'intera pera ricoperta di cioccolato. La crema catalana spesso non è presente in lista, ma è opportuno insistere per averla, perché il risultato è assolutamente valido. Buon assortimento di vini, anche sfusi, da diverse regioni del paese. In conclusione, un ottimo indirizzo per chi vuole avvicinarsi alla cucina spagnola senza rimetterci il portafogli ed evitando le trappole per turisti.
Il nome del ristorante si riferisce al tragitto del treno che non troppo tempo fa passava proprio da queste parti, ma fa intuire anche il principio ispiratore della cucina, che ripercorre la tradizione dell'intera Spagna non limitandosi a quella catalana: nel menu fanno quindi capolino piatti tipici di varie regioni iberiche. Tra gli antipasti, per esempio, è d'obbligo provare il gazpacho, per nulla inferiore all'originale andaluso. Interessante, sia nella preparazione che nella quantità, anche il cartoccio di gamberetti. Indubbiamente, però, il locale dà il meglio di sé nelle pietanze principali, dall'ineccepibile paella al baccalà e al salmone. Altre specialità della casa sono l'anatra ai fichi e l'agnello alle sette teste d'aglio, ovviamente da evitare per chi non ama la cucina mediterranea!
Un assaggio lo meritano anche i dolci, come la pera al cioccolato che tiene fede al suo nome: è in effetti un'intera pera ricoperta di cioccolato. La crema catalana spesso non è presente in lista, ma è opportuno insistere per averla, perché il risultato è assolutamente valido. Buon assortimento di vini, anche sfusi, da diverse regioni del paese. In conclusione, un ottimo indirizzo per chi vuole avvicinarsi alla cucina spagnola senza rimetterci il portafogli ed evitando le trappole per turisti.
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 19:36:00
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Gennaio 20, 2011
Recensione
Ammettiamolo: a vederlo da fuori, con il suo design moderno-minimalista e il personale (quasi tutto di origini orientali) in livrea nera, sembra tutto meno che un tipico ristorante madrileno. E invece la Finca de Susana, benché non disdegni qualche strizzata d'occhio alla fusion e alle tendenze più alla moda, deve la sua fama proprio alle robuste pietanze tradizionali della capitale spagnola, oltre che ad altre circostanze non proprio accessorie: la location centralissima e i prezzi assolutamente abbordabili per tutti. Aggiungeteci l'abbondanza, davvero sorprendente, delle porzioni e avrete il quadro completo di un ristorante da provare. Del resto, non siamo gli unici a saperlo: il locale è frequentatissimo a tutti gli orari ed è caldamente consigliata la prenotazione, anche se il servizio rapido ed efficiente fa di tutto per velocizzare i tempi.
Si comincia con antipasti caldi e freddi molto curati dal punto di vista estetico, ma non per questo meno interessanti da quello gastronomico: meglio privilegiare i piatti "della casa" come le croquetas de pollo a la Susana, robuste polpettine fritte, o le croquetas de huevo con queso holandés. Interessanti anche la coca con virutas de jamon (sorta di pizza bassa al prosciutto) e le torte salate come la tarta de puerros. Primi molto vari che spaziano dalla terra al mare, con qualche puntata anche sul vegetariano. La sopa de pescado è immancabile, i canelones a la madrilena forse non corrispondono proprio al gusto italiano, ma qui costituiscono un must. Il vero non plus ultra sono però gli huevos estrellados con patatas: ricetta più semplice che mai (uova al tegamino con sugo di carne, servite su un letto di patate al forno) ma l'effetto finale è assolutamente paradisiaco.
Sui secondi il ristorante non si tira affatto indietro, proponendo una serie di preparazioni soprattutto a base di carne: da provare la jarreta de la abuela Dolores, stinco di maiale dalle ragguardevoli dimensioni e di perfetta cottura. Non mancano il filete de ternera (filetto di manzo), il solomillo iberico con salsa de soja (controfiletto) e il pato confitado con ciruelas y nabos (confit d'anatra con prugne e rape). Ottimi anche i dolci, dalla tarta con crema inglesa al misterioso postre de Timbaon (crema catalana e gelato al torrone); persino esagerata la porzione di Sacher. Unica nota di demerito per i vini: non c'è una lista - benché non manchino le bottiglie di pregio in bella vista - e il rosso della casa è censurabilmente servito freddo.
Si comincia con antipasti caldi e freddi molto curati dal punto di vista estetico, ma non per questo meno interessanti da quello gastronomico: meglio privilegiare i piatti "della casa" come le croquetas de pollo a la Susana, robuste polpettine fritte, o le croquetas de huevo con queso holandés. Interessanti anche la coca con virutas de jamon (sorta di pizza bassa al prosciutto) e le torte salate come la tarta de puerros. Primi molto vari che spaziano dalla terra al mare, con qualche puntata anche sul vegetariano. La sopa de pescado è immancabile, i canelones a la madrilena forse non corrispondono proprio al gusto italiano, ma qui costituiscono un must. Il vero non plus ultra sono però gli huevos estrellados con patatas: ricetta più semplice che mai (uova al tegamino con sugo di carne, servite su un letto di patate al forno) ma l'effetto finale è assolutamente paradisiaco.
Sui secondi il ristorante non si tira affatto indietro, proponendo una serie di preparazioni soprattutto a base di carne: da provare la jarreta de la abuela Dolores, stinco di maiale dalle ragguardevoli dimensioni e di perfetta cottura. Non mancano il filete de ternera (filetto di manzo), il solomillo iberico con salsa de soja (controfiletto) e il pato confitado con ciruelas y nabos (confit d'anatra con prugne e rape). Ottimi anche i dolci, dalla tarta con crema inglesa al misterioso postre de Timbaon (crema catalana e gelato al torrone); persino esagerata la porzione di Sacher. Unica nota di demerito per i vini: non c'è una lista - benché non manchino le bottiglie di pregio in bella vista - e il rosso della casa è censurabilmente servito freddo.
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 19:32:50
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Recensione
Data di visita
Agosto 20, 2016
Recensione
Oltre che rinomata meta di turismo balneare, Alghero è sempre stata anche una città di notevole tradizione culinaria. Ristoranti come "La Lepanto" o "Il Pavone", all'apice della gloria negli anni Ottanta, sono notissimi per la loro cucina di pesce (celebre, in particolare, l'aragosta del primo) ma anche per i loro prezzi elevati. Nell'ultimo decennio, con la nuova ondata di arrivi portata dalle compagnie low-cost e il restauro di gran parte del centro storico, si sono affermati nuovi locali più snelli e moderni come il Macchiavello, che gode peraltro di una posizione straordinaria: si trova infatti sui bastioni dell'antica cinta muraria, e permette di godere una splendida vista sul porto e sul mare, che attira decine di turisti. Il che è la sua forza ma anche il suo limite: soprattutto nella stagione estiva, infatti, l'affollamento e l'elevata richiesta mettono a repentaglio la disponibilità dei piatti e la velocità del servizio. Da ricordare, inoltre, che la prenotazione è possibile solo nella sala interna.
Il locale, comunque, è riuscito negli anni a mantenere in qualche modo il suo stile, pur inserendo qualche elemento di "contaminazione" nel suo menu tipicamente sardo (dalla mozzarella di bufala alle lasagne, irrinunciabili per molti stranieri!). Inutile sottolineare che la cucina è prevalentemente di mare; tra i variegati antipasti è da provare la tipica agliata all'algherese, a base di gattuccio con salsa di pomodoro e abbondante aglio; all'estremo opposto lo sperimentale e squisito polpo di nassa fritto servito con crema di pomodoro e cipolla. In alternativa, la gustosa zuppetta piccante di cozze e vongole, la zuppetta di polpo la più delicata tartare di tonno.
I primi non brillano per particolare originalità, anche se spicca una specialità della casa, le linguine con gamberi, zucchine, pomodoro fresco e menta. Per il resto, gli immancabili spaghetti al cartoccio si accompagnano a spaghetti alle vongole e/o alla bottarga, paella (su prenotazione) e a un risotto alla pescatora in verità un po' deludente. Assolutamente valido il pesce fresco alla griglia o al forno: orata o spigola sono sempre scelte consigliate. Leggero e dall'ottima consistenza il calamaro arrosto, anche se la porzione non è troppo abbondante. Tra i dolci, accanto all'autoctona crema catalana, ecco spuntare le seadas, particolarmente ben riuscite, e il tipico menjar blanc, in verità non al suo meglio. I vini sono quelli classici delle cantine sarde, da Sella & Mosca - come sempre consigliamo il Torbato Terre Bianche - ad Argiolas, fino allo Stria delle autoctone Vigne Rada. Conto finale tra i 35 e i 40 euro.
Il locale, comunque, è riuscito negli anni a mantenere in qualche modo il suo stile, pur inserendo qualche elemento di "contaminazione" nel suo menu tipicamente sardo (dalla mozzarella di bufala alle lasagne, irrinunciabili per molti stranieri!). Inutile sottolineare che la cucina è prevalentemente di mare; tra i variegati antipasti è da provare la tipica agliata all'algherese, a base di gattuccio con salsa di pomodoro e abbondante aglio; all'estremo opposto lo sperimentale e squisito polpo di nassa fritto servito con crema di pomodoro e cipolla. In alternativa, la gustosa zuppetta piccante di cozze e vongole, la zuppetta di polpo la più delicata tartare di tonno.
I primi non brillano per particolare originalità, anche se spicca una specialità della casa, le linguine con gamberi, zucchine, pomodoro fresco e menta. Per il resto, gli immancabili spaghetti al cartoccio si accompagnano a spaghetti alle vongole e/o alla bottarga, paella (su prenotazione) e a un risotto alla pescatora in verità un po' deludente. Assolutamente valido il pesce fresco alla griglia o al forno: orata o spigola sono sempre scelte consigliate. Leggero e dall'ottima consistenza il calamaro arrosto, anche se la porzione non è troppo abbondante. Tra i dolci, accanto all'autoctona crema catalana, ecco spuntare le seadas, particolarmente ben riuscite, e il tipico menjar blanc, in verità non al suo meglio. I vini sono quelli classici delle cantine sarde, da Sella & Mosca - come sempre consigliamo il Torbato Terre Bianche - ad Argiolas, fino allo Stria delle autoctone Vigne Rada. Conto finale tra i 35 e i 40 euro.
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 19:30:39
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Marzo 25, 2008
Recensione
Potremmo girarci intorno, ma sappiamo che ve lo state chiedendo: cos'è un albergo diffuso? Si tratta, come dice il nome, di un hotel (a tre stelle) suddiviso in 18 camere disposti in diversi edifici nel centro storico di Santu Lussurgiu, a non più di 200 metri dal nucleo centrale. Per le piccole e antiche mura dell'affascinante paesino in provincia di Oristano è una struttura imponente, che comprende anche una sala per corsi e seminari di musica e da un laboratorio per la lavorazione di carni suine.
E' tanto diffuso, l'albergo, che persino il ristorante ha cambiato sede spostandosi, da piazza San Giovanni nella vicinissima via Cambosu. Ma con il trasferimento non è mutata l'altissima qualità della cucina, davvero eccezionale nel riscoprire e valorizzare veri e propri "tesori" della gastronomia locale come il casizolu (tipico formaggio a pasta molle) e la vacca sardo-modicana, il famoso "bue rosso".
La nuova location del ristorante è una delle tante antiche case in pietra che rendono così caratteristico l'abitato del paese: cornice che, in verità, rende l'atmosfera un po' troppo "fredda", e di certo non aiutano a rompere il ghiaccio la musica classica in diffusione e le paludate tovaglie in velluto. Per "sciogliersi" però basta scorrere il menu e assaggiare uno dei tanti antipasti: per esempio l'insalatina di bollito di sardo-modicana, servita con abbondanti verdure e soprattutto innaffiata dell'eccellente olio locale. La stessa carne è presentata anche in carpaccio. In alternativa si può optare per un assaggio di casizolu o di affettati locali. Per accompagnarli, in una delle poche zone sarde che non producono vini di qualità, ci sono però tutti i classici dell'enologia locale, in primis un Cannonau di Jerzu sempre imbattibile.
Tra i primi ecco spuntare un piccolo capolavoro di estetica culinaria: il cestinetto al Montiferru, ovvero un cestino di formaggio (casizolu, naturalmente) che contiene saporitissime pennette al sugo di salsiccia. Nella stagione giusta, le stesse pennette si possono gustare anche con asparagi, oppure si possono scegliere le linguine al cinghiale e porcini. Le porzioni, non certo pantagrueliche, sono però più che discrete, mentre sotto il profilo della qualità sono pochi i locali dell'isola che reggono il confronto.
I secondi, oltre al casizolu arrosto, presentano tutte le possibili preparazioni della carne di sardo-modicana: costata, arrosto e non ultima la tagliata con cicorietta e casizolu. Da non perdere i dolci, provenienti dalla gelateria Gelati d'Autore di Ghilarza: il semifreddo al corbezzolo ha un aroma che difficilmente ritroverete altrove. Caffé e mirto a pasto terminato.
Nota didattica di chiusura: siccome senz'altro vi starete chiedendo anche questo, "Sas Benas" sono un antico strumento musicale a canne...
E' tanto diffuso, l'albergo, che persino il ristorante ha cambiato sede spostandosi, da piazza San Giovanni nella vicinissima via Cambosu. Ma con il trasferimento non è mutata l'altissima qualità della cucina, davvero eccezionale nel riscoprire e valorizzare veri e propri "tesori" della gastronomia locale come il casizolu (tipico formaggio a pasta molle) e la vacca sardo-modicana, il famoso "bue rosso".
La nuova location del ristorante è una delle tante antiche case in pietra che rendono così caratteristico l'abitato del paese: cornice che, in verità, rende l'atmosfera un po' troppo "fredda", e di certo non aiutano a rompere il ghiaccio la musica classica in diffusione e le paludate tovaglie in velluto. Per "sciogliersi" però basta scorrere il menu e assaggiare uno dei tanti antipasti: per esempio l'insalatina di bollito di sardo-modicana, servita con abbondanti verdure e soprattutto innaffiata dell'eccellente olio locale. La stessa carne è presentata anche in carpaccio. In alternativa si può optare per un assaggio di casizolu o di affettati locali. Per accompagnarli, in una delle poche zone sarde che non producono vini di qualità, ci sono però tutti i classici dell'enologia locale, in primis un Cannonau di Jerzu sempre imbattibile.
Tra i primi ecco spuntare un piccolo capolavoro di estetica culinaria: il cestinetto al Montiferru, ovvero un cestino di formaggio (casizolu, naturalmente) che contiene saporitissime pennette al sugo di salsiccia. Nella stagione giusta, le stesse pennette si possono gustare anche con asparagi, oppure si possono scegliere le linguine al cinghiale e porcini. Le porzioni, non certo pantagrueliche, sono però più che discrete, mentre sotto il profilo della qualità sono pochi i locali dell'isola che reggono il confronto.
I secondi, oltre al casizolu arrosto, presentano tutte le possibili preparazioni della carne di sardo-modicana: costata, arrosto e non ultima la tagliata con cicorietta e casizolu. Da non perdere i dolci, provenienti dalla gelateria Gelati d'Autore di Ghilarza: il semifreddo al corbezzolo ha un aroma che difficilmente ritroverete altrove. Caffé e mirto a pasto terminato.
Nota didattica di chiusura: siccome senz'altro vi starete chiedendo anche questo, "Sas Benas" sono un antico strumento musicale a canne...
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 19:27:12
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 22, 2010
Recensione
Dispersa nelle campagne tra Modena e Bologna (ma a due passi dall'autostrada), la tenuta che ospita l'agriturismo "La Lupa" è un piccolo angolo di paradiso: laghetto, piscina, campo da golf e un albergo con ogni tipo di comfort per gli amanti della vita all'aria aperta. Ma anche chi è poco interessato ai lussi campestri può trovare nella cucina un'ottima ragione per visitare il locale: piatti assolutamente rispettosi delle tradizioni locali, senza punte d'eccellenza ma con un livello medio di tutto rispetto, e in quantità decisamente "importanti". Un pasto completo comprende almeno 7 portate, a prezzi molto competitivi, per la soddisfazione di tutti: il merito è anche di un servizio cortese ed efficace, a volte persino troppo rapido per un pranzo che richiede necessariamente lunghi tempi di degustazione (e di digestione).
Appena seduti a tavola compare subito una buona dose di appetitose crescentine, accompagnate da un antipasto volutamente ridotto per permettere di apprezzare meglio le successive pietanze: salame, Parmigiano Reggiano e gustosissimi ciccioli. Solo un assaggio, ma a stretto giro di posta arrivano le portate più corpose: i delicati tagliolini al ragù e le più robuste rosette alla modenese, strisce di pasta fresca arrotolata ripiene di besciamella, formaggi e prosciutto cotto. Capitolo vini: con il Lambrusco si gioca ovviamente in casa, ma per chi preferisce i rossi fermi si può scegliere tra Merlot, Barbera e un ottimo Cabernet.
Il menu, comunque, è tutt'altro che concluso: come secondo piatto arriva in tavola una saporitissima tagliata al rosmarino condita con abbondante olio e sale in grani. Più che dignitosi anche l'arrosto con patate e gli ulteriori contorni: pomodori ripieni e insalata verde. Chi arriva fino al dolce può deliziarsi con il gelato alla crema fatto in casa e con un'apprezzabilissima crostata; poi il caffè seguito da un amaro della casa oppure da grappa e nocino. Soddisfazione assicurata per un locale caratterizzato dall'ottimo rapporto qualità-prezzo.
Appena seduti a tavola compare subito una buona dose di appetitose crescentine, accompagnate da un antipasto volutamente ridotto per permettere di apprezzare meglio le successive pietanze: salame, Parmigiano Reggiano e gustosissimi ciccioli. Solo un assaggio, ma a stretto giro di posta arrivano le portate più corpose: i delicati tagliolini al ragù e le più robuste rosette alla modenese, strisce di pasta fresca arrotolata ripiene di besciamella, formaggi e prosciutto cotto. Capitolo vini: con il Lambrusco si gioca ovviamente in casa, ma per chi preferisce i rossi fermi si può scegliere tra Merlot, Barbera e un ottimo Cabernet.
Il menu, comunque, è tutt'altro che concluso: come secondo piatto arriva in tavola una saporitissima tagliata al rosmarino condita con abbondante olio e sale in grani. Più che dignitosi anche l'arrosto con patate e gli ulteriori contorni: pomodori ripieni e insalata verde. Chi arriva fino al dolce può deliziarsi con il gelato alla crema fatto in casa e con un'apprezzabilissima crostata; poi il caffè seguito da un amaro della casa oppure da grappa e nocino. Soddisfazione assicurata per un locale caratterizzato dall'ottimo rapporto qualità-prezzo.
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 19:24:13
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Settembre 28, 2007
Recensione
Nascosto in una zona non troppo centrale di Busto Arsizio e non certo favorito da un’ambiente tutt’altro che luminoso (nonostante il nome!), il ristorante di Massimiliano Correale non ha grandi mezzi per imporsi all’attenzione del pubblico, se non – per ammissione del gestore – il passaparola. Metodo che comunque garantisce un discreto successo, a giudicare dall’affezionata clientela. La formula del ristorante è semplice: piatti tradizionali e poco legati alla cucina regionale, con qualche interessante proposta stagionale. Tutto di qualità piuttosto alta e in porzioni discrete: peccato soltanto per i prezzi che non sono esattamente alla buona come la tipologia di locale lascerebbe supporre.
In occasione della nostra visita, vista la stagione autunnale, non ci siamo fatti mancare un appetitoso menu “tutto funghi” composto da tre portate; anche la lista, comunque, risulta variegata e abbondante. Si comincia dunque con antipasti di vario genere, a cominciare dallo sfizioso gratin di patate e porcini disponibile anche in versione “ricca” con l’aggiunta di seppie; per chi preferisse qualcosa di più sostanzioso ecco le cozze alla livornese. I primi: di livello più che discreto il risotto ai porcini, soprattutto per la buona qualità della materia prima. Incuriosiscono anche i ravioli con gamberetti e zucchine.
Tra i secondi impossibile non farsi tentare dalla grigliata imperiale che, va detto, è tale non tanto per l’abbondanza quanto per il sapore: spiccano orata, capesante, gamberi, insieme a calamari e pesce spada. Ma si può anche continuare ad andar per funghi con l’ottima scaloppina ai porcini o la tagliata. Tocco di fantasia nei dolci con il cestino di mandorle alle mele; meno convincente il cheese cake al ribes. Ben fornita la cantina che ci sorprende favorevolmente con l’ottimo e ben invecchiato Soave della cantina Monte Tondo. A risollevare ulteriormente la qualità del pasto ecco la “chicca” finale: il pregiatissimo caffè Jamaica Blue Mountain, una delle più saporite qualità di caffè al mondo, difficile da reperire nella zona.
In occasione della nostra visita, vista la stagione autunnale, non ci siamo fatti mancare un appetitoso menu “tutto funghi” composto da tre portate; anche la lista, comunque, risulta variegata e abbondante. Si comincia dunque con antipasti di vario genere, a cominciare dallo sfizioso gratin di patate e porcini disponibile anche in versione “ricca” con l’aggiunta di seppie; per chi preferisse qualcosa di più sostanzioso ecco le cozze alla livornese. I primi: di livello più che discreto il risotto ai porcini, soprattutto per la buona qualità della materia prima. Incuriosiscono anche i ravioli con gamberetti e zucchine.
Tra i secondi impossibile non farsi tentare dalla grigliata imperiale che, va detto, è tale non tanto per l’abbondanza quanto per il sapore: spiccano orata, capesante, gamberi, insieme a calamari e pesce spada. Ma si può anche continuare ad andar per funghi con l’ottima scaloppina ai porcini o la tagliata. Tocco di fantasia nei dolci con il cestino di mandorle alle mele; meno convincente il cheese cake al ribes. Ben fornita la cantina che ci sorprende favorevolmente con l’ottimo e ben invecchiato Soave della cantina Monte Tondo. A risollevare ulteriormente la qualità del pasto ecco la “chicca” finale: il pregiatissimo caffè Jamaica Blue Mountain, una delle più saporite qualità di caffè al mondo, difficile da reperire nella zona.
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 19:22:16
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 28, 2012
Recensione
Ai bordi della città vecchia e a due passi da Porta Pesa, uno degli storici ingressi della città, l'Osteria La Lumera è riuscita negli anni a costruirsi una nicchia inattaccabile nel panorama della ristorazione cittadina, da una parte puntando sui classici della tradizione locale, dall'altra strizzando l'occhio a Slow Food con l'utilizzo di Presìdi provenienti da tutte le regioni italiane. Risultato: da queste parti si mangia davvero bene, con un menu ampio e variegato che può accontentare qualsiasi palato, e una cantina altrettanto fornita e selezionata. Aiuta senza dubbio l'atmosfera calda e accogliente, con tanto di tovaglie di carta da vera osteria, ma al tempo stesso quieta e raccolta. Prezzi assolutamente onesti e vini senza ricarichi eccessivi. Un indirizzo da tenere presente per chiunque sia di passaggio in città.
Fin dall'antipasto il visitatore è posto di fronte a una scelta ardua: difficile saltare l'eponimo piatto Lumera, un florilegio di formaggi, salumi, bruschette con fegatini, torte salate, farro e persino yogurt aromatizzato. Ma tra le alternative spiccano perle come la degustazione di Presìdi Slow Food (13,50 €) con Mazzafegato della valle del Tevere, fagiolina del Trasimeno, Biroldo della Garfagnana e così via; oppure il patè alla perugina battuto al coltello con mela verde e pane tostato. Analogo e amletico dubbio per i primi: delicati, forse anche troppo, gli gnocchi di ricotta alla crema di porri e pancetta croccante, originali gli strascinati con il cece nero del Trasimeno. Per chi vuole restare nel solco della tradizione ci sono gli umbricelli con guanciale e pecorino e i taglierini al ragù di salsiccia.
Secondi, anche qui, fantasiosi e omnicomprensivi: dal robusto stinco di maiale al ginepro allo spezzatino di cinghiale agli odori. La palma del piatto migliore la merita però la faraona alla leccarda con agretti, di rara morbidezza e perfetta cottura. Chi preferisce qualcosa di più leggero può puntare sulla scamorza al coccio (formaggio fuso con condimenti vari), sulla classica torta al testo o sulle patate in giacca, cioè con la buccia, condite con burro, gorgonzola o semplice olio. Tra i dolci da preferire i semifreddi: al bergamotto fresco di Calabria e soprattutto ai borlotti e prugne con salsa di pinoli, eccellenti. Il budino di patate in salsa di agrumi è più che altro un tortino, ma merita un assaggio. Molti e ben assortiti, come detto, i vini, regionali e non: ottimo l'Umbria IGT Il Caio delle cantine Castello di Corbara.
Fin dall'antipasto il visitatore è posto di fronte a una scelta ardua: difficile saltare l'eponimo piatto Lumera, un florilegio di formaggi, salumi, bruschette con fegatini, torte salate, farro e persino yogurt aromatizzato. Ma tra le alternative spiccano perle come la degustazione di Presìdi Slow Food (13,50 €) con Mazzafegato della valle del Tevere, fagiolina del Trasimeno, Biroldo della Garfagnana e così via; oppure il patè alla perugina battuto al coltello con mela verde e pane tostato. Analogo e amletico dubbio per i primi: delicati, forse anche troppo, gli gnocchi di ricotta alla crema di porri e pancetta croccante, originali gli strascinati con il cece nero del Trasimeno. Per chi vuole restare nel solco della tradizione ci sono gli umbricelli con guanciale e pecorino e i taglierini al ragù di salsiccia.
Secondi, anche qui, fantasiosi e omnicomprensivi: dal robusto stinco di maiale al ginepro allo spezzatino di cinghiale agli odori. La palma del piatto migliore la merita però la faraona alla leccarda con agretti, di rara morbidezza e perfetta cottura. Chi preferisce qualcosa di più leggero può puntare sulla scamorza al coccio (formaggio fuso con condimenti vari), sulla classica torta al testo o sulle patate in giacca, cioè con la buccia, condite con burro, gorgonzola o semplice olio. Tra i dolci da preferire i semifreddi: al bergamotto fresco di Calabria e soprattutto ai borlotti e prugne con salsa di pinoli, eccellenti. Il budino di patate in salsa di agrumi è più che altro un tortino, ma merita un assaggio. Molti e ben assortiti, come detto, i vini, regionali e non: ottimo l'Umbria IGT Il Caio delle cantine Castello di Corbara.
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 19:11:11
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Settembre 11, 2008
Recensione
Tanto esotico da diventare un'istituzione locale: paradossi che possono capitare nella Milano globale, dove i più celebri ristoranti di cucina straniera vantano ormai una militanza decennale. E' il caso del Lucky Seven, un ex circolo ENAL trasformato da tempo in buffet cingalese, la cui italianità peraltro non sta soltanto nella perfetta simbiosi con il tessuto del luogo (alla faccia di chi non crede nell'integrazione), ma anche nella cucina. I piatti principali, infatti, pur non tradendo la tradizione dello Sri Lanka, sono piuttosto "edulcorati" per adattarli ai gusti locali. Spiccano comunque le peculiarità della cucina cingalese, ricca di fritti e di spezie, e spicca anche l'ingombrante buffet self service a consumazione illimitata che costituisce un "must" del locale.
I punti di forza del Lucky Seven, infatti, sono due: le enormi sale (può ospitare quasi 400 persone!) e la quantità di cibo messa a disposizione dei visitatori per soli 15 euro la sera e 10 euro a mezzogiorno, bevande escluse. E' vero che la limitata varietà dei piatti sconsiglia di servirsi all'infinito, ma resta comunque un'offerta strepitosa in quel di Milano. Accompagnati dalla Lion, fresca e non disprezzabile birra locale, si comincia dunque con un letto di riso bianco e riso al curry e uvetta oppure di noodles con verdure (che sconsigliamo), sul quale distendere i vari piatti: succulento in particolare lo spezzatino di manzo masala e assai gustose anche le melanzane che ricordano molto da vicino la nostra caponata.
Tra le altre possibilità a disposizione, ecco spuntare calamari fritti con peperoni, pollo alle spezie e l'ottimo masala wade (lenticchie con farina di cipolle). Da non sottovalutare poi il banco delle insalate, come insalata russa e soia verde; tra i condimenti c'è l'inconsueto cocco grattuggiato. Compresi nel buffet anche i dolci tra cui crème caramel, macedonia, ananas e gelato. In aggiunta a tutto ciò non mancano alcuni interessanti piatti "alla carta": tortellone di carne, rotolini di verdure, gamberi alla diavola (?). Suggeriamo soprattutto le piccantissime polpettine di pesce e patate. Infine un'ultima feature da tenere ben presente: il ristorante - dietro presentazione di un documento - offre il buffet gratuito a chi compie gli anni!
I punti di forza del Lucky Seven, infatti, sono due: le enormi sale (può ospitare quasi 400 persone!) e la quantità di cibo messa a disposizione dei visitatori per soli 15 euro la sera e 10 euro a mezzogiorno, bevande escluse. E' vero che la limitata varietà dei piatti sconsiglia di servirsi all'infinito, ma resta comunque un'offerta strepitosa in quel di Milano. Accompagnati dalla Lion, fresca e non disprezzabile birra locale, si comincia dunque con un letto di riso bianco e riso al curry e uvetta oppure di noodles con verdure (che sconsigliamo), sul quale distendere i vari piatti: succulento in particolare lo spezzatino di manzo masala e assai gustose anche le melanzane che ricordano molto da vicino la nostra caponata.
Tra le altre possibilità a disposizione, ecco spuntare calamari fritti con peperoni, pollo alle spezie e l'ottimo masala wade (lenticchie con farina di cipolle). Da non sottovalutare poi il banco delle insalate, come insalata russa e soia verde; tra i condimenti c'è l'inconsueto cocco grattuggiato. Compresi nel buffet anche i dolci tra cui crème caramel, macedonia, ananas e gelato. In aggiunta a tutto ciò non mancano alcuni interessanti piatti "alla carta": tortellone di carne, rotolini di verdure, gamberi alla diavola (?). Suggeriamo soprattutto le piccantissime polpettine di pesce e patate. Infine un'ultima feature da tenere ben presente: il ristorante - dietro presentazione di un documento - offre il buffet gratuito a chi compie gli anni!
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 15:00:24
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 21, 2004
Recensione
Città d'arte e di turismo, soprattutto inglese, Lucca non ha rinunciato alle sue tradizioni, fra cui naturalmente quella culinaria. Ne è testimone la vecchia trattoria Buralli, uno dei molti locali che, in pieno centro storico, propongono i piatti tipici della città. Va detto però che la colonizzazione straniera, e non ci riferiamo certo all'efficiente personale della cucina ma piuttosto ai viaggiatori d'oltremanica, qualche danno lo ha fatto: anche questo ristorante ha dovuto espandere il menu includendo anche pietanze che non appartengono alla sua storia, e forse snaturandosi un po'.
Una cena da Nilo Buralli, volendo, può essere molto economica: non mancano infatti menu preconfezionati, a partire da 13 €, che però a nostro avviso non consentono di apprezzare al massimo la cucina del locale. Meglio allora puntare su un antipasto a base di lardo con erbette e polenta con scamorza grigliata, per poi proseguire con primi scelti da una carta non troppo ampia. La panzanella tonno e verdure, piatto molto estivo, non è adatta a tutti i gusti; discrete le pappardelle al sugo di cinghiale.
Tra i secondi la specialità della casa è senza dubbio il pollo fritto con ortaggi fritti, alla lunga però un po' stucchevole; non manca una gustosa bistecca di manzo, e del resto - ma non ditelo a un lucchese - siamo già nella zona della "Fiorentina". Come dolce tipico è annunciato il Buccellato fritto di Lucca, che però non era disponibile al momento della nostra visita. Si consiglia di annaffiare il tutto con un vino del luogo, come ad esempio il Fubbiano.
Una cena da Nilo Buralli, volendo, può essere molto economica: non mancano infatti menu preconfezionati, a partire da 13 €, che però a nostro avviso non consentono di apprezzare al massimo la cucina del locale. Meglio allora puntare su un antipasto a base di lardo con erbette e polenta con scamorza grigliata, per poi proseguire con primi scelti da una carta non troppo ampia. La panzanella tonno e verdure, piatto molto estivo, non è adatta a tutti i gusti; discrete le pappardelle al sugo di cinghiale.
Tra i secondi la specialità della casa è senza dubbio il pollo fritto con ortaggi fritti, alla lunga però un po' stucchevole; non manca una gustosa bistecca di manzo, e del resto - ma non ditelo a un lucchese - siamo già nella zona della "Fiorentina". Come dolce tipico è annunciato il Buccellato fritto di Lucca, che però non era disponibile al momento della nostra visita. Si consiglia di annaffiare il tutto con un vino del luogo, come ad esempio il Fubbiano.
Trovi utile questa opinione?
00
Ristoranti
2012-05-23 14:55:38
Locuste
Segnala questa recensione ad un moderatore
Opinione inserita da Locuste 23 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Febbraio 24, 2010
Recensione
Il magnifico centro storico di Lubecca, racchiuso in un'isola circondata dal fiume Trave, è ricchissimo di angoli scenografici e pittoreschi, ma anche di occasioni per rifocillarsi in modo sostanzioso. Sulla Mühlenstrasse, l'arteria principale della zona centrale, a un tratto fa capolino questo locale con tavolini esterni che sembra uscito da un'altra epoca: non tanto quella medioevale quanto l'inizio del secolo (scorso), con mobili e arredi decisamente vecchio stile e un'illuminazione decisamente soffusa. Ci si può entrare anche soltanto per una birra, una classica Pils ma un po' più corposa di quelle a cui ci ha abituato il Nord della Germania, oppure si può approfittare dei piatti che, peraltro, vengono cucinati a vista proprio dietro il banco. Una buona occasione perché diverse specialità meritano un assaggio e i prezzi sono decisamente abbordabili.
Suggeriamo per iniziare un assaggio di goulaschsouppe, perfetta per la stagione invernale: la ricetta è quella classica, a base di spezzatino di carne e abbondante pratica. Non mancano le diverse varianti di salsicce: bratwurst (alla brace), bockwurst (bollito) e l'onnipresente currywurst, amatissimo dai locali, che però è meglio lasciare a palati meno sensibili. Svariate anche le preparazioni a base di carne tra cui dominano le schnitzel o cotolette, sia nella versione più classica sia in quella ripiena di prosciutto e formaggio. Ma Lubecca è a un passo dal mar Baltico e dunque il consiglio spassionato è quello di provare i piatti di pesce: i filetti di merluzzo sono un po' ovunque, la vera specialità è però l'aringa, sia affumicata sia "in ceramica". Quest'ultima è servita, a pezzi, all'interno di una terrina con yogurt, aglio e cetrioli: ricetta che risente evidentemente dell'influenza della comunità greca, molto numerosa in città. Contorni abbondanti e appetitosi, dominati dalle kartoffen (patate) al forno, fritte o al cartoccio. Per quanto riguarda i pochi dolci, meglio evitarli e dirigersi in una delle tante panetterie o, meglio ancora, andare a caccia del prelibatissimo marzipan (marzapane) del luogo.
Suggeriamo per iniziare un assaggio di goulaschsouppe, perfetta per la stagione invernale: la ricetta è quella classica, a base di spezzatino di carne e abbondante pratica. Non mancano le diverse varianti di salsicce: bratwurst (alla brace), bockwurst (bollito) e l'onnipresente currywurst, amatissimo dai locali, che però è meglio lasciare a palati meno sensibili. Svariate anche le preparazioni a base di carne tra cui dominano le schnitzel o cotolette, sia nella versione più classica sia in quella ripiena di prosciutto e formaggio. Ma Lubecca è a un passo dal mar Baltico e dunque il consiglio spassionato è quello di provare i piatti di pesce: i filetti di merluzzo sono un po' ovunque, la vera specialità è però l'aringa, sia affumicata sia "in ceramica". Quest'ultima è servita, a pezzi, all'interno di una terrina con yogurt, aglio e cetrioli: ricetta che risente evidentemente dell'influenza della comunità greca, molto numerosa in città. Contorni abbondanti e appetitosi, dominati dalle kartoffen (patate) al forno, fritte o al cartoccio. Per quanto riguarda i pochi dolci, meglio evitarli e dirigersi in una delle tante panetterie o, meglio ancora, andare a caccia del prelibatissimo marzipan (marzapane) del luogo.
Trovi utile questa opinione?
00
| 1235 risultati - visualizzati 711 - 720 | « 1 ... 69 70 71 72 73 74 ... 75 124 » | Resultati per pagina: |
Powered by JReviews
Ricerca rapida
Regione
Provincia







