Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-22 21:26:10
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 22 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 28, 2011
Recensione
Sarà pure un modo di dire abusato, ma parlare di paesaggio da sogno è forse l'unica maniera per descrivere il panorama che si può ammirare raggiungendo per la prima volta questo agriturismo: immerso in una tenuta sterminata (esistente addirittura dal 1400), affacciato sugli incantevoli colli bolognesi, circondato dal verde e dotato anche di un frequentato maneggio, si può a ben diritto definire un paradiso per le famiglie e gli amanti della natura. E anche per quelli dei vini, visto che da queste parti si producono e vendono alcune bottiglie di pregio a prezzi assolutamente competitivi. L'agriturismo, che dispone anche di diverse camere e due appartamenti per le vacanze, si fa rispettare anche sul piano culinario, con un menu fisso rispettoso della tradizione locale; mancano i picchi, ma la qualità media è discreta. Peccato solo per qualche trascuratezza nel servizio che riporta un po' con i piedi per terra.
Come detto, la vera "chicca" da queste parti sono i vini: cominciamo dunque dall'eccellente e pregiatissimo Pignoletto, fermo o frizzante, per proseguire con il Cabernet Etichetta Nera, affinato per almeno due anni in legno, e con il robusto e superbo Cabernet Riserva. Tutti da provare e da acquistare. L'antipasto è costituito da una serie di bruschette ai funghi e al pomodoro e anelli di cipolla fritti; giusto un assaggio in vista del doppio primo, gli ottimi strozzapreti con rucola, noci e salsiccia e il riuscito risotto zucca e salsiccia. Le quantità non sono trascendentali, ma l'abbinamento è da apprezzare.
Con i secondi ci si butta a capofitto nella tradizione emiliana: arrivano cestini di tigelle e crescentine accompagnati da una ricca varietà di salumi, dal crudo al salame passando per mortadella, pancetta e salame di ciccioli. Non mancano i condimenti come carciofini, cipolline e un'inaspettata marmellata di albicocche; in questo bailamme passa quasi sotto silenzio il "vero" secondo, l'arrosto misto, non particolarmente entusiasmante. Discreti, ma nulla di più, anche i dolci: semifreddo al torroncino e torta al cioccolato. Niente amaro per chiudere (e il caffè è da dimenticare) ma per fortuna c'è una gustosissima grappa di Pignoletto...
Come detto, la vera "chicca" da queste parti sono i vini: cominciamo dunque dall'eccellente e pregiatissimo Pignoletto, fermo o frizzante, per proseguire con il Cabernet Etichetta Nera, affinato per almeno due anni in legno, e con il robusto e superbo Cabernet Riserva. Tutti da provare e da acquistare. L'antipasto è costituito da una serie di bruschette ai funghi e al pomodoro e anelli di cipolla fritti; giusto un assaggio in vista del doppio primo, gli ottimi strozzapreti con rucola, noci e salsiccia e il riuscito risotto zucca e salsiccia. Le quantità non sono trascendentali, ma l'abbinamento è da apprezzare.
Con i secondi ci si butta a capofitto nella tradizione emiliana: arrivano cestini di tigelle e crescentine accompagnati da una ricca varietà di salumi, dal crudo al salame passando per mortadella, pancetta e salame di ciccioli. Non mancano i condimenti come carciofini, cipolline e un'inaspettata marmellata di albicocche; in questo bailamme passa quasi sotto silenzio il "vero" secondo, l'arrosto misto, non particolarmente entusiasmante. Discreti, ma nulla di più, anche i dolci: semifreddo al torroncino e torta al cioccolato. Niente amaro per chiudere (e il caffè è da dimenticare) ma per fortuna c'è una gustosissima grappa di Pignoletto...
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Ristoranti
2012-05-22 21:23:26
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 22 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Gennaio 25, 2008
Recensione
Mangiare molto spendendo poco non è facile in nessuna parte d’Italia. Men che meno a Milano, dove spesso a cena il portafoglio si svuota più di quanto si riempia lo stomaco. In questo senso l’Isola Fiorita è una felice e macroscopica eccezione, proprio ai margini di una delle zone più vivaci e affollate della città, quella dei Navigli. Certo, il locale non è per tutti: l’atmosfera è caciarona (l’Isola salirebbe tranquillamente sul podio in una classifica dei ristoranti più rumorosi) e tutt’altro che raffinata, il servizio approssimativo e scortese. Tutto assolutamente voluto, come ben sa chi ha avuto la pazienza di leggere le minuziose note stampate sulla lista delle portate. Un ristorante molto alla buona, insomma, adatto soprattutto per compagnie numerose, ma dal rapporto qualità-prezzo davvero a prova di bomba.
Ordinare alla carta è teoricamente possibile, ma verrete di fatto obbligati a scegliere uno dei menu fissi: quello “sportivo”, con antipasto e primo, quello “dei possidenti”, primo e secondo, e quello “falsi magri” che unisce i due precedenti. Il menu è lo stesso per tutto il tavolo (feroci litigate sono all’ordine del giorno). E veniamo alla cucina: dopo qualche approssimativa bruschetta e gli immancabili affettati arrivano i primi, costituiti dalle due specialità della casa, gnocchi e risotti. La tradizione piemontese la fa da padrona nella materia prima, ma i condimenti sono vari ed eterogenei: sugo alla sorrentina, speck e wodka, zola e noci, scamorza e salsiccia calabra, frutti di mare, trevisana e casera, per citare alcuni dei migliori, e persino fragole e Prosecco. Se ne possono scegliere 3, 4 o 5 tipi diversi, a seconda del numero di commensali.
Come i primi, anche i secondi sono semplicissimi e abbondantissimi: vivamente consigliata la carne, tutta cucinata alla griglia, mentre il pesce è da verificare. Notevoli le puntine di maiale al vino bianco, davvero enorme la cotoletta alla milanese con pomodori, accettabile la tagliata di manzo. Per andare sul sicuro c’è la grigliata mista (almeno due persone). Il menu si completa con un contorno di verdure alla griglia e con il dolce: generalmente sorbetto al limone o alla mela verde, ma ci sono anche alternative come l’ottimo bonnet. Seguono caffè e amaro. Se si esclude il vino della casa, decisamente da dimenticare, il locale - frequentatissimo - non può non soddisfare chi non ha gusti troppo difficili.
Ordinare alla carta è teoricamente possibile, ma verrete di fatto obbligati a scegliere uno dei menu fissi: quello “sportivo”, con antipasto e primo, quello “dei possidenti”, primo e secondo, e quello “falsi magri” che unisce i due precedenti. Il menu è lo stesso per tutto il tavolo (feroci litigate sono all’ordine del giorno). E veniamo alla cucina: dopo qualche approssimativa bruschetta e gli immancabili affettati arrivano i primi, costituiti dalle due specialità della casa, gnocchi e risotti. La tradizione piemontese la fa da padrona nella materia prima, ma i condimenti sono vari ed eterogenei: sugo alla sorrentina, speck e wodka, zola e noci, scamorza e salsiccia calabra, frutti di mare, trevisana e casera, per citare alcuni dei migliori, e persino fragole e Prosecco. Se ne possono scegliere 3, 4 o 5 tipi diversi, a seconda del numero di commensali.
Come i primi, anche i secondi sono semplicissimi e abbondantissimi: vivamente consigliata la carne, tutta cucinata alla griglia, mentre il pesce è da verificare. Notevoli le puntine di maiale al vino bianco, davvero enorme la cotoletta alla milanese con pomodori, accettabile la tagliata di manzo. Per andare sul sicuro c’è la grigliata mista (almeno due persone). Il menu si completa con un contorno di verdure alla griglia e con il dolce: generalmente sorbetto al limone o alla mela verde, ma ci sono anche alternative come l’ottimo bonnet. Seguono caffè e amaro. Se si esclude il vino della casa, decisamente da dimenticare, il locale - frequentatissimo - non può non soddisfare chi non ha gusti troppo difficili.
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Ristoranti
2012-05-22 21:21:33
Locuste
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Recensione
Data di visita
Mag 16, 2021
Recensione
Posto proprio all'estremità nord-ovest del Lago di Como, l'abitato di Stazzona è famoso soprattutto per i suoi antichi crotti, una variante locale di quelli (celeberrimi e non troppo distanti) di Chiavenna. Il concetto di base resta lo stesso: grotte naturali o scavate nella roccia in cui spira il "sorèl", una corrente d'aria a temperatura costante di circa 6-8 gradi, che permette di stagionare e conservare cibi e bevande per tutto l'anno. Da secoli usati come dispense, i crotti hanno conosciuto una nuova fioritura negli ultimi decenni trasformandosi in vere e proprie osterie e ristoranti, ideali per abbuffate dei robusti piatti locali: a Stazzona (che è anche teatro di un'apposita sagra) ce ne sono in gran numero, e i quattro più noti sono concentrati nel giro di poche decine di metri, lungo la stradina che porta il nome di via Vanzonico. Aperti solo nella stagione estiva, i locali possono contare su un'atmosfera ideale per pranzi e cene in compagnia: grandi tavolate condivise all'aperto, menu standardizzato a prezzi contenutissimi, piatti semplici e genuini e quantità davvero spropositate di cibo! La qualità non è sempre la stessa dei migliori esponenti del genere, ma ci si accontenta ben volentieri...
Una lista dei piatti è disponibile ed è possibile "persino" ordinare alla carta, ma è quasi inutile specificare che si tratta di un'opzione residuale: la stragrande maggioranza dei visitatori opta naturalmente per il menu fisso, che mette alla prova anche gli stomaci più allenati per un conto finale ridicolo (25 euro più bevande). Già gli antipasti fanno capire l'antifona: salumi misti di ogni tipo, dal salame alla coppa passando per lardo, pancetta e bresaola, ma soprattutto ottimi formaggi di montagna - specialità delle valli lariane - compreso un morbido caprino. In più, l'immancabile polenta taragna con cotechino, verdure sottaceto e naturalmente abbondante vino rosso sfuso: nulla di che, ma decisamente bevibile e soprattutto indispensabile per affrontare il resto del pasto.
Il menu, infatti, procede con la classica "polenta oncia", stracarica di burro e formaggio e servita nel tipico coccio: discreta, ma certamente non al livello dell'irraggiungibile Crotto da Gusto e di altri locali analoghi. È sui secondi che il locale fa veramente la differenza: accanto al robusto brasato arriva infatti in tavola una succulenta grigliata di carne, composta da salsicce, braciole e soprattutto dalle celebri costine, il piatto più apprezzato della casa. C'è di che essere soddisfatti, in particolare se per chiudere ci si concede una fetta della tipica torta di pane (o miascia) e soprattutto un bicchierino - o più - delle ottime grappe alla camomilla o ai mirtilli. In conclusione, un indirizzo senza pretese per mangiate "importanti" con vista sul lago.
Una lista dei piatti è disponibile ed è possibile "persino" ordinare alla carta, ma è quasi inutile specificare che si tratta di un'opzione residuale: la stragrande maggioranza dei visitatori opta naturalmente per il menu fisso, che mette alla prova anche gli stomaci più allenati per un conto finale ridicolo (25 euro più bevande). Già gli antipasti fanno capire l'antifona: salumi misti di ogni tipo, dal salame alla coppa passando per lardo, pancetta e bresaola, ma soprattutto ottimi formaggi di montagna - specialità delle valli lariane - compreso un morbido caprino. In più, l'immancabile polenta taragna con cotechino, verdure sottaceto e naturalmente abbondante vino rosso sfuso: nulla di che, ma decisamente bevibile e soprattutto indispensabile per affrontare il resto del pasto.
Il menu, infatti, procede con la classica "polenta oncia", stracarica di burro e formaggio e servita nel tipico coccio: discreta, ma certamente non al livello dell'irraggiungibile Crotto da Gusto e di altri locali analoghi. È sui secondi che il locale fa veramente la differenza: accanto al robusto brasato arriva infatti in tavola una succulenta grigliata di carne, composta da salsicce, braciole e soprattutto dalle celebri costine, il piatto più apprezzato della casa. C'è di che essere soddisfatti, in particolare se per chiudere ci si concede una fetta della tipica torta di pane (o miascia) e soprattutto un bicchierino - o più - delle ottime grappe alla camomilla o ai mirtilli. In conclusione, un indirizzo senza pretese per mangiate "importanti" con vista sul lago.
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Ristoranti
2012-05-22 21:18:37
Locuste
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Recensione
Data di visita
Settembre 13, 2013
Recensione
Non lasciatevi intimorire dall'insegna che parla di "ultima istanza", ispirandosi al vicino tribunale: l'affascinante atmosfera di questo locale della Berlino che fu merita una visita. Le vestigia storiche nei dintorni non mancano di certo: a due passi c'è un piccolo tratto delle antiche mura medievali, e poco più in là i resti di una cattedrale del XIII secolo (il tutto a un isolato da Alexanderplatz). Ma è il ristorante stesso a essere un "reperto", dato che aprì per la prima volta i battenti addirittura nel 1621! Nelle due sale interne, collegate da una scala a chiocciola, sembra di tornare indietro nel tempo: c'è persino una stufa di cui, a quanto pare, si servì Napoleone. Ma d'estate è forse più piacevole sedersi nell'accogliente e ombroso giardino esterno che mette a disposizione altri 50 coperti.
Come si può immaginare, negli anni post-Muro il ristorante ha un po' speculato sulle sue antiche origini, fino a diventare una frequentata meta turistica; ciò non toglie però che abbia saputo mantenere i suoi punti di forza, prima fra tutti una cucina alquanto robusta, ricca di condimenti e incentrata prevalentemente sulla carne, come da tradizione berlinese. Ampia la scelta di piatti, tutti dotati di nomi suggestivi e incomprensibili ai più (fortunatamente il menu è bilingue): l'Anwaltsfrühstück ("colazione degli avvocati") è, ad esempio, un piatto di sanguinacci, crauti, frittatine al prezzemolo e mele cotte, mentre la Ursteilsbegründung ("scheda di giudizio") un appetitoso Rinderroulade, ovvero arrosto ripieno di cavoli e patate.
Tra i piatti forti della casa, a farla da padrone è però lo stinco (Eisbein), servito in due versioni: con salsa della casa, patate alla brace e insalata (Gerichtsschreiber-Sülze) oppure con crauti, puré, speck e patate al burro (Zeugen-Aussage). In entrambi i casi si tratta di una portata davvero mastodontica e riuscitissima per sapore e consistenza; da notare l'imprescindibile presenza della cotenna. Altro piatto da non perdere è la Berliner Bulette, imponente polpetta di carne di maiale con cipolla e spezie, fritta nel burro e servita con verdure a volontà. Generalmente il menu offre anche pietanze a base di pesce di fiume: fare riferimento alla lavagnetta all'ingresso per le specialità del giorno. Bevanda d'obbligo naturalmente è la birra: anche qui, come nella maggioranza dei locali della città, la scelta è ristretta a tre qualità. La classica Berliner Pilsner non tradisce mai, la Schultheiss offre una piccola variazione sul tema; per allontanarsi più decisamente dal genere bisogna provare la scura e interessante Märkischer Landmann. La vera chicca però sono i distillati: la Nordhauser Doppelkorn è la più tradizionale acquavite tedesca, leggera e aromatica, mentre assai più impegnativa è la danese Malteserkreuz.
Come si può immaginare, negli anni post-Muro il ristorante ha un po' speculato sulle sue antiche origini, fino a diventare una frequentata meta turistica; ciò non toglie però che abbia saputo mantenere i suoi punti di forza, prima fra tutti una cucina alquanto robusta, ricca di condimenti e incentrata prevalentemente sulla carne, come da tradizione berlinese. Ampia la scelta di piatti, tutti dotati di nomi suggestivi e incomprensibili ai più (fortunatamente il menu è bilingue): l'Anwaltsfrühstück ("colazione degli avvocati") è, ad esempio, un piatto di sanguinacci, crauti, frittatine al prezzemolo e mele cotte, mentre la Ursteilsbegründung ("scheda di giudizio") un appetitoso Rinderroulade, ovvero arrosto ripieno di cavoli e patate.
Tra i piatti forti della casa, a farla da padrone è però lo stinco (Eisbein), servito in due versioni: con salsa della casa, patate alla brace e insalata (Gerichtsschreiber-Sülze) oppure con crauti, puré, speck e patate al burro (Zeugen-Aussage). In entrambi i casi si tratta di una portata davvero mastodontica e riuscitissima per sapore e consistenza; da notare l'imprescindibile presenza della cotenna. Altro piatto da non perdere è la Berliner Bulette, imponente polpetta di carne di maiale con cipolla e spezie, fritta nel burro e servita con verdure a volontà. Generalmente il menu offre anche pietanze a base di pesce di fiume: fare riferimento alla lavagnetta all'ingresso per le specialità del giorno. Bevanda d'obbligo naturalmente è la birra: anche qui, come nella maggioranza dei locali della città, la scelta è ristretta a tre qualità. La classica Berliner Pilsner non tradisce mai, la Schultheiss offre una piccola variazione sul tema; per allontanarsi più decisamente dal genere bisogna provare la scura e interessante Märkischer Landmann. La vera chicca però sono i distillati: la Nordhauser Doppelkorn è la più tradizionale acquavite tedesca, leggera e aromatica, mentre assai più impegnativa è la danese Malteserkreuz.
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Ristoranti
2012-05-22 20:13:52
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 22 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Febbraio 13, 2010
Recensione
Cambiare tutto per non cambiare nulla, o quasi. E potremmo aggiungere un "per fortuna". La prima volta che abbiamo visitato questo locale, sull'insegna c'era scritto Ilha Bela e all'interno si parlava un misto di italiano e brasileiro, con tanto di bandiere verdeoro, scatenati ritmi di samba, arredamenti tropicali. Oggi il ristorante si è trasformato in Isola Bella, perdendo qualcosa in atmosfera ma mantenendo inalterati sapori e profumi, soprattutto per quello che riguarda la specialità della casa: la carne alla griglia. Anche la cornice è sempre la stessa: a circondare il paesino di Isola Sant’Antonio, giustificandone il nome, un tempo c’era un intrico di canali e fiumi (qui si incrociano il Po, il Tanaro e lo Scrivia). Di tutta quella massa d’acqua è rimasta, in un certo senso, soltanto Isolabella, il centro ricreativo immerso nel verde sulla riva di una serie di laghetti dedicati alla pesca sportiva. Isolato, il luogo lo è senz’altro, ma anche ricco di attività per i visitatori: maneggi, zone picnic, percorsi ginnici, passeggiate e naturalmente ristoranti.
Niente più "Garota de Ipanema", si diceva, e accompagnamento musicale decisamente più soft del passato, ma al centro del locale rimane l'ampio bancone con un vastissimo assortimento di bottiglie e tutti gli ingredienti base per preparare i più noti cocktail della tradizione sudamericana. Altrettanto ampio il buffet da saccheggiare per l’antipasto: affettati di ogni tipo, verdure grigliate, crocchette di cavolfiore, carote e melanzane impanate, wurstel, formaggi, insalata russa, cocktail di gamberi, tartine e chi più ne ha, più ne metta. Nulla di particolarmente originale ma di certo un avvio promettente, soprattutto grazie all’abbinamento con l’ottima caipirinha preparata dal barman. Per proseguire, invece, si può optare per i più tradizionali vini locali: Barbera o Bonarda, ma preferibilmente il più corposo Dolcetto. Piuttosto scarsa invece l'offerta di vini bianchi che non va al di là di un Cortese.
A questo punto, volendo, si può proseguire con i primi, che hanno poco di brasiliano ma sono davvero gustosi: i ravioli con stufato si fanno apprezzare particolarmente, peccato solo che le porzioni non brillino certo per abbondanza. Discreto anche il risotto ai funghi. Si parte poi con la churrascaria vera e propria: ogni tipo di carne alla brace (o, per dirla con i camerieri, “manzo morto”) servito su immensi spiedoni (churrasco) abilmente manovrati da un “mastro coltellaio” che deposita le porzioni direttamente nei piatti. Molto saporiti tutti i tagli di carne, dall'involtino di tacchino e pancetta fino alle salsicce e agli arrosti: da provare naturalmente la picanha, tipica preparazione brasiliana derivata dal codone di manzo. Il servizio è folcloristico, ma anche piuttosto lento: per fortuna chi ha un po' di pazienza può contare sul bis (e anche sul tris). Si chiude con un inconsueto ananas allo spiedo e poi con i dolci al carrello: tiramisù, panna cotta, crème caramel, salame al cioccolato. Il liquore finale è d'obbligo, si segnala in negativo invece il caffè. Prezzi onesti.
Niente più "Garota de Ipanema", si diceva, e accompagnamento musicale decisamente più soft del passato, ma al centro del locale rimane l'ampio bancone con un vastissimo assortimento di bottiglie e tutti gli ingredienti base per preparare i più noti cocktail della tradizione sudamericana. Altrettanto ampio il buffet da saccheggiare per l’antipasto: affettati di ogni tipo, verdure grigliate, crocchette di cavolfiore, carote e melanzane impanate, wurstel, formaggi, insalata russa, cocktail di gamberi, tartine e chi più ne ha, più ne metta. Nulla di particolarmente originale ma di certo un avvio promettente, soprattutto grazie all’abbinamento con l’ottima caipirinha preparata dal barman. Per proseguire, invece, si può optare per i più tradizionali vini locali: Barbera o Bonarda, ma preferibilmente il più corposo Dolcetto. Piuttosto scarsa invece l'offerta di vini bianchi che non va al di là di un Cortese.
A questo punto, volendo, si può proseguire con i primi, che hanno poco di brasiliano ma sono davvero gustosi: i ravioli con stufato si fanno apprezzare particolarmente, peccato solo che le porzioni non brillino certo per abbondanza. Discreto anche il risotto ai funghi. Si parte poi con la churrascaria vera e propria: ogni tipo di carne alla brace (o, per dirla con i camerieri, “manzo morto”) servito su immensi spiedoni (churrasco) abilmente manovrati da un “mastro coltellaio” che deposita le porzioni direttamente nei piatti. Molto saporiti tutti i tagli di carne, dall'involtino di tacchino e pancetta fino alle salsicce e agli arrosti: da provare naturalmente la picanha, tipica preparazione brasiliana derivata dal codone di manzo. Il servizio è folcloristico, ma anche piuttosto lento: per fortuna chi ha un po' di pazienza può contare sul bis (e anche sul tris). Si chiude con un inconsueto ananas allo spiedo e poi con i dolci al carrello: tiramisù, panna cotta, crème caramel, salame al cioccolato. Il liquore finale è d'obbligo, si segnala in negativo invece il caffè. Prezzi onesti.
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Ristoranti
2012-05-21 22:32:30
Locuste
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Recensione
Data di visita
Luglio 18, 2020
Recensione
Trovarlo non è certo facile. Infatti al crotto di Gusto arrivano solo gli aficionados, i (pochi) abitanti della zona che comprende una decina di paesini montani uniti nel comune di Grandola, e naturalmente le Locuste.
Come spesso accade, però, vale la pena di affrontare le strette curve e le stradine dissestate che separano il crotto dal paese di Naggio e più ancora dalla strada principale che costeggia il lago. Ne vale la pena perché la possibilità di gustare una cucina davvero casereccia e genuina, senza influssi esterni, è difficilmente replicabile in altri luoghi. Il piccolo aumento di prezzo fatto registrare negli anni (dagli originali 20 a 26 euro, fino a raggiungere i 30 in casi estremi) non incide minimamente sull'impareggiabile convenienza dell'offerta, considerando la quantità praticamente illimitata di cibi e bevande a disposizione.
L'isolamento, insomma, porta a conservare le tradizioni. Dunque è tradizionale l'aspetto del ristorante (classica trattoria a gestione familiare), il menu servito in tavola, e tradizionale è anche l'abbondanza di cibi e vini, per riscaldare i clienti nelle fredde giornate montane. Si comincia con antipasti a base di salumi (ottima la pancetta) e di cotechino e polenta, con qualche occasionale "aggiunta" come le uova sode. Poi, a seconda della giornata, si può avere la fortuna di gustare un primo delizioso: dalle caserecce tagliatelle ai graditissimi pizzoccheri nella ricetta più classica con patate e speck, fino ai superbi cannelloni, serviti con lo stesso condimento della polenta (solo su prenotazione). Tutto questo fa da cospicua introduzione al piatto forte, vera istituzione del locale: la polenta oncia, generosissima porzione di polenta in tegame condita con quantità industriali di burro e formaggio.
Se si ha la forza di continuare, da non perdere anche il secondo a base di carne: brasato, pollo e coniglio in umido, ma secondo disponibilità anche cacciagione, come il cinghiale in umido - da non perdere - le ottime quaglie o addirittura fagiano e cervo. Infine, non possono mancare i formaggi della casa (serviti anche con accompagnamento di miele) e la buonissima crostata, che finisce per creare qualche problema anche agli stomaci più allenati. Il pasto va quindi, obbligatoriamente, chiuso con un'abbondante dose di grappa o con uno degli amari locali. Recentemente a rifinire il tutto è arrivata anche qualche "chicca" come la grappa stravecchia, il liquore ai mirtilli o la deliziosa uva sotto spirito, e persino il vino, sempre rigorosamente Barbera, è cresciuto di qualità. Da tenere in conto una permanenza in tavola di almeno due ore e una pausa altrettanto lunga per riprendere le forze in vista del ritorno a valle. D'estate, ci si può sdraiare sull'ampio prato davanti al crotto e godere del totale silenzio dei monti.
NOTA:
Gusto, fondatore e proprietario del Crotto, è scomparso nel maggio del 2005. Lo ricordiamo con grande affetto.
Nel suo ristorante, da sempre meta prediletta delle nostre escursioni e in testa a tutte le nostre classifiche, era riuscito a infondere un po' del buonumore e della voglia di vivere che lo hanno accompagnato fino all'ultimo giorno, oltre all'arte culinaria che ci ha fatto innamorare.
Un mese prima della scomparsa, ci aveva accolto nel suo crotto fra i monti comaschi e aveva ospitato la nostra più bella e affollata riunione: il ricordo che ha lasciato a tutti noi non sarebbe potuto essere migliore.
Lo salutiamo senza lacrime, facendo le più sincere condoglianze alla famiglia e a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.
Nella speranza che la vita sia solo una breve parentesi tra una teglia di polenta e l'altra.
---
Nel 2018 Gusto è stato raggiunto dalla sua amata Giulia, che per tutti questi anni ha accolto e sopportato con infinita pazienza e gentilezza i nostri pranzi. A distanza di tanto tempo, rinnoviamo anche per lei lo stesso messaggio di ricordo e di gratitudine, nella certezza che non andrà perduta la sua memoria.
Come spesso accade, però, vale la pena di affrontare le strette curve e le stradine dissestate che separano il crotto dal paese di Naggio e più ancora dalla strada principale che costeggia il lago. Ne vale la pena perché la possibilità di gustare una cucina davvero casereccia e genuina, senza influssi esterni, è difficilmente replicabile in altri luoghi. Il piccolo aumento di prezzo fatto registrare negli anni (dagli originali 20 a 26 euro, fino a raggiungere i 30 in casi estremi) non incide minimamente sull'impareggiabile convenienza dell'offerta, considerando la quantità praticamente illimitata di cibi e bevande a disposizione.
L'isolamento, insomma, porta a conservare le tradizioni. Dunque è tradizionale l'aspetto del ristorante (classica trattoria a gestione familiare), il menu servito in tavola, e tradizionale è anche l'abbondanza di cibi e vini, per riscaldare i clienti nelle fredde giornate montane. Si comincia con antipasti a base di salumi (ottima la pancetta) e di cotechino e polenta, con qualche occasionale "aggiunta" come le uova sode. Poi, a seconda della giornata, si può avere la fortuna di gustare un primo delizioso: dalle caserecce tagliatelle ai graditissimi pizzoccheri nella ricetta più classica con patate e speck, fino ai superbi cannelloni, serviti con lo stesso condimento della polenta (solo su prenotazione). Tutto questo fa da cospicua introduzione al piatto forte, vera istituzione del locale: la polenta oncia, generosissima porzione di polenta in tegame condita con quantità industriali di burro e formaggio.
Se si ha la forza di continuare, da non perdere anche il secondo a base di carne: brasato, pollo e coniglio in umido, ma secondo disponibilità anche cacciagione, come il cinghiale in umido - da non perdere - le ottime quaglie o addirittura fagiano e cervo. Infine, non possono mancare i formaggi della casa (serviti anche con accompagnamento di miele) e la buonissima crostata, che finisce per creare qualche problema anche agli stomaci più allenati. Il pasto va quindi, obbligatoriamente, chiuso con un'abbondante dose di grappa o con uno degli amari locali. Recentemente a rifinire il tutto è arrivata anche qualche "chicca" come la grappa stravecchia, il liquore ai mirtilli o la deliziosa uva sotto spirito, e persino il vino, sempre rigorosamente Barbera, è cresciuto di qualità. Da tenere in conto una permanenza in tavola di almeno due ore e una pausa altrettanto lunga per riprendere le forze in vista del ritorno a valle. D'estate, ci si può sdraiare sull'ampio prato davanti al crotto e godere del totale silenzio dei monti.
NOTA:
Gusto, fondatore e proprietario del Crotto, è scomparso nel maggio del 2005. Lo ricordiamo con grande affetto.
Nel suo ristorante, da sempre meta prediletta delle nostre escursioni e in testa a tutte le nostre classifiche, era riuscito a infondere un po' del buonumore e della voglia di vivere che lo hanno accompagnato fino all'ultimo giorno, oltre all'arte culinaria che ci ha fatto innamorare.
Un mese prima della scomparsa, ci aveva accolto nel suo crotto fra i monti comaschi e aveva ospitato la nostra più bella e affollata riunione: il ricordo che ha lasciato a tutti noi non sarebbe potuto essere migliore.
Lo salutiamo senza lacrime, facendo le più sincere condoglianze alla famiglia e a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.
Nella speranza che la vita sia solo una breve parentesi tra una teglia di polenta e l'altra.
---
Nel 2018 Gusto è stato raggiunto dalla sua amata Giulia, che per tutti questi anni ha accolto e sopportato con infinita pazienza e gentilezza i nostri pranzi. A distanza di tanto tempo, rinnoviamo anche per lei lo stesso messaggio di ricordo e di gratitudine, nella certezza che non andrà perduta la sua memoria.
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30
Ristoranti
2012-05-21 22:21:49
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 21 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 27, 2012
Recensione
Le strette e pittoresche vie del centro storico di Perugia, animate soprattutto da studenti e turisti, pullulano letteralmente di ristoranti più o meno tipici: in via della Viola ce ne sono due a pochi metri di distanza l'uno dall'altro. Il Gufo, malgrado la concorrenza, resiste dal 1990 con la sua inconsueta coppia di chef: il bolognese Luca Pisauri e Michael Paslawski. Il risultato culinario non ha nulla a che vedere con la somma dei due addendi: è piuttosto un omaggio alla cucina locale, rivisitata con qualche tocco di inventiva. L'ambiente è informale e piuttosto "caciarone", la qualità decisamente oscillante, con qualche punta in positivo ma anche negativo. Il vero problema del ristorante è il servizio: poco organizzato ma soprattutto lento, troppo lento, tanto da dover aspettare fino a un'ora prima di toccare cibo! Da evitare, quindi, in periodi di particolare affollamento come quelli del Festival del Giornalismo o di Umbria Jazz, per citare solo due dei tanti appuntamenti della stagione perugina.
La cena si apre invariabilmente con un assaggino di farro e pesto offerto dalla casa, giusto per stuzzicare l'appetito. Gli antipasti veri e propri non sono particolarmente originali: bruschette miste (discreta quella ai fegatini), mozzarella affumicata con pomodori secchi e rucola e le più consistenti terrine di capriolo e di foie gras. Dai primi ci si aspetta ovviamente di più e la cucina soddisfa almeno in parte le aspettative: i maccheroncini alla norcina, con panna e salsiccia, sono corposi e saporiti al punto giusto. Assai meno riusciti i maltajati pomodoro e ricotta, sia come cottura, sia per l'amalgama dei sapori. In lista anche piatti più sofisticati come i ravioli di rape rosse con piccole verdure.
Anche i secondi sono molto altalenanti: ottimo il cinghiale al finocchio selvatico, mentre il coscio di agnello al forno con spalla ai ceci è decisamente poco esaltante e anche il brasato di manzo al Rosso di Montefalco richiederebbe una maggiore cottura. Una delle alternative è il petto d'anatra al vino rosso con timo e miele. La vera perla del menu è però tra i dessert: l'eccellente e originale budino di patate e mandorle, dalla particolare consistenza "grumosa", risolleva decisamente il livello generale. Più ordinaria la torta alla nocciola. Non c'è una lista dei vini - grave pecca - ma un rosso della casa di incerta provenienza, peraltro non da buttare, servito nelle caratteristiche brocche con il logo dell'osteria. Prezzi non particolarmente bassi, sui 7-9 euro per i primi, 12-15 per i secondi.
La cena si apre invariabilmente con un assaggino di farro e pesto offerto dalla casa, giusto per stuzzicare l'appetito. Gli antipasti veri e propri non sono particolarmente originali: bruschette miste (discreta quella ai fegatini), mozzarella affumicata con pomodori secchi e rucola e le più consistenti terrine di capriolo e di foie gras. Dai primi ci si aspetta ovviamente di più e la cucina soddisfa almeno in parte le aspettative: i maccheroncini alla norcina, con panna e salsiccia, sono corposi e saporiti al punto giusto. Assai meno riusciti i maltajati pomodoro e ricotta, sia come cottura, sia per l'amalgama dei sapori. In lista anche piatti più sofisticati come i ravioli di rape rosse con piccole verdure.
Anche i secondi sono molto altalenanti: ottimo il cinghiale al finocchio selvatico, mentre il coscio di agnello al forno con spalla ai ceci è decisamente poco esaltante e anche il brasato di manzo al Rosso di Montefalco richiederebbe una maggiore cottura. Una delle alternative è il petto d'anatra al vino rosso con timo e miele. La vera perla del menu è però tra i dessert: l'eccellente e originale budino di patate e mandorle, dalla particolare consistenza "grumosa", risolleva decisamente il livello generale. Più ordinaria la torta alla nocciola. Non c'è una lista dei vini - grave pecca - ma un rosso della casa di incerta provenienza, peraltro non da buttare, servito nelle caratteristiche brocche con il logo dell'osteria. Prezzi non particolarmente bassi, sui 7-9 euro per i primi, 12-15 per i secondi.
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Ristoranti
2012-05-21 22:19:08
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 21 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Febbraio 18, 2007
Recensione
Di trasformazioni, negli anni, ce ne sono state tante in questo ristorante "di frontiera". Nel senso letterale: l'edificio storico che ospita il locale era un tempo una stazione di dogana tra Marche e Abruzzo. Federico Palestrini lo ha fatto diventare prima un'osteria marinara, poi, negli anni, un elegante ristorante con tanto di lista e menu degustazione, e infine un raffinato fish bar. Con le metamorfosi purtroppo sono aumentati notevolmente anche i prezzi, che ora si aggirano sui 60 euro per un pasto completo: ciò non toglie che il locale sia in grado di presentare una delle migliori offerte culinarie nel pur ricchissimo panorama della zona, impreziosita anche da un servizio sempre preciso e puntuale (si consiglia di affidarsi al personale per gli abbinamenti tra cibo e ottimi vini della cantina).
Da dove partire dunque? La lista è ampia e completa, ma assolutamente da non disdegnare sono anche i piatti consigliati dallo chef, che fa della freschezza del pesce un suo cavallo di battaglia. Si può cominciare con una serie di antipasti caldi di mare, alcuni classici - scampi in guazzetto, calamaretti alla griglia, olive ascolane - altri decisamente meno comuni, come i gamberoni sotto sale al forno e l'ottima trippa di coda di rospo. Per chi preferisce ci sono anche piatti freddi: triglie marinate, insalata di polpo, bottarga con fichi secchi e così via. Tutto di qualità eccellente e, va aggiunto, in porzioni decisamente abbondanti.
E' comunque nei primi che il ristorante dà il suo meglio, soprattutto con le sopraffine linguine all'astice, davvero indimenticabili. Da segnalare in lista anche i ravioli di pesce, gli spaghetti al nero di seppia e le linguine (o mezze maniche) al battuto di coda di rospo. I secondi dipendono molto dalla disponibilità di pescato del giorno: non mancano proposte difficili da reperire altrove, come lo scorfano o il pesce San Pietro. Elogio anche per i dolci della casa tra cui spicca il semifreddo al cioccolato con mandorle. Il tutto finemente accompagnato da una buona bottiglia di Vermentino.
Da dove partire dunque? La lista è ampia e completa, ma assolutamente da non disdegnare sono anche i piatti consigliati dallo chef, che fa della freschezza del pesce un suo cavallo di battaglia. Si può cominciare con una serie di antipasti caldi di mare, alcuni classici - scampi in guazzetto, calamaretti alla griglia, olive ascolane - altri decisamente meno comuni, come i gamberoni sotto sale al forno e l'ottima trippa di coda di rospo. Per chi preferisce ci sono anche piatti freddi: triglie marinate, insalata di polpo, bottarga con fichi secchi e così via. Tutto di qualità eccellente e, va aggiunto, in porzioni decisamente abbondanti.
E' comunque nei primi che il ristorante dà il suo meglio, soprattutto con le sopraffine linguine all'astice, davvero indimenticabili. Da segnalare in lista anche i ravioli di pesce, gli spaghetti al nero di seppia e le linguine (o mezze maniche) al battuto di coda di rospo. I secondi dipendono molto dalla disponibilità di pescato del giorno: non mancano proposte difficili da reperire altrove, come lo scorfano o il pesce San Pietro. Elogio anche per i dolci della casa tra cui spicca il semifreddo al cioccolato con mandorle. Il tutto finemente accompagnato da una buona bottiglia di Vermentino.
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00
Ristoranti
2012-05-21 22:17:18
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 21 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Febbraio 17, 2007
Recensione
Piatti tipici, cucina creativa, vini selezionati e una vista straordinaria (il ristorante è situato nella città vecchia di Grottammare, come la vicina Osteria dell'Arancio, e dispone di una splendida terrazza panoramica): sembra avere proprio tutto dalla sua la Locanda Borgo Antico, nata dal restauro di un vecchio frantoio del Seicento. Adriana Ficcadenti e Lamberto Langiotti, i padroni di casa, hanno trovato qui il luogo ideale per mettere in atto una ristorazione semplice e genuina, e l'idea è piaciuta tanto che ora il ristorante fa anche da sede per interessanti iniziative culturali legate a mostre ed esposizioni di arte contemporanea.
Nell'arte che in questa sede più ci interessa, quella culinaria, lo chef non sbaglia un colpo e anche il personale, preparato e solerte, desta un'ottima impressione. Peccato soltanto per i prezzi non propriamente abbordabili. Si può invece "abbordare" il corposo menu con una serie di antipasti molto invitanti: tortino rustico, alici marinate, insalata di prato con tacchino arrosto agli aromi e polentina con quaglietta, tutto davvero impeccabile. La cantina, piccola ma gestita con estrema cura, vanta una serie di ottimi vini locali, dal Rosso Piceno superiore al Verdicchio in varie etichette.
I primi sono anch'essi delicati, legati alla tradizione ma non privi di inventiva: segnaliamo il brodino di ceci e le lasagne di magro con funghi e pecorino, per quanto nel menu spicchino altri piatti interessanti come la pasta di Gragnano con melanzane, cozze e timo. Tra i secondi non delude la classica tagliata di filetto con rucola e grana; il reparto pesce propone invece, fra l'altro, il rombo con pomodorini pachino e zucchine. Vasta anche l'offerta di contorni, meno ricca invece la scelta dei dolci.
Nell'arte che in questa sede più ci interessa, quella culinaria, lo chef non sbaglia un colpo e anche il personale, preparato e solerte, desta un'ottima impressione. Peccato soltanto per i prezzi non propriamente abbordabili. Si può invece "abbordare" il corposo menu con una serie di antipasti molto invitanti: tortino rustico, alici marinate, insalata di prato con tacchino arrosto agli aromi e polentina con quaglietta, tutto davvero impeccabile. La cantina, piccola ma gestita con estrema cura, vanta una serie di ottimi vini locali, dal Rosso Piceno superiore al Verdicchio in varie etichette.
I primi sono anch'essi delicati, legati alla tradizione ma non privi di inventiva: segnaliamo il brodino di ceci e le lasagne di magro con funghi e pecorino, per quanto nel menu spicchino altri piatti interessanti come la pasta di Gragnano con melanzane, cozze e timo. Tra i secondi non delude la classica tagliata di filetto con rucola e grana; il reparto pesce propone invece, fra l'altro, il rombo con pomodorini pachino e zucchine. Vasta anche l'offerta di contorni, meno ricca invece la scelta dei dolci.
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20
Ristoranti
2012-05-21 22:15:57
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 21 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Dicembre 05, 2009
Recensione
Chiamare un ristorante "La Grolla" in Valle d'Aosta è un po' come scegliere il nome "Bella Napoli" per una pizzeria, ma questo locale di Saint-Vincent non ha certo problemi di riconoscibilità, grazie alla sua posizione nel pieno centro della città e all'ampia disponibilità di spazi anche per feste private e cerimonie. La sala centrale ha un aspetto particolarmente caratteristico, con le sue volte a crociera in mattone scuro; l'atmosfera è accogliente e alla mano.
I piatti forti del menu sono quelli tipici della tradizione valdostana: come antipasti, affettati e formaggi locali tra cui spiccano la bresaola, il lardo di Arnad e la fontina. Da segnalare anche il crostone di caprino e il tagliere di lardo con castagne e miele. Tra i primi si segnalano il risotto di mele e fontina, la notevole fondue (vedi foto a lato), le tagliatelle ai funghi porcini e le crêpes alla valdostana, ma anche gli gnocchetti di patate con zucca e toma di Gressoney.
Come secondi da non perdere la tagliata di manzo argentino con lardo di Arnad; meritano un assaggio anche gli involtini alla valdostana e il maiale alla senape antica. Ampia la scelta di dessert: marron glacé con crema pasticciera e gelato, pesca sciroppata alla crema pasticciera e panna, tarte tatin di mele e classici sorbetti alla frutta. Visto il nome del locale, non può mancare naturalmente il caffè alla valdostana. Vini regionali di ottima qualità: spicca l'Arnad-Montjovet, ma non è da meno il Torrette, altra DOC valdostana prodotta in una manciata di comuni nelle vicinanze.
I piatti forti del menu sono quelli tipici della tradizione valdostana: come antipasti, affettati e formaggi locali tra cui spiccano la bresaola, il lardo di Arnad e la fontina. Da segnalare anche il crostone di caprino e il tagliere di lardo con castagne e miele. Tra i primi si segnalano il risotto di mele e fontina, la notevole fondue (vedi foto a lato), le tagliatelle ai funghi porcini e le crêpes alla valdostana, ma anche gli gnocchetti di patate con zucca e toma di Gressoney.
Come secondi da non perdere la tagliata di manzo argentino con lardo di Arnad; meritano un assaggio anche gli involtini alla valdostana e il maiale alla senape antica. Ampia la scelta di dessert: marron glacé con crema pasticciera e gelato, pesca sciroppata alla crema pasticciera e panna, tarte tatin di mele e classici sorbetti alla frutta. Visto il nome del locale, non può mancare naturalmente il caffè alla valdostana. Vini regionali di ottima qualità: spicca l'Arnad-Montjovet, ma non è da meno il Torrette, altra DOC valdostana prodotta in una manciata di comuni nelle vicinanze.
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