Opinione scritta da Locuste
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Ristoranti
2012-05-24 21:52:01
Locuste
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Recensione
Data di visita
Agosto 21, 2003
Recensione
Difficile, oggettivamente, scegliere uno tra le migliaia e migliaia di locali che si susseguono senza soluzione di continuità lungo la litoranea che costeggia l'Adriatico.
Scegliamo "L'angolo della piada" non solo perché è l'unico che ha dato ristoro ad alcuni di noi in un momento di bisogno, ma anche perché l'ambiziosa Piadinoteca si è dimostrata valida nella qualità degli ingredienti e nell'assortimento dei sapori, nonostante l'aspetto vagamente simile a un fast food che potrebbe insospettire l'osservatore distratto. Senza grandi pretese il locale propone un menu classico: piadine salate e dolci (immancabile la nutella), piatti combinati, bibite e una sempre gradita birra fresca - anche se la scelta non è particolarmente ampia.
Da provare se si sente il bisogno di un breve ma efficace ristoro tra una "vasca" in viale Ceccarini, un giro in discoteca e un mojito in riva al mare.
Scegliamo "L'angolo della piada" non solo perché è l'unico che ha dato ristoro ad alcuni di noi in un momento di bisogno, ma anche perché l'ambiziosa Piadinoteca si è dimostrata valida nella qualità degli ingredienti e nell'assortimento dei sapori, nonostante l'aspetto vagamente simile a un fast food che potrebbe insospettire l'osservatore distratto. Senza grandi pretese il locale propone un menu classico: piadine salate e dolci (immancabile la nutella), piatti combinati, bibite e una sempre gradita birra fresca - anche se la scelta non è particolarmente ampia.
Da provare se si sente il bisogno di un breve ma efficace ristoro tra una "vasca" in viale Ceccarini, un giro in discoteca e un mojito in riva al mare.
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Ristoranti
2012-05-24 21:46:28
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Ottobre 09, 2011
Recensione
Qualche volta la cornice può contare più del quadro, e la metafora non è scelta a caso: persino in Italia, terra di grandi capolavori artistici, raramente si ha la possibilità di mangiare all'interno di un castello, in un salone delle feste con affreschi originali dell'Ottocento. La famiglia Crivelli, potentissimo casato rhodense che affonda le sue radici nel Medioevo e che nel XII secolo espresse persino un Papa (Urbano III), ebbe per secoli la propria residenza in questo palazzo cittadino, dove nel 1682 soggiornò il Re di Spagna Carlo II. Oggi, certamente, la frequentazione è meno nobile, ma l'atmosfera resta suggestiva. Per il resto, il Crivelli è il classico ristorante sobrio ed elegante per pranzi domenicali di famiglie "bene", adatto anche per matrimoni e cerimonie: la cucina magari non troppo fantasiosa ma inappuntabile, i prezzi quelli che ci si attendono (primi dai 12 ai 18 euro, secondi sopra i 20).
L'antipasto prevede una buona selezione di salumi e formaggi, dalla coppa al taleggio, ma anche preparazioni più sofisticate: per esempio lo strudel di salame Milano e Asiago DOP su crema di porri e pomodori confit, o anche i gamberi rossi di Sicilia su letto di agrumi. Tra i primi, invece, da non perdere i risotti della casa: ottimo il risotto allo champagne e pepe verde, ma ci sono anche il classico risotto alla milanese con midollo e il risotto ai funghi porcini e grana. Tra le altre scelte, i tortelli di porcini al burro, i ravioli al tartufo, le linguine all'astice o gli spaghetti alle vongole e bottarga.
Secondi di terra o di mare, anche se la specialità sono le carni, ottime sia per sapore, sia per cottura: la tagliata di manzo con verdure grigliate è un must, ma non da meno l'entrecote ai funghi porcini o la classica fiorentina. Nella stagione giusta si possono trovare anche la cassoeula e l'ossobuco alla milanese. Per quanto riguarda il pesce, branzino al sale, orata e fritto misto si accompagnano a piatti più originali come la tagliata di tonno rosso in crosta di papavero. Dolci e amari al carrello. Fornitissima la cantina, con bottiglie anche di gran pregio che fanno bella mostra di sé alle pareti. Servizio un po' lento nelle giornate di massima affluenza.
L'antipasto prevede una buona selezione di salumi e formaggi, dalla coppa al taleggio, ma anche preparazioni più sofisticate: per esempio lo strudel di salame Milano e Asiago DOP su crema di porri e pomodori confit, o anche i gamberi rossi di Sicilia su letto di agrumi. Tra i primi, invece, da non perdere i risotti della casa: ottimo il risotto allo champagne e pepe verde, ma ci sono anche il classico risotto alla milanese con midollo e il risotto ai funghi porcini e grana. Tra le altre scelte, i tortelli di porcini al burro, i ravioli al tartufo, le linguine all'astice o gli spaghetti alle vongole e bottarga.
Secondi di terra o di mare, anche se la specialità sono le carni, ottime sia per sapore, sia per cottura: la tagliata di manzo con verdure grigliate è un must, ma non da meno l'entrecote ai funghi porcini o la classica fiorentina. Nella stagione giusta si possono trovare anche la cassoeula e l'ossobuco alla milanese. Per quanto riguarda il pesce, branzino al sale, orata e fritto misto si accompagnano a piatti più originali come la tagliata di tonno rosso in crosta di papavero. Dolci e amari al carrello. Fornitissima la cantina, con bottiglie anche di gran pregio che fanno bella mostra di sé alle pareti. Servizio un po' lento nelle giornate di massima affluenza.
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Ristoranti
2012-05-24 21:44:56
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Febbraio 28, 2006
Recensione
Pesce, semplicemente. Chi ci segue da qualche tempo sa che la buona cucina marinara a Milano, possibilmente abbinata ad un prezzo abbordabile, è una sorta di Sacro Graal alla cui ricerca si sono lanciati in molti, apparentemente senza esito. Il ristorante di Gabriele Giorgiani non è, forse, un'apparizione miracolosa, ma di certo si avvicina molto all'obiettivo: questo locale a prima vista dimesso (in realtà insospettabilmente capiente e accogliente), che sorge a pochi chilometri dal centro della città, può vantare non soltanto ingredienti di ottima qualità, ma anche una cucina tutt'altro che monotona, pur senza distaccarsi troppo dai "classici".
Non lasciatevi ingannare dal prezzo: il menu completo costa, è vero, 45 euro, ma è composto da un numero interminabile di portate e le porzioni sono tanto abbondanti da mettere alla prova anche gli stomaci più allenati. Ottimo, comunque, anche il menu "ridotto" a 35 euro (senza primo o secondo). Si comincia con una sfilza di antipasti di mare a ritmo serratissimo: bruschette con mozzarella, pomodoro e tonno, salmone in tranci, pesce spada affumicato e melone, surimi (polpa di granchio), polpo con patate, arselle e ceci. Appena il tempo di riposarsi bevendo un bicchiere dell'onesto bianco della casa, e arriva il resto: seppie in umido, razza con peperoni, gamberoni, cozze alla marinara, frutti di mare per tutti i gusti (ostriche, vongole, capesante e cannolicchi).
La valanga di appetizers è seguita, qualora non bastasse, da un tris di primi: risotto alla pescatora e pennette al tonno non sono per la verità esaltanti, ma sono ampiamente riscattati dagli ottimi spaghetti alle vongole. Un sorbetto alla fragola o al limone per inframmezzare e poi via con il secondo: un'esorbitante grigliata mista che comprende fra l'altro branzino, orata, sgombro, pescatrice, pesce spada, triglia, spiedini di seppie e scampi gratinati, senza contare poi l'assaggio di frittura di calamari e verdure. Cucina semplice ed efficace, abbondanza che lascia letteralmente sopraffatti: gelato con frutta, caffé e amaro chiudono degnamente un pasto che può spingersi tranquillamente fino alle 4 ore di durata!
Non lasciatevi ingannare dal prezzo: il menu completo costa, è vero, 45 euro, ma è composto da un numero interminabile di portate e le porzioni sono tanto abbondanti da mettere alla prova anche gli stomaci più allenati. Ottimo, comunque, anche il menu "ridotto" a 35 euro (senza primo o secondo). Si comincia con una sfilza di antipasti di mare a ritmo serratissimo: bruschette con mozzarella, pomodoro e tonno, salmone in tranci, pesce spada affumicato e melone, surimi (polpa di granchio), polpo con patate, arselle e ceci. Appena il tempo di riposarsi bevendo un bicchiere dell'onesto bianco della casa, e arriva il resto: seppie in umido, razza con peperoni, gamberoni, cozze alla marinara, frutti di mare per tutti i gusti (ostriche, vongole, capesante e cannolicchi).
La valanga di appetizers è seguita, qualora non bastasse, da un tris di primi: risotto alla pescatora e pennette al tonno non sono per la verità esaltanti, ma sono ampiamente riscattati dagli ottimi spaghetti alle vongole. Un sorbetto alla fragola o al limone per inframmezzare e poi via con il secondo: un'esorbitante grigliata mista che comprende fra l'altro branzino, orata, sgombro, pescatrice, pesce spada, triglia, spiedini di seppie e scampi gratinati, senza contare poi l'assaggio di frittura di calamari e verdure. Cucina semplice ed efficace, abbondanza che lascia letteralmente sopraffatti: gelato con frutta, caffé e amaro chiudono degnamente un pasto che può spingersi tranquillamente fino alle 4 ore di durata!
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Ristoranti
2012-05-24 21:43:23
Locuste
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Recensione
Data di visita
Giugno 29, 2013
Recensione
Parlare di un ristorante come il Garibaldi non è mai facile: a vederlo da fuori, e per la verità anche da dentro, non gli si darebbe un euro, eppure la sua longevità è lì a testimoniare la buona fama acquisita negli anni in tutta la zona di confine tra la provincia di Milano e quella di Varese. Fama giustificata senza dubbio dal piatto forte della cucina: il pesce di mare, pietanza non facile da gustare nella sua migliore espressione in questo angolo d'Italia. Grazie alla qualità delle materie prime e all'abbondanza dei piatti (porzioni davvero oceaniche, che difficilmente permettono di proporsi per un menu completo) il locale si fa perdonare un'atmosfera molto alla buona, il servizio talvolta arrangiato e persino l'eccessiva vicinanza della ferrovia.
I piatti sono rigorosamente aderenti alla tradizione mediterranea: si parte con abbondanti antipasti, tra cui insalata di mare, carpaccio di pesce spada e gamberetti in salsa rosa. Nella stagione giusta è però imperativo gettarsi sulle cozze alla marinara, davvero robuste per quantità e semplici quanto eccezionali per qualità. Vi saranno servite con due piatti a parte per i gusci, ma non stupitevi: esattamente a metà della consumazione il personale arriverà a portare via il primo... Tra i primi, abbondanti fino all'eccesso, si segnalano soprattutto gli esorbitanti spaghetti alla tarantina con gamberi, calamari, polpo, cozze e vongole, ma anche i più semplici spaghetti alle vongole e il risotto ai frutti di mare. Non mancano però gusti più particolari e delicati come quelli degli spaghetti alla chitarra con sugo di scoglio e dei tagliolini all'astice.
Tra i secondi è d'obbligo il fritto misto, vera specialità della casa. La qualità e la freschezza della "materia prima" si fanno sempre apprezzare, anche quando l'originalità delle pietanze non è eccelsa. Da provare anche la pescatrice ai ferri e i gustosi spiedini di pesce. Il quadro si completa con una serie di secondi classici: grigliata mista, pesce spada ai ferri, scamponi e branzino. Non molto ampia ma soddisfacente la scelta dei dolci: si fa preferire il semifreddo al torroncino (o alle noci) con cioccolato fuso, da segnalare anche la meringata, la torta pere e cioccolato e la panna cotta, anch'essa debordante nella quantità. Non eccezionale il tiramisu. Ristretta la selezione di amari. Vino della casa accettabile e prezzi contenuti, se si tiene conto del costo medio di una cena a base di pesce nella zona.
I piatti sono rigorosamente aderenti alla tradizione mediterranea: si parte con abbondanti antipasti, tra cui insalata di mare, carpaccio di pesce spada e gamberetti in salsa rosa. Nella stagione giusta è però imperativo gettarsi sulle cozze alla marinara, davvero robuste per quantità e semplici quanto eccezionali per qualità. Vi saranno servite con due piatti a parte per i gusci, ma non stupitevi: esattamente a metà della consumazione il personale arriverà a portare via il primo... Tra i primi, abbondanti fino all'eccesso, si segnalano soprattutto gli esorbitanti spaghetti alla tarantina con gamberi, calamari, polpo, cozze e vongole, ma anche i più semplici spaghetti alle vongole e il risotto ai frutti di mare. Non mancano però gusti più particolari e delicati come quelli degli spaghetti alla chitarra con sugo di scoglio e dei tagliolini all'astice.
Tra i secondi è d'obbligo il fritto misto, vera specialità della casa. La qualità e la freschezza della "materia prima" si fanno sempre apprezzare, anche quando l'originalità delle pietanze non è eccelsa. Da provare anche la pescatrice ai ferri e i gustosi spiedini di pesce. Il quadro si completa con una serie di secondi classici: grigliata mista, pesce spada ai ferri, scamponi e branzino. Non molto ampia ma soddisfacente la scelta dei dolci: si fa preferire il semifreddo al torroncino (o alle noci) con cioccolato fuso, da segnalare anche la meringata, la torta pere e cioccolato e la panna cotta, anch'essa debordante nella quantità. Non eccezionale il tiramisu. Ristretta la selezione di amari. Vino della casa accettabile e prezzi contenuti, se si tiene conto del costo medio di una cena a base di pesce nella zona.
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Ristoranti
2012-05-24 21:37:02
Locuste
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Recensione
Data di visita
Marzo 26, 2007
Recensione
Birre artigianali alla spina e un vastissimo assortimento di birre in bottiglia provenienti da tutto il mondo, in particolare dal Belgio: queste le caratteristiche che hanno fatto viaggiare la fama della Ratera al di là del ristretto scenario di Trenno, piccola frazione dell’estremo nord-ovest di Milano. In seguito il locale ha iniziato a proporre una ricercata cucina a base di birra che ha catalizzato l’attenzione degli appassionati. Purtroppo, da protagonista della moda a vittima della moda stessa il passaggio è breve: ci riferiamo alla tendenza in voga (per noi esecrabile) a presentare in tavola creazioni culinarie dai nomi fin troppo elaborati o fastosi, in porzioni ridottissime e volutamente inadeguate, per conferire un tocco di malintesa finezza al menu. Tutto ciò a scapito di una qualità che, negli ingredienti e nella preparazione dei piatti, rimane comunque elevata.
Esempio perfetto sono gli antipasti. Le cozze alla “Blanche des Honnelles” con portulaca invernale, finocchi croccanti e arance non sono altro che pochissimi molluschi gratinati serviti con un contorno nulla più che simpatico; la spuma di caprino è gentilmente offerta come appetizer, ma in dose talmente ridotta da non poterne neppure apprezzare il gusto. Quando invece l’originalità delle scelte e degli accostamenti è reale, e non soltanto esibita, il risultato è molto interessante: è il caso per esempio dell’ottimo risotto con barba di frate oppure degli altrettanto gustosi, anche se poco sostanziosi malfatti di fave e scarola su passata di lenticchie rosse alla “Chouffe” (simili al tradizionale passato di fave pugliese). Non convincono invece i ravioli, piuttosto anonimi.
Stessa alternanza e purtroppo stessa parsimonia nelle porzioni promettono i secondi: culatello di Parma alle cipolline borettane alla “Duchesse de Bourgogne”, spiedino d'agnello arrostito all' "Amber shock" su crema d'aglio dolce e cavolini di Bruxelles, e così via. Tra i dolci molto riuscito il gateau di cioccolato e arance, gradevole anche la cassata alla “Isaac”. Assai povera invece la bavarese alla “Bon Voeux”. Nel complesso i punti a favore del locale (l’atmosfera da antica osteria con arredamento elegante e curato, lo straordinario assortimento di birre tra cui consigliamo la splendida La Chouffe) sono controbilanciati da un servizio davvero eccessivamente lento e dall’esagerata ricerca della raffinatezza anteposta a tutto, anche alla soddisfazione gastronomica del cliente.
Esempio perfetto sono gli antipasti. Le cozze alla “Blanche des Honnelles” con portulaca invernale, finocchi croccanti e arance non sono altro che pochissimi molluschi gratinati serviti con un contorno nulla più che simpatico; la spuma di caprino è gentilmente offerta come appetizer, ma in dose talmente ridotta da non poterne neppure apprezzare il gusto. Quando invece l’originalità delle scelte e degli accostamenti è reale, e non soltanto esibita, il risultato è molto interessante: è il caso per esempio dell’ottimo risotto con barba di frate oppure degli altrettanto gustosi, anche se poco sostanziosi malfatti di fave e scarola su passata di lenticchie rosse alla “Chouffe” (simili al tradizionale passato di fave pugliese). Non convincono invece i ravioli, piuttosto anonimi.
Stessa alternanza e purtroppo stessa parsimonia nelle porzioni promettono i secondi: culatello di Parma alle cipolline borettane alla “Duchesse de Bourgogne”, spiedino d'agnello arrostito all' "Amber shock" su crema d'aglio dolce e cavolini di Bruxelles, e così via. Tra i dolci molto riuscito il gateau di cioccolato e arance, gradevole anche la cassata alla “Isaac”. Assai povera invece la bavarese alla “Bon Voeux”. Nel complesso i punti a favore del locale (l’atmosfera da antica osteria con arredamento elegante e curato, lo straordinario assortimento di birre tra cui consigliamo la splendida La Chouffe) sono controbilanciati da un servizio davvero eccessivamente lento e dall’esagerata ricerca della raffinatezza anteposta a tutto, anche alla soddisfazione gastronomica del cliente.
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Ristoranti
2012-05-24 21:34:59
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Ottobre 02, 2004
Recensione
Come prima tappa estera delle scorribande delle Locuste non si poteva davvero scegliere meglio. La Gasthof Schäfle, isolata quanto basta ma a due passi dai confini con Svizzera, Liechtenstein e Germania, non solo offre un ottimo punto di ristoro a base di piatti tipici, ma è addirittura affiliata al consorzio Slow Food, da sempre garanzia di qualità.
Il ristorante, questa la prima impressione, prende molto sul serio la sua missione; esiste infatti un vero e proprio menu Slow Food per amanti dell'alta cucina, al prezzo di 26 €, che comprende quattro portate. Preparazioni molto elaborate, a base di salse e verdure, ma forse un po' troppo pretenziose e più adatte alla nouvelle cuisine che a questa cornice montana.
Meglio, a nostro avviso, puntare sulle più classiche pietanze austriache: stiamo parlando ovviamente della wiener schnitzel, da noi più nota come "cotoletta", perfetta nella cottura e servita in porzioni abbondantissime. Ma anche dei wurstel, nelle varianti brat (alla brace) e bock (bollito). La cantina è fornita ma costosissima, almeno per gli standard italiani; si opta più volentieri per una birra del luogo. Come dolce, anche se mancano la Sacher e altre gustose specialità viennesi, è a disposizione un ampio assortimento di gelati.
Il ristorante, questa la prima impressione, prende molto sul serio la sua missione; esiste infatti un vero e proprio menu Slow Food per amanti dell'alta cucina, al prezzo di 26 €, che comprende quattro portate. Preparazioni molto elaborate, a base di salse e verdure, ma forse un po' troppo pretenziose e più adatte alla nouvelle cuisine che a questa cornice montana.
Meglio, a nostro avviso, puntare sulle più classiche pietanze austriache: stiamo parlando ovviamente della wiener schnitzel, da noi più nota come "cotoletta", perfetta nella cottura e servita in porzioni abbondantissime. Ma anche dei wurstel, nelle varianti brat (alla brace) e bock (bollito). La cantina è fornita ma costosissima, almeno per gli standard italiani; si opta più volentieri per una birra del luogo. Come dolce, anche se mancano la Sacher e altre gustose specialità viennesi, è a disposizione un ampio assortimento di gelati.
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Ristoranti
2012-05-24 21:33:12
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Agosto 22, 2007
Recensione
Pasteggiare a funghi e pansotti mentre fuori la temperatura supera abbondantemente i 40 gradi è un’esperienza indubbiamente gravosa, ma vale la pena di affrontare la sfida se si ha l’occasione di provare l’eccellente cucina della storica trattoria Veneziano. Intendiamoci: non è che qui alle pendici dell’Etna, tra gli stretti vicoli del centro di Randazzo, ci si attendessero cozze e saraghi, ma certo un menu “di terra” così vario, articolato e sviluppato costituisce una piacevole sorpresa. La sala da pranzo sobria ma informale e il servizio cortese, mai troppo invasivo, sono un valore aggiunto del locale; l’ideale, se ce n’è la possibilità, è visitarlo nella stagione dei funghi, davvero una prelibatezza (in occasione della nostra visita, provenivano dalla vicina Calabria).
Proprio all’insegna dei funghi si apre il menu che presenta come “prova d’ingresso” uno splendido e ricco piatto di porcini con grana. In alternativa è possibile assaggiare l’antipasto misto composto da provola arrosto, ricotta, caciocavallo, melanzane, cime di rapa, coppa e naturalmente funghi trifolati. Per chi ama spaziare tra i sapori è consigliato il tris di primi che comprende la zuppa di funghi con crostini, le tagliatelle ai porcini e soprattutto gli eccellenti pansotti ai pistacchi, altra specialità della zona (la vicina Bronte produce circa l’80% della raccolta italiana). Ma da non perdere sono anche le altre proposte come gli spaghetti con le sparacogne, sorta di asparagi selvatici dal sapore amaro e penetrante.
I secondi – che pure non sono il piatto forte del locale – non tradiscono la qualità del resto. Ottimo sia dal punto di vista della cottura, sia da quello del sapore l’arrosto di maiale ai funghi; degno di nota anche il misto alla brace che comprende salsiccia, castrato e involtini. Un vino della casa non disprezzabile accompagna efficacemente il pasto, mentre la cantina, pur non fornitissima, presenta anche alcune bottiglie di fascia elevata. La vera sorpresa però arriva in chiusura: l’eccezionale gelato al pistacchio della gelateria Musmeci, già premiato al SIGEP di Rimini, una “chicca” di gusto e finezza eccezionale il cui sapore rimane in bocca (e nel cuore!) anche dopo aver chiuso la cena con il caffè e la pur meritevole grappa della casa.
Proprio all’insegna dei funghi si apre il menu che presenta come “prova d’ingresso” uno splendido e ricco piatto di porcini con grana. In alternativa è possibile assaggiare l’antipasto misto composto da provola arrosto, ricotta, caciocavallo, melanzane, cime di rapa, coppa e naturalmente funghi trifolati. Per chi ama spaziare tra i sapori è consigliato il tris di primi che comprende la zuppa di funghi con crostini, le tagliatelle ai porcini e soprattutto gli eccellenti pansotti ai pistacchi, altra specialità della zona (la vicina Bronte produce circa l’80% della raccolta italiana). Ma da non perdere sono anche le altre proposte come gli spaghetti con le sparacogne, sorta di asparagi selvatici dal sapore amaro e penetrante.
I secondi – che pure non sono il piatto forte del locale – non tradiscono la qualità del resto. Ottimo sia dal punto di vista della cottura, sia da quello del sapore l’arrosto di maiale ai funghi; degno di nota anche il misto alla brace che comprende salsiccia, castrato e involtini. Un vino della casa non disprezzabile accompagna efficacemente il pasto, mentre la cantina, pur non fornitissima, presenta anche alcune bottiglie di fascia elevata. La vera sorpresa però arriva in chiusura: l’eccezionale gelato al pistacchio della gelateria Musmeci, già premiato al SIGEP di Rimini, una “chicca” di gusto e finezza eccezionale il cui sapore rimane in bocca (e nel cuore!) anche dopo aver chiuso la cena con il caffè e la pur meritevole grappa della casa.
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Ristoranti
2012-05-24 21:31:07
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Aprile 30, 2011
Recensione
Antica, l'Osteria ai Ranari lo è senza alcun dubbio: l'insegna e i ricordi dei cittadini mantovani parlano di un locale aperto da oltre un secolo. Nel 2006, però, una nuova gestione le ha completamente cambiato faccia, dal punto di vista estetico come da quello culinario: ora l'osteria si è trasformata in un tempio della cultura Slow Food, senza per questo smettere di coltivare (a maggior ragione) le proprie radici tradizionali. Si può dunque passare da queste parti per gustare uno dei piatti tipici della città, nelle loro versioni più aderenti alla ricetta originale, ma anche per assaggiare prodotti più "esotici" provenienti da entrambe le regioni. L'ambiente è piacevole e accogliente e il conto finale, anche se non irrisorio come in altri indirizzi storici del centro, è comunque decisamente abbordabile.
Il ristorante ha parecchio da offrire sul piano degli antipasti, a cominciare dai salumi di ogni ordine e grado: il salame mantovano è naturalmente il più tipico, ma per il resto c'è l'imbarazzo della scelta, dal prosciutto di Langhirano al culatello di Zibello, passando per l'ottima pancetta arrotolata e arrivando fino al Patanegra. Ottimi anche i formaggi, tra cui spiccano robiola di Roccaverano e puzzone di Moena; il tutto servito con mostarda di mele, questa sì decisamente locale. Tra gli altri "appetizers" eccellente la frittatina con asparagi e saltarei (gamberetti di fiume), anche se il vero mantovano sceglierà il sorbir d'agnoli; per gli appassionati, visto il nome dell'osteria, non può mancare il fritto di rane fresche. Tanti i vini della carta ma il consiglio è ovviamente quello di optare per il Lambrusco servito sfuso.
Con i primi l'osteria ripercorre tutta la storia della cucina mantovana, di cui tortelli di zucca al burro fuso e salvia e risotto alla pilota sono i capisaldi. Ma il piatto forse più riuscito sono i bigoli al torchio con guanciale, pecorino e aceto balsamico, un'orgia di colesterolo e di gusto. Meno convincenti, invece, i fusilloni con verdure e speck. Secondi di carne, dallo stracotto di cavallo al lambrusco alla costata di angus, ma attenzione: nei giorni giusti sono da provare il luccio con polenta e soprattutto le sfiziose lumache arrotolate nella pancetta (non per tutti i palati!). Dolci ovviamente nel solco della tradizione: alla classica sbrisolona - magari annaffiata con un po' di grappa... - si accompagna il budino belga, un gustoso crème caramel al cioccolato. Conto finale sui 40 euro tutto compreso.
Il ristorante ha parecchio da offrire sul piano degli antipasti, a cominciare dai salumi di ogni ordine e grado: il salame mantovano è naturalmente il più tipico, ma per il resto c'è l'imbarazzo della scelta, dal prosciutto di Langhirano al culatello di Zibello, passando per l'ottima pancetta arrotolata e arrivando fino al Patanegra. Ottimi anche i formaggi, tra cui spiccano robiola di Roccaverano e puzzone di Moena; il tutto servito con mostarda di mele, questa sì decisamente locale. Tra gli altri "appetizers" eccellente la frittatina con asparagi e saltarei (gamberetti di fiume), anche se il vero mantovano sceglierà il sorbir d'agnoli; per gli appassionati, visto il nome dell'osteria, non può mancare il fritto di rane fresche. Tanti i vini della carta ma il consiglio è ovviamente quello di optare per il Lambrusco servito sfuso.
Con i primi l'osteria ripercorre tutta la storia della cucina mantovana, di cui tortelli di zucca al burro fuso e salvia e risotto alla pilota sono i capisaldi. Ma il piatto forse più riuscito sono i bigoli al torchio con guanciale, pecorino e aceto balsamico, un'orgia di colesterolo e di gusto. Meno convincenti, invece, i fusilloni con verdure e speck. Secondi di carne, dallo stracotto di cavallo al lambrusco alla costata di angus, ma attenzione: nei giorni giusti sono da provare il luccio con polenta e soprattutto le sfiziose lumache arrotolate nella pancetta (non per tutti i palati!). Dolci ovviamente nel solco della tradizione: alla classica sbrisolona - magari annaffiata con un po' di grappa... - si accompagna il budino belga, un gustoso crème caramel al cioccolato. Conto finale sui 40 euro tutto compreso.
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Sagre
2012-05-24 21:28:54
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Luglio 06, 2008
Recensione
A leggere il menu i piatti sembrano squisiti, in realtà non c'è nulla di eccezionale.
Alcuni piatti:
Lumache alla Bourguignonne, fagioli e rane in umido, risotto con le rane e lumache dello chef
Alcuni piatti:
Lumache alla Bourguignonne, fagioli e rane in umido, risotto con le rane e lumache dello chef
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Sagre
2012-05-24 21:27:00
Locuste
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Opinione inserita da Locuste 24 Mag, 2012
#1 recensione -
#1 recensione -
Recensione
Data di visita
Mag 20, 2007
Recensione
Da provare il risotto e la frittata con le rane, piatti difficili da trovare altrove.
Alcuni piatti:
Risotto con rane, frittata di rane, rane fritte
Alcuni piatti:
Risotto con rane, frittata di rane, rane fritte
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